Comune di Tagliacozzo

Testi di Padre Nicola Petrone maggiori info autore
” E’ di struttura questo convento ben ordinato, e disposti con bella architettura; have il chiostro quadrato sotto e sopra con cisterna nel mezzo del cortile ” (1). Cosi P. Giovanni Cocco, superiore della casa religiosa nel 1650, descriveva la struttura del convento nella relazione inviata alla Santa Sede. Agli inizi del secolo XVII avvenne una trasformazione radicale del convento: fu creato il chiostro come lo si può ammirare oggi; furono eretti i contrafforti per sostenere le mura dell’antico convento; al centro del chiostro fu scavata una cisterna, elevandovi intorno un’artîstica imboccatura, con pietre lavorate, su cui si legge la data della sistemazione definitiva ” 1692 “; fu aperto un nuovo portone d’ingresso nella cui volta è stato affrescato l’albero genealogico delle diverse famiglie francescane e cioè dei frati minori conventuali, degli osservanti, dei cappuccini, delle clarisse e terziari; l’albero è formato da venti rami con le relative iscrizioni. Nei primi rami si legge: ” In his primis octo ramis Conventuales; Sanctitate Dignitate Doctrina et sangùme illustres continentur “.

L’affresco fu realizzato nell’anno 1608, come si legge alla base dell’albero genealogico. La notizia riportata dal Gattinara che il convento di Tagliacozzo, essendo sede provincializia, fu ristrutturato da ” un provinciale nipote del pontefice Clemente VIII Aldobrandini, non sembra troppo sicura (2), perché nell’elenco dei ministri provinciali in nostra conoscenza, non risulta che negli anni. 1592-1605, periodo del pontificato dell’Aldobrandini, vi siano religiosi parenti del pontefice. Durante lo stesso secolo, furono edificati il muro di cinta che delimitava il convento e l’orto dalla cittadina, e alcune costruzioni che servivano come foresteria alla casa religiosa. Il chiostro fu decorato con affreschi espressivi, riproducenti la vita di S. Francesco. Sotto ogni arcata è dipinta una lunetta in cui sono riprodotte tre scene: le due laterali fanno da cornice a quella centrale, chiarificandone l’episodio.

Ora la soprintendenza ai monumenti, guidata dal”Architetto Marilena Danter, ha fatto eseguire i lavori di restauro di alcune lunette e già è possibile ammirare e valutare l’importanza artistica e storica di questi affreschi di fine ‘600. Il maestro che dipinse queste pareti aveva una buona tecnica e non mancava di spiritualità. Sin dalla fine del secolo XVI, chi rese ancora più famoso il convento, per la santità della vita e per l’animo altamente musicale, fu il religioso Bartolomeo Agricola (3). Questi, nato ad Amberg, in Germania, nel 1560 da una famiglia protestante, a 20 anni abbandonò la religione dei padri e si converti al cattolicesimo (4). Venuto in Italia, si incontrò con il P. Properzio Resta che, dopo ponderato esame lo accolse nell’ Ordine dei frati minori conventuali. Entrato nel convento di Tagliacozzo, vesti l’abito francescano ed emise i voti religiosi, divenendo figlio di questo convento. In questo convento fa l’anno di probandato, il noviziato e successivamente emette i voti religiosi nelle mani del suddetto padre, con immenso amore e spirituale letizia. Il Ven. Bartolomeo, emessa la professione religiosa, dimora per un certo tempo in questo convento, coltivando le virtù cristiane e mostrandosi a tutti esemplare nella perfezione evangelica. Bruciando di ardore missionario, chiede al superiore di recarsi in Germania, senza l’abito religioso, per convertire al cattolicesimo i suoi parenti.

