“Riduzione della bucrocrazia e introduzione del reddito di cittadinanza”: intervista a Giorgio Fedele (M5S)



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Avezzano – Dal problema della disoccupazione al reddito di cittadinanza. Dalla riduzione della burocrazia allo sviluppo delle energie rinnovabili. Giorgio Fedele, uno dei volti nuovi del Movimento 5 Stelle, candidato alla Camera con il Movimento 5 stelle sia al collegio uninominale L’Aquila-Marsica-Alto Sangro, sia al plurinominale L’Aquila-Teramo, ne ha parlato in una breve intervista a pochi giorni dalle elezioni politiche del 4 marzo.

 

Giorgio, sei alla prima esperienza in politica dopo una militanza di ben quattro anni con il Movimento Cinque Stelle. La politica nazionale ad oggi vive un momento di grande difficoltà; ti senti pronto per affrontare questa importante sfida?

Mi sento pronto ad affrontare questa sfida e sono ben consapevole della responsabilità che ne deriva. Responsabilità ancor maggiore se si considera che, fra i candidati marsicani, potrei essere l’unico con oggettive possibilità di elezione e che l’alternativa sarebbe Antonio Martino, candidato pescarese del centrodestra. La mia candidatura non è infatti frutto di un’occasione del momento, ma il risultato di un percorso iniziato ormai 7 anni fa e portato avanti insieme ai gruppi M5S su di un territorio che vivo quotidianamente.

E’ vero che c’è discordanza numerica tra i consensi che ricevete nelle elezioni amministrative e invece quelli che, stando ai dati, potreste ricevere il prossimo 4 Marzo ?

Sì, c’è discordanza fra il consenso che otteniamo da anni a livello nazionale e quello che invece otteniamo durante le amministrative. Questo però è dovuto soprattutto alle caratteristiche che differenziano le elezioni politiche, dove il voto d’opinione è molto più forte, rispetto alle elezioni comunali, dove invece si tende a votare più sulla base di una conoscenza diretta dei vari candidati. E’ proprio su questo che i partiti fanno leva, specie nei Comuni più grandi, formando coalizioni con decine di liste civetta che servono solo a raccogliere i voti. Ovviamente, sta anche a noi come Movimento radicarci, meglio e di più, sui singoli territori, dando prova di maturità e capacità.

C’è chi accusa il Movimento di inesperienza e predicendo scenari apocalittici. Come ti senti di rispondere ?

Quando non si è in grado di confutare un ragionamento si punta a delegittimare l’avversario. Questo è l’attuale spessore della politica e del dibattito politico in Italia. E’ una concezione del confronto che però non ci appartiene. In questi anni siamo maturati ed abbiamo dimostrato onestà, coraggio, capacità e spirito di servizio, quello di cui ha bisogno oggi la politica ed il Paese. Noi siamo pronti e vogliamo essere messi alla prova.

Puoi spiegarci in breve i punti che tu ritieni essere i più importanti sui quali lavorare e concentrarsi maggiormente, nel programma del Movimento 5 Stelle ?

Parliamo delle misure previste per il sistema economico e sociale. Riduzione della burocrazia, che oggi schiaccia le nostre imprese e non solo, con l’abrogazione di 400 leggi già individuate fra cui gli studi di settore ed il redditometro. Riduzione della pressione fiscale, con la rimodulazione dei scaglioni IRPEF che andranno dal 23% fino al 41% (oggi abbiamo una forbice che va dal 27% fino al 43%), con il dimezzamento dell’IRAP e la riduzione del cuneo fiscale della componente INAIL per le imprese. Il superamento della legge Fornero, fissando il pensionamento a 41 anni di contributi versati o a “quota 100” (ovvero la somma dell’età anagrafica con gli anni di contribuzione). Particolare riguardo, in questo contesto, avranno poi i lavori usuranti. Altro intervento indispensabile è l’introduzione del Reddito di Cittadinanza. Si parla però anche di tutela ambientale, valorizzazione del turismo, di scuola e di sanità. Abbiamo coperto ogni settore economico, sociale ed ambientale, con una visione integrata. Ogni azione proposta nel nostro programma è finalizzata ad intervenire sulla situazione attuale per preparare il contesto al successivo sviluppo, per tornare a cresce in maniera concreta e sostenibile.

A proposito di lavoro invece; cosa proponete per arginare la disoccupazione giovanile (e non) e quanto riscontro può avere nello specifico sul territorio marsicano la vostra ricetta.

Come già anticipato, il primo passo è l’alleggerimento fiscale e burocratico. È inutile parlare di lavoro senza affrontare queste tematiche. Contestualmente, abbiamo previsto un serio piano di investimenti in settori strategici per l’Italia, contraddistinti da un alto moltiplicatore occupazionale. Basti pensare che l’investimento di un miliardo di euro nella ricerca del petrolio genera 500 posti di lavoro, mentre investire lo stesso miliardo nel settore del turismo genera 12.500 posti di lavoro.  Ulteriore tassello è poi il superamento della legge Fornero che ha impedito il ricambio generazionale, facendo impennare la disoccupazione giovanile. In Marsica, in particolare, abbiamo l’occasione di ripartire anche grazie al mondo agricolo e sarà questo uno dei miei principali obiettivi. Queste sono le scelte che una politica capace deve fare: proiettare il Paese verso il futuro, verso l’innovazione, verso la competitività e la sostenibilità.

