Richelieu scopre Mazzarino

Testi di Don Vincenzo Amendola maggiori info autore
Il successo diplomatico raggiunto sotto le mura di Casale, nell’ottenere una tregua d’armi fra i due eserciti più potenti del tempo, fece fare al nome di Giulio Mazzarino il giro delle corti e delle cancellerie di tutta Europa. Un nuovo astro sorgeva sull’orizzonte politico e suscitava interesse e curiosità, anche perché non era un principe né un nobile e traeva la sua luminosità e la sua forza dalle capacità e dalla preparazione personali.

L’accordo definitivo per la questione del Monferrato fu raggiunto nell’aprile del 1631 e ratificato dalla Francia e dalla Spagna nel giugno dello stesso anno. Mazzarino ebbe la parte più importante nelle trattative. Ma ciò che più interessa il nostro argomento è l’orientamento che il giovane diplomatico dette in questa circostanza alle sue scelte.

Mazzarino già nella tregua dell’ottobre era entrato in díretto contatto con la diplomazia francese; egli si era incontrato più volte con il potente ministro del re di Francia, .Richelieu, e ne aveva potuto ammirare la capacità e la politica. Ma soprattutto l’attento diplomatico del Papa intuì allora, in tutta la vicenda, che la potenza spagnola ormai era incamminata sulla parabola discendente, mentre la Francia andava conducendo un’accorta e decisa politica per divenire la potenza egemone dell’Europa. Giulio Mazzarino non esitò pertanto a fare la sua scelta. Egli decise di favorire i francesi. A Richelieu non sfuggirono le qualità e gli orientamenti del messo del Papa. Se la Francia aveva ottenuto col trattato di Cherasco il Pinerolo, essa doveva esserne grata a quell’intraprendente capitano-diplomatico che veniva da Roma, e senza essere legato da vincoli di sangue o da interessi feudatari o di potere ai potenti della Città dei Papi. E Richelieu riuscì ad attirarlo nell’orbita della Politica francese.
Dal 1632 al 1636 Mazzarino ebbe diversi incarichi diplomatici, che lo portarono ripetutamente in Francia. Ormai non era più un soldato.

Per i meriti acquisiti era stato nominato canonico del Laterano ed aveva avuto in dotazione altri ricchi benefici ecclesiastici, che risolvevano il suo personale problema economico e gli permettevano di adottare un costume di vita interamente ecclesiastico, senza tuttavia dover accedere al sacerdozio o a incarichi di responsabilità religiosa e pastorale.

Mazzarino – abbiamo detto – si recò in quel periodo in Francia anche Più volte durante lo stesso anno, come componente la missione diplomatica pontificia, come uditore delle delegazioni, segretario del nunzio cardinal Antonio Barberini, vice-delegato, nunzio straordinario. Queste furono tutte occasioni per conoscere meglio il paese e l’ambiente, che avevano attirato le sue simpatie e le sue preferenze; e gli diedero modo d’inserirsi sempre più nel mondo che stava per eleggere come sua patria adottiva.

La sua familiarità con Richelieu divenne sempre più intima e i servigi resi alla diplomazia francese lo avvicinarono ancora di più al cardinale Primo Ministro, che andava maturando il disegno di farne un personaggio completamente legato alla corona francese e alla Francia. Fu per questo che negli anni 1637 e 1638 Richelieu fece ripetute istanze presso il papa Urbano VIII perché nominasse Mazzarino nunzio ordinario alla corte di Francia. Le resistenze del Papa alla richiesta del Primo Ministro francese erano dettate sia dal fatto che dovesse sembrare quasi un tradimento l’ormai esplicita aderenza di Mazzarino alla politica francese, sia dalle pressioni del governo spagnolo, che temeva la diplomazia di lui, apertamente favorevole alla potenza rivale; non ultimo, il motivo che la nunziatura a Parigi era uno dei posti più prestigiosi nella carriera ecclesiastico-diplomatica e certamente ambivano ad occuparlo altri nobili o parenti del Papa.

Infine Richelieu la spuntò. Mazzarino fu nominato nunzio a Parigi e, il 18 dicembre 1638, dopo la morte di Padre joseph, la cosiddetta « eminenza grigia », il re Luigi XIII chiese ufficialmente al Papa anche il « cappello » cardinalizio per Mazzarino. Per questa richiesta si determinò una tensione fra il re di Francia e il Papa. Quest’ultimo rifiutava di dare il titolo cardinalizio al Mazzarino, soprattutto per le pressioni del governo di Sua Maestà Cattolica di Spagna. Pertanto, passarono ancora tre anni prima che Luigi XIII ottenesse la porpora per il suo protetto.