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Comune Di Ortucchio

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Testi a cura del Prof. Giuseppe Grossi maggiori info autore
L’attuale territorio di Ortucchio è caratterizzato da due realtà geografiche che sono il piano e la montagna ed, in epoca non molto lontana, dal lago Fucino, che fu l’elemento fondamentale che condizionò lo sviluppo storico-urbanistico dell’area. Per il lago non possiamo qui ripetere le numerose osservazioni ed asserzioni fatte (già al secolo XVI fino ai giorni nostri) e contenute nella enorme massa di opere, della produzione storico-letteraria, dedicate a questo argomento soprattutto in connessione con i prosciugamenti parziali, in età imperiale romana, e totali del Torlonia, nella seconda metà del secolo XIX.

Ci limitiamo a ricordare che il Fucino non era quel paradiso descritto dagli storici marsicani (Febonio, Corsignani, Brogi ecc.) ma era soggetto, come il Letta: “… a periodici alti e bassi che ancora in epoca recente portavano alternativamente a inserire o cancellare dalle mappe catastali circa 3000 ettari di terreni ” (179). Il regime incostante del lago portava necessariamente alla mancanza di terreni coltivabili, anche perché, fra i vari innalzamenti ed abbassamenti, i terreni dovevano trasformarsi in acquitrini che erano anche causa di malaria (180) .

L’economia del territorio di Ortucchio doveva quindi indirizzarsi verso la pesca ed una modesta agricoltura: per la prima abbiamo testimonianze storiche precise già dall’età romana imperiale con Plinio che descrive, oltre alla pescosità del lago, una varietà di pesce con otto pinne tipica del Fucino (180). Anche nel medioevo, già a partire dall’VIII secolo d. C., nelle fonti monastiche cassinesi si fa riferimento al censo delle zone ripuarie espresso in pesci (182) . Ancora nel 1411 una chiesa-convento di S. Quirico in Ortucchio, dipendente dal monastero benedettino di Valle Luce (Frosinone), doveva dare a questo monastero, nella ricorrenza della festa di S. Michele Arcangelo del mese di maggio, cento tinche che dovevano essere lunghe almeno un palmo di mano: “… et debet dare eidem Monasterio in festo Sancti Afichaelis Arcangeli de mense Maji tencas centum in longitudine palmi unias per tencam; …(183) .
La precarietà del territorio ripuario di Ortucchio viene altresi espressa dal Melchiorre: “… Le disgrazie continuano ad abbattersi su Ortucchio e i suoi abitanti: il Fucino prosegue con le sue desolanti inondazioni, quasi tutti i terreni degli ortucchiesi vengono travolti dalle acque del lago. E gli abitanti subiscono un’ulteriore beffa persino quando le forze della natura si calmano e il Fucino ritorna entro i suoi confini naturali: infatti, dispersi per la violenza delle acque, gli ortucchiesi avevano ceduto gran parte dei loro terreni, a prezzo bassissimo, ai gioiesi. Ritiratesi le acque del lago, i terreni, fertilissimi, erano rimasti agli abitanti di Gioia, e gli ortucchiesi si ritrovavano adesso a lavorare come braccianti e coloni su quelle terre, che una volta erano loro appartenute… (184).

D’altronde dall’antichità fino al prosciugamento l’agricoltura doveva limitarsi a coltivazioni di tipo promiscuo e f non specializzato: cià è confermato da una descrizione di Plinio che afferma che i Marsi e gli Umbri distanziavano le viti di venti piedi per poter sfruttare le altre colture ne, gli sp~i interposti; questo sistema era chiamato porculeta: “… ad vicenos intermittunt arationis gratia in his quae vocant porculeta… (185). Fra l’altro le fonti antiche descrivono culture agricole estensive solo per il territorio di Alba Fucees, quindi i Piani Palentini (186).