Si sente spesso parlare di – reddito di cittadinanza – puoi spiegarci meglio in cosa consiste ?

Il reddito di cittadinanza è una misura proattiva di sostegno che consente di essere ricollocati nel mondo del lavoro garantendo, in questa fase di passaggio, una vita dignitosa. Non si tratta di una misura assistenzialista come alcuni vogliono far credere, non mira a dare un reddito alle persone perché rimangano a casa. Il beneficio è infatti condizionato ad una serie di obblighi relativi, ad esempio, alla formazione e al reinserimento nel mondo del lavoro. Se questi impegni non vengono rispettati, se ne perde per sempre il diritto. I beneficiari del reddito sono 2 milioni 789 mila famiglie, circa 9 milioni di persone. Il costo complessivo certificato dall’ISTA per il primo anno è di 17 miliardi di euro, mentre le coperture, già individuate, sono state validate in più occasione dalle commissioni bilancio di Camera e Senato. Riformando poi i centri per l’impiego, facciamo incontrare davvero domanda e offerta di lavoro e garantiamo formazione continua a chi perde l’occupazione. Con la  flexsecurity le imprese sono più competitive e le persone escono dalla condizione di povertà. Il sostegno al reddito sarà fornito in base alla composizione del nucleo familiare e potrà variare da un minimo di € 780 netti/mese per il single, fino a € 1.950 netti/mese per una coppia con 2 o più figli maggiori di 14 anni.

Il settore agricolo è estremamente importante e molto sviluppato nel vostro programma …

Il settore agricolo può essere uno dei settori trainanti ed è strategico per un Paese come l’Italia che ha subito accordi come il TTIP e il CETA. Abbiamo perso l’autosufficienza in molte produzioni di pregio, preferendo importare dall’estero materie prime di minore qualità e sicurezza, solo perché più economiche. La nostra Provincia e la nostra Regione potrebbero essere rilanciate proprio grazie al comparto agricolo se solo la politica si mostrasse meno lassista. Il piano di sviluppo rurale, gestito dalla Regione, è oggi la principale fonte di investimento. Già in questo momento però, rischiamo di dover restituire più di 40 milioni di euro all’Europa perché non spesi nei tempi fissati e, visto l’assoluto immobilismo della Regione, la situazione potrà solo peggiorare. Ecco cosa ha prodotto in Abruzzo la coalizione di centrosinistra. Le nostre proposte sono di buon senso: riforma dell’AGEA, lotta alle importazioni selvagge, creazione di un vero e proprio marchio “made in Italy”, spingere per una revisione della PAC che investa più risorse sul secondo pilastro, trasparenza della filiera e obbligo di provenienza in etichetta, piani nazionali per produzioni strategiche come quelle cerialicole ed olivicole perché si punti all’indipendenza alimentare, nonchè investimenti nella formazione e per la ricerca nelle biotecnologie.

Sentiamo che il rinnovabile sarà il futuro e che le fonti fossili saranno sostituite… voi avete sviluppato ampiamente questo punto. Quali saranno gli ipotetici vantaggi e quali gli svantaggi?

Cambiare, oggi, non è una scelta ma una necessità. Se vogliamo avere un’economia anche nel prossimo futuro, abbiamo bisogno di iniziare a progettarla oggi. Investire infatti nelle energie rinnovabili e nell’efficientamento energetico non ci garantirà solo una sempre minore dipendenza dall’estero per gli approvvigionamenti, ma proietterà anche l’Italia verso il futuro, riducendo contemporaneamente l’impatto sull’ambiente, sulla salute e sul costo dell’energia. Non è un caso se altri Stati hanno già portato avanti piani a lungo termine in questa direzione. Il piano che abbiamo individuato ci porterà ad essere indipendenti dalle fonti fossili entro il 2050. Finalmente si torna a parlare di un piano energetico nazionale che guarda oltre la singola legislatura e che non si fonda su spot elettorali. Non solo. Investire oggi in questo futuro aprirà anche nuovi settori di mercato, con la creazione di una media di 17.000 posti di lavoro per ogni miliardo di euro investito.

Avete intenzione di rimettere mano alla carta costituzionale proponendo una riforma in un futuro prossimo? cosa ritenete di dover modificare?

L’esperienza di questa legislatura ci ha consentito di approfondire tutte le materie collegate alla macchina dello Stato. Per questo abbiamo pensato ad un programma di interventi mirati e in grado di produrre cambiamenti radicali senza distruggere le garanzie a tutela di tutti. Parliamo di lotta agli eccessi e ai privilegi in tema di stipendi e rimborsi parlamentari. La riduzione dei componenti di Camera e Senato. Intendiamo porre stringenti obblighi di pubblicazione dei bilanci e del dettaglio dei finanziamenti ricevuti dai partiti da fondazioni e associazioni. Riteniamo essenziale l’abolizione della legge sul pareggio di bilancio e l’eliminazione del Fiscal Compact. Attraverso poi l’eliminazione del quorum dallo strumento referendario, sarà possibile porre fine alla distorsione che ha condotto al fallimento di moltissimi Referendum. Sosteniamo fortemente l’introduzione del referendum propositivo, ossia un mezzo per trasformare in legge proposte avanzate e votate dai cittadini. Infine, nell’intento più generale di eliminare gli enti inutili, aboliremo veramente le Provincie e il Consiglio Nazionale dell’economia e del lavoro.



Marianetti MED

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