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Comune di Bisegna

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“Una casa con macina di molino resta a peso de la corte di mantenerla, et un’altra casa con un’altra macina resta a peso delli Canonici di detta Terra di mantenerla, et unitamente la corte l’affitta plus offerenti a grani ogn’anno; et dell’affitto primo la corte ne tira due parti, et un’altra parte detti Canonici senz’altra recognitione, e delle due parti che tira la corte ne paga annuatim alli magnifici de Renoldis di Solmona some undici di grano, li quali per recognitione pagano agn’anno alla corte D. 3.2.10 Questo peso di some dodici di grano et la terza parte ut supra, resta alla signora Camilla senza che se deduchi dal prezzo. 

Un’altra casa con Valchiera ( n.d.r. la Valchiera o Valca, era un piccolo opificio dove si lavava la lana e si battevano i tessuti; ancora oggi a San Sebastiano c’è una località detta “Valcaturo” ) quale se affitta pur dalla corte, et detta corte ne riceve la terza parte et due altre parti ne pigliano detti Canonici, et la spesa che si fa l’anno in reparatione di detta Valchiera si divide nel modo che si tira l’entrata; questo peso di due parti et spesa resta a peso di detta signora Camilla, et non se ne ha da dedurre dal prezzo. L’Università paga per ogn’anno per la colletta di Santa Maria di mezo agosto D. 49.2.10 Paga ogn’anno per la balia ut sopra D. 4 Paga per adoho di tassa per anno più meno ut sopra D. 2 Alcuni pezzetti di terreno in detta Terra quali s’affittano a grano plus offerenti dal mastro massaro ogni anno, et lui ne riceve il conto.Terzarie et scadenze di beni gentileschi ut sopra “.

Facendo un paragone tra i beni posseduti da San Sebastiano e quelli degli altri centri vicini, comparando i pagamenti fatti dalle rispettive Università, si ottiene un quadro decisamente illuminante. L’Università di Ortucchio, per esempio, per tasse e colletta di mezz’agosto versava 21 ducati; quella di Lecce dei Marsi 33 ducati; quella di Gioja 28 e quella di Bisegna 40 ducati. L’Università di San Sebastiano, nello stesso anno, versava 55 ducati. Da questi dati San Sebastiano appare come un’isola felice, ma la realtà, purtroppo, era ben diversa. Anche allora, come oggi, i problemi non mancavano. L’Università della Terra di San Sebastiano nel 1603, come certifica una pietra scolpita attualmente murata lungo il belvedere di via della Fontana, inaugurava la sua sede che probabilmente si trovava nei locali dell’antica Torre. 

A quella porta, di certo, si presentò il messo di Muzio Colonna, Vescovo de’ Marsi e Consigliere Apostolico. Il banditore portava, suo malgrado, un durissimo bando emesso e firmato l’8 luglio del 1639 dallo stesso Vescovo, con il quale imponeva il pagamento delle Decime Papali. L’esosa richiesta trovò la popolazione di San Sebastiano già gravata dalle tasse e provata dalla carestia. Ma il tono del bando non lasciava spazio a renitenze: “Qualunque chierico, o laico, che di nostra parte sarà richiesto al ricever di questo se debba conferir nelle Terre, e luoghi inscritti della nostra Diocesi, et alla presenza Parrocchiani et altri beneficiati, Rettori di chiese, procuratori di Monti di Pietà, hospedali, compagnie monacensi, pensionarij, affittuarij, censuarij, et possessori di beni ecclesiastici e luoghi pij delle sottomise Terre, se de persona si potranno trovare, se non alle case e luoghi di loro habitazione, et a quelli et a ciascuno di essi da una parte notificare, ordinare, et cumandare che si fa termine di giorni dieci dopo l’intimazione e notificazione del quanto debbono e ciascheduno debba comparire avanti Don Francesco Antonio Varanelli di Circhio e pagar effettualmente l’esatta somma di denari, si come sono tassati per le Decime imposte da Sua Beatitudine come per Bulla applicata e lettera dell’Eminentissimo signor Cardinale Aldobrandino Camerlengo a noi dirette.

Non facendosi il contrario sotto pena di Docati 50 per ciascuno d’applicarsi a luoghi pij. Dechiarando di più, che contro quei, i quali in detto termine di giorni dieci come di sopra non veranno à pagare se li mandarà da Sua Eccellenza Comissario a loro spese, et interesse, accio non si tardi effettuare, complire et eseguire quanto da Sua Beatitudine viene comandato. Ordinando, e comandando a tutti sudditi ch’all’esecutore del presente nostro ordine debbono dare ogn’aiuto e favore necessario secondo da lui saranno richiesti per tal effetto, à quale se dia da magnare, bere e pernottare secondo i bisogni. Ordinando di più a ciascun Curato, o Capo di Cura ch’è in piede di detti nostri ordini facci relazione esserli fatto istimato sotto le pene previste. 

Avezzano li 8 luglio 1639 Il Vescovo de’ Marsi Muzio Colonna” Segue quindi l’elenco delle Decime dovute, paese per paese. Ecco, secondo il bando emanato da Muzio Colonna, quanto dovevano pagare in Ducati gli abitanti di San Sebastiano: La Prepositura 1 65 San Pancrazio 0 19 e l/2 Santa Maria delle Grazie 1 16 La Cappella di S. Antonio 0 03 l’Hospedale 0-06 La Cappella di S. Michele A. 0 33 Cosi, tra le grassazioni dei briganti, le Decime papali e le tasse da pagare, la popolazione di San Sebastiano, come quelle degli altri centri vicini, era precipitata nella miseria più nera. Una povertà accentuata dai cattivi raccolti degli ultimi anni della metà del Seicento e dalla conseguente carestia. Come se ciò non bastasse, nel 1656, sull’Abruzzo si abbatté l’onda lunga della morte nera: la peste. 

Per combattere il flagello ogni Università applico rigidi cordoni sanitari. Non si concesse il passaggio agli stranieri, si bloccarono le merci, si chiusero i grandi mercati, si diede mano alla calce viva per disinfettare stalle e case. Tutto questo, accompagnato da novene e giaculatorie, non fermarono l’epidemia che si avvicinò alla Marsica da più direttrici; dall’Adriatico passando per Chieti, Popoli, Raiano e Pescocostanzo; Da Napoli a Castel di Sangro dove seminò lo sterminio: 1200 morti su 2000 abitanti. Da Castel di Sangro il “vento nero” si propagà, risalendo la valle, a Barrea, Villetta Barrea, Opi e Pescasseroli. Quando ogni speranza sembrava perduta, il morbo si placà, si ripiegò su se stesso e, miracolosamente, risparmiò San Sebastiano, Ortona e Bisegna cosi come, sull’altro versante della montagna, aveva risparmiato Sulmona, Scanno e Pettorano. 

Nella Diocesi dei Marsi, secondo un documento firmato dal Vescovo Ascanio De Gasperis, in tredici paesi del Fucino colpiti dal morbo si contarono ben 4.080 morti. Ad aggravare la situazione già di per se stessa pesante, le popolazioni dovettero affrontare un inverno tra i più gelidi che la storia ricordasse. Il “terribile” Seicento si chiuse senza lasciare nostalgie. 


Testi tratti dal libro Il Paese della memoria
( Testi del prof. Ermanno Grassi e del prof. Pino Coscetta )

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