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Comune di Avezzano

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Mamma, mamma dammi cento lire che in America voglio andar… Cento lire io te le do, ma in America no no no … Era il sogno dei disperati emigrare nelle Americhe in cerca di fortuna, il bisogno di lavoro spingeva intere famiglie in terre lontane senza conoscere perfettamente i luoghi da raggiungere e senza conoscere un’altra lingua. Il proletario vuole migliorare la sua condizione ne più ne meno che noi – aveva scritto Francesco Saverio Sipari, lo zio materno di Benedetto Croce, nel maggio 1863, nel pieno della discussione parlamentare, in proposito. Lo ho atteso invano dalla stupida pretesa rivoluzione, lo attende dalla monarchia. In fondo, nella sua idea bruta, il brigantaggio non e che … il desiderio del meglio…. Via si facciano proprietari. Non e mica cosi difficile, ruinoso, anarchico e socialista come ne ha la parvenza. Una buona legge sul censimento a piccoli lotti dei beni della cassa ecclesiastica e demanio pubblico ad esclusivo vantaggio dei contadini nullatenenti ed il fucile scappa di mano al brigante!…

Il brigantaggio non e che miseria e miseria estrema, disperata(1). Il prosciugamento del Lago di Fucino aveva impoverito la collina di Albe e di Antrosano di risorse economiche, scompare la pianta dell’ulivo, del fico, si rallenta la coltivazione della canapa, del lino e della vite (colpita dalla fillossera), i terreni non sono più fertili come nel passato. Braccianti e contadini emigrano, durante i mesi invernali, nella campagna romana per integrare i bassi redditi familiari; e un’emigrazione stagionale tradizionale che interessa il circondario di Avezzano e di città Ducale. Dopo il 900 gli espatrii assumono caratteristiche particolari con la partenza di intere famiglie verso il Nord America, l’Argentina, il Venezuela, il Brasile. Il fenomeno richiama l’attenzione della stampa regionale, e una attenzione sempre benevola. Essi partono senza sapere dove andranno a finire, se troveranno da vivere, se e quando torneranno a rivedere le terre del loro paese. Vanno in balia del loro destino ad offrire la loro forza muscolare al Capitalista ingordo.

In data 15/02/1901, sempre l’Avvenire, riporta alcune notizie desunte dal Segretariato d’Emigrazione: Dall’Argentina la mano d’opera straniera sovrabbonda e la raccolta del grano sarà scarsa… quindi si sconsiglia agli operai italiani di recarsi in Argentina. Nonostante le campagne giornalistiche per scoraggiare e frenare il massiccio esodo delle popolazioni contadine, l’emigrazione transoceanica non fu arrestata. Da Antrosano partirono per le Americhe intere famiglie, alcune fecero fortuna; la prima generazione andò avanti come poté e successivamente riuscì, con enormi sacrifici, a dare una vita migliore ai propri figli. Dopo la seconda Guerra Mondiale Mario Di Pangrazio, figlio di emigranti di Antrosano, accreditato per conto del governo argentino presso la Santa Sede, nelle ore libere da impegni diplomatici tornava nel paesello dei suoi avi intrattenendosi con amici e parenti ed in modo particolare con la famiglia di Domenica Di Matteo.

Afferma l’ottantaseienne Dora Gagliardi: … Mario Di Pangrazio, figlio di emigranti residenti a Santa Fe, lo ricordano tutti con molta stima per aver aiutato gli antrosanesi ad emigrare nel sud America anche quando 1 ‘esodo fu bloccato. Mi risulta, prosegue la donna, che qualche volta ha sostenuto le spese di imbarco per i paesani nonché per ripulirli. Un figlio di emigranti di Antrosano e diventato un noto produttore cinematografico negli Stati Uniti d’America. Nell’anno 1965 diversi artisti italiani furono invitati ad esporre le loro opere a New York, in una mostra di beneficenza a cui parteciparono gli abruzzesi Marcello Ercole, Dante Simone e Gaetano Pallozzi. Gli artisti italiani furono ricevuti dal Presidente degli USA Jonson nella sala ovale alla presenza dell’Ambasciatore italiano Fenoaltea e del corrispondente della RAI Corporetion Ruggero Orlando. Racconta Marcello Ercole che prima del ricevimento un uomo di circa 60 anni chiese dove fossero gli artisti abruzzesi ed i tre noti pittori si fecero avanti tra la sorpresa generale e nell’ampio salone della Casa Bianca rimbombo I so d’Antrusciane e Marcello Ercole di rimando I so d’Avezzane. Era Giacomo Valente amico personale di Jonson che non aveva dimenticato le radici degli avi.

Note
(1) Raffaele Colapietra Storia d’Abruzzo-Lanciano (Ch)

Testi tratti dal libro Antrosano memoria e storia
(Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi)

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Quando partire era un pò morire

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