Pensieri… non…

Poesie tratte dal Libro “Pensieri… non…”
A MIA MOGLIE

Io, analfabeta di pensiero e
e di buone maniere,
ho venduto e seminato grano,
affatto, non ne sono più troppo sicuro:
Tutto ha un prezzo, bisogna pagare,
lo faccio per questa mia irregolarità,
pagata a sua volta dalla stupidità.
Mi pesano come macigni
gli aggettivi appena detti, sicuro
e ancor di più quando li avrò letti e riletti.
Albeggia e si delinea la giusta punizione, e
fugge la scusa ancora assopita,
lasciando a nudo e nitida l’intera fragilità, e
da lontano solo l’eco del ridere della volgarità.
Il mea culpa arriva profondo
A scardinar l’ultima scusa quasi nascosta, e
a ricordare l’immagine dell’uomo che barcolla,
mentre un figlio ha superato la maturità.
E quando la confusione si materializza
sullo sfondo di uno specchio nero,
si vergogna e si nasconde l’anima, e
questa volta da uomo ho pianto.
Ho fatto la mia piccola comparsa
su quel teatrino di marionette tristi,
ma l’ho gridato al mondo:
Scusami e grazie amore mio.

Maggio 2001

Bufera

Tornar a quella mia vicina porta
con l’avversa condizione
mi sembrava di conquistare
la più grande ambita meta.
Urlava il vento… parlava
Il più severo dei linguaggi,
e quella furia come una frusta
i miei passi comandava e
come potevo io,
esile figura contrastar quel folle.
Gelida la neve
nell’irreale danza,
“schiavi insieme o poveri diamanti”
ad aspettar che il vento
comandasse nell’altra direzione,
per fare il passo
ognuno verso la propria porta.

Dal rio al mare

Ruscello che scendi
Sempre piu’ a valle,
in mezzo a quell’erba
vicino a quell’albero,
sopra ogni pietra,
lungo il solco che segui da anni,
il tuo; e’ il destino di sempre.
Hai visto i paesi
Vecchi e nuovi in lontananza,
e le genti…
a irrigar campi e prati,
i bimbi, che la tua acqua ha dissetato,
e quanti innamorati,
con lo sguardo su di te
del loro destino hanno parlato.
E nell’esclamar qualcosa,
t’unisci al fiume,
svaniscono le bianche pietre levigate
e gli alberi secolar che accarezzavi,
la bellezza or ti e’ rara…
e’ l’incredulo inizio di una esistenza amara.
Il timore inquieta l’animo
Di chi ti vuol guardar piu’ da vicino,
e chi ti sfida urlando: ”so’ nuotare”…
gelide acque traditrici
che ve ne fate dell’umana vita.
Le tue vene ,i rifiuti di fogne,
nel tuo fondo carcasse e detriti ,e
un letto per la natura morta…
piantine gia’ vecchie,
alberi morti,
il tuo veleno hanno bevuto.
Tavole marce, erano case,
il tuo impeto le ha annientate.
Finisci il tuo scorrere
In un mondo non tuo,
t’eri già perso…
ora ti perdi a soffocar la tua tristezza…
muori.

Cecità

Mille corpi che passano,
ne senti il falso ansimare,
ad alcuni, persino l’odor del sudore,
mille occhi son ciechi, non vedono.
Qualche smorfia di schifo
da “qualcuno” per bene,
un discorso si perde
poiché “l’altro” non c’era.
Una voce che chiede,
ma nel nulla si perde…
povera volontà fatta di ferro,
cedi alla smorfia di un pianto;
è inumano: sono occhi già morti…
e vinta, ricade la mano già stanca.

Qualcuno ascoltava e scriveva:
Ricordava

Qualcuno ascoltò musica stanca,
veniva dal nord,
su note di un inconsapevole vento.
Qualcuno credeva, adesso non più,
ma nemmeno prima forse lo faceva
e mamme che piangono figli
e figli che ammazzano mamme,
un bimbo già ragazzo, quel
ragazzo già uomo, già vecchio già morto, e
mogli e di nuovo mamme
rimaste sole e a guardare
quel grido che và a morire
in fondo a quell’anima quasi pagana.
E qualcuno, qualcuno rubò il tempo alla morte,
mi sembra qualcuno poi morì di vecchiaia.
Scoprire ancora la fragilità
di un’emotività mediocre, e
prova a urlare, urlare e guardare
dentro l’anima di un clown.
E la notte la musica e il vento, il
Brigante e
qualcuno lassù sul valico,
notò l’ultimo vecchio a banchettare
con le ultime note di musicista stanco.

Aprile 2001