Comune di Carsoli

Mi sono deciso a scrivere anche su quest’altra frazione di Carsoli, specie perché nel 1919 e 1920, mi interessai per il ritorno a una vitalità propria, con la sua erezione a comune distinto. Pubblicai in quell’occasione una relazione a stampa, con la data del 10 marzo 1919, che fu distribuita ai deputati e senatori di allora. In essa, dopo un succinto esame sulle origini e sulla storia del paese, dimostrai con il tracciato di un bilancio preventivo, corredato da calcoli e certificati, che ne giustificavano le cifre, la spiccata sua individualità e le ragioni che consigliavano il provvedimento.

Nella seduta, 4 agosto 1920, su proposta di iniziativa di S. E. l’onorevole ingegnere Erminio Sipari, la Camera dei deputati prese in considerazione il progetto di legge, che nella tornata 25 novembre dello stesso anno, relatore l’onorevole Riccio, veniva unanimamente approvato.

Ma, prima che il Senato convalidasse la legge, la Camera elettiva fu sciolta e di conseguenza, con mio sommo rammarico, il progetto decadde. Successivamente assurse al potere il regime fascista, il quale è per l’agglomeramento e non per la disgregazione dei comuni e ne abbandonò l’idea.
Colli Montebove fu comune autonomo, sino alla legge 8 dicembre 1806, che la riuniva coattivamente a Carsoli; 1820 da sola, e nel 1827, con Tufo e Pietrasecca, domandava di essere separata e successivamente, nel 1836 e 1837, chiese di essere creata comune di seconda classe.
Ripeterò qui poche notizie storiche, riguardanti l’ospitale paese, a cui sono legato da numerosi vincoli di fraterna amicizia, dispiacente che le mie modeste forze, non furono sufficienti a restituirle l’anelata sua autonomia.

Colli Montebove, già Colli Catena, ebbe origine da uno del posti avanzati dell’antica Carseoli; fu punto strategico e servì per i rifornimenti. Sulla traccia di un’antica via, Valerio Massimo fece costruire la Valeria, importante arteria, che valorizzò il paese, che veniva cosi posto in comunicazione con tutti i popoli che si succedono da Roma alla riviera adriatica. Avvenuta la dominazione longobarda, nel 591, con re Agilulfo, anche questo paese fece parte del ducato di Spoleto. Succeduto il dominio dei franchi, Colli fu dei Berardi, dai quali nacque S. Berardo, vescovo e cardinale, rimasto venerato come protettore di quella frazione.

La Chiesa di Colli è consacrata al culto di S. Nicola di Mira, come tradizione del monacismo orientale. In quei luoghi si riallaccia la memoria del moltiforrne mito di Orlando, paladino di Carlo Magno. Il nome della montagna Montebove, secondo la leggenda, che si fece strada in qualche mente accesa del medio evo, ebbe origine da Bovo d’Antona, altro paladino compagno di Orlando.
Sul culmine di detto Monte, in contrada Portella, si trova uno scoglio aperto, non so per quale scopo, dalla mano dell’uomo. Da lì i due eroi spiavano l’avvicinarsi dei saraceni, e Orlando, in atto di feroce impazienza, con ripetuti colpi della fatata sua durlindana, spaccò il macigno per una larghezza, che eguagliava quella delle sue spalle e li dormì. D’allora quella località sarebbe stata denominata Guardia di Orlando.

Ma riandando alla storia, come già dissi, purtroppo qui si ebbero ripetute scorrerie di saraceni fintantoché questi non furono sbaragliati, nel 916, tra Carsoli e Colli. Si ebbero pure, verso la metà del secolo X, i danni delle invasioni degli ungari, sino alla loro sconfitta, nei pressi di S. Maria in Cellis.
I conti dei Marsi, tra il nono e decimo secolo, vi edificarono una rocca quadrata, per premunirla dalle possibili invasioni. Il re Carlo I D’Angiò importò in questi luoghi sue genti. Il nome di Colli si associa a quello di una certa catena, che inibiva colà il passaggio di bestiame e di mercanzie, se prima non si corrispondesse una tassa di transito. Ecco perché Colle Montebove, sino a pochi anni or sono, si chiamava Colli Catena.

Il professor Giacinto Pieralice, nella Guida storica artistica sulla linea Roma Sulmona, ne scrisse all’articolo di Colli e riportò la seguente tariffa:
Carolus Dei Gratia Rex.
Filippus Columna Princeps Romanus-Dux et princeps Palliani, Dux Tacacotti (sic.) etc, Regni Napolitani Magnus-Comestabiles Hispanarum primae Classis Magnates, et Velloris auri (sic) Eques.

Tarifa data dalla Regia Camera per l’estration del Paso di Coli.
Per qualsivoglia salma di mercanzia di gran valore grana doi 02.
Per qualsivoglia salma di poco valore grana doi 02.
Per salma di frutti di qualsivoglia genere e specie grana uno 01.
E se dette salme non saranno intere pro rata si esiga alle suddette raggioni.
Per centinaro di animali Baccini carlini cinque 50 (?).
Per centinaro di animali minuti, cioè Porci, Pecore et altri animali minuti grana venticinque 25.
E se detti animali saranno di maggiore o minore numero si paghi pro-rata alle suddette raggioni.
Per qualsivoglia bestia cavallina che si porta o vendere grana uno 01.

“E non è a credere, prosegue il Pieralice, che rimaneva colá lettera morta. La era viva e operante, perché i gabellieri i quali traevano una catena di ferro attra verso la via, proprio la dove è quella fonte senz’acqua entro il paese, con un bel frontone di pietra scalpellata a pilastrini e archi, e non si passava se quella catena non si toglieva, e non si toglieva se non si ungeva la serratura con l’unzione della riportata tariffa, che senza dubbio doveva essere affissa colà, a vista di tutti i passanti, per assicurare che la Maestá el Rey e Sua Altezza il duca Filippo pensavano od avevano pensato e si ricordavano dei viaggiatori procurando loro tutto il bene e gli aiuti possibili”.

La catena più non si tese dall’invasione del 1799, da parte delle truppe dello Championnet e forse da prima. Colli un tempo fu feudo di Amatrice, che ebbe nel 1536, la concessione di tutti i privilegi e franchigie. Nel 1538, Amatrice fu concessa ad Alessandro Vitelli, dal quale per successione, nel 1554, passò a suo figlio Giacomo e nel 1586 alla figlia Beatrice, coniugata a Virginio Orsini, a cui successe Latino Orsini e poi Alessandro Maria Orsini, morto nel 1591.
Successivamente il feudo fu nelle mani dell’eccellentissima Casa Colonna.
Cospicua e importante fu la famiglia Panegrossi, ormai scomparsa da Colli Montebove: ne discende il professor Giuseppe, primario negli ospedali di Roma, ed emerito specialista delle malattie nervose. I fratelli Matteo, Benedetto e Filippo Caroli, miei carissimi amici, sono attualmente i maggiori censiti del paese.

Testi a cura del prof. Achille Laurenti 

avezzano t2

t4

Storia
Storia

avezzano t4

t5