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Comune di Avezzano

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Qualche autore sostiene che l’antica Anxantium possa corrispondere all’attuale Antrosano sia per la vaga somiglianza del nome sia anche per altri argomenti che di seguito verranno esposti: tutto ciò, però, non sempre con fondati argomenti, come dice un antrosanese sostenitore di questa ipotesi tutta da verificare. (1) Anche Tommaso Brogi (2), più autorevolmente ma con altrettanta scarsa convinzione, fa coincidere il nostro paese con l’antica Anxantium: Nel secolo XVII furono rinvenuti presso Antrosano, villaggio nella Valle del Fucino, frantumi di una lapida a un certo Amaredio, dell’epoca imperiale, e precisamente dell’anno 168 dopo G.C., nella quale fra l’altro si lesse Marsi o Marsis, Anxatibus o Anxantinus, dal che si dedusse, che l’Anx o Anxantium era Antrosano.

Sono in molti a sostenere come Antrosano appartenesse al popolo anxantino e non all’albense cosi come la estrema vicinanza ad Alba Fucense potrebbe facilmente far credere. Plinio annovera tra i Marsi, gli Antinati (Civita d’Antino e Valle Roveto), i Lucensi (Luco dei Marsi e paesi della sponda sud-occidentale del Fucino), i Marruvii (S.Benedetto e la sponda sud-orientale del lago), gli Albensi (Alba Fucens e dintorni) e gli Anxantini che non sono esattamente e scientificamente collocabili: per esclusione, ma anche deduttivamente a causa del ritrovamento di reperti archeologici, si e ipotizzato che potessero abitare il territorio posto ad occidente di Alba, abbracciando i Piani Palentini, con capitale Poggio Filippo (3). Anche Loreto Orlandi (3), uno degli studiosi più scrupolosi ed attenti, sostiene, con approfondito ragionamento, come gli Anxantini occupassero il territorio posto tra S.Pelino, S.Anatolia, Scurcola, Poggio Filippo fin verso Tagliacozzo, nonché per tutto il Piano Palentino e per il territorio di Avezzano.

Giovanni Pagani (5) afferma, senza ombra di dubbio che … da tutti gli elementi, passati in rassegna, emerge con evidenza che l’antica Anxantium era ubicata entro i limiti del territorio occupato dalla moderna città di 3vezzano; subito dopo, anzi, azzarda maggiormente … i vichi non gurono dunque la prima origine della nostra città, ma con la loro riunione nel Pantano costituiscono nel nome di Avezzano la naturale continuazione di Anxantium.
Anche Sir Henry Colt O’Hare, come il Brogi (6), riferisce che nel maggio del 1791 fu rinvenuta presso Antrosano una iscrizione nella quale si parla del popolo anxantino: da ciò nasce l’ipotesi che il paese potesse appartenere agli Anxantini. Trattasi di una deduzione logica non sufficiente, pero, a suffragare inconfutabilmente l’ipotesi stessa. Il Colt O’Hare, comunque, ipotizza solo l’appartenenza del nostro paese al popolo anxantino e non che Antrosano ne fosse la capitale.

Pasquale Fracassi (7) non ha dubbi … in realtà, esistono validissime argomentazioni per localizzare I’antica Anxa nell’ambito del territorio sanpelinese. Egli, anzi, dopo aver osservato il famoso bassorilievo venuto alla luce in seguito ai lavori di prosciugamento del lago Fucino, afferma di poter … condividere l’ipotesi che la città immortalata nel bassorilievo sia proprio Anxa e, anzi, gli sembra che quel pendio montagnoso corrisponda pienamente a quello che ospitava l’antico vico di S. Pelino… Alla fine del suo impegnato, onesto, ma non completamente convincente ragionamento, il Fracassi dice chiaramente: da quanto e stato detto, appare inconfutabile che Anxa debba corrispondere all’antico abitato sanpelinese. Dal suo punto di vista il prof. Giuseppe Grossi (8), infine, afferma, anch’egli senza ombra di dubbio, come gli antichi anxantini occupassero il territorio del moderno comune di Luco dei Marsi.

