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Comune di Trasacco

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Premiato a Roma un poeta di Trasacco (Il Centro maggio 1997)

Trasacco – Luigi Susi , poeta e pittore di Trasacco è stato insignito in Campidoglio del premio Nazionale “Fiore di Roccia” di poesia dialettale, con la lirica “Mimos penne jurne”.
Per l’artista marsicano quella romana rappresenta la 30° partecipazione ufficiale a concorsi regionali e nazionali di poesia in dialetto. Dopo il conseguimento del premio in Campidoglio, il poeta di Trasacco ha deciso di pubblicare una raccolta delle sue liriche più note.
….”Nel dialetto esprimo tutto ciò che provo – spiega Susi -, le mie origini contadine mi portano ad apprezzare e valorizzare una lingua che sento mia e che mi permette di esternare le mie passioni”.
Apprezzato anche nel campo della pittura, per il suo semiastrattismo, ha riportato importanti riconoscimenti: nel 1978 vinse Sanremo in primo premio al concorso “La scarpina d’oro”, è stato ospite alla biennale di Alatri nell’88 partecipò con successo in occasione del concorso
di ex Libris “D’Annunzio” di Pescara”.

A.M.

 

 

 

 

 

 

 

FONDAZIONE IGNAZIO SILONE COMUNE DI SULMONA 19 GENNAIO 2001
Auditorium Sant.ma Annunziata
Premio Internazionale Silone 2001

Nel panorama artistico e culturale regionale e nazionale Luigi Susi ha ha conquistato un posto di rilievo, sia come pittore che come poeta, evidenziando una grande personalità ed una notevole vena artîstica.
La sua esperienza conferma ed esalta il valore del contributo sostanziale della provincia italiana alla evoluzione culturale del nostro Paese, che la Fondazione Silone ha sempre sottolineato, sia istituendo la Collana “Voci della provincia”, che richiamando l’attenzione della opinione pubblica su personaggi ed eventi dei nostri centri minori.

Nella pittura e nella poesia di Luigi Susi e presente il nostro tempo, con tutta la sua complessità, ma è soprattutto vivo il legame con la sua terra, che dà ai suoi versi ed ai suoi dipinti, una spiccata capacità espressiva, suscitando ammirazione ed emozione.
La Fondazione Silone conferisce a Luigi Susi uno speciale riconoscimento per quanto ha prodotto nei suoi lunghi anni di attività artistica e per quanto produrrà nel futuro, sempre accompagnato dalla stima. c dall’affetto degli abruzzesi e di tutti quelli che lo hanno conosciuto e avranno la possibilità di apprezzare le sue opere.

VII° Premio Internazionale Silone 20 febbraio 2001
L’Obiettivo (Periodico di informazione del Centro Abruzzo)
di Maria Grazia Trozzi

“Per Ignazio Silone la libertà è soprattutto Ia possibilità di dubitare, di agire senza condizionamenti”. Il presidente Domenico Susi ricorda come il padre della fondazione combatteva per la libertà, per il diritto alla cultura.
La fondazione incarna lo spirito dello scrittore marsicano, opera nel presente, per portare gli ideali di giustizia ed uguaglianza alle future generazioni. Non resta immobile ad aspettare, ma incontra i giovani (più di 500 mila solo nel 2001), entrando nelle loro scuole: Università, medie superiori o elementari, istituti.
Il contatto è fondamentale per far conoscere i valori e il messaggio di Silone.
Una parte dell’eredità dello scrittore di Pescina è nell’equilibrio di questa fondazione poliedrica che combatte con forza le sue battaglie, lotta volta al futuro. Denuncia la violazione dei diritti civili, s’impegna per l’affermazione delle libertà, sottolinea l’esigenza di garantismo, il rifiuto del principio che nella giurisdizione il fine giustifica i mezzi e che si possa assimilare il magistrato al legislatore. Una società laica, questo chiede la fondazione.
Una comunità dove sia cancellato definitivamente il turbocapitalismo e il liberismo selvaggio, privo di regole.Eguale diritto di espressione, per tutti. Una svolta garantista è l’affermazione del principio di legalità. Desiderare e combattere per un mondo a tutela dei consumatori, dell’ambiente, della vita in tutte le sue espressioni.
Non é un caso, l’importanza data al diritto all’istruzione pubblica, per la fondazione questo non può esaurirsi solo nella scuola.

