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Comune di Avezzano

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Ricostruita pressappoco dove si trovava quella antica, la chiesa parrocchiale ha dovuto vivere alcune difficoltà, non solo economiche, prima che fosse edificata. Inoltre, durante le fasi di lavoro, si sono verificati contrastí fra la maggioranza della popolazione – che vuole ricostruirla privatamente – ed una frangia minoritaria che pretendeva esclusivamente fondi dallo Stato.
Iniziata nel 1934 (dopo lungaggini durate parecchi anni), la chiesa è stata Inaugurata dodici anni dopo, il 2, dicembre del 1946, sebbene non completamente ultimata. Sono posteriori a questa data: la facciata, la scalinata, il pavimento, le balaustre, gli altari, le nicchie per i santi e la sagrestia. Inizialmente c’erano solo due porte, quella alla destra della facciata principale e quella vicino al campanile. Altre rifiniture e modifiche sono ancor più vicine ai nostri giorni. La chiesa è a tre navate, con pilastri che ne suddividono la superficie. Quella centrale è più alta delle laterali ed ha otto finestre su ogni lato, con arco a tutto sesto. Le navate laterali hanno un piccolo altare sulla parete di fondo con le statue del Sacro Cuore e dell’Addolorata; sono state invertite di posizione nel 2000, anno in cui è stata ricavata, sotto l’altare di destra, un urna trasparente che contiene l’immagine del Cristo morto. Su ogni parete laterale vi sono due finestre e quattro nicchie per i santi. Fra le statue esposte, quella di 5an Sebastiano ha resistito al terremoto ed è l’unica presente a suo tempo nell’antica chiesa parrocchiale.

L’abside, restaurata nel 1965 dal pittore Orlando Vietri, è ornata da motivi orientaleggianti, a mo dí stoffa di damasco; al suo centro è il tabernacolo, e sopra una nicchia fra due figure di angeli che sembrano elevare l’immagine della Madonna (copia dell’opera originale, come si è già detto). Originariamente l’abside riceveva luce da tre grandi finestroni, chiusi nel 1966 per permettere la costruzione della sala parrocchiale e della casa canonica, ultimate nel 1969 a ridosso della chiesa stessa. Il catino absidale è abbellito da finte lesene- che convergono in alto, verso la figura della colomba, simbolo dello Spirito Santo. AI suo interno e per tutta la navata centrale corre un fregio in stile ellenico, con sopra una decorazione in finto rilievo.

Nell’abside è murata una piccola campana, che ha resistito al terremoto e che tuttora viene suonata prima che inizi la messa, come è di costume a Cese.
L’altare maggiore, la sede ed i gradini sono in marmo bianco; parte del materiale è quello del maestoso altare posto in opera con i due laterali nel 1950, a definitivo completamento della chiesa. Nel 1975, il presbiterio e l’altare furono trasformati per conformarli alle direttive del Concilio. Nello stesso anno furono rivestiti i muri perimetrali e tutte le colonne con lastre di travertino oniciato. L’abside, le due colonne della balaustra ed i muri a ridosso degli altari furono ricoperti invece con lastre di pietra pregiata del Marocco, alte un metro e mezzo. Nel 1975 fu disfatto anche il pavimento in mattonelle per sostituirlo con uno in pietra di Trani, mentre il corridoio centrale, il pavimento del presbiterio e quello della sacrestia furono rivestiti in pietra rossa. Nel 1979 si elettrificarono le campane. Il 21 settembre del 1986, fu posto sulla facciata principale -precisamente dovesi trovava un rosone a vetri che dava luce- un mosaico che riproduce l’artistíca Immagine della Madonna del De Litio.

Il 18 agosto del 1991, poi, nella parte interna dove era l’originario rosone è stata collocata un opera di Mario Petracca, raffigurante la scena evangelica delle Beatitudíní (dello stesso autore è il quadro posto alle spalle del coro che è una copia della Madonna dal cuscino verde, di A. Solario). Il 18 maggio 2002 è stato installato nel campanile un sistema computerizzato che, fra le altre funzioni, permette alle campane di scandire il tempo nelle ore diurne.
In questi ultimi tempi, la chiesa parrocchiale comincia a manifestare inevitabilmente i segni del suo mezzo secolo di vita,- si notano, infatti, alcune macchie causate da infiltrazioni d’acqua e crepe di varia natura. Da una prima ispezione tecnica effettuata recentemente, sembra che alcuni legni che sostengono il tetto siano stati attaccati da un parassita che ne sta compromettendo la tenuta. In attesa di relativi esiti, si stanno studiando misure atte a garantire la stabilità della chiesa e l’incolumità dei parrocchiani; vanno, però, tenuti in considerazione i costi, le difficoltà di ristrutturazione e le disponibilità economiche, che sembrano l’ostacolo determinante perle autorità civili, quelle religiose e gli organi preposti al compito.

Orme di un borgo (gente, fatti e storia cesense)

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Santa Maria

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