Comune di Oricola

Prefazione
di Achille Laurenti

Da tempo vagheggiavo l’idea di pubblicare la storia della regione Carseolana, e segnatamente di Oricola, sulla ottenuta sua autonomia e sulle famiglie che la composero, o che la costituiscono. Grave è il compito e le difficoltà aumentano quando si pensi di dover raccogliere e vagliare notizie di parecchi scrittori, analizzare e leggere volumi logori dalla polvere e dai secoli e decifrare abbreviazioni e segni convenzionali, a prima vista incomprensibili.
Tale il motivo che mi tenne incerto e dubbioso di lanciare alle stampe questo modesto lavoro.

Per un certo nesso, ho creduto di far seguire una sintesi sui beni demaniali, patrimoniali e privati, e sugli usi civici in questo comune, a cominciare dalle origini dell’uomo all’epoca romana, per penetrare nel nebuloso medio-evo e proseguire nella marcia trionfale del nuovi elementi sociali, economici e giuridici. Mi sono ingegnato di attingere notizie storiche alle migliori fonti e di dare un carattere originale al mio componimento che, per quanto lo sappia, è nuovo in questi luoghi. Nella fiduciosa speranza di riuscire gradito ai miei diletti compaesani e corregionali, senza pompa di bello scrivere, ne pretesa alcuna, con intenso affetto lo consacro alla mia cara Oricola, che difesi sempre e più specialmente per la sua costituzione a comune distinto.

Oricola, 25 novembre 1932.

Oricola

Ardua, sul pian, si stacca la mammella
dove s’affaccia, su la roccia viva,
a tutti i soli e ai venti di procella.
Isolata nel ciel, fin dove arriva,
occhio d’aquila in guardia, a l’orizzonte
di qua, di là, di su, di giù, fa riva.
Ampia, nel cerchio, a tergo, a fianco, a fronte,
la collana d’anella ove si snoda,
giganteggiando, l’uno e l’altro monte:
Dell’Aniene pescoso il varco annoda
alla convalle ove un dì gloriosa
Carsèoli visse e la sua stirpe ha proda.
Ove l’orda passò, dove furiosa
d’armi suonò la diana e delle trombe
che la contrada fecero famosa.
Vigile, all’erta, su l’altar procombe
che fu ara degli atavi; ègida e scudo
al tempestar di catapulte e frombe:
Lor che al flagello di fiammante ludo,
l’Acropoli distrutta, offrì all’assalto
la tempra ossuta del suo petto nudo.
E ne le notti illumi, sotto l’alto
silenzio (ove, su l’ombra, la ghirlanda
dei villaggi s’accende) dallo spalto
del bastione che la cinge di veranda,
testimoni lo spazio e i sassi e l’orme,
dei secoli il fragor par che si spanda;
e il fragor si ripopoli di forme,
che ricalchin la furial vicenda
de’ mercenari che veniamo a torme:
0 Sobo, o Saverrion – pria che s’accenda
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l’aurora – spettri di romulera rabbia –
di vostra strage impallidite orrenda;
Nè pace l’ombra tua d’Attila s’abbia
longobardo Agilulfo, eroe di preda,
ch’oppidi e tempi il tuo passar fè sabbia!
Nè l’anatema rifuggir si creda
il Secondo, di Svevia, Federico
e nel barbaro in sè l’effigie veda;
Volgi le terga al sol – che t’è nemico –
tu pure, ombra di sangue, ombra d’Orsini,
ch’eclissasti d’orror l’orrore antico;
di tua strage risuona entro i confini
l’equicola contrada, non straniera,
ma in fratricida gelosia d’affini;
Ma innanzi giorno ti calò lo sera:
chè di Montaneo riscoppiava il seme
della montagna, di suo nome altera…
Mentre nell’evo intrigo Italia geme
il vincitor di Lepanto s’accampa,
sua gloria e vostro onor mischiando insieme…
Sui campi rasi, or la pianura avvampa
d’arse stoppie, e la notte in una avvolge
l’ombre in fiamme sì che niuna ne scampa.
Or la vedetta, al sol, mite rivolge
l’occhio d’un dì, corrusco; e ne le aurore
vive, sognanti, la canzon si svolge
degli amori, ispirata a un solo amore.

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Oricolae contrada Carseolana nella storia di Nostra Gente
Oricolae contrada Carseolana nella storia di Nostra Gente

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