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Comune di Civita D'Antino

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Purtroppo le vicende contrarie dei tempi non ci permettono di conoscere la forma e lo stile dell’antica Chiesa di S. Stefano. E mentre essa e documentata da quasi un millennio, non possiamo dire con eguale certezza le trasformazioni che ebbe a subire prima del Seicento e quali fortune l’accompagnarono fino alla sua definitiva, caduta avvenuta nel 1762. Ecco quante ho potuto sapere dalle varie Visite Pastorali dei Vescovi di Sora, che vanno dalla fine del Cinquecento fino alla seconda meta del Settecento. Anzitutto l’antica Chiesa non fu a croce greca, come oggi. Essa aveva tre navate e sorgeva presso a poco nella area ove, dopo il terremoto del 1915, con il contributo del Comune di Genova, fu costruito l’attuale Asilo d’Infanzia. Anche oggi il largo, che si apre davanti l’Asilo di Civita, viene chiamato Largo o Piazza della Chiesa Vecchia.

La Chiesa di fronte al paese non doveva essere centrale. Infatti da una nota del Vescovo Giovannelli, che non fa parte della Visita Pastorale del 1617 e dei Decreti emanati in quella occasione, la Chiesa di S. Stefana, i cui piani avevano un sensibile dislivello, l’uno nei confronti dell’altro, era situata extra terram: quindi almeno nella zona periferica del paese. I primi accenni della Chiesa ci vengono dalle Visite Pastorali, che fece dal 1595 al 1599 il Vescovo Marco Antonio Salomone (1591-1607). Di esse esistono brevi relazioni nell’Archivio Vescovile di Sora. Già dalla fine del Cinquecento le condizioni del fabbricato non dovevano essere buone. Il pavimento aveva bisogno di riparazioni; il tetto anche. L’apertura di un sepolcro, esistente nella Chiesa, doveva essere allontanata dall’Altare di S. Antonio Abate (1593).

Nel 1596 il Vescovo minaccio gravi sanzioni se non fosse stato riparato il tetto e non si fosse evitato che l’acqua piovana scendesse sulle navate. Nel 1599 le condizioni del tempio erano peggiorate: infatti, la relazione Vescovile parla di restauri da eseguire nella Chiesa e in particolar modo nel lato ove erano situate le campane. Vi era il pericolo che esse senza un solido campanile sarebbero cadute da un momento all’altro. Dalla relazione appare che l’Università (il Comune) di Civita aveva adoperato per le mura del paese la calce che era stata invece preparata per le riparazioni della Chiesa! Due erano le porte della Chiesa (non e detto dove), secondo la descrizione del Vescovo Giovannelli.

Le campane, di cui una grande, si levavano sul tetto del tempio; altre due, più piccole, avevano trovato posto sotto il tetto della Chiesa. La Chiesa era rifinita soltanto al di sopra del presbiterio, ove si osservavano, al centro, l’Altare Maggiore e, ai lati di esso, due Altari minori. Sull’Altare Maggiore si ammirava una grande e bella Icone con l’Immagine dipinta di S. Stefano. L’altra parte della Chiesa e definita antichissima e non piana; ad essa si saliva per mezzo di gradini. (1)

Fino al 21 settembre 1617 la Parrocchia non aveva Costituzioni, come dice nella relazione il Vescovo Giovannelli; le fondo questo Vescovo nella sua Visita Pastorale, ordinando che si registrassero nel Libro delle Costituzioni:esse saranno riportate fra i documenti. Da allora i beni della Parrocchia fecero massa comune fra l’Abate e i due Canonici. La Chiesa non era consacrata ne aveva sacristia, ma solo un piccolo retrocoro, per il servizio quotidiano inadatto ai Sacerdoti, dietro l’Altare Maggiore. (2) Dal Vescovo fu ordinata la costruzione della sacristia e fu da lui benedetta in quella occasione la campana maggiore. Gia esistevano in Parrocchia, che contava appena 300 anime, la Confraternita del SS.mo Rosario e quella del SS.mo Sacramento, erette rispettivamente il 2 maggio 1603 e il 7 ottobre 1604. Fra l’altro il Giovannelli ordinava che il pavimento vicino l’Altare Maggiore fosse riparato assieme al tetto della Chiesa e che i vari sepolcri esistenti sotto il pavimento fossero riparati dai loro patroni.

