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Comune di Avezzano

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(1) Morto sotto le macerie del terremoto don Gioele Tudini, originario di Pescasseroli, il 20.12.1915 fu chiamato alla guida dell’antica Parrocchia di S.Giovanni don Giovanni Valente nato a Tagliacozzo il 24.2.1877: sacerdote amato e rispettato da tutti, anche dai non credenti, visse in mezzo ai poveri, conobbe la miseria e le privazioni del dopo-terremoto e le tragedie della guerra e le devastazioni conseguenti l’occupazione tedesca. Alla sua morte, avvenuta il 16.5.1953, fu seppellito, per suo espresso volere, insieme ai martiri di Capistrello, fucilati dai nazisti nel giugno 1944, molti dei quali erano suoi parrocchiani.

(2) La “Cavallereccia” e la “Vaccareccia” sono due località poste a cavallo di Strada Tre, ai margini dell’ex alveo del lago Fucino, lungo Via Nuova: l’Amministrazione del Principe Torlonia vi gestiva direttamente una azienda zootecnica ricca di equini e bovini. La stazione di monta taurina era meta quotidiana di molti contadini poichè i tori che vi svolgevano la preziosa “attività” appartenevano ad una razza scelta.

(3) Il convento delle suore di clausura di Santa Caterina, era situato in posizione quasi attigua alla chiesa di San Bartolomeo: sia dalla antistante omonima Piazza che da Piazza Centrale e Corso Umberto I, si dipartivano vicoli che conducevano alla Piazzetta delle Monache ove si affacciava l’ingresso del Monastero. Detta struttura, di proprietà comunale, fu abbandonata dalle suore all’inizio del secolo e fu utilizzata, successivamente, come sede di scuole elementari. Nel 1915 fu distrutta dal terremoto e non più ricostruita.

(4) “Sassencuje” è il nomignolo che gli avezzanesi attribuivano alla guardia municipale Buttari Rocco.Sassencuje viene annoverato, tra i nomignoli dell’Avezzano pre-terremoto, a pag.69 di “I racconti di Angizia” di Giuseppe Pennazza – Carlo Maggi Editore – Avezzano, 1924 e a pag.93 di “La Bocaletta” di Giovanbattista Pitoni- Edizione Della Torre – Roma, 1966.

(5) A cavallo dell’attuale Via S.Francesco, già prima del terremoto, c’era un popoloso agglomerato di modeste case di contadini: a metà strada (precisamente all’inizio di via Pié’ Le Pògge e via del Pereto) era situato l’ospedale ed all’inizio (subito dopo la Chiesa di S.Giovanni ed a fianco della caserma del 13° Reggimento Fanteria) era situato il carcere di S.Nicola. Da sempre (ed ancora oggi), per gli avezzanesi, nominare San Nicola significa (in senso traslato) parlare anche e soprattutto del carcere. S.Nicola deriva dal nome della omonima chiesetta posta all’incrocio tra Via S.Francesco e Via Pié’ Le Pogge: tale edificio appartenne alla famiglia Iatosti che, verso la fine del’ottocento, lo donò insieme ad un antistante terreno per costruire l’ospedale sopradetto. L’origine dell’edificio sacro risale all’epoca medioevale: distrutta dal terremoto, non fu più ricostruita. Tanto la chiesetta quanto l’abitato di S.Nicola, rimasero esclusi dalla cinta muraria costruita alla fine del 1400.

(6) Via Pace, corrispondente all’odierna Via Mazzini, rappresentava – prima del terremoto – il confine tra la Chiusa Pace e la Chiusa Orlandi-Mazzenga, due grosse proprietà che furono espropriate subito dopo il disastro tellurico per ricostruire l’Avezzano moderna. Tra i tanti gruppi di baracche edificate per ricoverare i superstiti, uno fu situato proprio in via Pace: al centro di esse fu costruita la chiesa di S.Giuseppe, ancora esistente nell’attuale Via Crispi (già Via Ciufelli). Tale chiesa fu donata nel 1924 dal Genio Civile al Comune di Avezzano.

(7) Cupello è un comune in provincia di Pescara: tant’anni fa fu deciso di intitolare le strade del rione S.Simeo alle città ed ai paesi abruzzesi: via Pescara, via Teramo, via Chieti, via Aquila, via Sulmona… su una delle prime strade, denominata via Cupello, fu costruita una vasta “baraccopoli”: demolite piano piano, in epoche successive, le baracche (qualcuna, però, resiste ancora), si costruirono, in sostituzione delle stesse, edifici “normali” che costituirono e costituiscono un nuovo rione ancora oggi da tutti denominato “Cupello” o “Cupejie”.

(8) La località Sante Scimie o San Simeo fu destinata ad accogliere altro numeroso gruppo di baracche: con il lento trascorrere del tempo, le baracche furono sostituite da case popolari, dalla Chiesa del Sacro Cuore in S.Rocco, dall’asilo, da istituti di scuola media superiore e da dignitose case di civile abitazione. Di San Simeone o Scimino, si parla anche a pag. 73 di op.cit. di Giuseppe Pennazza. Il toponimo San Simeo deriva da un’edicola sacra dedicata a San Simeone che era posta nella località suddetta. San Simeone (poi tramutato in San Simeo), racconta il Vangelo di Luca, si trovò nel tempio di Gerusalemme allorchè vi entrò Maria Vergine con Gesù per la purificazione.