La stessa tesi era gia stata sostenuta dal Grossi l’anno precedente (9), quando parlava di …Iavori dell’emissario ed anche dell’approvvigionamento delle ville dei Piani Palentini, di quelle intorno all’Incile fucense ed infine anche della vicina città marsa di Anxa (Angitia), dove risiedevano i marinai della flotta ravennate addetti alla manuten-ione dell ‘Emissario. Lo stesso autore, appena un anno fa (10), ha riaffermato con grande convinzione la localizzazione dell’antica Anra Angitia nel teritorio del moderno comune di Luco dei Marsi: egli, anzi, non prende più in alcuna considerazione le ipotesi formulate dai diversi studiosi e da per universalmente assodato ciò: a suo giudizio, trattasi di una incontestabile certezza e non più di una semplice (seppur fondata) supposizione!

Sulla copertina della sua storia, anzi, ha fatto stampare direttamente la foto del particolare del Bassorilievo Torlonia raffigurante la città di Anxa-Angitia.
Ancora il Grossi, in un interessante lavoro dato alle stampe recentemente (11) non si interroga più neanche in termini problematici – sulla collocazione di Anxa e cita, a suffragio di quella che a suo giudizio e una inconfutabile verità, autori quali Durante, Prosdocimi e Letta. L’autorevolissimo prof. Cesare Letta, qualche anno addietro, arrivo addirittura a dubitare della loro (anxantini) reale esistenza, mancando indizi archeologici ed essendo solo congettumle l’identificazione tra gli Anxantini di Plinio e la città di Aex, nominata da Tolomeo; ma un ‘iscrizione albense del 168 d.C., in cui si nomina un personaggio che ricopri cariche municipali non solo ad Alba, ma anche tra i Marsi Anxates, ci prova che la tradizione pliniana e esatta. Dopo molti studi, confronti, raffronti e meditazioni, Cesare Letta, rivedendo radicalmente la sua precedente posizione, espone in due distinte occasioni nuove interessantissime ipotesi al riguardo. (12)

A proposito del nome Angitia, egli accenna alla possibilità che la forma reale del nome possa essere piuttosto Anxa, da riportare al futuro municipio dei Marsi Anxates o Anxatini… dal momento che per la dea e attestata in un ‘iscrizione arcaica (fine IV – inizi III secolo a.C.) la forma Actia, da intendere probabilmente A(n)ctia. La nuova realtà amministrativa e costituita dai municipia… la testimonianza principale su questa nuova articola ione del territorio marso e costituita da Plinio…il cui testo… suona cosi: Marsorum Anaxatini Atinates Fucentes Lucenses Marruvini. Si tratta, con ogni evidenza, di una lista che dispone in ordine alfabetico tutti e cinque gli elementi che seguono al Marsorum introduttivo.

D’altra parte e anche chiaro che questo ordine alfabetico e legato ad un errore sicuro e ad uno probabile nella forma dei primi due della lista: 3tinates sta per Antinates, mentre Anaxatini sembra da correggere in Anxatini, sulla base dell’Anxates di un ‘iscrizione…. Plinio non si e reso conto del la distinzione tra nomi e attributi e ha messo tutto in un fittizio ordine alfabetico… si potrebbe avanzare l’ipotesi che… il termine Lucenses non sia il nome di un municipio, ma un attributo, da riferire a un altro dei termini elencati… si potrebbe pensare ad Anxatini se si riconoscesse valido l’accostamento Anxa/Angitia… In tal caso i municipi non sarebbero ne cinque (uno per ogni termine riportato da Plinio), ne quattro, come generalmente si ritiene e come avevo ammesso io stesso… bensi solo tre: Antinates/Antinum, Anxatini Lucenses/Anxa o Angitia, Marruvini Fucentes.~/Marruvium. Verrebbe in tal modo eliminato l’enigma degli Anxatini o Anxates, sfuggiti finora a tutti i tentativi di localizzazione.

