Rituali e celebrazioni: culti di massa nella Marsica durante il consolidamento del regime (aprile 1928)



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Rituali e celebrazioni: culti di massa nella Marsica durante il consolidamento del regime (aprile 1928)
Una parata militare della 132° Legione Velino su Via del Littorio
(oggi Via Corradini) Avezzano

Di fronte a una verità configurata secondo le categorie dell’idealismo, della fede nei dogmi e di una nuova religione laica che sacralizzava il regime fascista, alcuni studiosi hanno rilevato una primaria funzione pedagogica che ebbe lo scopo di trasformare la mentalità, il carattere e il costume degli italiani, generando un «uomo nuovo», credente e praticante il culto del fascismo. Verosimilmente, l’ascesa del «Fascio Littorio», ormai riconosciuto tra i simboli della «rivoluzione fascista», accompagnò nel ventennio la contemporanea ascesa di riti che si celebravano in ogni paese della Marsica in molte ricorrenze: adunate, parate, mostre, spettacoli teatrali finalizzati a consolidare il regime con un ciclo annuale di cerimoniali di massa (1). 

Specifica la studiosa Simonetta Falasca-Zamboni: «L’esistenza dello Stato dipendeva dalla fede della gente in esso, garantita da una liturgia di massa la cui funzione era di educare gli italiani, renderli cittadini nuovi e impartire una più alta moralità. Al tempo stesso, l’immagine del fascismo come religione di Stato contribuì a modellare i tratti peculiari del regime esaltando valori quali la fede, credo e obbedienza» (2).

Proprio all’insegna dell’enfatizzazione del legame tra politica simbolica e sentimenti nazionali del fascismo, con grande coinvolgimento popolare del pubblico marsicano, nel mese di aprile 1928, furono organizzate molte adunate patriottiche, a cominciare da spettacoli teatrali graditi al regime, con il debutto della compagnia di operette «La Geniale» che, diretta da Pinelli e Pineschi si esibì con successo al «Teatro Margherita di Avezzano». Un caso atipico di commedia musicale, approvata dal regime, fu «Cin-ci-là» con pochi spazi lirici e un impianto che guardava sicuramente più alla rivista. Nel 1928 era quello il tipo di spettacolo che gli amanti del genere chiedevano e subito gli autori Lombardo e Ranzato si erano adeguati. Naturalmente, la parte musicale, anch’essa vagliata dalla censura, fu gradita alla critica, perché: «aggraziata nelle sue larghe volute sentimentali e nel ritmo delle canzoni con svelte allegrie». La cronaca di Avezzano, riporta le fasi dello spettacolo diretto dal direttore d’orchestra Giuseppe Brancato, su testi di Ranzato e Lombardo, dal titolo «Cin-ci-là». La soubrette, Emma Sollazzo, rese «benissimo, con grande padronanza e vivo senso artistico la parte di Cin-ci-là, applaudita per la sua grazia e per la sua voce soave. L’artista Giorgio Pinelli ha interpretato la sua parte con grande calore e ha riscosso i frenetici applausi del pubblico per il suo vivacissimo bell’umore. Bene hanno recitato gli artisti E. Pineschi, A. Granieri e M. Baldenti. Lo spettacolo è piaciuto al pubblico che ha vivamente applaudito. Altre nuove operette verranno date in questi giorni: agli spettacoli interverrà certamente numeroso pubblico giacché la Compagnia merita tutte le simpatie. Rivolgiamo una lode  alla benemerita impresa De Luca-Gagliardi» (3).

Ben più importante l’avvenimento di Carsoli, quando nella prima metà del mese di aprile il paese situato nella Piana del Cavaliere, salì alla ribalta delle cronache per l’arrivo del segretario generale provinciale Domenico Maitilasso, che: «accompagnato dal Segretario a disposizione della zona di Avezzano, Aldo Aureli e dal Reggente l’ufficio di Patronato Nazionale, ha proseguito il suo giro di propaganda nel Carsolano, suscitando fervore di consenso e di entusiasmo per l’organizzazione sindacale. È stato così ad Oricola, dove ebbe luogo un’affollata riunione di lavoratori, presenti anche il Podestà e il Segretario del Fascio. Il camerata Andrea De Felice, fiduciario dell’Ufficio Provinciale non intervenne perché malato. Maitilasso poi tornò a Carsoli nella sede del Fascio per risolvere alcune questioni relative all’applicazione del patto di lavoro dei pastai e mugnai». Presenti all’accordo: il segretario politico del sindacato «provinciale pastai», Riccardo Arcangeli e il fiduciario dei sindacati Urbano Bassani. 