Il Vescovo Felice Tamburelli (1638-1656), nella Visita Pastorale del 15 giugno 1642, oltre l’Altare Maggiore, nominava gli altari laterali del Crocifisso, del SS.mo Rosario c di S. Barnaba: quest’ultimo era stato costruito dall’Università che si era obbligata anche alla sua manutenzione. (3) I,ampia descrizione che fortunatamente troviamo nella ” Visita Pastorale dcl Vcscovo Maurizio Piccardi (18, 20 c 21 novembre 1663) ci permette di ricostruire quasi con matematica precisione la Chiesa di S. Stefano. Sull’Altare Maggiorc dominava una illustre Icone con ornamenti di noce. Nel piano superiore del quadro era dipinta la SS.ma Trinità, mentre in quello inferiore S. Stefano in ginocchio veniva lapidato.

In cornu Evangelii era posto l’Altare del Rosario con l’Immagine della Madonna dello stesso titolo; in cornu Epistolae l’Altare del Crocifisso. Nel mezzo della Chiesa, fra la navata centrale e la navata sinistra, in cornu Evangelii, era stato costruito a spese dell’Università un altare in cemento: lo sormontavano a destra l’immagine di S. Barnaba e a sinistra quella di S. Antonio Abate. Quale era la forma della Chiesa? Essa, divisa in tre piani, per tre navate comunicava con il presbiterio. Dal primo piano si saliva fino al secondo per otto gradini: dallo ingresso del tempio fino agli otto gradini correvano di qua e di la tre archi fra la navata centrale e le navate laterali. Dal secondo piano al presbiterio si saliva per sei gradini: altri due archi, sempre di qua e di la, correvano in questo secondo piano. In questo piano intermedio erano dodici sepolcri: uno per il clero di Civita, gli altri per i defunti di famiglie diverse. Dietro l’Altare Maggiore era stato costruito il coro. Esisteva aderente alla Chiesa la torre campanaria con due campane: una grande e l’altra di media grandezza. Nel 1663 non mancava neppure la sacristia.

Il pavimento della Chiesa era lastricato e le pietre delle colonne e degli archi erano di pietre lavorate. Dalla relazione del Vescovo Piccardi appare chiaramente che i sepolcri erano mal tenuti, per cui fu ordinato di riparare di alcuni l’apertura e di riempire gli altri, dopo averne estratte le ossa.
La torre campanaria era in abbandono; i battenti della porta della Chiesa erano cadenti, le mura della torre minacciavano di crollare da un momento all’altro. Il Vescovo decreto che si provvedesse con la massima sollecitudine a tutto, che si costruisse nella navata sinistra, quella in cornu Epistolae, un nuovo altare e vi si collocasse la statua di S. Rocco. A questo scopo esisteva gia un fondo di 50 scudi. In seguito ad ordine del Vescovo fu chiuso l’ingresso esterno della torre campanaria e ne fu aperto uno nella parte interna della Chiesa, comunicante direttamente con il campanile. Prossimo alla Chiesa era il Cimitero, anch’esso in cattivo stato, coperto di sterpi e di pruni, aperto e senza Croce.

Le notizie riportate non sono troppo lusinghiere; purtroppo non tutti i periodi della storia sono gli stessi e anche quelli di decadenza e doveroso, per chi ne rifa la cronaca, presentarli nella loro cruda realtà. Passano da quella data alcune decine di anni; non ci sono pervenute altre notizie dopo la relazione del Vescovo Piccardi. (4) Ma io immagino che la trascuratezza degli uomini, la mancanza di mezzi (siamo in pieno periodo spagnolo! ), qualche terremoto che non manco nella seconda meta del Seicento, come quello disastroso del 5 giugno 1688, portano altri corpi al fabbricato nella chiesa di Santo Stefano.
E cosi arriviamo al 9 maggio 1708 al Vescovo Matteo Gagliani (1703- 1717) che nella sua relazione parla della chiesa parrocchiale di S. Stefano come di chiesa di antica costruzione. Era sempre la chiesa di tre navate. Con l’abbandono degli uomini incalzava inesorabile la vecchiaia. Nulla era mutato dalla Visita di Piccardi.

