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Rischio medio alto per gli incidenti sul lavoro in Abruzzo: 14 vittime nei primi nove mesi del 2025

Rischio medio alto per gli incidenti sul lavoro in Abruzzo: 14 vittime nei primi nove mesi del 2025
Immagine di repertorio

Abruzzo – La sicurezza sul lavoro in Italia si conferma una priorità non risolta, e i dati relativi ai primi nove mesi del 2025 (aggiornati al 30 settembre) descrivono un quadro di emergenza strutturale.

L’ultimo report dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre registra 784 vittime totali a livello nazionale, un numero in aumento rispetto alle 776 dello stesso periodo dell’anno precedente. Di queste, 575 sono decessi “in occasione di lavoro“.

L’Abruzzo si inserisce in questo contesto di allerta, posizionandosi nella zona arancione della classifica regionale (rischio medio-alto) stilata dall’Osservatorio.

La regione ha registrato 14 vittime per infortuni mortali sul lavoro nei primi nove mesi del 2025, lo stesso numero di Marche, Umbria e Trentino-Alto Adige.

Analizzando il dato per provincia (decessi in occasione di lavoro):

  • Pescara risulta la provincia più colpita con 5 vittime, registrando un indice di incidenza di 69,6 ogni milione di occupati, tra i più elevati d’Italia.
  • L’Aquila conta 4 vittime (incidenza 26,6).
  • Teramo ha registrato 4 vittime (incidenza 20,4).
  • Chieti conta 1 decesso (incidenza 21,0), l’unica provincia a mantenersi al di sotto della media nazionale di incidenza, pari a 24,0 morti ogni milione di lavoratori.

A livello nazionale, i dati elaborati da Vega Engineering evidenziano settori e fasce demografiche particolarmente a rischio, confermando le parole dell’Ing. Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio: “La formazione e la cultura della sicurezza devono diventare una priorità“.

Il comparto delle Costruzioni resta il settore con il maggior numero di infortuni mortali in occasione di lavoro, contando 99 decessi tra gennaio e settembre. Seguono le Attività Manifatturiere (83) e il Trasporto e Magazzinaggio (71).

La mortalità è più alta tra i lavoratori più anziani. L’incidenza più elevata si registra per gli ultrasessantacinquenni (78,0 morti ogni milione di occupati) e nella fascia 55-64 anni (37,5), che conta anche il numero assoluto maggiore di vittime (200 su 575 totali).

Il rischio di morte per i lavoratori stranieri è più che doppio rispetto agli italiani (49,7 contro 21,0 ogni milione di occupati), un dato che sottolinea l’esistenza di vulnerabilità significative in questa categoria.

Le vittime totali sono state 784, con 575 infortuni mortali in occasione di lavoro (8 in più rispetto al 2024) e 209 in itinere (nel tragitto casa-lavoro). La Lombardia rimane la regione con il numero assoluto più alto di decessi (73).

I dati confermano che, con oltre metà delle regioni italiane classificate in zona rossa (Basilicata, Umbria, Campania, Puglia e Sicilia) o arancione (tra cui l’Abruzzo), l’emergenza infortuni richiede interventi urgenti e strutturali volti a promuovere una cultura della sicurezza.

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