Recroy e gli “importanti”

Testi di Don Vincenzo Amendola maggiori info autore
Il 5 maggio 1643 il re fanciullo, Luigi XIV, fece il suo ingresso a Parigi, provenendo da Saint-Germain, e suscitò nel popolo accorso a vederlo entusiasmo e commozione. Nelle cronache dell’avvenimento sembra quasi che la gente nella espressione e nell’atteggiamento del fanciullo regale presagisse il futuro splendore del Re-Sole. Un cronista annotava: « Il re è molto risoluto e io restavo meravigliato nel vedere che ognuno volontariamente si sottometteva a un bambino che ancora aveva bisogno del bavaglino ».
Il 18 maggio il parlamento di Parigi tenne un « letto di giustizia » (così veniva chiamata l’assemblea riunita per approvare leggi e decreti), nel corso del quale alla regina Anna venne riconosciuta l’autorità « piena, intera e assoluta » di reggente a nome del figlio.

Durante lo stesso « letto di giustízia », Gastone d’Orléans, fratello di Luigi XIII, fu nominato « luogotenente di tutte le provincie del regno sotto l’autorità della regina e capo del Consiglio ». Mazzarino non fu presente alla seduta e, chiamato in serata al Consiglio di reggenza, si giustificò dicendo che non aveva più il titolo per prendervi parte. Allora ricevette una nuova nomina a ministro. Il gesto del cardinale non deve far pensare che egli si fosse tirato indietro dall’attività politica e diplomatica, anzi, ora col consenso di Anna la reggente, era lui che muoveva direttamente le fila di tutte le operazioni, comprese quelle militari. Ma egli voleva anche un titolo ufficiale per poter agire più allo scoperto, e l’ottenne appunto quella sera stessa.

Sappiamo che la nobiltà francese aspettava questo momento per riprendere il sopravvento sul governo monarchíco, approfittando del periodo di reggenza e, pertanto, non poteva accogliere con favore la decisione di rimettere tutto nelle mani della regina-madre e quindi in quelle di Mazzarino, uno straniero abile e superiore a tutti loro nell’arte di governare. Vedremo come l’insoddisfazione dei nobili arriverà perfino a suscitare una guerra civile. Per il momento il malcontento per le decisioni del « letto di giustizia » del 18 maggio venne sommerso dall’esultanza alla notizia che l’esercito francese aveva pressoché annientato la forza dei « tiercos » spagnoli, il corpo militare più famoso del mondo, nella battaglia di Recroy, svoltasi il 19 maggio.

Gli uomini che si erano scontrati erano stati circa trentacinquemila e ne erano caduti ottomila. L’esercito francese era condotto dal duca d’Enghien, quello che resterà noto alla storia come il Gran Condé, il più celebre capitano del secolo, divenuto proprio in questa circostanza una gloria militare della Francia.
Al grande successo di Recroy se ne aggiunse un secondo nello stesso anno il 10 agosto con la conquista di Thionville, che apriva la strada verso la Germania. Questo piano di guerra era stato escogitato dall’Enghien e Mazzarino l’aveva approvato e appoggiato in parlamento per dimostrare che con la morte di Luigi xiii la politica della reggente non aveva perduto vigore e determinazione.

Ai primi di settembre Mazzarino dovette affrontare apertamente, per la prima volta, i suoi nemici interni. Alcuni nobili erano rientrati dall’esilio, dove li aveva cacciati Richelieu. Questi, però, non si sentivano soddisfatti e sicuri che un altro cardinale, per di più straniero e non nobile, avesse preso il posto del loro nemico e avesse dichiarato che ne voleva proseguire la politica. A questi insoddisfatti si erano uniti altri nobili, che aspiravano al posto di primo ministro o pensavano di avere un’influenza preponderante nella gestione della reggenza o erano gelosi del successo e della conseguente fama del giovane Enghien. A questi motivi si intrecciavano intrighi di galanterie e piccanti questioni di avventure di corte.

Tutti costoro individuarono la causa delle loro delusioni nel Primo Ministro straniero e si ritrovarono d’accordo nell’eliminarlo. Fu ordito un complotto, noto con l’appellativo « degli Importanti », per assassinare Mazzarino. Questi, venutone a conoscenza tempestivamente, sventò i piani dei congiurati con accortezza e discrezione: alcuni furono allontanati da Parigi con incarichi o investiture in provincia; altri se ne andarono da sé; Francesco Vendome, duca di Beaufort, capo della congiura, fu arrestato senza fracasso. Il re indirizzò al parlamento una relazione – certamente ispirata e redatta da Mazzarino – in cui si sosteneva che le misure prese erano necessarie per allontanare dalla corte fazioni turbolente, « che degenerano ordinariamente in guerre civili e causano in poco tempo il dissolvimento dell’intera nazione ».

Il cardinale di Retz, un personaggio di cui dovremo parlare, e che per il momento è solo un brillante giovanotto della nobiltà parigina, nelle sue memorie dice: « L’indomani dell’azione [Mazzarino] sembrò ancor più moderato, più civile e più aperto … Insomma egli si comportò così bene che si ritrovò alla testa di tutti quando tutti credevano di averlo distanziato ».