La prova di quanto detto è l’edizione a Fumetti della vita di Silone, realizzata per gli alunni delle scuole elementari e medie.
I giovani sono il nostro “domani” e per richiamare la loro attenzione la fondazione porta loro quella parte di storia dove si lotta pei la vita e dei libri molto spesso, non possono raccontare.
A confermare l’utilità delle iniziative rivolte ai ragazzi, il successo della terza edizione della biografia di Silone, presentata anche a Catania, un anno fa.
E’ coerente, visibile ed efficace l’azione che la fondazione porta avanti in nome di Silone. Speciale davvero, il riconoscimento al saggio di Ferdinando Alfonsi, docente della F’ulldam University di New York.
L’assegnazione rientra nell’ambito dell’iniziativa Silone nel mondo che la fondazione ha portato avanti, per far conoscere in vita, le opere e le battaglie di uno dei più profondi e acuti padri spirituali dell’Abruzzo.
Una raccolta di saggi che ha coinvolto tutti gli intellettuali del globo e li ha portati a riflettere su Silone e il pensiero del “paese dell’anima”, là dove Silone scriveva: ” il paese ammucchiato su una costa sassosa dove dai rifugi neri incavati nella montagna la popolazione doveva povera ogni mattina scende verso il piano, come una processione di formiche in cerca di nutrimento”.
Affamati di vita, di giustizia, questo è il nutrimento di cui ancora oggi si avverte la necessità.

Il 2002 è l’anno dello sviluppo della fondazione in ambito internazionale. Le linee guida (diritti civili, libertà e legalità) hanno permesso alla fondazione di operare con successo nei Paesi del Maghieb e di cominciare a portare i valori e le idee di Silone anche in Canada e negli Stati Uniti (Usa).

Non a caso il premio a Nelson Mandela, simbolo mondiale per la lotta contro l’Apartheid. Dal l 944 Mandela cominciò a svolgere attività politica, divenendo leader dell’African National Congress, 26 anni rinchiuso in carcere per aver lottato contro la discriminazione. Ha sacrificato la sua vita e quella dei suoi famigliari per la libertà del suo popolo. Un “Lungo cammino” per chi, come lui, ha avuto sete di libertà, quando ha scoperto che era un’illusione. “La libertà è una sola e le catene imposte, ad uno di noi, pesano sulle spalle di tutti. Quelle imposte al mio popolo, pesano sulle mie”.

Dalla Fondazione Silone a Sulmona.
Riconoscimento speciale per il poeta Luigino Susi
(Il Tempo 23 gennaio 2002)

TRASACCO – Ennesimo riconoscimento al poeta-pittore trasaccano Luigi Susi che non finisce mai di sbalordirci con le sue opere.
E’ salito, infatti, sul palco dell’auditorium della Santissima Annunziata di Sulmona insieme a personaggi di risonanza mondiale per ricevere un premio della prestigiosa Fondazione ” Ignazio Silone ” che tra i vari patrocini ha anche quello della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Come ormai noto il Premio Internazionale Silone è stato assegnato allo statista Nelson Mandela, mentre lo speciale riconoscimento internazionale a Ferdinando Alfonsi, professore presso la Fordham University di New York.
I premi nazionali Silone sono stati assegnati a: Enzo Bettiza, Mino D’Amato, Roberto Gervaso, Domenico Menniti, Luciano Pellicani ed Angelo Sabatini; avranno, invece, uno speciale riconoscimento: Pasquale Bandiera, Andrea Pedussia e Luigi Susi.
I premi della Fondazione Silone vengono attribuiti a personaggi che abbiano particolarmente brillato nella loro attività o che, nell’ambito della cultura, della politica o attraverso i mezzi di comunicazione, abbiano contribuito in modo rilevante all’affermazione dei valori della libertà, dei diritti delle persone e del cittadino, nello spirito e nel significato indicati dal pensiero e dall’opera dello scrittore marsicano. Questo ambito e significativo premio è.un giusto riconoscimento al lavoro di Luigino Susi, mentre costituisce un vanto ed un orgoglio per l’intera trasaccanità.
Al poeta-pittore le congratulazioni più sentite e l’augurio di sempre più lusinghieri successi.

M.D.B.

