Comune di Gioia Dei Marsi

Testi di Don Vincenzo Amendola maggiori info autore
Il comune di Ortona ha cercato di osteggiare in tutti i modi lo smembramento di Casali, facendo anche delle concessioni straordinarie alla frazione. In una deliberazione del comune di Ortona dei Marsí del 17 maggio 1866 il consiglio comunale – di cui fanno parte anche i consiglieri frazíonisti Serafino Taglieri, Ambrosio De Ioris, Nicola Di Silvio e Venanzio Ferrante – sotto la presidenza del sindaco F. Buccella, ha deliberato di istituire un « Ufficio di Stato Civile ».

Le motivazioni addotte sono proprio la distanza, il clima, i disagi e il numero della popolazione della frazione, indicata in circa 1000 anime.
La situazione è divenuta ancora più drammatica dopo il terremoto del 1915, che ha distrutto quasi completamente Aschi alto. Dei superstiti alcuni sono rimasti nel paese alloggiati nelle casette asísmiche, più baracche che case, molti altri, che avevano terreni e costruzioni ai Casali, vi si sono stabiliti definitivamente. In seguito al terremoto ai Casali è sorto anche un nuovo gruppo di costruzioni, destinato a divenire ben presto il Casale più importante di tutti, detto « Le Casette » e composto prevalentemente da baracche asismiche, che ancora oggi costituiscono una buona percentuale delle abitazioni.

Al conseguente aumento della popolazione si sono aggiunte altre esigenze, che il progresso tecnico e sociale è andato portando alla società. Ai Casali non c’era ancora acqua: un pozzo sulla piazzetta in località Casette serviva al rifornimento della popolazione con tutti gli inconvenienti, soprattutto igienici, che si possono immaginare. Non c’era illuminazione pubblica, non c’era rete fognante, ma delle « cunette » fetide ristagnavano lungo le file delle casette asismiche. Non c’erano il medico e la levatrice (si servivano di quelli di Ortona): tutti servizi che nei paesi vicini si stavano istituendo rapidamente.
Casali d’Aschí ha chiesto ripetutamente al comune di Ortona la realizzazione di tali opere, alle quali in qualche modo si metterà più intenzione che mano dopo il 1930 ad opera del commissario prefettizio che amministrava il comune.
Nel 1931 il Commissario decide di sistemare il cimitero della frazione Casali, « costituito da un appezzamento di terreno recinto con pali e un filo di ferro spinoso e che essendosi sradicati molti dei primi e spezzato in più punti il secondo, il cimitero stesso è rimasto completamente smantellato ed in balia di animali di ogni sorta che vi si recano liberamente a pascolare ».

I lavori deliberati riguardano un muro di cinta e l’ampliamento del cimitero con la permuta di un terreno di 692,50 mq. di proprietà dei fratelli Partemi Basilío e Appollonia fu Giammaria, con « due siti edificatori » del comune.
La pubblica illuminazione viene decisa dal Commissario Ambrogio Freda con deliberazione del 12 novembre 1932. L’impianto è affidato all’Unione Esercizi Elettrici, alla quale il comune corrisponderà nell’esercízio del 1933 la somma a fondo perduto di 12.000 lire, concordate sulle 15.000 chieste dalla società.
Veniamo ora alle questione più scottante.

Gli abitanti di Casali d’Aschi da tempo vanno pensando che sarebbe opportuno e necessario staccare la frazione dal Comune di Ortona dei Marsi e aggregarla a quello di Gioia. Nel gennaio del 1896 è stata fatta una richiesta in tal senso dai cittadini della frazione, accolta con regio decreto del 13 febbraio 1896. Ma un altro decreto l’ha revocata, su parere contrario del Consiglio di Stato, il 16 settembre 1897.

La richiesta di separazione è stata rinnovata dai frazionisti nel 1930 e il comune di Ortona l’ha respinta il 28 maggio dello stesso anno.
I cittadini di Casali tornano alla carica all’inizio del 1937 con una petizione redatta in carta da bollo da 6 lire e sottoscritta da quasi tutti i cittadini con firme autenticate dal notaio, nella quale si espongono le ragioni della richiesta per ben sette pagine. Il commissario prefettizio, cav. Giovanni Pistola, il 6 giugno dello stesso anno, tenuto conto che « come risulta dall’istruttoria esperita al riguardo sussistono i motivi invocati dai frazionisti interessati e ricorrono gli estremi voluti dalla legge per far luogo all’ulteriore corso della pratica », delibera di procedere alla delimitazione dei confini « per il distacco della frazione dal Comune di Ortona e l’aggregazione della stessa al Comune di Gioia ».