Ricevuta la benedizione da parte dell’ Ordine, si reca ad Amberg, ma qui i parenti decidono di bruciarlo vivo; solo con uno stratagemma della mamma riesce a mettersi in fuga. Ritornato in Italia, si reca a Viterbo dove si svolge il Capitolo Generale (1596) e si presenta al Ministro Generale P. Filippo Gesualdi a cui è carissimo. Ripreso l’abito religioso, ottiene il permesso di recarsi a Padova dove resta alcuni mesi per soddisfare la devozione verso S. Antonio; è inviato in Assisi e qui il P. Custode lo fa restare come maestro di cappella. Presso la tomba del Serafico Padre vi resta per oltre un triennio, superando tutti nelle virtù e nello spirito di santità; e benché non sia sacerdote, per volontà del P. Generale, ha l’incarico di curare la formazione dei novizi. Da Assisi ritorna a Tagliacozzo e in questo periodo trascrive il famoso libro di musica ivi conservato. Da Tagliacozzo è destinate al convento di S. Lorenzo a Napoli, quindi per cinque anni lavora con il P. Filippo Sangiorgio nel convento di ” S. Mariae Apparentis “. Dimora a Tiani, Bitondo e Molfetta dove riceve gli Ordini Sacri; dovunque diffonde fama di santità. Ritornato a Napoli, è fatto direttore spirituale delle ” sorelle penitenti “, destinato nel famoso ” Xenodochio Incurabilium x, ascolta con grande assiduità le confessioni, sino alla morte, con carità e mostrando meriti e virtù eroiche.

” Si applicò alla mortificazione ed all’orazione, ed attese alla salute spirituale dei carcerati ” (5). Durante la sua lunga permanenza tra le mura di questo convento, fra Bartolomeo diede esempio di santità e deliziò lo spirito dei fedeli con la sua musica delicata e sobria. Lasciò nel convento un grande libro manoscritto di composizioni musicali, alcune delle quali inedite anche se non sue, e sul volume scrisse di proprio pugno: ” fr. Bartholomeus Agricola germanus professus Taliacozzi me perfecit meo tradidit conventui Sancti Francisci Anno 1600 ” (6). Visse gli ultimi anni della sua vita nel convento di S. Lorenzo in Napoli dove mori il 23 maggio 1621, in concetto di santità.

Il codice di Tagliacozzo ” é il più grande e copioso esemplare manoscritto di antifone e inni del Porta che finora si conosca “. Nell’opera omnia del grande maestro cremonese, ” il nostro codice corale è stato pubblicato integralmente; e precisamente il vol. 12 contiene 36 antifone, nel 13 vi sono 11 inni e nel 14 l’introito a 4 voci della Pentecoste “. Bisogna rimpiangere lo smarrimento di un secondo libro corale trascritto dallo stesso Agricola e ” doveva contenere i restanti 30 inni della serie composta dal Porta “. Anche l’Agricola fu musico ed ha lasciato tra l’altro, una compieta a 4 voci rinvenuta una decina di anni fa nella Badische Bibliothek di Karlsruhe. Fu sepolto nella cappella dell’Annunziata della chiesa napoletana e sulla tomba fu posta la seguente epigrafe:
– Hoc iacet in tumùlo
Corpus venerabilis servi Dei
F. Bartholomei Agricolae
Sacerdotis, qui aetatis suae
Anno séxagesimo primo
Cum’opinione sanctitatis obiit
Anno Domini MDC.XXI. Die XXIII. Maii (7).