Anxa, dunque, e da collocarsi nel territorio di Angitia? Il rispetto dovuto ai due studiosi, ci induce a riflettere molto seriamente sulle ipotesi cosi appassionatamente sostenute. Non abbiamo mezzi scientifici adeguati per rifiutare o avvalorare la teoria del Grossi e del Letta ma qualche dubbio permane anche se, dobbiamo ammetterlo, quest’ultima tesi appare oggi la più accreditabile. Lo stesso Letta, con la onesta intellettuale che tutti gli riconoscono, nell’ambito di un’argomentazione di carattere generale (prefazione a Le origini di Avezzano del Grossi), ha affermato: … anche se non tutte le interpretazioni e le ipotesi … proposte potranno essere condivise e se in qualche caso ulteriori ricerche potranno offrire soluzioni diverse …; il discorso, dunque, potrebbe essere non definitivamente chiuso!

Qualche domanda, a tal proposito, potrebbe essere posta: a) non esistono prove inoppugnabili secondo le quali la lapide sia stata eretta presso lo stesso luogo del ritrovamento; b) nessuno ha mai dimostrato che il personaggio Amaredio, al quale la lapide e dedicata, abbia operato anche nel luogo ove oggi e situata Antrosano; c) la lapide dimostra solo come presso il popolo anxantino esistesse un senato (con i suoi quadrumviri, i questori dell’erario e degli alimenti, i questori della repubblica ed i curatori presso Giove Statore) ma non che il territorio da esso occupato arrivasse sino ad Antrosano e lo includesse; d) risulta difficile immaginare come un popolo fortissimo quale quello albense potesse accettare, a poche centinaia di metri dalle proprie mura, la presenza e l’autorita del popolo anxantino; e se e vero, come ormai in
troppi affermano, che il territorio di Alba Fucens includesse anche quello attualmente occupato da Avezzano, Antrosano non poteva che essere territorio albense e gli arantini, dunque, nulla avevano a che vedere con il nostro paese: come si giustifica, allora, la lapide … anxantina ritrovata nel nostro paese? f) l’equivoco potrebbe essere stato generato dalla dedica al personaggio Amaredio che, come dice Barbara Guastalla …doveva trattarsi di un personaggio noto e stimato, non solo nel centro di Albe, poiché esercito la funzione di quattuorvir jure dicundo anche in altre località (e cioè non solo in Alba Fucens – ivi compresa Antrosano – ma anche in Anxa posta altrove.
A fronte dei suddetti interrogativi, pero, giova, infine, domandarsi: quando, da chi, come e perché una lapide di cosi grosse dimensioni, possa essere stata trasportata ad Antrosano da altro luogo distante, presumibilmente, alcuni chilometri.

Tutti i ragionamenti, comunque, poggiano unicamente sul ritrovamento di questa lapide, inizialmente posta presso la vecchia fonte ed ora decorosamente sistemata e ben conservata sul largo antistante la nuovissima chiesa a sud del paese. Di questa e di altre lapidi si parlerà più ampiamente nel capitolo seguente: per il momento non ci resta che sottolineare come la nascita di Antrosano sia sicuramente legata, comunque, alle vicissitudini della vicina Alba. Alba Fucens, grande e fortificata città, pian piano decadde sino a ridursi a modesto villaggio.

Le guerre, il fuoco, le invasioni barbariche, i terremoti, l’incuria e le depredazioni, mandarono tutto in rovina: molti reperti (statue, colonne e decorazioni) vennero asportati e trasportati a Roma, Scurcola e, più tardi, persino ad Avezzano, per costruire ed ornare i conventi, le chiese e le residenze gentilizie. Muzio Febonio (13) afferma che Alba non era, pero, del tutto spopolata e, anzi, molti nobili la preferivano ad altre residenze e chi nel passato era stato costretto ad allontanarsene, faceva il possibile per ritornarvi. La decadenza, comunque, era diventata inarrestabile ed irreversibile: con il lento trascorrere dei secoli fu pian piano abbandonata ed alcuni suoi abitanti si trasferirono nelle campagne circostanti ove possedevano poderi, stalle, case o addirittura lussuose residenze.

