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Salviamo l’Italia dei piccoli comuni, Andrea Di Marino: “Bisogna investire sulle risorse che i piccoli Comuni hanno saputo conservare”

Opi – Una riflessione sui piccoli comuni italiani a rischio estinzione è stata inviata alla nostra Redazione da Andrea Di Marino, noto pubblicista marsicano, per 25 anni Presidente della Pro Loco di Opi e per 5 Presidente dell’UNPLI Regionale Abruzzo e membro del relativo Consiglio Nazionale, che vi riportiamo integralmente.

“Nel lontano 28 settembre 2000, sulle pagine del Corriere della Sera, veniva riportato un articolo a firma di certo Enrico Marro dal titolo: ”A RISCIO ESTINZIONE UN COMUNE SU TRE” e si riferiva all’intera nostra cara ed amata Italia. Nel corpo dell’articolo veniva riportata la frase “l’Italia è il paese dei Comuni ma, un terzo dei Comuni sono a rischio d’estinzione”.

Nell’articolo, si allegava la mappa dei Comuni a rischio estinzione Regione per Regione riportando i dati, in percentuale. Ebbene, secondo quando riportato nella tabella la Regione con la minore percentuale di Comuni in estinzione era il Veneto, con una percentuale dell’8,10, seguita da Trentino Alto Adige con percentuale di 13,00, poi la Lombardia 14,20, Emilia e Romagna con il 14,70, la Toscana 15,70, Friuli Venezia Giulia 20,50, a seguire L’Umbria con il 21,70, poi le Marche con il 24,00, La Valle d’Aosta con il 24,30, la Puglia con il 26,8, ancora il Piemonte con il 40,10, il Lazio con il 47,30, la Campania con una percentuale pari a 48,50, la Liguria 48,50 alla pari con la Campania, la Sardegna con il 58,9, ed arriviamo all’Abruzzo con una percentuale pari a 60,70, ancora la Sicilia 62,30, la Basilicata con il 72,50, La Calabria con il 77,00 e infine il Molise con 81,60 per cento.

Questa statistica sta ad evidenziare le aree dove sono concentrati i maggiori disagi che interessano tutta la penisola isole comprese e che vanno lungo l’arco alpino, lungo l’Appennino e le zone interne di Sicilia e Sardegna. 185 Comuni del nostro Abruzzo, già allora, secondo l’articolo, su 305, erano a rischio di estinzione. Oggi sicuramente ne saranno di più, ed allora chiediamoci: “Chi vive ancora in questi piccoli Comuni e chi è chiamato ad aiutarli?”.

I giovani vanno via, i matrimoni non si celebrano più, né quelli Religiosi né quelli Civili, i bambini non nascono e quelli pochi che nascono, nascono da convivenze più o meno longeve e quei figli si ritrovano con un padre, che non è padre, con una mamma che non è mamma e quindi si ritrovano con due mamme e più padri e poi molto spesso vengono affidati ai nonni. Questi Comuni sono abitati dagli anziani, con servizi al minimo ammesso che ci siano, e molto spesso vi sono soltanto disservizi e non stiamo qui ad enumerarli.

Eppure tra questi centri ci sono borghi famosi e per la Provincia dell’Aquila voglio nominare solo Santo Stefano di Sessanio e Opi, ma ve sono molti altri che non nomino ma che meritano di essere salvati ad ogni costo.

Di chi il compito per affrontare questo immenso problema? Del Governo Centrale, del Governo Regionale o della Comunità Europea? In questi piccoli centri calano le nascite e aumenta lo spopolamento, ma questo l’abbiamo già detto; chiudono le botteghe, i negozi, gli uffici postali, le scuole. Chi deve fare la spesa si deve recare nei centri commerciali e raggiungere con la macchina le cittadine più vicine, per una visita medica specialistica deve sportarsi per Km. e Km., stessa cosa per chi deve andare in Banca. I Comuni si spopolano, aumentano le terre incolte, diminuiscono gli allevamenti di animali domestici, non va nemmeno il Turismo o meglio va, ma i frutti sperati dalle popolazioni dei piccoli Comuni non hanno arrestato l’emigrazione.

Si può restare inerti davanti a tutto questo? No.

Bisogna investire sulle risorse che i piccoli Comuni hanno saputo conservare: la Flora e la Fauna: le Chiese, le Rocche, i Castelli, gli Archivi e le Biblioteche ed ancora la Gastronomia, l’Artigianato turistico e tante altre cose ancora, il tutto al fine di far rimanere i giovani nei loro paesi di origine altrimenti i Comuni a rischio di estinzione aumenteranno a danno dell’intero territorio Italiano. Concludo dicendo: se la montagna viene abbandonata soffrirà la pianura (Opi 30 Ottobre 2017)”.

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