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Comune di Avezzano

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Terminata l’invasione francese e tornato sul trono di Napoli Ferdinando IV, don Pasquale Pace figlio del defunto Satiro, del Comune di Antrosano, si rivolse a Sua Maestà in data dieci ottobre 1811 esponendo che la sua famiglia, attaccata sempre al Legittimo Principe, fu ridotta in uno stato il più deplorabile con la occupazione militare; aveva perso un fratello sacerdote canonico che sosteneva la famiglia. Egli aggiunse: di trovarsi nell’avanzata età di anni 71, con otto figli, quattro maschi e quattro femmine. Cosi scriveva al Vescovo dei Marsi per le opportune informazioni, l’intendente della Provincia dell’Aquila Grimaldi. Nella lettera spedita al Re don Pasquale reclamava la benemerenza della famiglia Pace.

Un fratello germano, Gennaro, aveva servito, nel 1799, il Re al Trono contro l’invasione dei francesi ponendosi alla testa delle Masse tanto che venne minacciato di vita, e sottoposto al fulmine del taglione e fu costretto a fuggirsene in Sicilia. In un attacco con il nemico aveva perso l’occhio sinistro …… Nel 1796, essendo stata con Real Dispaccio ordinata la leva de volontari, tanto il d. Pasquale quanto l’altro di lui fratello fu d. Giuseppe non solo furono i primi ad arruolarsi, ma promossero ben anche una numerosa iscrizione di altri volontari in quella loro patria, ed in moltissimi altri luoghi vicini e lontani di quel circondario, soffrendo in tale mansione delle spese non lievi per vantaggio di S.M. Successivamente d. Pasquale Pace fu arrestato e portato alle carceri di Avezzano mentre la sua famiglia fu minacciata di sacco e foco dai soldati francesi.

Per l’intervento di alcuni amici fu liberato con lo sforzo violento di una somma ingente di denaro. Altra somma di denaro la famiglia Pace dovette ai francesi stazionati ad Avezzano ed ai gendarmi per evitare persecuzioni e maltrattamenti. Le difficoltà economiche aumentarono, come scrive d. Pasquale, con la morte del fratello prete Don Lorenzo che era diventato l’unico sostegno della famiglia per cui il detto d. Pasquale rimase privo di ogni aiuto in mezzo alla più luttuosa circostanza della sua domestica economia. L’accorato appello al Re di Napoli cosi si concluse: la posizione attuale del suo stato economico che da ricco, ed opulento e rimasto disquilibrato. Oltre a lamentarsi della mancanza di denaro d. Pasquale Pace e profondamente rammaricato di non poter dare una educazione letteraria ai suoi numerosi figli.

Testi tratti dal libro Antrosano memoria e storia

(Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi)

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Petizione al Re di Napoli

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