Sabina Santilli: la marsicana che vinse il silenzio e il buio



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San Benedetto dei Marsi –  La bambina fu una gioia immensa dopo tanto dolore: Pacifico Santilli e sua moglie Elisa in quel maledetto terremoto persero due figli.

Sabina, dotata di grande intelligenza ed esuberanza, sapeva già scrivere alla fine della scuola materna, e considerando ciò che successe dopo, fu una benedizione. A 7 anni passò dalla prima elementare alla seconda in un anno scolastico, ma purtroppo, durante la settimana Santa del 1924, avvenne la tragedia: a causa di una meningite, nel giro di tre giorni, perse la vista e l’udito. Solo attraverso questo evento, la forza, la caparbietà di questa giovane donna ( che le fecero meritare poi l’appellativo di “Montone d’Abruzzo”) vennero fuori: accettando con fatica la propria condizione di sordocieca, Sabina non si è mai rassegnata all’idea di dover accogliere senza riserve quello che sarebbe stato il destino di una donna sordocieca, di un piccolo paesino Abruzzese, negli anni 20. Grazie all’aiuto e all’appoggio della sua famiglia, alla sua perseveranza e voglia di lottare, di vivere nonostante tutto nella cultura, nell’indipendenza e nell’istruzione, Sabina frequentò a 10 anni l’Istituto per Ciechi Augusto Romagnoli, dove imparò il Braille ed acquisì il metodo Melossi. Gettò le basi per la sua futura indipendenza.

Una “riabilitazione precoce” che è il fulcro sul quale poi Sabina fonda “La lega del filo d’oro”: una rete di centinaia di sordociechi per aiutarli ad uscire dall’isolamento fisiologico a cui sarebbero altrimenti destinati e rendere la loro condizione quindi, non un ostacolo, ma una diversa opportunità di raggiungere l’indipendenza e la serenità che ogni individuo anela e merita.

L’Associazione nacque ufficialmente il 20 Dicembre 1964. Il nome “LEGA DEL FILO D’ORO” risulta certamente poetico, ma rimanda perfettamente al “filo prezioso che unisce le persone sordocieche con il mondo esterno”. (fonte: www.legadelfilodoro.it)

E’ il simbolo dell’amicizia, della luce di coloro che altrimenti sarebbero condannati ad un isolamento doppio, quello fisico e quello sociale.

Sabina Santilli è un esempio da seguire, è un ulteriore testimonianza dei valori proverbiali che vengono attribuiti alla nostra gente, e che, ovviamente…non sono solo parole!



Redazione Contenuti

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