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Comune di Oricola

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Intanto i saraceni, che avevano occupata la Sicilia dall’827 all’878, passarono al continente; invasero le Puglie dall’854 all’881, e stabilirono una loro formidabile colonia sul Garigliano, dall’881 al 916, e precisamente a Traetto, spargendo lo sgomento e la desolazione per ogni dove. Nell’865 Gerardo, conte del Marsi e Lamberto duca di Spoleto, andarono ad assalire i saraceni, che, dopo aver saccheggiato i territori di Napoli e di Capua, si dirigevano verso Bari, ma ne rimasero sconfitti e lo stesso Gerardo v’incontrò la morte.
Fin dall’846, i saraceni di scorreria in scorreria, avevano avuto l’audacia di giungere in Roma, sbarcandovi con una forte flotta per le vie del Tevere.

La città si difese energicamente e non fu presa, ma quei manigoldi saccheggiarono la Basilica di S. Pietro, che allora si trovava fuori le mura. E precisamente per tali infausti eventi, qualche anno dopo, il pontefice Leone IV, fece porre solide catene di ferro attraverso quel fiume, per inibirne la navigabilità ed edificare la Cittá Leonina, cingendola di mura e includendovi S. Pietro. Nell’881, con terribili scorrerie, i saraceni portarono la rovina in questi luoghi e in tutta la Marsica, abbattendovi quanto vi incontrarono.
Finalmente, costituitasi una lega di principi cristiani, dietro appello del pontefice Giovanni X, nel giugno 976, i reatini e i sabini li cacciarono da Monteleone, allora Trebula Metusta; gli abitanti di Sutri e Nepi, li sconfissero verso Bracciano e finalmente tra Colli e Carseoli, a Varia, a Tivoli e vicino Roma furono messi in completa rotta.

Inseguiti dall’esercito alleato nei fortilizi sul Garigliano, furono in gran parte uccisi e condotti schiavi. Sembrava che non se ne dovessero temere più i danni e le molestie; ma, purtroppo favoriti da Federico II e da Manfredi, che se ne servirono nelle guerre, la potenza saracena, che sparse il terrore fin sotto le mura di Roma, non fu fiaccata che con le conquiste normanne, angioine e aragonesi. Per maggior calamità, sulla fine del IX secolo, i magiari di origine finnica, invasero e si impadronirono della Ungheria, compiendovi massacri.

Dal nome del paese conquistato, vennero a chiaMarsi ungari e intrapresero spaventose spedizioni in Germania, in Francia, in Italia e nelle nostre regioni incutendo con la loro ferocia, lo spavento e lo schianto. Verso la metà del secolo X, furono finalmente battuti da Berardo detto Francisco, comandante di truppe Tagliacozzane e Carseolane, unite in fraterna lega, nei pressi di S. Maria in Cellis, odierno cimitero di Carsoli.

Tornarono gli ungari, giusta il Baronio, e tra i molti danni causati a Carseoli e dintorni, secondo anche il Gattula nella sua opera: Accessionis, distrussero, poco dopo la sua fondazione, che rimondava al 996, il Monastero di S. Maria in Cellis. Prima delle scorrerie saracene e ungare ad eccezione di Oricola, che era baluardo di Carseoli, rare erano state le fortificazioni in questi luoghi. Ammaestrati dalle raccontate devastazioni, le persone scampate ai parecchi pericoli, si adunarono nei luoghi atti alla difesa e resistenza, situati per lo più in alture pressoché inaccessibili e vi edificarono castelli e muraglie di cinta, per creare qualche via di difesa.

Testi a cura del prof. Achille Laurenti 

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Saraceni e ungari

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