Questi insediamenti, quantitativamente modesti, furono lentamente incrementati poiché verso di essi accorsero gli amici, i parenti, i dipendenti e tutti coloro che, per i tempi che correvano, avvertivano l’impellente bisogno di aggregarsi per meglio difendersi dai nemici o dai malintenzionati: da questi piccoli agglomerati nacquero veri e propri paesi tra i quali potrebbe essere annoverato anche Antrosano: trattasi, e utile sottolineare, di una ipotesi del Febonio che, comunque, appare abbastanza verosimile. Non vi sono dubbi che la nascita di Antrosano, come gia detto, sia comunque legata all’esistenza della vicina grande Alba che, gia una ventina di secoli fa, contava circa 30-40.000 abitanti e che per quei tempi deve essere considerata una vera e propria città.

Alba, per avere un termine di paragone, aveva una popolazione uguale a quella che oggi ha Avezzano con tutte le sue frazioni! Il sito ove sorgeva la città non era di dimensioni tali da poter accogliere tutta quella massa di cittadini, pur volendo considerare le condizioni di vita di allora: il sovraffollamento e la promiscuità. Molti abitanti, dunque, come accade anche oggi in tutte le grandi città, si rifugiarono nelle periferie o nelle zone viciniori ove gli spazi fruibili erano maggiori e da dove, in caso di necessita, poteva essere facilmente raggiunto il centro ove erano situati gli uffici, le strutture pubbliche, i servizi, le botteghe artigiane. A nord e nord-est c’erano i gelidi venti provenienti dal massiccio del Velino – Sirente e non rimaneva, dunque, che insediarsi in luogo assolato, esposto a sud, sud-ovest, con ottima visuale e vista panoramica sul 1ago: esattamente ove e sorta Antrosano!
Poche e modeste case all’inizio, diventate successivamente un piccolo borgo alimentato da una parte di quella grande schiera di operai ed artigiani accorsi per collaborare nella grandiosa opera di prosciugamento del Fucino.

I prestatori d’opera e gli addetti ai trasporti che non volevano o potevano vivere nei poco accoglienti accampamenti ove gia si accalcavano migliaia di schiavi ai limiti della sopravvivenza, che desideravano non organizzarsi in aperta campagna per i pericoli insiti in questo tipo di scelta, che non trovavano posto nella gia sovraffollata Alba, dove avrebbero potuto alloggiare se non in un luogo salubre, assolato, relativamente vicino alla città e, nello stesso tempo, dal luogo di lavoro? Il sito ove sorge l’attuale Antrosano, dunque, era ideale e pienamente rispondente alle citate esigenze! Si tenga anche conto che il luogo aveva anche altri pregi per essere scelto per nuovi insediamenti: a) era vicinissimo alla via Valeria, arteria di grande comunicazione che univa Alba a Roma e Marruvio; b) era, nello stesso tempo, in posizione leggermente appartata rispetto alla strada consolare ed ai problemi che questa inevitabilmente creava a causa dell’intenso traffico che vi si svolgeva; c) si era in presenza di sorgenti d’acqua limpida ritenuta, ancora oggi, salutare: se non di sorgenti di rilievo, trattavasi, comunque, di utili pozzanghere come teorizza Walter Cianciusi. (14)

L’acqua, si sa, e stata ed e fondamentale per gli insediamenti umani: tutte le antiche civiltà (egiziana, mesopotamica, romana, ecc.) sono sorte, infatti, intorno ai fiumi: per un modestissimo borgo, quale Antrosano ai suoi primordi, potrebbe essere stata di stimolo la presenza di una buona fonte o di un modesto laghetto sufficienti per abbeverare il bestiame e per soddisfare le primarie esigenze dell’uomo. A proposito, poi, dell’origine del toponimo, giova rammentare due ipotesi non suffragate, pero, da dati scientifici, reperti archeologici o fonti archivistiche inoppugnabili, ma sostenute unicamente dal ragionamento, dalla intuizione e dalla fantasia di vari autori. Il Febonio (1597-1663) (15) sostiene che Antrosano, cioè 7empio Antro, derivi appunto da antro, cioè grotta, che pare riuscisse beneficio alla salute degli infermi, ed esiste tutt’ora, avendo resistito alla ingiuria del tempo.

