Prima conferma dell’esistenza di Paterno

Il nome di Paterno compare per la prima volta in un documento storico e quindi si ha la conferma della sua esistenza come paese a, proposito della chiesa di S. Giorgio. Detta chiesa, con quella di S. Sosio, fu elencata nella Bolla del papa Clemente 111 (1187-1191), del 31 maggio 1188, con le seguenti parole: « Sancti Georgi, Sancti Sosii in Paterno ». Il documento, nel quale compare per la prima volta il nome di Paterno, è il Chronicon Monasterii Casinensis (1), di Leone Marsicano, nato a Marruvio dai Conti dei Marsi, detto anche Ostiense, perché fu cardinale e vescovo di Ostia.

La notizia risale all’anno 774, come riporta il Febonio, (2), e non al 739, come riferisce il Corsignani (3), tanto meno al 1274 come annota il Di Pietro (4).
Eppure tutti e tre parlano dello stesso avvenimento e della stessa persona: la donazione della chiesa di S. Giorgio in Paterno con cinquecento moggia di terra e col diritto di pescare nel lago Fucino al monastero di Montecassino da parte del duca di Spoleto, Ildebrando. Ora, Ildebrando fu duca di Spoleto nel 774 e non nel 739. Certamente il Corsignani è caduto nell’errore per il fatto che, nel 739, c’era pure un Ildebrando presso i Longobardi, che però non fu mai duca di Spoleto. Si tratta di un nipote di Liutprando, re dei Longobardi dal 712 al 744, al quale il re, riaprendo le ostilità contro i Bizantini dell’esarcato di Ravenna tra il 732 e il 735, affidò il comando delle truppe poste a presidio di Ravenna espugnata, affiancandosi il duca di Vicenza, Peredeo.

Nel 739 era duca di Spoleto Trasmondo II, il quale, per aver stretto un patto di alleanza col papa Gregorio III, fu sostituito nella primavera dello stesso anno da Ilderico, per opera del re Liutprando. Fu il papa Gregorio III che diede gli aiuti a Trasmondo per riconquistare le terre del proprio stato, compresa la Marsica, la quale si sottomise senza opporre resistenza, spaventata dal grosso esercito (5). Il debrando duca di Spoleto, di cui parla Leone Marsícano, compare allorché Carlo Magno scende in Italia per affrontare Desiderio, ultimo re longobardo. In quel frangente, molti notabili del ducato di Spoleto, tra i guali Ildebrando di nobilissima famiglia, disobbedirono all’ordine di mobilitazione e ripararono a Roma, giurando fedeltà a S. Pietro e al Papa, facendosi tagliare i capelli alla foggia romana in segno di riconoscimento della potestà temporale della chiesa.

Dispersosi l’esercito dei Longobardi al primo urto coi guerrieri di Carlo, nell’estate inoltrata del 733, i Longobardí del ducato di Spoleto, non appena ritornati alle loro residenze, si affrettarono ad inviare rappresentanze a Roma, dove si riunirono con quelli colà riparati già all’atto della mobilitazione, chiesero e ottennero dal Papa di essere autorizzati ad eleggere loro duca Ildebrando (6). Fu questo che nel 774 donò le terre della chiesa di San Giorgio di Paterno e molte famiglie col diritto di pescare nel lago Fucino fino a Pescina al monastero di Montecassino. Dice bene, dunque Lorenzo Giustíniani nell’indicare il 774 quale anno di detta donazione e poi aggiunge: « Leggo nell’Epitorne Chronicorum Casinensium presso il Muratori (7): « At Hildebrandus Spoleti dux obtulìt Curtem Castrum cum pertinentíis suis, et Olivetum, et aliam Curtem, et familias multas, et portum et lacum Fucino, cum piscatoribus, et Galdum suum nomine Cusanum » (8).

Da quanto detto risalta chiaro che Paterno nel secolo VIII apparteneva al ducato longobardo di Spoleto. 1 Longobardi, barbari provenienti dalle terre intorno all’Elba, guidati da Alboino, condottiero feroce e valoroso, nel 568 invasero la regione, che poi, dal loro nome, sarà chiamata Longobardia, poi il Piemonte, il Veneto, proseguendo la loro marcia fino ad arrivare a Spoleto e Benevento. Alboino suddivise tutte le terre conquistate in feudì, cui diede il nome di ducati-Nei ducati poi si costituirono feudí minori: le gastaldie. Durante il dominio longobardo, la Marsica fece parte del ducato di Spoleto e formò gastaldia. li ducato di Spoleto al principio fu di CONFINI assai ristretti, ma sul finire del secolo VI divenne estesissimo: comprendeva gli Umbri, i Piceni, i Sabini, gli Equi, i Marsi, i Peligni, i Vestini. Durante il periodo longobardo non abbiamo notizie della Marsicaall’infuori di quelle già accennate.

Questa Mancanza di notizie non deve far meraviglia, considerando lo stato, le condizioni dell’Italia, il Fatteschi, per farei capire lo stato della popolazione in questo periodo, cita la Marsica, soggiungendo: « … come della Valeria, ossia del paese dei Marsi, scrisse l’addolorato pontefice S. Gregorio al libro IV dei suoi Dialoghi, cap. 21, 22, 23 » (9). Anche la Cronaca Volturnense riferisce che nella prima metà del secolo IX, quando già da cinquant’anni era finito il dominio longobardo, erano rari i castelli negli Abruzzi (10). In mezzo a tanta barbarie risplende l’opera indefessa dei monaci benedettini, ì quali, per propagare la luce di Cristo e per mitigare la ferocia dei Longobardi, da Montecassino si propagarono nelle regioni vicine e nella Marsica, fondando altri monasteri, fari di preghiera e di civiltà. Anche gli abitanti di Paterno poterono sperimentare l’opera benefica dei monaci benedettini, che si stabilirono in San Lorenzo in Cuna, di cui abbiamo già parlato.

NOTE
1. L. Marsicano: « Chronicon Monasterii Casinensis ».
2. M. Febonio: op. cit., I. III, c. IV.
3. P.A. Corsignani: op. cit., 1. 11, pag. 365.
4. A. Di Pietro: op. cit., pag. 158.
S. T. Brogi: op. cit., p. 11, c. V.6. 0. Bertolini: « Storia Universale », Vallardi, vol. III, pag. 262.
7. L. Giustiniani: op. cit., vol. 11, pag. 125.
8. L.A. Muratori: « Rerum Italicarum Scriptores », t. 11, pag. 368.
9. G. Fatteschi: « Ducato di Spoleto, Camerino, 1801, p. 11, pag. 129.
10. Presso Muratori in: «Rerum Italicarum Scriptores », t I. p. 11.

Il paese Paterno…monografia storica di un centro della Marsica

Mario Di Berardino