I Casali esultano. Ormai è imminente e sembra irreversibile l’aggregazione al comune di Gioia. Ma passa qualche anno e, il 16 novembre 1940, il podestà di Ortona, Guido Urbani, « delibera di revocare, come revoca, la deliberazione comunale n. 52 del 6 giugno 1937, XV, che approva il progetto di delimitazione territoriale dei confini della frazione di Aschi di questo Comune ai fini del distacco della medesima e della sua aggregazione al Comune di Gioia dei Marsi ». E’ interessante conoscere le motivazioni addotte per questo diniego. Citiamo il testo della stessa deliberazione:
« … Considerato che nulla è cambiato da quel tempo (18961930) ad oggi che possa tornare a danno dei frazíonisti, ma che invece il Comune di Ortona ha cercato di andare incontro alle esigenze della popolazione eseguendo nel corso di questi ultimi anni importanti opere pubbliche e migliorie di ogni genere. La frazione di Aschi infatti è fornita:
a) di due edifici scolastici;
b) di due chiese;
c) di due cimiteri;
d) di strade carrozzabili;
e) di illuminazione elettrica;
f) di acqua potabile, i cui lavori non completamente ultimati sono costati al Comune oltre 400.000.000 di lire;
g) di servizio medico sanitario. [ … ]
Considerato quindi che la richiesta del distacco è del tutto infondata e che quella relativa alla distanza tra la frazione e il capoluogo non può essere presa in considerazione, perché la vera frazione Aschi è di molto più vicina a Ortona che non a Gioia. Che la stazione ferroviaria di Ortona dista da Aschi meno di 9 Km. mentre quella cui si serve Gioia (Pescina) dista circa 15 Km. [ … ] Tenuto presente, inoltre, che buona parte dei contributi che il Comune incassa vengono pagati dai frazionisti di Aschi [ … ], che quindi l’eventuale distacco della frazione Aschi sarebbe lo stesso che voler condannare il Comune di Ortona a sicura morte [ … ], e che infine la domanda (del distacco) presentata non risponde affatto agli interessi della popolazione ed al suo spirito di attaccamento verso il Comune di Ortona dei Marsi . . ., che mentre attualmente, circa 30 donne propriamente dette di Ortona hanno contratto matrimonio con naturali di Aschi, mai si è verificato che una sola di Gioia abbia contratto mai matrimonio con gli stessi [ … ] ».

Dopo pochi mesi dalla revoca del distacco di Casalí da Ortona, l’Italia entra in guerra, e della questione non si parla più. Appena finita la guerra i frazionísti dei Casali rinnovano la loro richiesta di distacco da Ortona e di aggregazione a Gioia. Si costituisce un Comitato , che in data 9 novembre 1945 presenta al Prefetto dell’Aquila e al sindaco di Ortona un’ístanza, richiamando specificatamente la ragione della distanza fra Casali-Ortona e Casali-Gioia: « Negare queste verità – affermano – significherebbe a dire: il giorno è notte e la notte è giorno ». Il Comitato firmatario della petizione è composto da Giulio Ferrante, Francesco De Martinis, Gregorio De Martinis e Pietro Partemi.
La sollecitudine a definire la questione, invocata dai ríchíedenti, non viene presa in molta considerazione; comunque, il 29 marzo 1947 un tecnico dell’Ufficio Tecnico Erariale, Zunica Antonio, si reca a Ortona per delimitare i confini in merito all’aggregazione di Casali a Gioia. Il Comune di Ortona, non potendo fare altro, si oppone alle conclusioni dell’U.T.E., dichiarando fra l’altro: « Il tecnico si è presentato nella mia (del sindaco) casa in un pomeriggio di una giornata piovosa, quando aveva già tutto predisposto nei Casali di Aschi … »; e si chiede che venga affidato l’incarico della delimitazione dei confini all’Ufficio del Genio Civile di Avezzano, « Ente di non specifica competenza – continua l’opposizione – che solo nel gennaio del 1948, dopo non poche pressioni, riuscì ad elaborare il progetto … ».