Una realtà agricola è attestata nel medioevo per il territorio orientale di Ortucchio in relazione al censo della già precedentemente citata chiesa di S. Quirico che dava, al monastero di Valle-luce, in ricorrenza della festa di S. Michele Arcangelo del mese di Settembre, tre coppe di grano (circa 33 kg di grano): “… et in festo Sancti Michaelis de mense Seplembris debet dare cappas tres… ” (187). Assai diffusa doveva essere la coltura dell’olivo ancora attestata nel vicino Casali d’Aschi che presenta piante di olivo produttive: il tipo di pianta è della varietà detta Sergia o Sergiana dal naturalista romano Columella (I secolo d. C.) che asserisce che resiste bene al freddo e attecchisce anche a cento miglia di distanza dal mare (188).

Interessante è notare le rese della chiesa di S. Maria di Ortucchio (l’attuale S. Orante) nel secolo XIV, elencate nei Sussidi Caritativi della Diocesi dei Marsi: “… Ab Ecclesia Sanctae Afariae de Hortuclis, majale unum, et pumas viginti. [un maiale e venti galline] In festo Sanctae Mariae, tortulorum paria quinque. [dieci pagnotte di granturco condite con olio o affini] Ab Ecclesia Sanctue Mariae de Ortucchio, auri florenos octo. [otto fiorini d’oro] Ab Ecclesia Sanctae Mariae de Ortuclis, manus ouorum decem, [circa 60 uova di gallina] et tortulorum pariu quinque. [dieci pagnotte, cit.] Ab Ecclesia Sanctae Mariae de Ortuchis, lamborum par anum, [due prosciutti di maiale] tortalorunt paria quinque, [eit.] et spatularum par anum [due uccelli di palude] (189).

Dall’esame dei Sussidi Caritativi si ricava l’economia degli abitanti che si raccoglievano intorno alla chiesa di S. Maria, sulla sommità dell’isola di Ortucla, nel XIV secolo; una economia prevalentemente di sussistenza legata come era a modeste coltivazioni di granturco (tortulorum), ad un piccolo allevamento familiare (maiale, galline e relative uova), integrato dalla caccia di uccelli acquatici (spatularum) di cui gli acquitrini che circondavano Ortucchio erano ricchi. A questa modesta economia si contrapponeva la ricchezza dei possedimenti monastici vicini che detenevano il controllo della pesca ed avevano migliori terreni agricoli. Si pensi ai conventi di S. Quirico e di S. Magno e alle chiese di Santa Croce (Madonna del Pozzo), di S. Arcangelo sopra Mesula e S. Rufino di Arciprete: la dipendenza simbolica di alcune di queste chiese al vescovo dei Marsi è dimostrata per le chiese cistercensi di S. Rufino e S. Magno in Arciprete che davano, per i diritti episcopali, solo sei focacce di grano che servivano per la comunione: ” Ab Ecclesia Sancti Ruphini, et Sancti Magni in Archipetra, bucellas sex (190).

L’isolamento, non solo geografico ma anche economico, della comunità di Ortucla ha influito sulla formazione dei caratteri della successiva popolazione ortucchiese le cui peculiarità sono state messe in luce da un recente studio del Melchiorre (191). Altra caratteristica del territorio di Ortucchio era la presenza di boschi di querce che si estendevano sul settore est in prossimità della chiesa di S. Maria del Pozzo: non a caso qui, a contatto della chiesa, esisteva un villaggio rurale detto ” Cerquito “, citato in documenti del XIV secolo ‘ . B evidente che questo toponimo è determinato dalla presenza, già in età antica, di boschi di querce. A conferma di ciò è la descrizione che da il Craven del territorio di Ortucchio, nel primo Ottocento: “… La vista del paesaggio dietro Ortucchio è la più bella (fatta eccezione per quella di Celano) che si presenta lungo tutta l’estensione della riva. Una vasta foresta di querce si scorge ricoprire tutto il degradante pendio che si frappone tra la riva e le montagne, che si innalzano in successive e fantastiche catene fino a raggiungere una considerevole altezza. Nello stesso tempo dalle gole e dalle forre che si aprono alla loro base, numerosi esigui, ma non trascurabili corsi d’acqua, si dirigono al lago attraverso boschi e campi coltivati…(192) .

