Nuovi fermenti culturali

Testi di Don Vincenzo Amendola maggiori info autore
Mentre Giulio Mazzarino si applicava agli studi come allievo del Collegio Romano, nel mondo culturale si sviluppavano fermenti che andavano operando un’autentica rivoluzione nella storia del pensiero e della mentalità dell’uomo.
Proprio durante i primi anni del Seicento, Galilei dava la riprova sperimentale alle teorie di Copernico e di Keplero, volgendo verso il cielo per la prima volta il cannocchiale. La terra non era più il centro dell’universo; i corpi celesti, sole luna stelle, erano come la terra; l’uomo riprendeva il dominio del creato con la sua ragione e le sue esperienze; nasceva la scienza moderna; il pensiero religioso era costretto a rientrare entro i limiti della propria competenza; le lettere classiche non erano più il solo campo in cui lo spirito umano si affinava, ma la natura, sperimentata conosciuta utilizzata, faceva germogliare una nuova sapienza, quella fertilizzata e vitalizzata dalla scienza.

Si stava operando, insomma, la trasformazione di una conoscenza aprioristica, sistematicamente razionalistica, teoricamente dogmatica, in una conoscenza che faceva dell’ignoranza dell’uomo la condizione di umiltà necessaria per sapere, per fare, per essere autenticamente « signori » del creato.
Il secolo xvii « fu così fecondo per le scienze esatte, che per trovare un’altra epoca capace di reggere al confronto di esso è necessario risalire a quella in cui fiorirono i sommi geometri della Grecia » (G. Loria). Voler fare i nomi degli studiosi. degli scienziati, delle iniziative, delle istituzioni sorte in quel secolo in un modesto lavoro come il nostro, oltre ad essere fuori luogo, sarebbe presuntuoso. Ci limitiamo ad accennare sommariamente a qualche particolare che ci aiuti ad inquadrare meglio il personaggio che andiamo conoscendo, Giulio Mazzarino.

Questi, insieme ai suoi compagni di scuola e di divertimento, come i giovani di tutte le generazioni, ascoltava con curiosità i nuovi discorsi, le notizie che arrivavano da Pa dova, da Pisa, dalla Francia, dall’Olanda, da Praga sulle nuove teorie e sui nuovi metodi. La curiosità veniva ancor più sollecitata da quel senso di rivoluzionario che le nuove idee portavano nella società in cui essi vivevano. Quel Galilei che faceva muovere la terra e riduceva i cieli, cristallini e immobili fino allora, a palle vorticanti in uno spazio alla portata dei calcoli della mente umana, dava loro un nuovo ardire e apriva nuovi, anche se confusi, orizzonti. Nella disputa, poi, fra i loro maestri sulla difesa arroccata del pas sato e la facile evidenza della nuova scienza, non potevano essi non vedere un moto di liberazione dagli antichi schemi di una società per molti versi decadente e sorpassata.

I nomi di Marsenne di Giovambattista della Porta fondatore dell’Accademia degli Oziosi a Napoli, dei matematici Napier che diede il nome ai logaritmi, Pietro Antonio Cataldi algebrista e geometra, Bonaventura Cavalieri perfezionatore dei calcoli trigonometrici, di Federico Cesi che nel 1601 aveva fondato a Roma l’Accademia dei Lincei, dovevano rimbalzare nella mente sveglia del giovane Mazzarino e renderlo particolarmente attento a queste novità.

Un giorno, quando sarà potente e ricco abbastanza, prenderà egli stesso l’iniziativa di raccogliere i libri di quei grandi .e offrirli, per la prima volta nella storia della cultura mo derna, al pubblico degli studiosi. Ma di questo diremo a suo tempo. Intanto, se il pensiero speculativo e scientifico attirava l’attenzione del giovane studente Giulio Mazzarino, il suo senso artistico gli faceva assimilare il più genuino spirito del Rinascimento italiano, di cui Roma era stata la culla e che ancora continuava a ispirare artisti sommi in tutti i campi.

Sotto le volte e le cupole maestose delle basiliche della Roma rinascimentale, l’animo del giovane si lasciava rapire dai possenti cori polifonici di Pier Luigi da Palestrina e degli imitatori di questi, i maestri delle « cappelle », come allora si chiamavano le scholae cantorum, musica che si fondeva mirabilmente con l’architettura grandiosa delle chiese erette da artisti come Michelangelo e Brunelleschi, riempiendone gli spazi ampi, per dare all’anima il respiro di una religiosità avvolgente e travolgente verso l’infinito e l’immenso.

Quando Giulio era ospite nelle case dei suoi amici nobili, non poteva non entusiasmarsi e commuoversi al fascino degli affreschi, delle tempere, delle tele, dei quali grandi pittori, fra i nomi più prestigiosí del tempo, avevano abbellite le stanze e i saloni, dove con sfarzo e lusso le corti principesche celebravano le feste e davano spettacoli. Qui Giulio Mazzarino provò i primi fremiti della passione, che lo accompagnerà per tutta la vita, per le cantate, i madrigali, le partite, i capricci, che i musicisti del tempo componevano in gran copia dando all’arte del suono un impulso decisivo di sviluppo.

A Roma, negli anni della giovinezza di Mazzarino, Girolamo Frescobaldi, con le sue innovazioni e le sue creazioni musicali, raggiungeva l’acme di un’epoca « aprendo ampie prospettive per il futuro », mentre nasceva il « melodramma », una « forma teatrale che aprirà nuove vie alla musica, alla poesia, alla danza, alla scenografia, divenendo un fatto di gusto e di cultura » (Fabbri).
Giulio Mazzarino fu attento a tutti questi fermenti del sapere e dell’arte e la sua mente rimase sempre aperta alle nuove espressioni del pensiero e della fantasia.