Poesia e ricerca nella pittura di Luigi Susi (Sulmona 1976)
di Gino Morbiducci

In questo ” post-dadaismo normalizzato che costituisce la maggiore base Qelle opeaazioni visive attuali,sembra quasi strano il riscoprire certe aderenze alla pittura intesa come fatto interiore. Intesa, cioé non solo come momenti visivo, ma come completamento di un ego che non sia solo e soltanto suggestione da, miti o pseudo drammi esistenziali.

In queste forme,dove le conchiglie sono fiori di pietra ed i fiori sono fossili affondati nei verde-giallo di una tela, scavata dall’uso sapiente della spatola di Luigi Susi che esprime, nella forma di un suo astrattismo concreto, il quale si richiama a volte alla matericità di un Morlotti, ma più spesso, alla concreta astrazione di un Pollock,è tutta la frustrazione esistenziale del nostro vivere difficile e alienante.
Questa concretezza Luigi Susi la pone nei suoi lavori, nel suo esistere, nella sua giornata.
Cosi, i suoi quadri diventano vegetazione e fossili ,colore e forma, ma soprattutto contenuto,discorso concreto qual’é il suo esistere.
La materia immaginata, nella quale il pittore immerge la sua fantasia, si esprime con una continuità che non tiene conto delle realtà, geologiche,ma solo della partecipazione del pittore a fatti e momenti emozionali,che hanno inciso nella lavagna della sua fantasia quei segni, quei colori, quelle figurazioni che egli ci propone sulla tela. Di qui la validità di un discorso che si dipana lentamente e sottilmente nelle volute dei verde, si arresta nelle macchie dei rosso, per riprendere nel filodel marrone Zino a divenire ancora foglia, ramo o conchiglia.
In questa natura materica e corposa, si riscopre il superamento di una incertezza. L’impegno umano e ideale per un momento pittorico che 6iviene cultura e quindi annullamento di schemi o di esiti polemici. Questa necessità. intellettuale e poetica è il segno di una “compenetrazione nel reale ” per affondare la propria ricerca nella segreta magia di relazioni,di emozioni di una qualsiasi ora della propria giornata,o di un momento di più intensa rif1essione.
C’é in questa somma di attimi esistenziali,in questa necessità di essere pittore,tutta la ricerca intellettuale di un uomo che,attraverso una sua maniera,esprime ciò che nella.ragione di esistere può essere importante Sino alla rinuncia,alla negazione di altri valori,di altri momenti dell’esistere.
Questo voler cancellare per affermare, questa aspirazione alla verità da il valore contenutistico dei lavori di Susi.
Il segreto della sua emozione di uomo-pittore, è il dramma che tutti stiamo vivendo e che ci accomuna in questa ricerca di una umanità sempre più, umana.

Rivista Abruzzese: Rassegna Trimestrale di cultura.
Umanità della pittura di Luigino Susi di Alfonzo M. Di Nola

La pittura nelle terre abruzzesi, cosi frequente, tanto solidale delle vite e delle individuali esperienze, resta compagna di una solitudine antica, traversata oggi dall’ondata dei mutamenti radicali che vanno disfacendo l’immagine della società contadina e proiettano uomini e cose nell’avventura nel mondo industriale.
Il gusto del dipingere, come sosta nei ritmi della quotidianità, è lo si sa ampiamente diffuso in tutto il Paese: è l’alternativa riumanizzante cui affidano la soluzione delle loro tensioni e l’ansia creativa quanti, giovani e meno giovani, avvertono la frustrazione del tempo.
Ma qui. nella piana del Fucino, mi sembra di aver trovato nella scrittura pittorica di Luigino Susi qualche cosa di certamente più significante e profondo che, per la sua singolarità, condensa lo spessore di una carnale solidarietà con le vicende stagionali, la fatica degli uomini. il rinnovarsi delle piantagioni in un topos regionale di vetuste tradizioni.
Soltanto ol critico che abbia competenza di pittura può intendere e spiegare adeguatamente la complessità delle tecniche che Susi, in una sua recente mostra trasaccana, offrire all’interesse del visitatore, come risultato maturo di un lungo iter artistico nel quale si fondono le memorie delle esperienze venezuelane con la quotidiana visitazione visiva dei luoghi della sua terra.