Visse e mori in questo convento, il 26 febbraio 1674 il servo di Dio fra Nicola Loschi Vicentino, che per la sua umiltà e semplicità, non volle ricevere l’ordine sacerdotale, ma servi la comunità come semplice fratello religioso (8); Durante il secolo XVII onorarono il convento di Tagliacozzo e l’intera famiglia minoritica abruzzese, fra Giovanni Tudone, maestro in sacra teologia, esaminatore sinodale nel sinodo marsicano voluto da Mons. Petra, reggente degli studi a Perugia e segretario generale dell’Ordine, morto nel 1676 (9), e frate Felice Fantozzi che ricopri le più alte cariche della provincia. Alla morte del Provinciale P. Cesarino da Civita d’Antino, fu commissario generale e nel capitolo svoltosi a Fontecchio il 12 aprile 1682, fu eletto ministro provinciale con voto unanime (10). Nella seconda metà del secolo XVII, due avvenimenti contrassegnarono la vita della comunità di Tagliacozzo. Il primo si collega con la rivoluzione di Masaniello. Il 7 luglio 1647 scoppiò la rivoluzione di Masaniello contro gli spagnuoli a Napoli e in varie città dello stato partenopeo: questi subbugli, in pratica ebbero effetti effimeri, in quanto il vicerè, ripreso il potere sulla capitale, scatenò una rappresaglia feroce a Napoli e in tutte le città dove si era avuto sentore di sommossa.

A Tagliacozzo sembra che nessuno si sia accorto della rivoluzione partenopea, ma m quei giorni accaddero fatti incresciosi proprio nell’ambito delle mura del convento di S. Francesco. Nella cittadina marsicana, come in tutte le città d’ Italia, le famiglie dei nobili si odiavano cordialmente. Un giorno, due personaggi appartenenti a famiglie diverse, ricche di livori e di rancori, si recarono nel convento di S. Francesco. Un signore. doveva entrare, l’altro doveva uscire attraverso lo stretto passaggio che immette dal convento alla chiesa, sotto il campanile, nessuno dei ” due cavalieri ” voleva cedere il passo all’altro finché non giunsero alle armi. Dopo il primo scontra, i due signorotti, uscirono al largo e ciascuna delle due famiglie radunò il maggior numero di adepti che, con armi in pugno, arrecarono vari lutti alla cittadinanza. Sembrava che le inutili e insane vendette dei due contendenti dovessero terminare li; ma ci furono dei delatori che riferirono la sommossa di Tagliacozzo al vicere, ricollegandola con la rivoluzione di Masaniello. Non appena il vicerè ebbe restaurato ” l’ordine ” nella capitale, spedì un nerbo di soldati spagnuoli con l’ordine di mettere a sacco e fuoco l’intero territorio di Tagliacozzo.

All’infausta notizia, gli abitanti erano disperati: non avevano le armi per difendersi, non c’erano ambasciatori che avessero potuto fare da intermediari presso la corte; allora il popolo si rivolse alla fede: in quel momento di panico, sembrò che soltanto con l’aiuto di Antonio di Padova si potesse recuperare la speranza. Nella chiesa di S. Francesco c’è una statua dorata del Santo di Padova, del XVI secolo; i tagliacozzani deposero un memoriale e le chiavi delle cinque porte della città tra le mani del Santo e iniziarono un triduo di preghiere e di penitenza; la mattina del terzo giorno, ” all’intuonar del Gloria in Excelsis Deo, cadde dalla mano della statua del Santo la supplica che eragli stata posta, ed in essa si osservò il rescritto di gazia ” (11). Praticamente il viceré accordò la grazia, i soldati furono fermati in tempo e il popolo non subi alcun danno e tutti gridarono al miracolo.

Dal 1648, Antonio di Padova è il protettore principale de1la città: ogni anno si ricorda l’evento della liberazione con grande solennità e ogni cento anni, nella ricorrenza dell’avvenimento, si porta processionalmente per le vie di Tagliacozzo l’artistica statua miracolosa. Il secondo avvenimento che sfiorò solamente i frati di Tagliacozzo, ma che interessò, in un modo tutto particolare, gli ordini religiosi nel loro insieme, fu ” la soppressione innocenziana dei piccoli conventi “. Innocenzo X, credendo di dare nuovo slancio alla vita religiosa, emanò disposizioni disastrose che segnarono la 6ne per un gran numero di conventini e punì molti ordini religiosi riducendone le case e vietando l’accettazione di nuove vocazioni. Il Papa, dopo aver proibito di accogliere novizi per dieci anni a tutti gli ordini religiosi che avevano conventi in Italia, creò una commissione di cardinali chiamata ” Congregazione sullo stato dei religiosi “, che aveva lo scopo di studiare la vita che si menava nei conventi. Il 17 dicembre 1649, con la costituzione apostolica ” Inter caetera “, chiedeva ai superiori maggiori degli istituti religiosi un dettagliato censimento dei beni e dei censi, una descrizione del convento e il numero dei religiosi che vi abitavano.

