Il Congresso di Vienna sancì la Restaurazione borbonica a Napoli.
Tramite l’intervento austriaco, Ferdinando IV, tornò sul trono con il nome di Ferdinando I e, nel maggio del 1815, fu sanzionato il Regno delle Due Sicilie.
Gran parte del territorio abruzzese venne occupato, stavolta, dall’esercito austriaco: “Verso il distretto di Avezzano fu condotta un’accozzaglia di soldati croati e pontifici, insieme ad una massa di briganti desiderosi di saccheggio. L’orda raggiunse Avezzano dalla parte di Cappelle e, solo il decisivo intervento della guardia cittadina fermò gli sbandati, comandati da Vettiglia di Morrea, ex componente della banda di Fra Diavolo. Allontanati i briganti, rimase nella zona una guarnigione di pochi croati ed una cinquantina di soldati pontifici. Il famelico reggimento, rimasto molti mesi ad Avezzano, gravo’ fortemente sul bilancio comunale ” (1).
A fronte di queste vicende, con la legge organica giudiziaria del 28 maggio 1817, furono istituiti anche nella Marsica i Procuratori del Re presso i tribunali civili come pure i giudici di circondario; i sindaci e gli eletti; i cancellieri comunali, la gendarmeria reale la guardia urbana, i consiglieri distrettuali e provinciali. Quest’ultimi erano votati dal Decurionato e venivano scelti secondo criteri di possidenza per ogni paese marsicano e in base alla loro professione di avvocati, notai, dottori nonché alle loro rendite.
Nel tentativo di rimettere ordine nell’amministrazione delle province fu dato potere all’intendenza aquilana di occuparsi anche delle iscrizioni sul Gran Libro del debito pubblico; a quello degli introiti dei luoghi pii; delle liste di fuorbando; dei malfattori, delle comitive armate, delle cappellanie, dei padronati, dei regolamenti per i Monti Frumentari, delle mense vescovili e delle proprietà dei monasteri soppressi, assegnando ai monaci e alle suore una misera pensione. Tutto questo, poi, in via gerarchica veniva trasmesso a Napoli, per ricevere risposte di approvazione, ordini di esecuzione oppure provvedimenti restrittivi, che l’intendente trasmetteva al sottintendente di Avezzano per una pronta esecuzione (2). A questo punto entrano in scena trame eversive che già maturavano dal 1813 tra i militari che avevano seguito Gioacchino Murat.
Le tensioni inerenti al problema costituzionale si diffusero nel 1820 in tutto il Regno, prendendo piede la “setta della Carboneria” già penetrata nell’esercito borbonico tra gli ufficiali di medio livello, intellettuali e borghesi (la Marsica pullulava di vendite carbonare dai nomi davvero singolari). Resta inteso, però, che essa rimase, un movimento elitario con l’esclusione delle masse popolari. Del tutto contrario il parere dell’intendente aquilano Federico Guarini, che osteggio’ con determinazione la Carboneria marsicana, ordinando al sottintendente Gualtieri (Avezzano) di proibire l’uso della “noccarda nazionale ” e di tenere sotto stretta sorveglianza i benestanti del posto (3).
L’estensione dei tumulti, come è ben noto, indusse il re di Napoli a concedere la Costituzione nel luglio del 1820 (dopo i moti carbonari guidati da Guglielmo Pepe), suscitando i risentimenti delle potenze europee nel congresso di Lubiana, che subito inviarono a reprimere i moti il generale austriaco Johann Philip Frimont.
NOTE
1) F.D’Amore, Gli ultimi disperati. Sulle tracce dei briganti marsicani prima e dopo l’unità, Amministrazione Provinciale, L’Aquila 1994, p.43. Cfr. B.Jatosti, La storia di Avezzano, vol.Primo, Tip. Marsicana di V.Magagnini, 1876.
2) Archivio di Stato di L’Aquila, Intendenza di Abruzzo Ulteriore, Serie I, Affari Generali, 1806-1866 (Cat.I – XXVII), inv. 2.1; Ivi, Serie I, Affari Generali, cat.X, Culti, 1972-1811- inv.29.
3) Per quanto riguarda i nomi dei proprietari marsicani (tra cui i ben noti fratelli Cerri), che dirigevano le sette della Carboneria locale, si veda il dettagliato elenco riportato da G.Jetti in: Cronache della Marsica (1799-1915), Luigi Regina Editore, Napoli, 1978.