Spatola ed oli quando non si ricorre alla soluzione del pennello intessono corpi densi di materia cromatica che si fanno segni visivi prorompenti e cifra immediatamente leggibile e comunicabile: le terre, le porpore, l’ocra e le infinite mutazioni dell’arco dei colori. adoperati secondo le regole di misurata sapienza, divengono, per coloro che, come me, non hanno consuetudine con i giochi sottili delle tecniche e non riescono a misurarne la qualità, i ritmi di un linguaggio che merita l’attenzione antropologica, i tratti irrompono ora vio1enti e decisi, ora si distendono in un’attitudine irenica di contemplazione: e, dietro, pullula tutto l’universo di qua, come riesce a registrarlo (e a comunicarlo) nel suo sé nascosto un uomo di qua.

Chiusi silenzi di Collelongo nel sigillato pugno delle sue case vetuste desolazioni nervose di paesaggi invernali della Marsica fuori-Fucino, case trasaccane dominate dal castello feudale e dallo splendore della basilica di San Cesidio, donne chine nella raccolta nel mezzo della festa solare d’estate, alti misteri di boschi e foreste nei quali la creatura, appena accennata, sembra disperdersi, sono le tessere di un mosaico di partecipata storicità,
di presenza reale, di concretezza che Susi ricompone.
E in ogni contesto espressivo si cela un nucleo segreto e riservato che mi
sembra l’hetos di questa scrittura: nell’ascendente gradazione degli oli scuri,
che corrispondono ad una vissuta percezione delle ombre dominanti nei boschi, si fa
luce inattesa ed improvvisa la spazialità del cielo, qui e lì interrotta da solitari tronchi.
Susi è un uomo della speranza, un pellegrino dell’attesa, e avverte che ogni descensus esistenziale nelle tenebre non può non dischiudersi a speranze.

Alternanze di scuri e di azzurri gridanti non si riducono ad abilità di cromatismi contrapposti, ma incidono, nel contrappunto, la visione del mondo di un uomo che sa trovare nelle traversie dell’epoca il sentiero verso le epifanie della pienezza dell’essere e che rinunzia a disgregarsi nel compiacimento delle sofferenze.
Giacchè questo Susi, cosi sanguignamente innestato nelle gente fucense, un artista che sembra riassumere le qualità più interessanti di tanta parte d’Abruzzo.
E’ riuscito a non aprire una cesura fra la sua foga creatrice e la sua condizione umana e porta, nei suoi quadri e nella sua vita, quell’unità dell’essere nel mondo che molti di noi abbiamo seppellito.
E lo si sente nelle sue fini poesie in dialetto, nelle quali il libro della parola trasmette le commozioni memoriali di un mondo abruzzese apparentemente remoto e dimenticato, un mondo dell’infanzia non solo del poeta-pittore, ma di tutto il Fucino: e tuttavia le evocate immagini, corrispondenti a quelle della pittura, obbediscono, appunto, ad una presente e premente umanità,
non si spengono in rimpianto e testimoniano che il bene delle cose trascorse,
dei paesi di purezza che sono dentro l’anima, può continuare a resistere e a
gridare in mezzo al mondo della violenza.

 

 

 

 

 

 

 

FONDAZIONE IGNAZIO SILONE COMUNE DI SULMONA 19 GENNAIO 2001
Auditorium Sant.ma Annunziata
Premio Internazionale Silone 2001

Nel panorama artistico e culturale regionale e nazionale Luigi Susi ha ha conquistato un posto di rilievo, sia come pittore che come poeta, evidenziando una grande personalità ed una notevole vena artîstica.
La sua esperienza conferma ed esalta il valore del contributo sostanziale della provincia italiana alla evoluzione culturale del nostro Paese, che la Fondazione Silone ha sempre sottolineato, sia istituendo la Collana “Voci della provincia”, che richiamando l’attenzione della opinione pubblica su personaggi ed eventi dei nostri centri minori.

Nella pittura e nella poesia di Luigi Susi e presente il nostro tempo, con tutta la sua complessità, ma è soprattutto vivo il legame con la sua terra, che dà ai suoi versi ed ai suoi dipinti, una spiccata capacità espressiva, suscitando ammirazione ed emozione.
La Fondazione Silone conferisce a Luigi Susi uno speciale riconoscimento per quanto ha prodotto nei suoi lunghi anni di attività artistica e per quanto produrrà nel futuro, sempre accompagnato dalla stima. c dall’affetto degli abruzzesi e di tutti quelli che lo hanno conosciuto e avranno la possibilità di apprezzare le sue opere.