I superiori generali, nel giro di otto mesi, inviarono le relazioni. sui singoli conventi alla Santa Sede e il Ponte6ce, in data 15 dicembre 1652, con la bolla ” Instaurandae regularis disciplinae “, ordinava la soppressione di tutti i conventi che non rispondevano a determinate caratteristiche richieste dalla Sede Apostolica, e cioè:
1) Scarsità di frati: la comunità regolare è di dodici persone. 2) Entrate insufficienti per una tranquilla sussistenza dei religiosi. 3) Inidoneità del luogo: conventini sperduti in montagna o in luoghi insani o tormentati dai briganti. Si ebbero prese di posizioni contrarie alle disposizioni della Santa Sede da parte di principi, comunità locali e laici in generale e vi furono denunce ” contro alcuni malevoli informatori del Papa, avversari dei religiosi ” (12). I superiori Generali degli Ordini Mendicanti ebbero una reazione vivace nei confronti della bolla ” Instaurandae ” ed esposero le loro idee su ciascuno dei tre punti, concludendo: ” … E’ più che certo che se il luogo o il numero concorressero alla bontà della vita et osservanza del loro debito ne’ Religiosi, né gli angeli si sarebbero ribellati, né Giuda avrebbe tradito, e finalmente è più che vero il detto di Seneca che ‘ Nulla res est tam sancta quale suum non habeat sacrilegium”.

Padre Giuseppe da Copertino, appresa la notizia delle catastro6che disposizioni della Sede Apostolica, commentò: ” Le religioni e i conventi si debbono riformare e non. distruggere ” (13). Dietro appunti tanto severi, il Santo Padre venne a più miti consigli e, con il decreto della S.C. dei Vescovi e dei regolari, a nome del Papa (Ut in parvis Regularium), disponèva che solo i conventi abitati da meno di sei religiosi dovessero rimanere chiusi, mentre i conventi abitati da oltre sei religiosi potevano restare aperti ma sotto la giurisdizione dei Vescovi. Anche se questa disposizione riuscì a restituire all’ Ordine 215 conventi, ” pur lasciandoli sotto la giurisdizione dei vescovi >> (14), le conseguenze furono ugualmente disastrose per la famiglia conventuale che vide soppresse 242 case, un terzo dei conventi in Italia. Anche in Abruzzo le conseguenze furono gravissime: si ebbe la soppressione di 11 conventi.

La casa religiosa di Tagliacozzo, dopo le disposizioni di Urbano VIII del 1631, doveva essere costituita da 9 religiosi; nel febbraio del 1650, quando i superiori inviarono le loro relazioni alla Sede Apostolica, dimoravano in convento otto religiosi di cui: quattro sacerdoti, un chierico professo, due professi laici e un fratello oblato (15). Con una interpretazione stretta della bolla ” Instaurandae “, questo convento sarebbe dovuto cadere sotto la giurisdizione episcopale, ma ciò non avvenne sia perché le rendite che aveva il
convento, pur essendo discrete, non erano tante ” da invogliare l’ Ordinario ad impinguare le rendite diocesane “, sia perché la gente e lo stesso clero diocesano amavano e stimavano i religiosi di S. Francesco, ed anche perché, come si legge nella relazione, ” a -questo convento tengono perpetua obbligazione tutte le religioni esistenti in questo regno di Napoli ” (16).

