Riverberi di luce

Poesie tratte dal Libro “Riverberi di luce”

La nostra di tramontana

D’imprevedibilità e di mantello vestirmi
a far d’alunno e da pazienza l’ascoltare
studiarne a fondo il vero significato
cosi non sarà poi difficile capirmi
e ritrovarmi in quale più bel posto
se non quello dove va a riposare il vento.

Salutando dapprima Madonna in Cituro,
poi senza ostacoli per facile vallone
ma non sfuggendo alla severa vista dell’occhiale
e spaventando infine la mula incastrata.
La tramontana sfiora da gran maestra
le dolci cime e s’affretta a farne suono,
alla natura sciupa gli alberi e mischia i colori,
e giù battendo la muraglia dove perde forza e forma
tra le crepe piene soltanto di sospiri di chi non torna.

Riparti di fretta e ti rinvigorisci vento ruffiano
accarezza con malizia pure mille forme
il difficile è farlo piano quando t’incunei in un vicolo cieco
disturbando amanti appartati,
far da uragano per misti stili di bonsai
e da burbero spezzare il primo fiore vanitoso.

E’ faticoso stare al passo e infine al finire delle folate
ma con un po’ di strano mi pare proprio d’essere arrivato
dove quiete storie fragili e sottili sono difficili da decifrare
dove volti in affanno con altre mille verità si mischiano.
M’è stato facile trovare un vento ormai stanco
Il difficile sarebbe stato di spiegare al viandante smarrito
se mai ce ne fosse stato
che da queste parti insieme alla tramontana
suonano pure le campane.

Rendersi conto

Veniva singhiozzando la musica
raschiando le pietre del vicolo
e più si avvicinava più la gradivo
mi entrava nell’anima la sentivo.

Alto il barile ancorato ad un sogno
alto per sentir di spiccioli almeno il tonfo,
e sentire da patita voce tremolante
e da orbite da sempre spente
“grazie”…di che, grazie!

Ostentare la mia inquietudine infinita
in un turbamento senza fine
nel sentire in quella risposta d’aiuto
il grido nel silenzio di un cieco,
nel vedere il vento nei suoi capelli
e lui che ne valorizza il muoversi,
allora guardo le mie lacrime
che piene si poggiano piano
sempre lui a farmele notare dolci per niente.

Spiccioli resi amari…
da un grazie detto di sera,
di un buon giorno detto di sera,
da una smorfia fatta di sera,
da un sorriso senza contrasto
fatto di …

Tornerò e mi verrà da dubitare
bastassero queste righe e quattro lacrime
e allora tutti con me a volare
come farfalle e capirne differenza
e magari…combattere e vincerla l’indifferenza
e se mi tocca guardar la smorfia
che incredula ad “uno” turba il volto,
beh!…allora ci siamo resi conto.

Vita di bosco

L’ombra dei faggi dà quiete
morbido calpestio sulle foglie marcite
fuma la terra e di vapori si veste,
come un grande vecchio il bosco sospira.

Rivivono miceli
sotto lo strato umido e afoso
nelle narici odor di resine
e lucciole pronte, mentre
l’ombra fiduciosa il suo turno attende.

Gli alberi filano nudi al cielo e mai si stancano
a lato Il ruscello indica la vita che scorre
e mentre la sua voce vibra tra le rocce mute
lascia su sponde frammenti di rami mutilati.

E quando all’imbrunire
la nottola m’accarezza liberando il canto
un brivido
e m’è testimone il corpo.

Il nostro quarto di tempo

Al mio amico di sempre m.s.
riflettiamo questo quarto di tempo.

Amico mio…
Adagio e senza fretta va lo stupore tacito
fuori
l’albero ch’è inquietato dal refolo di vento
lascia andare dentro una lacrima già vecchia
lo sciupato fiore,
esso va lento e s’accompagna
verso il solco quasi chiuso dalla polvere del tempo.
Nell’intimo dell’animo tuo come mosaici adagiati
ti viene d’istinto l’ancorare al cuore
i ricordi del tempo perenne…
Nel trono di pietra intravedi il sigillo,
mentre mantenuto da tralci vermigli
dondola a lato sull’altalena l’Irrequieta sofferenza.
E’ il nostro quarto di tempo…
Angelo del cielo
se pur fiaccata è l’energia e duraturo l’abbandono
fa’ che all’immensurabile dolore esposto non giunga senno.
Tua madre…
La discreta mano delicata e tremula
liscia il legno e lascia il bian canuto,
poi s’adopera a guardar abiti smessi…
Tu figlio scansi il tuo penare
e vedi sfasciarsi l’onda,
ti riempi di strano
riflettendo il mondo.

Padre
Cu stenghe a fà piu ji

Che ti ho dato…soltanto d’esserti figlio
e che non sono stato delinquente.

Qua dentro è strana pure la primavera
e te ne sei accorto che mancano i colori
albero sfinito alla ricerca di un po’ di quiete
albero mutilato dal vento della vita.
Non riesco nemmeno sforzandomi
a soggiogar me stesso dentro un sogno,
a capacitarmi magari
che tu non mi ti allontani.
Nelle rughe scorre la stillata lacrima
sottile pianto accorato a cercare mamma
muto il dolore trova fertile il terreno
accenna ancora s’espande e penetra
a te che piccolo eri di statura
a te che non meritavi tanta sofferenza.

Mentre m’insegni il tuo coraggio
ti adoperi ancora a dar consigli
mi si creano nuovi orizzonti
non sono forte mi sento brutto e piango.
Il sottile filo che ci lega s’è tirato e vibra
s’è spezzato piano e sei partito:
t’ho perso padre
e mi hai lasciato alla ricerca di un colore
che possa e che forse non troverò mai
ma una cosa ho imparato dal dolore
e da quella infinita tristezza…
la qualità.

Quelle donne sono le mie figlie

Vedere la vergogna intrattenersi
nell’intravedere appena quasi un’intimità
dietro quella camicetta trasparente
bello il pudore antico d’altri tempi.
Vibrare al suono di un piano
e piccole bugie come nei visti solo dal mare,
qualcuno a portarti con sè sulle righe
e da lì farti sognare… sposa.
Belle.
Adesso sì che cominci a volare
e in quel tuo volo leggero di farfalla
libera e traboccante la tua felicità
dentro una storia bella come il mondo
e nel tuo cammino territori e genti
e il tuo bere sia sempre della stessa fonte.

Oh! Se è difficile mantenerlo radioso il sorriso.
E sapete si è belli anche per una volta tanto
a provare il gusto di un’inconsapevole lacrima.
Vorrei poter capire dove comincia il cielo.
Oh! Senza disturbare Angeli e Dio
e recitarne un pezzo solo mio
per farvene dono per i vostri sogni.
Libere a scivolare su quel mare e dare
arrendersi dopo aver giocato e amato.
Sii donna
sentiti amata e infinitamente voluta
e nell’insieme magari dolcemente protetta.
Sono belle le donne in carriera vestite di raso
donne vinte a volte, mai arrese.
Sii forte! Vi voglio forti!
Siete come loro…
Ordinate e belle le stelle del firmamento
come solo Dio nella notte sa fare.