VII° Premio Internazionale Silone 20 febbraio 2001
L’Obiettivo (Periodico di informazione del Centro Abruzzo)
di Maria Grazia Trozzi

“Per Ignazio Silone la libertà è soprattutto Ia possibilità di dubitare, di agire senza condizionamenti”. Il presidente Domenico Susi ricorda come il padre della fondazione combatteva per la libertà, per il diritto alla cultura.
La fondazione incarna lo spirito dello scrittore marsicano, opera nel presente, per portare gli ideali di giustizia ed uguaglianza alle future generazioni. Non resta immobile ad aspettare, ma incontra i giovani (più di 500 mila solo nel 2001), entrando nelle loro scuole: Università, medie superiori o elementari, istituti.
Il contatto è fondamentale per far conoscere i valori e il messaggio di Silone.
Una parte dell’eredità dello scrittore di Pescina è nell’equilibrio di questa fondazione poliedrica che combatte con forza le sue battaglie, lotta volta al futuro. Denuncia la violazione dei diritti civili, s’impegna per l’affermazione delle libertà, sottolinea l’esigenza di garantismo, il rifiuto del principio che nella giurisdizione il fine giustifica i mezzi e che si possa assimilare il magistrato al legislatore. Una società laica, questo chiede la fondazione.
Una comunità dove sia cancellato definitivamente il turbocapitalismo e il liberismo selvaggio, privo di regole.Eguale diritto di espressione, per tutti. Una svolta garantista è l’affermazione del principio di legalità. Desiderare e combattere per un mondo a tutela dei consumatori, dell’ambiente, della vita in tutte le sue espressioni.
Non é un caso, l’importanza data al diritto all’istruzione pubblica, per la fondazione questo non può esaurirsi solo nella scuola.

La prova di quanto detto è l’edizione a Fumetti della vita di Silone, realizzata per gli alunni delle scuole elementari e medie.
I giovani sono il nostro “domani” e per richiamare la loro attenzione la fondazione porta loro quella parte di storia dove si lotta pei la vita e dei libri molto spesso, non possono raccontare.
A confermare l’utilità delle iniziative rivolte ai ragazzi, il successo della terza edizione della biografia di Silone, presentata anche a Catania, un anno fa.
E’ coerente, visibile ed efficace l’azione che la fondazione porta avanti in nome di Silone. Speciale davvero, il riconoscimento al saggio di Ferdinando Alfonsi, docente della F’ulldam University di New York.
L’assegnazione rientra nell’ambito dell’iniziativa Silone nel mondo che la fondazione ha portato avanti, per far conoscere in vita, le opere e le battaglie di uno dei più profondi e acuti padri spirituali dell’Abruzzo.
Una raccolta di saggi che ha coinvolto tutti gli intellettuali del globo e li ha portati a riflettere su Silone e il pensiero del “paese dell’anima”, là dove Silone scriveva: ” il paese ammucchiato su una costa sassosa dove dai rifugi neri incavati nella montagna la popolazione doveva povera ogni mattina scende verso il piano, come una processione di formiche in cerca di nutrimento”.
Affamati di vita, di giustizia, questo è il nutrimento di cui ancora oggi si avverte la necessità.

Il 2002 è l’anno dello sviluppo della fondazione in ambito internazionale. Le linee guida (diritti civili, libertà e legalità) hanno permesso alla fondazione di operare con successo nei Paesi del Maghieb e di cominciare a portare i valori e le idee di Silone anche in Canada e negli Stati Uniti (Usa).

Non a caso il premio a Nelson Mandela, simbolo mondiale per la lotta contro l’Apartheid. Dal l 944 Mandela cominciò a svolgere attività politica, divenendo leader dell’African National Congress, 26 anni rinchiuso in carcere per aver lottato contro la discriminazione. Ha sacrificato la sua vita e quella dei suoi famigliari per la libertà del suo popolo. Un “Lungo cammino” per chi, come lui, ha avuto sete di libertà, quando ha scoperto che era un’illusione. “La libertà è una sola e le catene imposte, ad uno di noi, pesano sulle spalle di tutti. Quelle imposte al mio popolo, pesano sulle mie”.