I frati che vivevano nel convento di Tagliacozzo erano laboriosi e saggi, spirituali ed osservanti della regola francescana. Agli inizi del 1700, il Corsignani, nella sua ” Reggia Marsicana “, con una battuta breve ma illuminante, ci dà la descrizione del convento, dei religiosi e della vita che menavano: ” Il convento veramente magnifico, è abitato per lo più da Padri cospicui, come predicatori e religiosi, maestri tutti di buon esempio ” (17).
Che la casa fosse accogliente, nessuno ne ha mai dubitato; oggi la si può ammirare quasi come la poteva ammirare il Corsignani; quello che più interessa è sapere che c’erano sacerdoti e religiosi, uomini colti e pii. Il convento di S. Francesco era un faro per la popolazione e per il clero perché coloro che abitavano tra quelle mura erano ” maestri tutti di buon esempio “.

Nel convento di S. Francesco c’era l’unica scuola aperta a ragazzi di ambo i sessi e gli insegnanti erano i religiosi della casa (18). Il popolo, quando aveva bisogno di consigli, di insegnanti, di esempi di vita cristiana, sapeva a chi ricorrere. Uno dei religiosi che più d’ogni altro si impegnò nel campo educativo fu Gaetano Lucchesi che era superiore del convento nel 1755-60, dopo essere stato Provinciale illuminato e ricco di carità. Questo padre, allo spirito di pietà aggiungeva un’întelligenza viva, era buon predicatore e discreto scrittore, tanto che ha lasciato una serie di ottimi panegirici. Negli anni della sua maturità fu reggente degli studi nel convento di L’Aquila (19). Verso la 6ne del secolo, un saggio religioso di Tagliacozzo fu ministro provinciale della famiglia conventuale d’Abruzzo: P. Ilario De Sanctis. La sua elezione avvenne a Popoli il 13 maggio 1794. Dopo aver espletato il suo mandato provincializio, si ritirò a Tagliacozzo, ove mori il 31 marzo 1809, pochi mesi prima della sciagurata soppressione napoleonica (20).

Durante il secolo XVIII,’ ci furono molti religiosi di questa comunità che con la vita resero possibile l’alto elogio del Corsignani. Forse non tutti potéttero restare nella città natale, ma tutti si fecero onore per il grande amore verso l’ Ordine e la Chiesa: tra i tanti si possono ricordare P. Marco Aurelio Resta, laureato in teologia e maestro degli studi a Bologna, dove mori in giovane età (21), il P. Francesco Maria Nicola che fu güardiano del convento di San Francesco in L’Aquila; sempre a L’Aquila, il 1 giugno 1793, emetteva i voti religiosi fra Luigi de Innocentiis, con la figliolanza di Tagliacozzo (22). Questo secolo fu particolarmente interessante sotto l’aspetto culturale e spirituale sia per la popolazione di Tagliacozzo che per la famiglia conventuale. ‘ La scuola, la predicazione, la solennità delle liturgie nella chiesa e l’esemplarità della vita religiosa fecero si che il convento di Tagliacozzo divèntasse uno dei migliori e più esemplari della provincia religiosa (23).

