Storia

Tutti sanno che un milione di anni addietro un profondo mare aveva occupato gran parte della penisola italiana e solo le alpi emergevano dal blu profondo. Nulla di strano quindi che i primi abitanti di Pietrasecca fossero forme di vita marine; i resti di esse se li trova facilmente tra i piedi chiunque decida di fare due passi nei dintorni.

Sulla Vena Cionca già probabilmente dal X-IX secolo a.C. era annidato un abitato fortificato degli Equi, un “Ocre”. Risulta chiaramente da due pubblicazioni raccolte nel volume “Il Fucino e le aree limitrofe nell’ antichità” contenente gli Atti del Convegno di Archeologia del novembre 1989 della sezione marsicana dell’ Archeoclub d’ Italia. Con Pietrasecca vengono ricordate solo Oricola e Carseoli.

In epoca romana la presenza di abitanti e indicata da frammenti in ceramica rinvenuti in località “il Pozzo”, proprio sotto l’abitato odierno e da una lapide funeraria con iscrizione rinvenuta in un terreno vicino. Anche la riscoperta della grotta del “Cervo Grande”, nel 1984, contribuisce con qualche informazione in tal senso, specie le monete romane ora conservate nel museo archeologico di Chieti.

Una delle poche cose sulla quale concordano i pietraseccani e il nome del fondatore del loro paese: Re Pipino, senza alcun dubbio ! Inutile pero domandare quando o perché; la tradizione riferisce soltanto il nome e l’ appartenenza a lui e ai suoi discendenti dell’ antico castello di cui rimangono poche e oltraggiate strutture. Qui vale la pena notare che Pietrasecca si trova in uno dei punti di confine fra il ducato di Spoleto e quello di Benevento. La storia non parla della fondazione di Pietrasecca, e chi può fargliene un rimprovero ? La cosa lascia assolutamente indifferenti i paesani; forse pero esagerano quando addirittura contraddicono la nobile scienza: ascoltano che Re Pipino mori nell’ anno 810 all’ età di 33 anni, ma ridono quando il Muratori afferma che mori a Milano ed e sepolto a Verona: Pipino e morto a Pietrasecca ed e sepolto a “Fosso Feca”, lo sanno pure le creature!

Nell’ 891 i saraceni della Valeria irrompono lungo le valli del Salto e del Turano, invadono e prendono Rieti, bruciano Farfa e quando sono costretti a ritirarsi alcuni reparti isolati si ritirano su alture facilmente difendibili. A Pietrasecca ne ricordano tre: Saracinesco, Tufo Alto e Pietrasecca. Intorno al 1000 nascono quasi tutti i castelli del Carseolano; quello di Pietrasecca risulta fatto con la stessa malta e struttura, pietre in aggetto sul lato ovest della torre somigliano a quelle del castello di Pereto ed avevano la stessa funzione. Il toponimo “Petram Siccam” compare la prima volta in un documento del Regesto farfense del 1074, ma quasi di passaggio in una descrizione di confini.

Lo ricorda anche il papa Clemente III nel 1188 nell’ elenco delle parrocchie della Diocesi dei Marsi. Nel 1241 anche Federico di Svevia ricorda Pietrasecca, ma si può dubitare che gli abitanti di allora apprezzarono l’ onore; si trattava infatti dell’ obbligo di collaborare al restauro del castello di Carsoli. Dal registro dei Conti del maggio 1279 risulta che Pietrasecca, con Tufo e Poggio fanno parte della Baronia di Collalto, diversamente dal resto del Carseolano passato invece sotto la Contea di Tagliacozzo. Il 1527 fu un anno segnalato per i saccheggi: tutti ricordano quello di Roma, i pietraseccani furono sicuramente più impressionati da quello del castello di Luppa. Non e affatto chiaro se furono lanzichenecchi o i papalini, che sotto Renzo del Ceri si impadronirono di Tagliacozzo. L’antico castello non fu più ricostruito ed oggi ne rimangono solo “Le Mura”.

Nel 1655, compare documentata “L’Università di Pietrasecca” coi suoi massari ed il suo stemma. Proprio nello stesso anno. Nel terremoto del 1915 non si ricordano vittime, solo il crollo di case e dell’ antica chiesa di S. Stefano, se ne ricostruì una omonima in basso nella seconda meta del secolo. La popolazione, dopo aver raggiunto i 1187 abitanti nel 1901 li mantiene per tutta la metà del secolo, soggiacendo poi allo spopolamento attuale che la vede intorno alle 200 anime con residenza fissa, proprio quante ne aveva Stefano di Petraficta nel catalogo dei Baroni.

Testi a cura di Don Fulvio Amici