Nello stesso periodo Aureli (responsabile della zona di Avezzano), intervenne a Cerchio al cospetto del podestà per illustrare agli agricoltori: «la portata della soluzione ottenuta nella questione del Fucino con la definizione del contratto per le bietole, suscitando grande entusiasmo». Per l’occasione fu inviato un telegramma a Mussolini, poiché si era interessato a risolvere le controversie in corso: «esprimendo la riconoscenza dei lavoratori agricoli per l’interessamento prestato alla vertenza del Fucino» (4).

Occorre precisare che in questa terza revisione del canone, già dalla primavera del 1928 il principe Torlonia chiese di nuovo un aumento del 50% sulle: «corrisposte d’affitto, mentre i sindacati opponevano una richiesta di diminuzione, fondata principalmente sulla passività che alle coltivazioni del Fucino derivava dalla elevatezza delle spese colturali e dall’incerto rendimento di quelle terre, che si assumeva fossero soggette in modo particolarissimo alle vicissitudini atmosferiche». L’annosa vertenza andò avanti e fu richiesto l’intervento del Ministero delle Corporazioni «presso la cui sede si riunirono varie volte i rappresentanti della proprietà, della Confederazione agricoltori, della Confederazione sindacati dell’agricoltura, delle associazioni locali e il Direttore della Cattedra ambulante d’agricoltura de L’Aquila, come esperto nominato dal Ministero. La Confederazione agricoltori si manifestò favorevole agli aumenti, senza tuttavia indicarne la misura, che, peraltro, veniva proposta dal direttore della Cattedra ambulante in L.271 per ettaro di Iª categoria, in modo che il relativo prezzo d’affitto sarebbe salito da L.600 a L.871, pari, per quell’epoca, a q.li 67 di bietole» (5). 

Per l’occasione, a Trasacco: «In seguito alla definizione del contratto bietole, nei locali della Casa dell’Agricoltore, il Segretario comunale tenne una chiara esposizione delle modalità del contratto, dei vantaggi ottenuti dall’organizzazione e della maggiore retribuzione ottenuta rispetto al titolo. I bieticoltori che gremivano l’ampia sala, rimasero molto entusiasti della relazione ed inneggiarono all’on. Rossoni e al Segretario Maitilasso che, con infaticabile fede, aveva compiuto passi giganteschi nel realizzare aspirazioni dei lavoratori del Fucino» (6). Tuttavia le trattative fallirono ma furono riprese nel dicembre del 1928, proseguendo fino al marzo dell’anno successivo: «ma senza esiti conclusivi» (7).

Altre importanti manifestazioni furono organizzate nella Marsica in occasione della ricorrenza del «Natale di Roma», che coincideva con la «Festa del Lavoro» del 21-22 aprile 1928 (sabato e domenica), istituita con regio decreto n.833 del 19 aprile e finalizzata ad abolire di fatto la consueta festa del  1° maggio. 

Rituali e celebrazioni: culti di massa nella Marsica durante il consolidamento del regime (aprile 1928)

A Magliano dei Marsi, la «Festa del Lavoro» venne così organizzata: «Il paese sin dalle prime luci dell’alba si andava coprendo di bandiere. Le organizzazioni sindacali con gagliardetto, si sono portate dopo alla grande adunata all’Aquila» (8).

Anche la popolazione di Luco dei Marsi festeggiò con fede l’importante ricorrenza: «Questa ridente cittadina non venendo mai meno alle sue tradizioni di fede e di patriottismo, ha solennemente celebrato l’esaltazione del 21 Aprile. Il paese era completamente imbandierato. Padre Lorenzo da Pizzoli, Guardiano dei Frati Francescani di Chieti, in occasione dell’esposizione di Gesù Cristo nella chiesa di S. Maria delle Grazie, ha tenuto il pergamo per tre giorni consecutivi, con la soddisfazione più viva dei fedeli accorsi numerosissimi ad ascoltare la sua dotta ed ornata parola». 