Dalla Fondazione Silone a Sulmona.
Riconoscimento speciale per il poeta Luigino Susi
(Il Tempo 23 gennaio 2002)

TRASACCO – Ennesimo riconoscimento al poeta-pittore trasaccano Luigi Susi che non finisce mai di sbalordirci con le sue opere.
E’ salito, infatti, sul palco dell’auditorium della Santissima Annunziata di Sulmona insieme a personaggi di risonanza mondiale per ricevere un premio della prestigiosa Fondazione ” Ignazio Silone ” che tra i vari patrocini ha anche quello della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Come ormai noto il Premio Internazionale Silone è stato assegnato allo statista Nelson Mandela, mentre lo speciale riconoscimento internazionale a Ferdinando Alfonsi, professore presso la Fordham University di New York.
I premi nazionali Silone sono stati assegnati a: Enzo Bettiza, Mino D’Amato, Roberto Gervaso, Domenico Menniti, Luciano Pellicani ed Angelo Sabatini; avranno, invece, uno speciale riconoscimento: Pasquale Bandiera, Andrea Pedussia e Luigi Susi.
I premi della Fondazione Silone vengono attribuiti a personaggi che abbiano particolarmente brillato nella loro attività o che, nell’ambito della cultura, della politica o attraverso i mezzi di comunicazione, abbiano contribuito in modo rilevante all’affermazione dei valori della libertà, dei diritti delle persone e del cittadino, nello spirito e nel significato indicati dal pensiero e dall’opera dello scrittore marsicano. Questo ambito e significativo premio è.un giusto riconoscimento al lavoro di Luigino Susi, mentre costituisce un vanto ed un orgoglio per l’intera trasaccanità.
Al poeta-pittore le congratulazioni più sentite e l’augurio di sempre più lusinghieri successi.

M.D.B.

Poesia e ricerca nella pittura di Luigi Susi (Sulmona 1976)
di Gino Morbiducci

In questo ” post-dadaismo normalizzato che costituisce la maggiore base Qelle opeaazioni visive attuali,sembra quasi strano il riscoprire certe aderenze alla pittura intesa come fatto interiore. Intesa, cioé non solo come momenti visivo, ma come completamento di un ego che non sia solo e soltanto suggestione da, miti o pseudo drammi esistenziali.

In queste forme,dove le conchiglie sono fiori di pietra ed i fiori sono fossili affondati nei verde-giallo di una tela, scavata dall’uso sapiente della spatola di Luigi Susi che esprime, nella forma di un suo astrattismo concreto, il quale si richiama a volte alla matericità di un Morlotti, ma più spesso, alla concreta astrazione di un Pollock,è tutta la frustrazione esistenziale del nostro vivere difficile e alienante.
Questa concretezza Luigi Susi la pone nei suoi lavori, nel suo esistere, nella sua giornata.
Cosi, i suoi quadri diventano vegetazione e fossili ,colore e forma, ma soprattutto contenuto,discorso concreto qual’é il suo esistere.
La materia immaginata, nella quale il pittore immerge la sua fantasia, si esprime con una continuità che non tiene conto delle realtà, geologiche,ma solo della partecipazione del pittore a fatti e momenti emozionali,che hanno inciso nella lavagna della sua fantasia quei segni, quei colori, quelle figurazioni che egli ci propone sulla tela. Di qui la validità di un discorso che si dipana lentamente e sottilmente nelle volute dei verde, si arresta nelle macchie dei rosso, per riprendere nel filodel marrone Zino a divenire ancora foglia, ramo o conchiglia.
In questa natura materica e corposa, si riscopre il superamento di una incertezza. L’impegno umano e ideale per un momento pittorico che 6iviene cultura e quindi annullamento di schemi o di esiti polemici. Questa necessità. intellettuale e poetica è il segno di una “compenetrazione nel reale ” per affondare la propria ricerca nella segreta magia di relazioni,di emozioni di una qualsiasi ora della propria giornata,o di un momento di più intensa rif1essione.
C’é in questa somma di attimi esistenziali,in questa necessità di essere pittore,tutta la ricerca intellettuale di un uomo che,attraverso una sua maniera,esprime ciò che nella.ragione di esistere può essere importante Sino alla rinuncia,alla negazione di altri valori,di altri momenti dell’esistere.
Questo voler cancellare per affermare, questa aspirazione alla verità da il valore contenutistico dei lavori di Susi.
Il segreto della sua emozione di uomo-pittore, è il dramma che tutti stiamo vivendo e che ci accomuna in questa ricerca di una umanità sempre più, umana.

