Emergenza covid-19 Marsica, la lettera di un’infermiera del Pronto Soccorso dell’Ospedale Civile di Avezzano



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Avezzano – Ieri il primo Ministro italiano Giuseppe Conte ha emanato l’ultimo DPCM contenente misure ancora più restrittive rispetto ai precedenti provvedimenti per arginare ulteriormente la seconda ondata della pandemia di Covid-19. Nella sua conferenza stampa Conte ha voluto sottolineare l’importanza e la necessità di “alleggerire” il sistema sanitario nazionale che sembra di nuovo essere in grave difficoltà, così come sembra lo sia anche l’Ospedale Civile di Avezzano.

Sono un’ infermiera del pronto soccorso di Avezzano, lavoro in prima linea con i pazienti positivi al Covid-19. Non esiste solo il covid, esistono anche altre patologie e noi questo non l’abbiamo dimenticato, continuiamo a vedere stroke, IMA, pz oncologici e cerchiamo di fare del nostro meglio al fine di garantire la giusta sicurezza e assistenza a noi operatori e anche ai pazienti” ci confida un’infermiera del Pronto Soccorso di Avezzano.

Questa battaglia ci sta debilitando a livello fisico, ma soprattutto psichico, siamo stanchi portiamo alle spalle pesi più grandi di noi, delle responsabilità importanti nei confronti del prossimo e con questa poca lucidità non so se realmente ce la faremo... A marzo si diceva ANDRÀ TUTTO BENE, ad oggi penso che se non cambierà qualcosa nel SSN nulla andrà bene…A marzo si diceva che i giovani erano immuni, perché il virus prendeva solo agli anziani, che la popolazione doveva fare un immunità di gregge, che il covid è pericoloso solo per chi ha altre patologie, e che un individuo sano non contrae niente” continua nella sua riflessione.

Ho visto con i miei occhi ragazzine di 17 anni con dispnee importanti, adulti di 50 anni (sani) intubati; colleghi che l’hanno contratto con problematiche respiratorie importanti e anche colleghi che purtroppo non ce l’hanno fatta… Ho paura e non mi vergogno affatto, ci troviamo a fronteggiare contro qualcosa più grande di noi. Non parliamo più di pandemia, ma di guerra, stiamo affrontando una battaglia contro qualcuno che non conosciamo, contro un qualcosa che non vediamo, è invisibile…continuiamo a rimanere distanti, a lavarci spesso le mani e ad indossare le mascherine, ma tutto questo basta???” si chiede l’infermiera che poi si rivolge ai medici e ai cittadini: “Medici di base aiutateci, andate a vedere i pazienti, avete fatto un giuramento ed è vostro OBBLIGO E DOVERE andare a visitare qualcuno che sta male. I media non ci aiutano con il terrorismo psicologico, ma possiamo comunque documentarci da soli, informatevi su quello che è il covid, non si può mobilizzare un’ambulanza medicalizzata per un mal di gola, non si può ricorrere al 118 perché un amico del mio amico è risultato positivo, non si affronta così…ognuno nel suo piccolo deve contribuire e fare qualcosa…mamme non terrorizzate i vostri bambini, che a mio avviso sono quelli che lo stanno accusando di più, ma sono loro stessi a darci l’esempio di come rispettare le regole, spiegate loro quale atteggiamento educativo devono attuare per vivere in modo meno traumatico questa situazione…La rabbia è tanta perché da marzo il tempo c’è stato per poter organizzare un sistema adeguato per fronteggiare tale emergenza e invece ancora una volta ci siamo ritrovati SOLI, senza uno Stato che ci tuteli, senza colleghi che collaborano, senza cittadini con il giusto senso civico”.

Rispettiamo le regole, restiamo distanti oggi per riavvicinarci di più domani” conclude l’infermiera.