Ad Avezzano, invece: «Per l’adunata ad Aquila di tutte le forze sindacali, soltanto i ferrovieri restarono qui, trattenuti dal servizio eccezionale dei treni speciali per gli accorrenti al capoluogo di Provincia. Il Consiglio Direttivo di questo Dopolavoro ferroviario con a capo il cav. Adriani, sempre all’avanguardia di tutte le manifestazioni politiche, non lasciò passare in silenzio la Festa del Lavoro. Richiamato dal suono della Banda Musicale della bella istituzione e dallo sparo di numerosi mortaretti, si raccolse verso le ore 20 numeroso pubblico, composto di cittadini e di ferrovieri con famiglie, che, davanti la sede del Dopolavoro, gustarono un breve programma musicale ed assistettero all’innalzamento di palloni multicolori con scritte inneggianti al fascismo, alla Milizia, al Re ed al Duce. Verso le 22, da un balcone della sede, vivamente applaudito, il Segretario del Dopolavoro sig. Ottone Vernacchia pronunciò un breve discorso esaltando il lavoro con ispirata parola ed invitando il pubblico a meditare sulle realizzazioni ottenute dalla politica fascista del lavoro e sui grandi progressi raggiunti, sotto la spinta animatrice del fascismo, nel campo del lavoro italiano» (9).

Da Scurcola, la cronaca della giornata, aggiornò i dati della partecipazione al rito: «Il Podestà di Scurcola, Vitantonio Liberati, il Tenente Giuseppe Talone, il Brigadiere Dante Scorzi, il Capo-Stazione Calvieri, il Ragioniere Macchia ed i signori Luigi Pompei, Francesco Colucci, Nicola Nuccetelli, Tullio Damia, Filippo Orlandi, Mario De Giorgio, Bruno Nuccetelli, parteciparono fra deliranti acclamazioni di pubblico alla Festa del Lavoro con uno spettacolo organizzato dalla Direttrice delle Scuole (Suor Anna Spalla) nei giorni 21-22 corrente in una vasta sala delle Maestre Pie Filippine e delle maestre comunali» (10).

NOTE

  1. E.Gentile, Il culto del Littorio. La sacralizzazione della politica nell’Italia fascista, Economica laterza, Bari, 2008, Premessa, VII, p.141. Tutto il libro è caratterizzato da: «Un viaggio all’interno dell’universo simbolico del fascismo tra miti, riti e monumenti».
  2. S.Falasca-Zamponi, Lo spettacolo del fascismo, Soveria Mannelli, Rubettino 2003, pp.19-24. La studiosa riprende i concetti generali espressi anche da Guy Debord, La società dello spettacolo. Commentari sulla società dello spettacolo, Baldini e Castoldi, Milano, 1997.
  3. Il Messaggero, Anno 50° – N.90 – Domenica, 10 Aprile 1928, Cronaca degli Abruzzi, Marche e Molise, p.6, Da Avezzano. Al Teatro Margherita.
  4. Ivi, Anno 50° – N.94 – Giovedì, 19 Aprile 1928, p.6, Propaganda sindacale nel Carsolano. L’organizzazione di Cerchio.
  5. A.Pizzuti, Le affittanze agrarie nel Fucino prima della riforma fondiaria, in «I Quaderni della Maremma», I Serie: Documenti, Avezzano 1953, Stab. A.Staderini, Roma, p.45.
  6. Il Messaggero, Anno 50° – N.95 – Cronaca degli Abruzzi, Marche e Molise, Venerdì, 20 Aprile 1928, p.6, Da Trasacco. Riunione sindacale.
  7. A.Pizzuti, op.cit., p.45.
  8. Il Messaggero, Anno 50° – N.97 – Cronaca degli Abruzzi, Marche e Molise, Martedì, 24 Aprile 1928, p.6, Da Magliano dei Marsi.
  9. Ivi, Anno 50° – N.98 – Mercoledì, 25 Aprile 1928, p.6, Cronaca degli Abruzzi, Marche e Molise, Da Luco dei Marsi. La festa del Lavoro; Da Avezzano. Per la Festa del Lavoro.
  10. Ivi, Anno 50° – N.98 – Mercoledì, 25 Aprile 1928, p.6, Cronaca degli Abruzzi, Marche e Molise, Da Scurcola. Festa del Lavoro.



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