Rivista Abruzzese: Rassegna Trimestrale di cultura.
Umanità della pittura di Luigino Susi di Alfonzo M. Di Nola

La pittura nelle terre abruzzesi, cosi frequente, tanto solidale delle vite e delle individuali esperienze, resta compagna di una solitudine antica, traversata oggi dall’ondata dei mutamenti radicali che vanno disfacendo l’immagine della società contadina e proiettano uomini e cose nell’avventura nel mondo industriale.
Il gusto del dipingere, come sosta nei ritmi della quotidianità, è lo si sa ampiamente diffuso in tutto il Paese: è l’alternativa riumanizzante cui affidano la soluzione delle loro tensioni e l’ansia creativa quanti, giovani e meno giovani, avvertono la frustrazione del tempo.
Ma qui. nella piana del Fucino, mi sembra di aver trovato nella scrittura pittorica di Luigino Susi qualche cosa di certamente più significante e profondo che, per la sua singolarità, condensa lo spessore di una carnale solidarietà con le vicende stagionali, la fatica degli uomini. il rinnovarsi delle piantagioni in un topos regionale di vetuste tradizioni.
Soltanto ol critico che abbia competenza di pittura può intendere e spiegare adeguatamente la complessità delle tecniche che Susi, in una sua recente mostra trasaccana, offrire all’interesse del visitatore, come risultato maturo di un lungo iter artistico nel quale si fondono le memorie delle esperienze venezuelane con la quotidiana visitazione visiva dei luoghi della sua terra.

Spatola ed oli quando non si ricorre alla soluzione del pennello intessono corpi densi di materia cromatica che si fanno segni visivi prorompenti e cifra immediatamente leggibile e comunicabile: le terre, le porpore, l’ocra e le infinite mutazioni dell’arco dei colori. adoperati secondo le regole di misurata sapienza, divengono, per coloro che, come me, non hanno consuetudine con i giochi sottili delle tecniche e non riescono a misurarne la qualità, i ritmi di un linguaggio che merita l’attenzione antropologica, i tratti irrompono ora vio1enti e decisi, ora si distendono in un’attitudine irenica di contemplazione: e, dietro, pullula tutto l’universo di qua, come riesce a registrarlo (e a comunicarlo) nel suo sé nascosto un uomo di qua.

Chiusi silenzi di Collelongo nel sigillato pugno delle sue case vetuste desolazioni nervose di paesaggi invernali della Marsica fuori-Fucino, case trasaccane dominate dal castello feudale e dallo splendore della basilica di San Cesidio, donne chine nella raccolta nel mezzo della festa solare d’estate, alti misteri di boschi e foreste nei quali la creatura, appena accennata, sembra disperdersi, sono le tessere di un mosaico di partecipata storicità,
di presenza reale, di concretezza che Susi ricompone.
E in ogni contesto espressivo si cela un nucleo segreto e riservato che mi
sembra l’hetos di questa scrittura: nell’ascendente gradazione degli oli scuri,
che corrispondono ad una vissuta percezione delle ombre dominanti nei boschi, si fa
luce inattesa ed improvvisa la spazialità del cielo, qui e lì interrotta da solitari tronchi.
Susi è un uomo della speranza, un pellegrino dell’attesa, e avverte che ogni descensus esistenziale nelle tenebre non può non dischiudersi a speranze.

Alternanze di scuri e di azzurri gridanti non si riducono ad abilità di cromatismi contrapposti, ma incidono, nel contrappunto, la visione del mondo di un uomo che sa trovare nelle traversie dell’epoca il sentiero verso le epifanie della pienezza dell’essere e che rinunzia a disgregarsi nel compiacimento delle sofferenze.
Giacchè questo Susi, cosi sanguignamente innestato nelle gente fucense, un artista che sembra riassumere le qualità più interessanti di tanta parte d’Abruzzo.
E’ riuscito a non aprire una cesura fra la sua foga creatrice e la sua condizione umana e porta, nei suoi quadri e nella sua vita, quell’unità dell’essere nel mondo che molti di noi abbiamo seppellito.
E lo si sente nelle sue fini poesie in dialetto, nelle quali il libro della parola trasmette le commozioni memoriali di un mondo abruzzese apparentemente remoto e dimenticato, un mondo dell’infanzia non solo del poeta-pittore, ma di tutto il Fucino: e tuttavia le evocate immagini, corrispondenti a quelle della pittura, obbediscono, appunto, ad una presente e premente umanità,
non si spengono in rimpianto e testimoniano che il bene delle cose trascorse,
dei paesi di purezza che sono dentro l’anima, può continuare a resistere e a
gridare in mezzo al mondo della violenza.

 

 

 

 

 

 

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