L’esemplarità della comunità veniva anche dalla povertà in cui vivevano i religiosi. Leggendo la relazione inviata alla Santa Sede nel 1650 ci si. rende conto che un terzo. degli introiti della comunità era dovuto all’industria dei frati e alla carità dei benefattori e solo i due terzi provenivano dai beni immobili, dai censi e dai legati, ma il tutto è relativamente poco in relazione agli incenti guadagni degli altri conventi (24). I tagliacozzani erano soddisfatti dei religiosi del convento di S. Francesco, ammiravano la loro vita e seguivano le loro attività; nel momento della soppressione napoleonica, autorità e popolo chiesero ai nuovi padroni che la chiesa di S. Francesco fosse restata aperta e tenuta in servizio dai religiosi che, con tanto decoro, l’avevano sempre officiata. Il culto al Beato Tommaso, che lungo i secoli non è stato mai interrotto, come dimostra giustamente il P. Odoardi (25), nel secolo XVIII si accrebbe. Il Corsignani ” nel 1712 ne ricorda l’annuale festa a Celano alla seconda domenica di ottobre “; lo Sbaraglia parla della ” grande venerazione e i prodigi “. Il bollandista Suyskens lo descrive ” pio e dotto biografo ” di S. Francesco, e il P. Gaetano Lucchesi, guardiano del convento di Tagliacozzo nel 1757, testimoniava ” che in S. Giovanni in Val dei Varri il Celanese era stato venerato per Santo… come miracolosissimo ” e che ” sempre quel corpo era nominato da popoli Santo e non Beato come oggi di ” e cioè: ” Beato Tomasio, anticamente detto Santo Tomasio ” (26).

Note
(1) ASV, o.c., p.27

(2) G. Gattinara, o.c., p. 104. Cfr. E Ricotti, o.c. p. 256 e 298. La serie dei’ Provinciali abruzzese non si può dire fissata: si ha la serie del Colagreco, la serie inedita del Papini, conservata nell’archivio generale dell’ Ordine, e i Regesta Ordinis; fino alla fine del secolo XV si hanno varie incertezze tra i testi; nel sec, XVI si è più uniformi, ma anche qui c’è qualche lacuna.

(3) Nella ” Positio super dubio ” presentata alla ” Sacra Congregazione dei Riti ” per la Beatificazione e Canonizazione del Venerabile Servo di Dio P. Bartolomeo Agricola Sacerdote dell’Ordine Minore Conventuale di S.. Francesco “, stampata,a Roma nel 1744, c’è anche una breve vita del Santo Religioso: ” Synopsis vitae Venerabilis Servi Dei ” e a pagina 4 si legge: ” .Assisium inde, invisendi gratia Seraphici Patris sui Sancti Francisci corpus, de superiorum licentia se contulit, ibique de familia a Patte Magistro Vincentio .de Montavio, Sacri Conventus Custode, fuit collocatus, ut Cappellae Musices, cuius artem Ven. Dei Servus optime callebat, inserviret a.

(4) Desidero dare una sintesi della vita del Venerabile e le date fondamentali della sua esistenza, come vengono espresse nella ” Synopsis “: Il Ven. Bartolomeo Agricola nasce nel 1560 nella cittadina di Amberg nel palatinato, da Giovanni e Maddalena Agricola, genitori onesti ma tenaci protestanti che educano i figli nella stessa fede. A 20 anni, Bartolomeo, dietro una crisi religiosa, si reca a Roma ed è ospite nella casa del ” Cardinale Tridentino ” (sembra che sia il cardinale Ludovico Madruzzi), che lo affida al P. Properzio Resta Provinciale dei Conventuali (per la precisione storica, il Resta non era provinciale bensi procuratore generale dell’Ordine), per istruirlo nella fede. Sotto la guida di un maestro tanto illustre fa l’abiura del protestantesimo e si converte al cattolicesimo, mostrando desiderio di diventare religiosa francescano conventuale. Il P. Resta, prima lo distoglie da tale proposito volendo studiare la sua indole e la fondatezza della fede, ma quando si avvede.che il giovane è deciso, la sua vocazione è sicura, i suoi costumi sono innocenti e la sua pietà è solida, lo accoglie nella provincia d’Abruzzo, affiliandolo al convento di Tagliacozzo.

(5) F. A. Benoffi, o.c., p. 290.

