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“I RICORDI DI COLLELONGO” vogliono essere un nuovo modo di trasmissione della storia attraverso la testimonianza diretta degli attori dell’epoca, accanto alla visione della documentazione archivistica emanata dalle amministrazioni comunali in carica, messa a confronto con quella ufficiale libraria.

Il periodo trattato riguarda un trentennio.

Una teoria molto accreditata ritiene che la storia sia fatta dagli uomini importanti o famosi, anche se io credo che sia opera di tutta una collettività e fatta principalmente dagli uomini e donne comuni che si tramandano radici, identità, tradizioni, bisogni, credenze, saggezze.

I grandi arrivano quasi sempre per squassare il pacifico mutar del tempo come fanno le alluvioni o i terremoti, ma poi la vita, come la quiete dopo la tempesta, il suo cammin ripiglia e piano piano si ricompone.

Le erbe rispuntano dove arse il fuoco, gli animali tornano a brucare e pascolare, gli uomini tornano al travaglio usato e la storia lentamente riprende il suo corso immutabile.

E’ vero che i grandi della terra dell’epoca Hitler, Stalin, Mussolini, Churchill e tutti gli altri governanti avevano per motivi di prestigio e di orgoglio trascinato i loro popoli all’ennesimo eccidio da cui poi si usciva faticosamente, seppur con gravi danni economici e lacerazioni dolorose per i morti e per i feriti da parte di tutti i due contendenti.

La microstoria paesana inizia dagli ultimi anni del secondo conflitto, quando erano Commissari Prefettizi il maestro Pasquale Cianciusi e l’avv. Romolo Rossi, mentre il paese era occupato militarmente dai tedeschi, dopo le note defaillances della monarchia che sfociavano nella triste guerra civile.

A seguito della Liberazione furono Sindaci imposti Giovanni Del Turco e poi Natale Venettacci e alle prime elezioni libere diventava primo Sindaco democratico il maestro Enrico Cianciusi, cui seguivano Loreto ing. Sansone nel 1951, Orazio Rossi nel 1956, Carmine avv. Cesta nel 1960, Pietro prof. Pisegna nel 1964, Omero dottor Ranalli nel 1970, seguito per la sua morte traumatica dal vicario Giorgio prof. Gatti fino al 1975.

Il paese intanto era investito ed aiutato, direttamente ed indirettamente, prima dal cosiddetto piano di aiuti Marshall e poi dal boom economico italiano. L’agricoltura perdeva la sua atavica e vitale importanza per la cosiddetta riforma dell’Ente Fucino anche a causa della sua meccanizzazione.

Il paese era preda, come tutti, del fenomeno dell’emigrazione e nel giro di pochi anni un’emorragia continua gli faceva perdere gran parte della popolazione verso le Americhe e l’Australia, ma anche verso i paesi europei, anche se a livello stagionale.

Collelongo mutava volto, tutte le case erano ristrutturate, dotate di servizi igienici e grazie alla politica innovativa di qualche Sindaco lungimirante, si poneva fine alla commistione che vedeva assieme in un’unica abitazione gli uomini e gli animali.

Un sacerdote operoso Don Severino Rossi venuto, nel 1953 dalla Romagna s’inseriva alacremente in questa spinta innovativa, ricostruendo tutti i luoghi sacri sotto l’impulso illuminato dello scultore Francesco Sansone.

Molte famiglie, grazie anche alle rimesse degli emigranti, facevano studiare i figli che raggiungevano con onore diplomi e lauree, rendendo il paese giustamente famoso come cittadella del sapere.

La collettività era anche attratta dalle muse e dallo sport e nascevano le prime squadre di calcio aventi come sponsor i primi emigranti statunitensi che avevano fatto fortuna oltreoceano.

Non mancavano gli amanti della corale e della musica, tanto che il paese era dotato di una banda famosa in tutto il circondario.

Professor Francesco Belmaggio
Storico e Araldista

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PRESENTAZIONE

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