La Giunta regionale d’Abruzzo ha dato il via libera alle nuove linee di indirizzo che definiscono le modalità di compartecipazione alle spese per gli interventi di soccorso e elisoccorso in territorio montano o in ambiente impervio e ostile, nei casi in cui non sussista una reale emergenza sanitaria oppure siano stati riscontrati comportamenti impropri o imprudenti da parte dell’utente.
Il provvedimento sollecitato dai consiglieri regionali della Lega Vincenzo D’Incecco e Carla Mannetti, dà piena attuazione a quanto previsto dalla legge regionale numero 42 del 27 dicembre 2016.
“La montagna – sottolineano – va affrontata con consapevolezza e responsabilità. Con una lettera inviata al presidente della Regione, Marco Marsilio, e all’assessore Nicoletta Verì avevamo chiesto di completare il percorso normativo avviato nel 2016, definendo tariffe e criteri per la compartecipazione alla spesa in caso di interventi di soccorso ed elisoccorso in ambiente impervio od ostile, comprensivi delle operazioni di recupero e trasporto, qualora non sussista la necessità di accertamenti diagnostici o di prestazioni sanitarie presso un pronto soccorso”.
Come funziona la compartecipazione
Le nuove linee di indirizzo stabiliscono che, qualora un intervento di soccorso o elisoccorso non sia motivato da un episodio sanitario grave, l’utente potrà essere chiamato a contribuire alla spesa complessiva. In particolare:
- Secondo il provvedimento, le somme dovute variano in base alla tipologia dell’intervento e alla residenza dell’utente: per esempio, l’impiego dell’elisoccorso in assenza di emergenza sanitaria può costare fino a 1.200 euro per i residenti in Abruzzo e 1.500 per i non residenti, con possibilità di innalzare l’importo fino a 2.000 euro in caso di imprudenza accertata.
- Per i soccorsi effettuati via terra la compartecipazione massima prevista è di 800 euro per residenti e 1.000 per non residenti, con un aggravio del 30% nei casi di comportamenti imprudenti
Una prassi già consolidata nelle regioni alpine
Misure simili sono già in vigore in diverse regioni dell’arco alpino, come Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta, Veneto e Lombardia, dove la legge prevede che chi chiama il soccorso senza una giustificazione sanitaria debba contribuire alle spese.
Queste normative regionali mirano a responsabilizzare chi frequenta l’ambiente montano, sensibilizzando sull’importanza della preparazione, dell’attrezzatura idonea e del rispetto delle regole di sicurezza.