(6) P. Giovanni Bastianini, Il codice corale di Tagliacozzo, in L’Osservatore Romano, 311 gen. feb. 1977, p. 6. Tra le altre notizie forniteci dal Bastianini intorno al famoso codice corale, sappiamo che il prezioso manoscritto rinvenuto nell’archivio del convento nel 1967, è stato ” finemente restaurato dalla Sovrintendenza archivistica dell’Abruzzo e Molise di Pescara e restituito al convento francescano di Tagliacozzo “, Il Ven. Agricola, discepolo del ” più grande contrappuntista di tutti i tempi “, P. Costanzo Porta (1529-1601), trascrisse inoltre musiche del Maestro per utilizzarle nelle solennità liturgiche.

(7) Corsignani, o.c., parte II, p. 288. Cfz. Biblioteca Sanctorum I, Roma 1961, 609. Tra. le opere inedite del P. Agricola, nel Sacro Convento di Assisi si conserva il manoscritto di ” Spiritualità.

(8) P. Benoffi, o.c., p. 302.

(9) G. Gattinara, o.c., y. 173. Cfr. E. Ricotti, o.c., p. 264.

(10) G. Gattinara, o.c., p. 172. Cfr. E. Ricotti, o.c., p. 303. Nel necrologio del convento pubblicato dal P. Chiappini sulla Col. Franc. 30, 1960, 218 tra i tanti religiosi va ricordato ” fr. Johannes de Collibus, laicus, homo simplex, timens Deum et labori multum deditus, 1602 31 ottobre “.

(11) G. Gattinara, o.c., p. 120.

(12) G; Odoardi, l frati .Minori Conueeteali, Roma 1978, p. 132.

(13) V. Orsini, Vn convento una città, Sulmona 198î”p. 102, nota 3.

(14) G. Odoardq o.c., p. 132.

(15) A.S.V., Dalla relazione del 24.2.1650, a p. 28, si apprende che la comunità era formata dai seguenti religiosi: Sacerdoti: P. Giovanni Cocco da Tagliacozzo, Superiore P. Lelio Cocco da Tagliacozzo, Vicario P. Giovanni Antonio Pellacchi da Tagliacozzo; P. Fabiano Gregorio da Tagliacozzo, Custode; Chierico professo: Fra Francesco Scarparella da Civita Retenga; Iwici professi: Fra Pasquale Pasquali da Castel di Ieri Fra Domenico Palozzoli da Paganica Fra Antonio Sempronio da Tagliacozzo, oblato.

(16) A.S.V., p. 27.

(17) Corsignani,o.c., parte lI, p. 288.

(18) Archivio di Stato L’Aquila: Archivio del Secondo Abruzzo ultra, Tagliacozzo, Moeustero dei Fraecescuni, Inventario e Carteggio 1808-1809-1811. Cartella 1186, n. 30.

(19) G. Gattinara, o.c., p. 174. Cfr Corsignani, o.c. parte II, p. 483. Da una serie di corrispondenze epistolari tra il Sindaco di Lanciano, il re di Napoli e il P. ProvincialeGiandomenico. Amorelli si apprende.che nel convento di Tagliacozzo c’era un seminario dove erano accolti i giovani che volevano prepararsi al sacerdozio, ma nell’anno scolastico 1766-67 fu chiuso per motivi economici (Archivio Conv. S. Francesco, Lanciano. Documenti e lettere inedite).

(20) E. Ricotti, o.c., p. 265.

(21) B. Theulus, Triunphus Seraphicus Collegii D. Bonaventorae. a. MDCLV., p. 132-133. e

(22) Libro dei Coesigli o Capitoli coeventuali di L’Aquila, in Archivio Generale dei Frati Minori Conventuali, Roma, leggere anno 1793.

(23) G. Gattinara, o.c., p. 104 ss.

(24) A.S.V., Re1azioae cit”p 28.

(25) P. Giovanni Odoardi, Fra Tommaso du Celano, cit., pp. 47-48-49. (26) Idem, p. 50 s.

Chiesa e Convento di San Francesco

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Rinnovamento spirituale strutturale nei secoli XVII e XVIII
Rinnovamento spirituale strutturale nei secoli XVII e XVIII

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