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Comune di Carsoli

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Questa borgata, di circa seicento abitanti, è frazione di Carsoli ed è situata sull’amena collina Merulo, a oltre ottocento metri sul livello del mare.
Da qualche mente accesa del tempi di mezzo, sorse la leggenda che colà avvenisse una pugna tra romani e sabini, in occasione del celebre ratto, e che i feriti dell’una e l’altra regione, rimasti lì abbandonati, per necessità di cose, momentaneamente si affratellassero per porgersi scambievole aiuto. Ma che, guariti, i romani vi edificassero il paese e i sabini andassero a fondare l’altra vicina borgata Monte Sabinese.

Certo è che i due nomi impropri, affibiati dalla fervida immaginazione ai due paesi, non possono rispondere alla inverosimile leggenda, poichè la pugna tra i romani e i sabini non poteva verificarsi, e non si verificò, in pieno territorio equo. Altra simpatica e graziosa diceria, che per altri è storia, fu intessuta per le origini di Villa Romana. Nella cruenta lotta tra la Chiesa e i normanni, Leone IX, indotto da cointeressati cinque cardinali, dichiarò guerra a Roberto il Guiscardo. Le truppe pontificie, unitamente alle milizie del greci e a quelle di Enrico III, furono sconfitte. Lo stesso Pontefice, che dirigeva personalmente il suo esercito, il 15 giugno 1053, rimase prigioniero nella battaglia di Cividale, la cui omonima cittá era stata edificata dai greci di Costantinopoli, sulle rovine dell’antica Teanum Apulum in provincia di Foggia.

Ma, caso strano, i normanni, riconosciuto il santo Padre, gli si prostrarono ai piedi, dichiarandoglisi ubbidienti e devoti. Al che il Pontefice si ricredette dall’opinione sui normanni, inculcatagli dai predetti cinque cardinali, i quali furono costretti a esiliare in questa diocesi, in espiazione delle malevoli loro insinuazioni, con facoltà di scegliere la residenza. Fu da costoro prescelto e preferito l’anemo colle, su cui giace il paese, prima detto Villa del Cardinali, poi Villa del Romani, e successivamente Villa Romana, forse perché i famigli, che accompagnarono i porporati e i sovravvenuti coloni, provenivano dall’alma città.

I cronisti sono discordi intorno all’anno in cui si sarebbero svolti gli accennati fatti: taluni li riporta come avvenuti nel 1062, altri nel 1163, scambiando il pontefice Leone IX, con Adriato IV, e Roberto il Guiscardo, con il nipote re Ruggero I, o con il pronipote, re Guglielmo I. Noi sappiamo invece che Ruggero I regnò, dal 1130 al febbraio 1154, e che egli non fu coronato re durante il pontificato del cennati due papi. Infatti S. Leone IX, di nazionalità tedesca, ebbe il sacro soglio dal 1049 al 1054 e Adriano IV, unico papa inglese che vi sia stato, fu pontefice dal 3 dicembre 1154 al lo settembre 1159.

Il re Guglielmo I, da sua parte, si trovò in gravi contese con papa Adriano IV, ma queste furono tutte risolute nel giugno 1156, con la pace di Benevento. Nè lo stesso Pontefice ebbe la sventura di cadere prigioniero. Quindi, nel caso, la edificazione di Villa Romana e le raccontate notizie, non potrebbero avere altra base che la data della battaglia di Civitate, avvenuta come dissi il 15 giugno 1053. A me sembra invece che il nome di Villa romana, debba aver la sua origine da Monte Romano, sulle cui pendici fu edificata, nel XI secolo.
Infatti, tanto da un’iscrizione, che si rinviene nel romitorio di S. Martino, quanto dagli antichi registri parrocchiali, risulta che Villa Romana, usque ab antiquo, chiamavasi Monte Romano e non Villa del Cardinali o del Romani.

Gli abitanti sono ospitali e cortesi: vi sono parecchie famiglie cospicue e facoltose, tra le quali i Bultrini, i Carlizza e gli Ippoliti, che hanno possedimenti di una certa entità anche in Oricola, Pereto e Rocca di Botte. In questo paese degni di menzione sono: il defunto dottore Evangelista Ippoliti, medico-
chirurgo, che aveva potuto raggiungere, con la professione e con gli affari, una certa agiatezza; l’ingegnere Cav. Uff. Sebastiano Bultrini, con uno del più fattivi studi d’ingegneria in Roma: egli, con i suoi numerosi sostituti, ha diretto e costruito molto in Roma e in Abruzzo; e Angelomaria Carlizza, che novero tra i migliori miei amici, e che cultore di cose antiche, è di una gentilezza più unica che rara.

Achille Laurenti

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