Sostiene poi che nello stesso villaggio, non lontano da una fonte per gli animali, vedesi ora un ‘aula, intorno alla quale si stendono ruderi d’un insigne edificio. E’ vero che Febonio scriveva la sua Historia (o Historiae come si legge nel volume originario) circa quattro secoli orsono e che le fonti dalle quali ha tratto le sue notizie sono sicuramente ancora più antiche, ma di questa grotta adatta a sanare la salute degli infermi oggi non si rinviene traccia.
Pietro Antonio Corsignani, Vescovo di Venosa (16), scriveva nel 1738 (60 anni dopo la pubblicazione dell’Historia del Febonio), che dalle rovine anzidette (quelle di Albe) furono edificate varie castella…e verso l’appennino si veggono quelle di Androsciano da/ kitino: Antrum Sanum; per una grotta ove gli infermi ricevevano la salute…. E’ verosimile che il Corsignani sia stato influenzato dal Febonio alla Historia del quale non aggiunge novita di rilievo.

Anche Di Pietro, canonico della cattedrale di Pescina (17) sostiene la stessa teoria ma più per desiderio di emulazione del Febonio che per convinzione.
Un altro dei paesi edificati dopo la distruzione della città di Alba-fucese, e sicuramente Antrosano situato quasi alle radici del monte sopra il quale era piantata quella illustre città (Albe). Essa ha avuta la sua denominazione dall’antro nel quale si provvedeva alla salu1e degli infermi, e realmente vicino alla fontana detta delle bestie per testimoniana dello stesso Febonio si osservano i ruderi di qualche grande edificio: sembra proprio di rileggere il testo feboniano, a parte qualche modesta variazione linguistica ed una diversa costruzione del periodo!

Si sottolinea questa circostanza per sostenere che la storia del Di Pietro non può essere considerata un’altra e diversa fonte di notizie storiche ma solo ed unicamente una riaffermazione di quanto esposto dal Febonio circa 200 anni prima. Corsignani e Di Pietro, dunque, sono da considerarsi non troppo attendibili e l’unico punto di riferimento certo rimane il Febonio che parla del suo antro che riusciva a sanare gli infermi da cui il toponimo di Antrosano. Anton Ludovico Antinori (18), storico ed erudito aquilano, conoscitore di storia abruzzese (1704-1778), nei suoi Annali degli Abnizzi parla di Antrosano come di una terra d’Abbruzzo ultra appartenente al contado d’Albe.

Ancora l’Antinori: E’ rammentato da Plinio che Lucio Vitellio negli ultimi anni di Tiberio fece venire dalla Siria piante di quei fichi, i quali si appellano Carica, per la sua villa d’Alba. Pare che quella villa stava gia in Androsciano. Poiché si parla di fichi, trattasi ovviamente di Plinio il Vecchio, naturalista, autore di Naturalis Historia e non del nipote Plinio il Giovane, letterato, autore di Epistole e del Panegirico di Traiano. Plinio il Vecchio nacque a Como nel 23 d.C. e mori nel 79 a Stabia; l’imperatore Tiberio nacque a Fondi nel 42 a.C., soltanto 65 anni prima di Plinio che, quindi, può avere appreso le notizie quasi dalla viva voce di Lucio Vitellio autore del fatto o per aver sentito raccontare dai conoscenti o parenti di questi: il racconto di Plinio, dunque, deve ritenersi, conseguentemente, degno di considerazione ed attendibilità.