Tutto ciò purtroppo non è più godibile, data la distruzione incontrollata di questi boschi dalla fine dell’ottocento alla seconda guerra mondiale. Una modesta attività pastorale era probabilmente presente già in età antica e, nel medioevo, a partire dal secolo XIV; la transumanza era prevalentemente di tipo verticale i con spostamenti dal piano ai monti vicini. Complementari alla ” Valle di Ortucchio ” dovevano essere i modesti altopiani dei ” Tristeri ” (quota 931-921), soprattutto nel periodo estivo. Purtroppo anche questa modesta attività pastorale era ostacolata e resa difficile dall’incostante regime delle acque del lago : interessante è a proposito la visita fatta ad Ortucchio il 5 settembre del 1843 dal viaggiatore inglese Edward Lear: “… Costeggiai le sponde del lago su un barchino; in molti punti le rupi a picco, che lo recingono, creano scorci di grande effetto: su una roccia si asside un piccolo eremo, al quale si può salire dal lago per mezzo di gradini. In un luogo chiamato Arciprete (che si suppone richiami Archippe, antica città), vi sono alcune dolci radure e tratti di terra coltivata, e greggi di capre biancolatte giacciono ai bordi dell’acqua; ogni comunicazione tra questi luoghi, tranne che con le barche, è interrotta, poiché il livello del lago è ora troppo alto per consentire qualsiasi altro itinerario. Ad Ortucchio, paesino situato su una bassa penisola, nel lato sud-orientale del lago, approdai per osservare il vecchio castello che si trova ancora in buono stato, con il suo ponte levatoio, anch’esso in piena efficienza. Si incontrano parecchie cose pittoresche nelle strade anguste e nei dintorni in rovina di questo paese; perciò mi dispiacque di non aver avuto maggiore tempo da dedicarvi …(195).