Intanto, gli animi dei frazionisti si vanno riscaldando sempre più e l’animosità contro gli Ortonesi, specialmente contro gli amministratori, i dipendenti e i rappresentanti del Comune, cresce di giorno in giorno. Chi scrive queste note e questi ricordi ha sentito raccontare tante volte, dopo soli pochi anni dagli avvenimenti, ciò che gli abitanti di Casalí hanno provato e fatto in quei giorni. Il Comitato non si dà pace e rintuzza punto per punto le opposizioni addotte dal Comune di Ortona. La popolazione di Casali appoggia in tutti i modi l’azione del ‘Comitato. Fra le altre iniziative popolari viene ricordata, con una punta di soddisfatto orgoglio campanilistico, quella di far suonare le campane ogni volta che si vede arrivare a Casali qualche dipendente del comune o dell’esattoria. La gente, così richiamata, esce in folla dalle case e impedisce al malcapitato di espletare l’incarico affidatogli con minacce per lo più verbali. Qualcuno che ha vissuto quest’avventura è ancora vivente a Ortona e conferma quanto andiamo raccontando.

Ci siamo avvicinati al 18 aprile 1948, data delle prime elezioni politiche. Ai Casali capiscono bene che debbono sfruttare la circostanza per ottenere l’aggregazione a Gioia. Mentre il dott. Emilio Ferrante con altri amici di partito chiede l’interessamento dell’onu. Giuseppe Saragat, il Comitato convince i cittadini a rifiutare i certificati elettorali. Al comune di Ortona sono ben informati della situazione e nessuno si azzarda a recarsi ai Casali per la consegna dei certificati. Alla fine è giocoforza rassegnarsi e la gravosa incombenza tocca alla guardia comunale Guido Asci, che ha sempre ricordato l’avventura. Quando questi arriva alla frazione, puntualmente suonano le campane.

La gente si raccoglie rumorosa nella piazzetta davanti alla chiesa. Un gruppo di più audaci sequestra la guardia e la rinchiude in una stanza della casa di Colombo Di Salvatore, che sta proprio di fronte alla chiesa. Qualcuno dice che il sequestro è stato fatto per evitare il peggio da parte della folla. Il povero Guiduccio – così lo chiamano familiarmente – cerca di spiegare che lui non c’entra niente, che è un semplice impiegato che sta eseguendo degli ordini, che basta firmargli una dichiarazione di rifiuto dei certificati ed egli li riporterà al comune … Ma non è certo una circostanza da potersi affidare alla logica, ai regolamenti, alla legge o anche al semplice buon senso. Fuori qualcuno grida: « Ci deve uscire il morto! » e il tumulto continua. Dopo qualche ora entra nella stanza del prigioniero la moglie di Colombino (il proprietario della casa) e gli porta due uova, un pezzo di pane e un bicchiere di vino; glíe li porge dicendo: « Come uomo ti rispetto, ma come ortonese devi morire ». Guiduccio si rende conto che non ce l’hanno con lui personalmente, ma la situazione è quella che è ‘ e, certo, la paura non è poca. Finalmente intervengono i carabinieri di Gioia, che riescono a calmare gli animi, fanno rientrare la folla e riaccompagnano fuori del paese la guardia di Ortona.

Gli Aschietani dei Casali, però, sono decisi a tutto, pur di arrivare al loro intento. Durante il periodo elettorale il Comitato decide perfino di impedire la registrazione dei neonati della frazione allo Stato Civile di Ortona. Gregorio De Martinis, che potremmo definire la mente dirigente del paese, prende un quaderno e ne fa il registro di nascita per quattro bambini venuti alla luce in quel periodo. Questo quaderno non è stato più trovato e forse è stato fatto scomparire opportunamente appena raggiunta la separazione di Ortona. Però il fatto è avvenuto con sicura certezza, perché proprio chi scrive, quando i quattro nati in questione sono arrivati all’età scolare, si è dovuto interessare per ottenere una sentenza del Tribunale per la registrazione di essi all’anagrafe: non risultavano, infatti, nati né a Ortona né a Gioia.

