SAN POTITO… Il territorio di San Potito e la Villa Imperiale

Testi a cura di Don Mario Del Turco

San Potito…Veduta della zona degli scaviArcheologi ungheresi, con l’ assistenza da parte della Sovrintendenza Archeologica dell’Abruzzo di Chieti e del comune di Ovindoli.

1) Gli scavi a San Potito

I ritrovamenti, diversificati nel tempo, risultati vari per tipologia e periodicità riguardano un grande e vasto edificio. Del manufatto sono state accertate, sino ad oggi, sei fasi di costruzione: tre di epoca romana, succedutesi dal 41 d.C. agli anni 180-190, e tre di epoca altomedioevale. Al periodo altomedioevale appartengono un edificio di culto a pianta semplice con abside, poggiato su fondazioni romane, e varie sepolture ad inumazione. Sono venute alla luce strutture murarie appena fondate, come nella zona sud degli scavi, o ben piantate, perche’ piu’ a monte, e quindi più interrate, nella zona Nord.
Il terreno meno sconvolto dall’aratura ha conservato fondazioni di muri di buona fattura. Sono state trovate monete del primo periodo dell’Impero romano e rinvenuti moltissimi frammenti di anfore di vario uso.

La zona settentrionale ha restituito lastre d’intonaco, mosaici, stucchi, vetri di finestre, pezzi di marmo bianco e variopinto. Sono emerse, in varie forme, terra sigillata, terra sigillata decorata, ceramica a pareti sottili e ceramica comune. Sono stati raccolti resti di lucerne di ceramica, segmenti di fistule di varia natura, lamine di specchi d’argento, pezzi di delicate ampolle di vetro soffiato, atte a contenere profumi. I tagli di scavo sono stati tracciati e contenuti nell’ambito di estensione di circa ventimila mq. (20.00Omq.). D’altra parte, le strutture murarie, portate alla luce, divaricano ancora, interrate, oltre le buche di scavo effetuato. Reperti sporadici superficiali sono sparsi qua e la’ ai piedi del Pago, zona in passato denominata Parco o Arco. Qualche anno fa, vi si poteva ammirare una colonna cilindrica e due grossi plinti, ora trafugati da gente non rispettosa del passato.

Quivi, sono affiorati mosaici, monete, pezzi di marmo e altro materiale archeologico, durante lo scavo del tracciato e della sistemazione della condotta idrica dalla falda acquifera di Rio Pago a Celano, negli anni 1978-79.
Lungo il fondovalle, tra Colle Bernardo e Cona di Corno, e salendo verso Sud, in contrada Fornache, si ritrovano ancora i ruderi di una condotta d’acqua, che costruita a mattoni quadrati di tipo “testa”, circuendo lo stesso massiccio di Cona di Corno, proveniva dalla sorgente di Santa Eugenia, sita ai piedi dei Monti Magnola, in direzione Sud.

2) La villa imperiale di Lucio Vero

Intorno all’ubicazíone della Villa cosiddetta imperiale di San Potito si e’ discusso poco o niente. Mai e’ stato posto il problema se essa fosse una Villa solo residenziale o rustica o di tipo industriale o, in ultimo, un complesso che riunisse nell’insieme tutte le caratteristiche gia’ dette. E’ stata sempre acriticamente recepita e trasmessa una tradizione ab immemorabili che indicava a San Potito una Villa imperiale, propriamente di Lucio Vero, e non magari di Adriano o di Commodo o di un altro imperatore Antonino.
Colle di Antonino e’, per tradizione popolare, ed anche culturale, detto il colle di San Potito, sullo scoglio del quale, in realta’ poteva essere piantato un Castello medioevale, e non un palazzo imperiale di epoca romana. In verita’, per Villa imperiale di Lucio Vero o Antoníno,si e’ sempre e comunque voluto indicare il Castello o Castiglione, come si dice a San Potito.
Attraverso i reperti degli scavi di Piano dei Santi e una attenta rilettura del territorio, tentero’ di portar luce intorno ad un monumento di profondo significato storico della Marsica, regione che ebbe molta attenzione da parte di Roma e dei suoi imperatori, perche’ il centro ne era un lago, il Fucino, il quale, se prosciugato, avrebbe potuto offrire terre da coltivare.