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Comune di Avezzano

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Dopo le prime resistenze degli antifascisti e dopo il delitto Matteotti, il Governo di Benito Mussolini riprese fiato e andò consolidandosi attraverso capillari strutture periferiche, nelle regioni, province e comuni. I comitati provinciali dettero il via all’Operazzaione Balilla nel gennaio 1928, anno VI dell’era fascista. Il comitato comunale di Massa d’Albe era composto dalle persone più rappresentative del paese. Di esso facevano parte: Ettore Di Mattia, Giuseppe dott. Laudati (ufficiale sanitario), Filena Blasetti (insegnante elementare), Tarquinio Coccanari, Luigi avv. cav. Attardi, commissario prefettizio.

Essi avevano il compito di diffondere le direttive nazionali tra le popolazioni, educandole ai valori del patriottismo e del nazionalismo. Per meglio equipaggiare l’esercito si iniziarono varie campagne per la raccolta del grano e per requisire oro, argento, rame e ferro. Non tutti gli abitanti di Antrosano risposero all’appello, molti nascosero gli oggetti più preziosi, ricordi di famiglia legati a particolari momenti. La requisizione fece poco effetto tra gli abitanti che con sacrifici avevano abbellito le proprie abitazioni: risparmi di generazioni per acquistare oro venivano soffiati sotto mano: catenine, fedi nuziali e ciondoli. Riferisce Camillo Tollis nel suo libro Origini e vicende di Massa d’Albe che la popolazione offri 1539 grammi d’oro (compreso nel peso 250 fedi); 1895 grammi di argento; 17 chilogrammi di rame e 40 quintali di ferro. L’oro fu versato per grammi 10,56 il 21 novembre 1935, alla Cassa di Risparmio dell’Aquila; per 156 grammi il 30 novembre 1935 alla Federazione dei Fasci dell’Aquila; per 1350 grammi l’otto gennaio 1936 ed altri 13, in data 30 marzo 1936 al Banco d’Italia. L’argento per grammi 145 alla Federazione dei Fasci e per grammi 1750 al Banco d’Italia.

I 17 chili di rame vennero ritirati dal Signor Antonio Rigazzi, raccoglitore per Massa d’Albe. Il ferro, invece, venne inviato al centro raccolta rottami dal Fascio di Magliano dei Marsi, nel quantitativo di quaranta quintali. Terminata la guerra d’Etiopia, Vittorio Emanuele Terzo assunse il titolo di Imperatore e l’Italia si avvio verso la seconda guerra mondiale. In Africa Orientale molti soldati furono fatti prigionieri e di essi non si ebbero più notizie. Le famiglie erano in apprensione per la loro sorte, la disperazione aumentava di giorno in giorno tanto che i parroci tramite i Vescovi e il Vaticano si mettevano in contatto con i Nunzi Apostolici, che operavano all’estero. Anche la Diocesi dei Marsi si attiva per richiesta di notizie e invio di messaggi. Concezio Luccitti di Antrosano e uno dei prigionieri che non da o non riesce ad inviare messaggi alla famiglia, si sa solo che e stato rinchiuso nel campo 3614 S. E. 21 ST. Ave Portland Oregon (U.S.A.).

La sorella Antonia si incarica di mettersi in contatto con Concezio ed invia di proprio pugno, sempre tramite la Diocesi dei Marsi, il seguente messaggio: Nostro padre morto. Della roba facciamo meta tra me e Tobia a gode. Poi si accomodera tutto. Saluti da Caterina e da tutti. Firmato: Antonia Luccitti fu Enrico e Caterina Paponetti. Antrosano (L’Aquila). Il messaggio fu inviato e regolarmente recapitato; oltre a comunicare la morte di Enrico la donna si premura di tranquillizzare Concezio Luccitti della roba, il primo e forse più importante pensiero. Per il momento l’eredita e stata divisa a meta con l’altro fratello Tobia, a gode. Al ritorno del soldato si procederà a dividere il patrimonio in tre parti uguali, salvo a trovare accordi particolari.

Testi tratti dal libro Antrosano memoria e storia
(Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi)

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Oro per la Patria

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