Davanti l’Altare Maggiore era posta una balaustra; ai lati dell’Altare di S. Stefano sempre i due Altari del Rosario e del Crocifisso; prima di salire i gradini che portavano al Presbiterio, si trovava ancora l’Altare di S. Antonio Abate e di S. Barnaba. La statua di S. Rocco aveva bisogno di essere restaurata (si vede che l’Altare al Santo di Montpellier non era stato eretto più e non si era eseguito l’ordine del Vescovo Piccardi). La polvere cadeva dal tetto e il Vescovo si vedeva costretto ad ordinare che sull’Altare di S. Antonio Abate e di S. Barnaba venisse posto un baldacchino. (5) Quattro anni dopo, il 20 novembre 1711, il Canonico Giovanni Pietro Parente e l’Abate Nicola Celli, de mandato speciali del Vescovo Gagliani, impedito da malattia, visitarono la Chiesa di S. Stefano.

Dalla relazione che i due convisitatori hanno lasciata, apprendiamo che doveva essere deplorevole lo stato dell’antico tempio di S. Stefano, ormai logorato dal tempo. L’umidità aveva avuto ragione della vetusta costruzione e la Chiesa era andata continuamente deperendo. Si dovette riflettere a lungo e studiare attentamente, il modo migliore di salvare quello che ancora poteva salvarsi. Ad evitare il peggio, fu concertato ed ordinato di costruire dalla parte esterna della Chiesa, dietro la parete dell’Altare Maggiore, un antemurale, cioè una intercapedine, incrostata con lo stucco. (6) Intanto nulla era cambiato nel 1711 di fronte alla descrizione del 1663; una constatazione e certa: la Chiesa andava descrivendo le ultime fasi della sua lunga parabola discendente. Le pareti interne avevano perduto l’intonaco in molti punti, crepe apparivano dappertutto, il pavimento era scavato in più parti.

Sotto la minaccia di interdetto ecclesiastico era fatto obbligo all’Abate di riparare al più presto le mura scrostate e di adeguare col resto del pavimento gli angoli di esso eventualmente scavati, mentre era proibito categoricamente di scavare per l’avvenire il pavimento ad uso di tombe. Tutto in quella casa di Dio, dalle suppellettili agli altari, dalle pareti alle tele, dal tetto al pavimento, aveva bisogno di urgente riparazione, di immediato restauro. Nei cinquanta anni successivi poco sappiamo della Chiesa di S. Stefano, ma le relazioni, che abbiamo riferite, ci autorizzano a dire che non fosse molto lontano lo sfacelo. Quando il Vescovo Tommaso Taglialatela (1765-1767) il 31 maggio 1767 viene a Civita, trova una nuova Chiesa fabbricata altrove.

La Chiesa di S. Stefano, fondata chi sa in quali epoche, ma che portava certamente il nome glorioso del primo martire cristiano da tempo remotissimo, aveva chiuso la sua esistenza. Gli anni, la pioggia, le avverse stagioni, le scosse dei terremoti, la trascuratezza degli uomini avevano avuto il sopravvento su quel tempio, ove generazioni numerose avevano pregato. Da quelle ceneri in altro luogo, a pochi passi di distanza, risorgeva il nuovo tempio di S. Stefano, a dimostrare che la materia e destinata alla morte, mentre solo lo spirito e la fede restano eterni.

Note
(1) Archivio Vescovile di Sora – Bollario D – In esso sono registrate le Bolle Vescovili dal 1749 al ll19. Il grosso volume dovette servire inizialmente anche al Oiovannelli (1609-1632), che lascio qua e la, nelle pagine di questo Bollario D notizie preziose, concernenti le Parrocchie della, Diocesi di Sora. Le notizie che riguardano S. Stefano di Civita si trovano a pag. 105.

(2) Archivio Vescovile di Sora – Visita Pastorale di Girolamo Giovannelli nella Valle Roveto.

(3) Archivio Vescovile di Sora – Visita Pastorale di Felice Tamburelli.

(4) Archivio Vescovile di Sora – Visita Pastorale del Vescovo Maurizio Piccardi.

(5) Archivio Vescovile di Sora – Visita Pastorale di Matteo Gagliani del 9 Maggio 1708.

(6) Archivio Vescovile di Sora – Visita Pastorale di Matteo Gagliani del 20 Novembre 1711.

Testi di Don Gaetano Squilla

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Prima del 1762

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