Poco prima delle elezioni politiche del 18 aprile 1948, ai Casali si ha la notizia ufficiosa che è pronto il decreto del Presidente della Repubblica per l’aggregazione della frazione al comune di Gioia dei Marsi. Ai Casali si vota regolarmente. Il 21 aprile 1948 viene firmato il decreto presidenziale, che la « Gazzetta Ufficiale » pubblica il 6 giugno dello stesso anno.
Gli abitanti dei Casali esultano. Ormai ce l’hanno fatta.
Nel frattempo è stata eretta anche la parrocchia autonoma per i fedeli della frazione con titolare la Madonna del Buon Consiglio.
Con tutto ciò i guai non sono finiti. Lo stato di abbandono e di arretratezza della frazione durerà ancora molti anni, aggravato da un atavico senso di inferiorità degli Aschietani nei confronti dei Gioiesi. Basta rileggere una relazione del 14 ottobre 1949, inviata alla Prefettura dal Sindaco di Gioia, Vincenzo Raffaele:

« SITUAZIONE AMMINISTRATIVA DELLA FRAZIONE CASALI D’AsCHI DEL COMUNE Di GIOIA DEI MARSI.
‘ * ‘ Acqua potabile. – Non si può nascondere che sia insufficiente per la frazione e più che mai per il capoluogo altrimenti questo Comune non potrebbe giustificare il suo particolare interessamento per la risoluzione del problema idríco della popolazione, ivi compresa la frazione Casali d’Aschi. Né quest’ultima può attendersi che il problema idrico della frazione venga risolto a parte, con la costruzione di un apposito acquedotto …
Illuminazíone. Date le restrizioni attualmente vigenti sul consumo dell’energia elettrica l’UNES ha risposto negativamente …
Strade. – t, appena qualche mese che il Genio Civile ha portato a termine i lavori di riparazione della strada che congiunge la borgata principale di Casali d’Aschi con l’altra borgata « La Gretta ». [ … ] La strada che dovrebbe congiungere « La Gretta » con « Le Grippe » è da escludersi possa gravare sul bilancio comunale. [ … ]

Casette. – Le casette comunali esistenti nella frazione, prima che questa fosse aggregata a questo Comune, vennero quasi tutte, in fretta e furia, vendute dal Comune di Ortona dei Marsi [ … ] per tema di far cadere beni patrimoniali in mano del comune di nuova aggregazione. [ … ] Non possono pensare i frazionísti che gli accomodi necessari alle molte casette (quasi tutte) che sono passate ad essere proprietà privata, gravino sul bilancio di questo Ente. [ … ] Aule scolastiche. – Non può dirsi che l’edificio scolastico della frazione sia tanto ampio da contenere cinque classi. [ … ] la spesa per la costruzione di un nuovo edificio scolastico non può trovare capienza nel bilancio del Comune. [ … ]

Non si capisce quale vita nuova doveva avere inizio per i frazionisti con l’aggregazione della frazione a questo Comune. Che essi, per recarsi al capoluogo non avrebbero più dovuto percorrere una distanza enorme in vie mulattiere ed impraticabili specie nella stagione invernale, era assodato; ma che essi sognassero, con l’aggregazione a Gioia dei Marsi, la realizzazione immediata di una grande mole di lavori pubblici era cosa impensabile. [ … ] ».

Col passare degli anni, però, le cose sono cambiate. Migliorati di gran lunga i rapporti con il capoluogo, la frazione è dotata di tutti i servizi pubblici. Nuove costruzioni, ad esclusiva iniziativa dei privati, vanno sostituendo le « casette del terremoto », una vivace attività agricola e commerciale migliora le condizioni economiche e sociali del paese. La parrocchia ha avuto la Casa parrocchiale e le opere educative e assistenziali annesse.

I Casali di Aschi, insomma, è diventato un paese vivo e dinamico, come del resto dimostra la celebrazione centenaria della morte del salvatore, voluta dal parroco don Antonio Palerma, prontamente appoggiato da tutta la popolazione; celebrazione fatta sì con le tradizionali manifestazioni popolari, ma con contenuti culturali e formativi di indubbia validità, come testimonia questa stessa pubblicazione.

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Scissione di Aschi
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