Pescasseroli, a 50 anni dalla morte il ricordo di Saverio Saltarelli, figlio della nostra terra

Pescasseroli – Il pensiero della storia umana e politica di Saverio Saltarelli ci spinge a ricordare, nel cinquantesimo anniversario della sua morte, la sua ricca e complessa personalità, politica e umana, e il suo profondo rapporto con la storia nazionale. Abbiamo progressivamente messo a fuoco la ricchezza della sua esperienza individuale, collocata in una dimensione che, per le sue varie componenti, assurge a rilevanza storica nazionale. In Saverio ci sono l’Abruzzo, il Meridione e la questione Nord-Sud.

Pescasseroli, a 50 anni dalla morte il ricordo di Saverio Saltarelli, figlio della nostra terraIn Saverio c’è la fase di repentina e drammatica trasformazione, che coincide con il suo trasferimento a Milano, dove già lavorano due delle sue sorelle; c’è l’acquisizione di una civile coscienza di classe legata alla sua terra: a Pescasseroli contribuisce alla costituzione di un collettivo di giovani compagni, orientandoli nella lotta contro la speculazione edilizia e lo sfruttamento della classe lavoratrice precaria e minorile,  gettando le basi per una profonda trasformazione democratica e ambientalista. In Saverio c’è un’ulteriore crescita politica nel turbinio milanese della fine degli anni Sessanta, quando la sua militanza si arricchisce assorbendo i contenuti e le espressioni di una stagione formidabile per l’Italia tutta, e confrontandosi – al liceo come all’università – con le contraddizioni che la società riserva a un giovane immigrato non-omologato, studente e lavoratore, ospite vittima di pregiudizi antimeridionali. Saverio, pur militando nel movimento degli studenti e nella sinistra rivoluzionaria in un momento così alto e moderno della lotta di classe, ha cura e cuore di tessere a Pescasseroli, nei suoi ritorni stagionali, ulteriori relazioni ed esperienze che il tempo non cancellerà.

Pronto a cambiare il mondo e la società, come a fissarne istanti indimenticabili con la sua inseparabile macchina fotografica. Questa è la poliedrica e ricca personalità con cui molti sono entrati in contatto, nel momento in cui l’Italia, e il Popolo, si preparavano a varcare il nuovo decennio, scenario del grande avanzamento sociale, politico e culturale del “biennio rosso”, al fianco degli studenti del ’68 e degli operai del ’69. Ma le forze dominanti non accetteranno pacificamente un’Italia più giusta che sarebbe potuta avanzare, democraticamente, verso il socialismo. Così il nuovo decennio, e l’ultimo anno di vita di Saverio, vennero annunciati proprio a Milano dalla terribile strage di Piazza Fontana della quale, in modo tutt’altro che improvvisato, furono ingiustamente incolpati la sinistra e gli anarchici, nonché i movimenti di massa studenteschi e operai.  A Milano contro di loro scatta lo stato d’assedio e in Italia parte un vero e proprio tentativo di colpo di stato anticostituzionale.

Il coraggio, la lungimiranza e la determinazione politica nello sventare il nuovo tentativo golpista saranno assolutamente decisivi nella storia delle masse popolari. Saverio ha il merito storico di avervi partecipato con entusiasmo e consapevolezza, come attesta la bella foto, qui di fianco, in cui Egli sfila il 31 gennaio 1970 nella decisiva manifestazione dei cinquantamila, a Milano, contro la repressione. Questa lotta attraversa drammaticamente il capoluogo lombardo e l’Italia intera per tutto il 1970. Saverio ne diviene testimone nazionale permanente quando viene assassinato proprio nel primo anniversario della strage di Piazza Fontana, quando i poteri nazionali e imperialisti organizzano la rivincita sulla sinistra reale che ha largamente frustrato i loro piani reazionari, tentando di espugnare militarmente l’Università Statale. L’uccisione di Saverio a Milano il 12 dicembre 1970 ha infatti un’eco nazionale forte e commossa, che parte dalle Piazze e arriva subito in Parlamento. Un’attenzione vigile fino alla conclusione dell’istruttoria, nel luglio del ’75 (nonostante gli ostacoli in ambito istituzionale nell’accertamento della verità) e alla sentenza di condanna in primo grado, pur molto mite, del comandante di reparto dal quale fu sparato, quasi a bruciapelo, il candelotto lacrimogeno omicida.

Avremmo voluto raccontare tutto questo, a Pescasseroli e Milano, con un bel libro. Ci sarebbe piaciuto raccontare di Saverio, della sua vita e della sua opera. Avremmo voluto raccontare del suo funerale a Pescasseroli, e fissare nel tempo il suo ricordo.
Le circostanze legate al Covid 19 ci hanno impedito di farlo. Siamo certi però che le compagne e i compagni, le amiche e  gli amichi di Saverio faranno in modo, con le loro testimonianze e i loro ricordi, che la memoria e il ricordo di Saverio esista a lungo nel tempo.
Una memoria sempre viva che restituisca dopo cinquant’anni la parola a Saverio Saltarelli, con la gioia di sentirla viva e attuale, o addirittura rivolta al futuro, come lo sono i suoi e i nostri ideali, la sua e la nostra volontà di trasformazione democratica, ma rivoluzionaria, della nostra società.
A loro va il nostro sentito ringraziamento.

         Vittoriano Baruffa