Da dimostrare, pero, che la villa di Lucio Vitellio fosse situata nei pressi d’Alba e precisamente nel luogo ove sarebbe sorta successivamente Androsciano.
Molti autori, contrariamente a quanto afferma l’Antinori, localizzano la villa di Vitellio in S.Pelino: se lo storico aquilano avesse ragione, pero, si potrebbe più facilmente spiegare l’origine del nostro paese. Lucio Vitellio non avrebbe certamente scelto un luogo poco ameno, non assolato, troppo lontano dalla via consolare, dalla città o da fonti idriche idonee ad approvvigionare la sua villa: Antrosano, quindi, rispondeva a tutti questi requisiti.
Successivamente, anche per le motivazioni in precedenza rappresentate, intorno alla villa ed alla vicina sede dei Pretori, due notevoli edifici, si accrebbe e si sviluppo un agglomerato urbano che sarebbe diventato Antrosano.

L’antro sano, poi, avrebbe potuto rappresentare una piccola e modestissima terme locale della vicina Alba, non paragonabile certamente alle più famose e fastose terme di cui erano dotate città più importanti tra le quali Roma: e questa, pero, una ipotesi del tutto fantasiosa non suffragata da documenti, reperti o iscrizioni. Walter Cianciusi (19), a proposito del toponimo Antrosano, asserisce che il nome di questa frazione… e fin troppo trasparente, ma ritengo che sia frutto di ipercorrettismo. A prescindere dal fatto che non credo che esista alcun antro nella zona (e se esistesse, bisognerebbe cercarne altri insalubri), sta di fatto che il nome del paese in dialetto e Ntrusciane, Andruscianum in Febonio: deriverei il toponimo dalla base medit. drausia pozzanghera, onde ndruscia, guazzare, ntrussa, infangare. Possibile anche Ad (praedium) Drusianum (Drusianus, agg. di Druso, Tacito) dalla stessa base gia detta.

Il Cianciusi, dunque, non crede all’antro sano e propende più per la pozzanghera, il guazzare e l’infangare ossia qualcosa che, comunque, ha a che fare con l’acqua: se tutto ciò fosse vero, si avvalorerebbe l’ipotesi che la villa ove Lucio Vitellio aveva piantato i suoi dolci e carnosi fichi di Caria fosse stata costruita proprio in Antrosano o nelle immediate vicinanze, cosi come sostiene con cautela l’Antinori. E’ impensabile, d’altra parte, che la dimora di un censore, sicuramente sontuosa e degna del personaggio, potesse essere edificata in luogo lontano da sorgenti idriche. Buccio da Ranallo (20), il poeta aquilano del XIV secolo, nella Cronaca Aquilana, descrive nei particolari la battaglia di Tagliacozzo (svoltasi, come tutti ormai sanno, in territorio scurcolano, nei pressi del fiume Imele) tra Corradino di Svevia e Carlo D’Angio: egli cita Cappelle ma non Antrosano che, evidentemente, non aveva ancora la dignità di un paese vero e proprio. Si consideri, poi, che se veramente il re angioino si fosse nascosto nei suoi pressi, cosi come qualche autore lascia intravedere, Buccio ne avrebbe sicuramente parlato; le ipotesi sono due: a) Antrosano era soltanto un modestissimo agglomerato di case al quale non era stato ancora attribuito uno specifico toponimo e, pertanto, non poteva essere menzionato; b) il re Carlo, prima di scagliarsi sulle truppe sveve, si nascose in altro luogo vicino e non dietro il colle di Albe, nei pressi di Antrosano.
Lo sviluppo dell’antico borgo e la trasformazione nel paese di Antrosano, comunque, si deve sicuramente alla presenza – sul vicino colle – della chiesa di S. Angiolo sotto la cura dei Cassinesi oggi disfatta come ci tramanda Pietro Antonio Corsignani nella sua Reggia Marsicana.