Note
(179) C. Letta, I Marsi e il Fucino nell’antichità, MiIano 1972, p. 12.
(180) C. Letta, I Afarsi e il Fucino ecc., cit., pp. 12 ss.; Di Pietro, op. cit., p.
(181)Plinio, Nat., IX, 73.
(182) C. Letta, I hfarsi e il Fucino ecc., cit., p. 20 nota 47: “… PHOEB., p. 62, cosi esprime la situazione del suo tempo: … vectigaliam quaestus quotannis ex tertiaria piscationis Dominus lacus 12.000 scuta facit; e il censo di zone ripuarie è espresso in pesci in molti passi del Chron. Casin., a partire dall’anno 782 (I, 14; 47; II, 6; 26; 55; 65; IV, 19). La scarsità numerica (500 c.) è la miseria dei pescatori in età moderna (Pagani, p. 532) erano dovute soprattutto ai privilegi feudali, rimasti anche dopo l’abolizione dei feudi (ibid., p. 426), che avevano scoraggiato la pesca.
(183)Di Pietro, op. cit., p. 269 s. Nell’opera di E. Celani, Una pagina di feudalismo, cit., è descritta la ” procura ” di Camilla Peretti del 4 aprile 1591, in cui viene segnalata una casa, la stanga, in Ortucchio dove si raccoglievano i proventi feudali, le tasse, sulla pesca: (p. 25) “… Il palazzo in detta terra a modo di fortezza. La stalla grande con lo casalino vicino confina a le moraglie de la terra, et don Matteo Sansonetto d’Ortucchio. La casa della stanga dove si fa l’esattione de la terzaria del pesce di detta stanga, et la stanga prefatta quale s’affitta plus offerenti con l’esattione della terzaria del pesce et uccellami…
(184) Angelo Melchiorre, op. cit., p. 73 s. In un documento riportato dalIo stesso Melchiorre (p. 81), conservato nell’Archivio di Stato dell’Aquila, Intendenza, l’ Serie, Affari Generali, Busta 4685, Cat. 22, Anni 1807-1832, viene riportata una supplica a Giuseppe Bonaparte da parte degli abitanti di Ortucchio nel 1807, in cui si evidenzia lo stato di pericolosità delle abitazioni di Ortucchio, continuamente erose e sommerse dagli innalzamenti delle acque fucensi. Gli Ortucchiesi chiedono al Bonaparte di spostare l’abitato sul colle di S. Stefano, posto sotto l’attuale Cimitezo, con la costruzione di un nuovo villaggio (edificato a spese del Bonaparte) che sarebbe stato chiamato Giuseppopoli in omaggio al monarca. La precarietà del territorio agricoIo ortucchiese viene anche descritta dal Corsignani, op. cit., p. 723: “… La Terra poi in quanto all’aria a cagione delle continove Lagune, nelIa State non è salubre: è feconda s1 nel Terreno atto molto al grano, quando mancano Ie acque, che altrimenti è necessario seminare nelle parti delle Montagne… “.
(185) Plinio, eat., XVII, 171; C. Letta I Marsi e il Facino cit., p. 15.
(186) Silio Italico, VIII, 507.
(187) Di Pietro, op. cit., p. 270. Terreni agricoli vengono segnalati nella ” procura ” del 1591, precedentemente citata (Celani, op. cit., p. 25), della feudataria di Ortucchio Camilla Peretti: “… L’università d’Ortucchio paga ogn’anno a mezzo agosto per la colletta di S. Maria docati 11. Paga detta università ogn’anno d’adoho ut supra docati 10.4. Gl’heredi di Panicella pagano ogn’anno ex conventione carlini cinque per la concessione di tre quartara di terreno in luogo detto li Quarti. Andrea di Donatello et compagni d’Ortucchio pagano ogn’anno a Natale un paro di caponi per recognitione de la vicenna detta Surrentina comprata da loro dal magnifico Gio. Andrea Surrentino con questo peso. Annui redditi dà particolari di detta terra d’Ortucchio et di Lecce di terreni chiamati ogliere seu cese, et incalto, dé quali dà conto il mastro massaro di detta terra, docati 10.2.13. Più et diversi territorii in vicenne et pezzetti di terreno in diversi luoghi di detta terra da circa quartara … quali s’affittano in grano et s’exigono dal mastro massaro di detta terra, un anno maggior quantità dell’altro. Il feudo di Santo Ruffino concesso dal signor duca Alfonso felice memoria a Bensivenuto di Trasacco, con peso ogn’anno a mesura di quattro some di grano; qual feudo confina col feudo d’Arciprete et li confini di Trasacco… “.
(188) Columella, V, 8, 6.
(189) Sussidi Caritativi in Di Pietro, op. cit., p. 269.
(190) Di Pietro, op. cit., p. 274: le due chiese erano già in avanzato stato di disfacimento verso la fine del cinquecento; infatti nella visita fatta dal Monsignor Colli della Diocesi dei Marsi, nel 19 agosto 1583, si nota che “… San Manno [sic!] possiede il Convento di Casamara, è in parte scoverta, e minaccia rovina… ” (Di Pietro, p. 276). Nel documento si nota già la trasformazione volgare di S. AIagno in S. Manno avvenuta probabilmente nello stesso secolo XVI. Lo stesso fenomeno si può osservare per la chiesa di Amplero che si trasformò in S. Castro, toponimo ancora presente in Amplero. ”
(191) A. Melchiorre, op. cit., p. 90 ss.
(192) Di Pietro, op. cit., p. 271.
(193) Hon. Richard Keppel Craven, Escursioni negli Abrazzi,ristampa dall’aroginale ” Excursions in the Abruzzi an northern pro vinces of Naples, London 1837 “, fatta a Sulmona nel 1981, p.
(195) Edward Lear, Viaggio illastrato nei tre Abruzzi (1843-1844), ristampa dall’orîginaIe Illustrated Excursioas irs 1taly, London 1846, fatta a Sulmona nel 1974, p. 92.

Tratto dal libro Storia di Ortucchio dalle origini alla fine del medioevo-Ed. Urbe

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Risorse ed analisi socio-economica dall'antichità al medioevo

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