Primo ministro

Testi di Don Vincenzo Amendola maggiori info autore
Il 4 dicembre 1642 morì il cardinal Richielieu, primo ministro di Luigi XIII, inventore e artefice della politica di supremazia francese in Europa. Di lui Mazzarino disse che « aveva gettato tutte le basi della politica francese ». All’ammirazione di Mazzarino per il protettore e benefattore, però, non faceva riscontro la stima della nobiltà francese e delle corporazioni mercantili e artigiane, le quali avevano visto nell’onnipotente ministro e cardinale una sete di potere assoluto, che voleva tutto sottomettere alla ragion di Stato, e i privilegi della nobilità e gli interessi economici del Terzo Stato.

Lo stesso re Luigi XIII era ostile – e non lo nascondeva al suo Primo Ministro, ma ne ammirava l’abilità e ne subiva l’iniziativa, indubbiamente vantaggiose per la monarchia, debilitata e quasi soffocata da una nobiltà invadente.
Richelieu aveva indicato al re, come suo successore a primo ministro, Giulio Mazzarino e, quando il cardinale morì, Luigi XIII firmò questa nomina.
Mazzarino subito dichiarò che avrebbe continuato l’opera del grande predecessore; scriveva a Henri Brasset: « Anche se la morte del Cardinale rappresenta una perdita irreparabile per questo Stato, essa non motiverà cambiamenti né rilassamenti negli affari. Il re è più che mai risoluto a perseguirli con vigore ».

Intanto, anche Luigi xiii era caduto malato e tutto faceva prevedere che la sua fine non sarebbe andata troppo a lungo. Egli avrebbe lasciato erede al trono un fanciullo di circa cinque anni, che si chiamava pure Luigi, e questi avrebbe avuto bisogno di un Consiglio di reggenza fino all’età di tredici anni, secondo le leggi ereditarie della monarchia francese.

Luigi XIII, conscio del suo precario stato di salute, si preoccupava di quello che sarebbe successo quando fosse venuto a mancare. Gli intrighi della nobiltà per riprendere il sopravvento sulla Casa regnante si sarebbero moltiplicati e il loro intento avrebbe avuto buon giuoco nei confronti di una donna, la regina Anna, e di un fanciullo inerme, il futuro Luigi XIV Il re malato vedeva già agitarsi i nobili più intraprendenti e facinorosi. Egli cercò di sistemare le cose perché la monarchia e lo Stato non ricadessero nel disordine delle lotte interne per il potere.

Il 21 aprile 1643 il re riunì una speciale deputazione del Parlamento a Saint-Germain-en-Laye e fece adottare una serie di misure per salvaguardare la continuità dell’Indirizzo politico impresso allo Stato durante il suo regno. In particolare, il re nominò reggente la regina Anna, sua moglie, e le affiancò un Consiglio di reggenza inamovibile, che la assistesse nel disbrigo degli affari di Stato più importanti. Mazzarino faceva parte di questo Consiglio: così gli veniva assicurata, anche dopo la morte del re, una posizione preminente nella conduzione del governo francese.

Anzi, Luigi XIII, che lo stimava e si era affezionato a lui più che a Richelieu, fece un gesto più impegnativo per legare maggiormente Mazzarino alla corona e al piccolo re. Bisognava ancora battezzare Luigi e la cerimonia venne fissata per lo stesso giorno 21 aprile. E re – ed era un onore mai concesso ad altri che non fosse stato della nobiltà – chiamò Mazzarino a fare da padrino, insieme alla principessa di Condé, al figlio. Il legame fra Mazzarino e la monarchia francese non poteva essere più intimo. Egli sarà da ora in poi il tutore, l’amico, quasi il padre di colui che verrà chiamato Re Sole e questi gratificherà sempre Mazzarino del privilegio di chiamarsi « cugino » del re.
Luigi XIII morì il 14 maggio 1643.