Oggi nulla resta: non una lapide, mancanza di mura vetuste o di un qualsiasi altro reperto, soltanto una semplice croce di ferro testimonia l’antica presenza in loco di questo edificio sacro che deve aver avuto la sua notevole importanza. Fatti salvi gli ulteriori (e sicuramente necessari approfondimenti), incomincia a parlarsi di Androscianum dapprima nei verbali delle visite pastorali del vescovo Massimi (1639), poi con Febonio (1678), quindi con Corsignani (1738) ed infine con Antinori (meta del secolo XVII).

Note
1) Antrosano, un paese da scoprire Numero Unico – 1997
2) Tommaso Brogi – La Marsica – Tip. Salesiana, Roma 1900 – pag.22-23
3) Muzio Febonio – Historia Marsorum – Libro III – Cap.V
(4) Loreto Orlandi – I Marsi e l’origine di Avezzano
(5) Giovanni Pagani – Avezzano e la sua storia – Tip.Abbazia di Casamari, 1968
(6) Sir Henry Colt O’Hare, viaggiatore inglese del XVIII secolo, visito – tra l’altro la Marsica in aprile-maggio del 1791, ne annoto le lapidi esistenti e le tradusse. Scrisse Classical tour through Italy excursion fiom Rome to the lake of’Celano, kc. in Abruz’o (Viaggio classico attraverso l’Italia – Escursione da Roma al Lago di Celano, k c. in Abruzzo). La traduzione in italiano del testo inglese fu curata da Emilio Cerasani e l’opera fu pubblicata a Sulmona nel 1982 (7) Pasquale Fracassi S.Pelino, la capitale antica dei marsi anxantini – L’Aquila 1988
(8) Giuseppe Grossi – La città marsa di Anxa-Angitia Pescara – 1995
(9) Giuseppe Grossi – Corcurnello dall’antichità al medioevo
(10) Giuseppe Grossi – Luco dei Marsi – Storia ambiente archelogia 1999
(11) Giuseppe grossi – Le origini di Avezzano edita a cura del Rotary Club di Avezzano – LCL stampe litografiche – Avezzano giugno 2000
(12) da pag. 217 a pag. 233 di Cesare Letta “Oppida, vici e pagi in area Marsa – L’influenza dell’ambiente naturale sulla continuità delle forme di insediamento” tratto da “Geografia e storiografia nel mondo classico” – Vol.XIV dei “Contributi dell’Istituto di storia antica” – pubblicazioni della Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano, 1988. Le stesse tesi, mentre il volume sopra citato era in corso di stampa, furono sostenute dal Letta in occasione del I Convegno nazionale di archeologia tenuto a Villetta Barrea (Aq.) nel maggio del 1987: gli atti del convegno furono pubblicati nel 1988 a cura de L’Orsa s.r.l. di Civitella Alfedena
(13) Muzio Febonio – Historia Marsorum Libro III Cap. V
(14) Walter Cianciusi – Profilo di storia linguistica della Marsica Avezzano 1988 (15) Muzio Febonio – Historia Marsorum
(16) Pietro Antonio Corsignani – Reggia Marsicana – ristampa anastatica della Forni Editore – Bologna l971 (Libro I – Cap. II) (17) Di Pietro Andrea Storia dei paesi della Marsica – Avezzano, 1869 ristampa anastatica dello studio bibliografico di Adelmo Polla
(18) Anton Ludovico Antinori Annali degli Abruzzi, preziosissimi manoscritti conservati nella Biblioteca Provinciale S. Tommasi dell’Aquila
(19) Cianciusi Walter Profilo di storia linguistica della Marsica Avezzano 1988
(20) Buccio da Ranallo – L’Aquila (fine secolo XIII o inizio del XIVivi 1363) – Cronaca Aquilana, che tratta della storia della sua città che va dalla fondazione(1254) fino al 1362; opera scritta in quartine di versi monorimi e sonetti

Testi tratti dal libro Antrosano memoria e storia
(Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi)

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