(9) Un certo Sergio (del quale omettiamo il cognome per ragioni di opportunità) apparteneva ad un agiata famiglia avezzanese. In gioventù ebbe, dalla donna che poi diventò sua moglie, una figlia “naturale”: si era alla fine del secolo scorso ed avere una figlia al di fuori del matrimonio non era cosa facilmente tollerabile dalla pubblica opinione e la piccola, di conseguenza, fu affidata alle cure di una famiglia del rione San Nicola. La circostanza non potette rimanere celata e, pian piano, fece il giro del paese. La piccola mostrò subito un carattere vivace ed autoritario come quello del padre Sergio e del fratellastro Peppino: a tutti fu facile attribuirle il nomignolo di Sergetta. Negli anni successivi (Sergetta si era fatta grandicella) l’ “antefatto” giunse alle orecchie dell’ignara interessata che, dotata anche di notevole orgoglio ed amor proprio, non volle mai “riconoscere” i propri parenti: era spesso fatta oggetto di ammiccamenti e derisione che, però, non erano sufficienti a far recedere la giovane dal suo proposito di ignorare i suoi parenti naturali. Morto Sergio, l’attenzione delle popolane fu rivolta, come era inevitabile, esclusivamente ai “rapporti” inesistenti tra Sergetta ed il fratellastro Peppino. Solo nei giorni immediatamente seguenti al terremoto, durante un incontro drammatico avvenuto sulle macerie, Peppino e Sergetta – trovandosi soli ed uno difronte all’altro – furono “costretti” dal “destino” al reciproco riconoscimento quasi “ufficiale”: tutto ciò, però, solo in privato poiché, in pubblico, continuarono sempre a mostrare indifferenza!

(10) Tutti tipici nomignoli di antiche famiglie avezzanesi: Crillitte(Di Renzo), Coccione(De Bernardinis), Mazzabbottata(Di Renzo), Pesceotta(Paciotti)… Qualcuno (Es.: Sorechetta: Gentile), appartiene a famiglia immigrata nella nostra città nel periodo immediatamente dopo il terremoto ed oggi, ormai, fa parte del “patrimonio” storico-culturale locale! Un lungo elenco di nomignoli vengono citati alle pagine 67,68,69 e 70 di op.cit. di Giuseppe Pennazza .(Vedi anche Giovanbattista Pitoni – op.cit. –

(11) Sergio (vedi nota n°9), appartenente ad antica famiglia avezzanese, proveniente da Cappadocia ma di origine spagnola, nacque nella nostra città e vi morì verso la fine del secolo scorso. Era uomo autoritario ma, nello stesso tempo, dotato di notevole humor. Assunse incarichi pubblici di rilievo.

(12) Peppino (trattasi ovviamente di nome posticcio attribuito a persona effettivamente esistita) era figlio legittimo di Sergio: di non alta statura, alquanto autoritario come il padre, ignorò, sino ai giorni seguenti il terremoto, l’esistenza della sorella naturale Sergetta (vedi nota n°9).

(13) Cesare Gatti, nacque ad Avezzano il 20.8.1888 e vi morì il 9.4.1971: sposò dapprima Olivieri Nelda (Rosburgo, l’odierna Roseto) poi, in seconde nozze, Miani Clelia (Chianciano Terme). E’ stato uno dei più popolari medici condotti di Avezzano. “Corradiniano” di ferro, consigliere comunale dal 1920 al 1924 (sotto l’amministrazione presieduta dal Prof.Ercole Nardelli) insieme all’ing.Francesco Amorosi (già sindaco di Avezzano dal 1905 al 1909), all’avv.Luigi De Simone che diventerà deputato al Parlamento Nazionale, a Pietro Giffi, figliolo del più volte sindaco Bartolomeo, ad Antonio Iatosti destinato a diventare il primo sindaco avezzanese del secondo dopoguerra ed a Vincenzo Falcone, animatore del Partito Popolare prima e della D.C.dopo.Di Gatti si parla a pag.92 di “Cento metri di catene” di Pietrantonio Palladini – Cartografital – Penne – 1977 ed a pag.30 di “La formazione del gruppo dirigente comunista marsicano (il seme del liceo) “ di Romolo Liberale – RSB Editrice – Roma, 1989. Insieme ad altri due prestigiosi medici avezzanesi (Tullio Cataldi e Leucio Di Ponzio), fu chiamato nel 1921 a far parte di una commissione consiliare incaricata di studiare la importantissima “questione” del Fucino.

(14) Dopo l’Amministrazione di Ercole Nardelli (26.10.1920 / 26.7.1924), furono chiamati a “reggere” il Comune di Avezzano ben 4 Commissari Prefettizi che precedettero la nomina del 1° Podestà nella persona di Orazio Cambise (6.7.1927 / 15.11.1930): Ignazio Mirabile, Raffaele Fiamingo, Palmo Antonacci e Mario Alonzo. Il cav. Raffaele Fiamingo resse il Comune dal 20.2.1925 al 27.6.1926.

(15) Con deliberazione del Commissario Prefettizio del 18.6.1925, avente per oggetto: “Cambiamento di mercato”, fu decisa l’abolizione del mercato settimanale di merci e bestiame che da tempo immemorabile si teneva il martedì e lo spostamento dello stesso al giorno successivo mercoledì. Lo spostamento fu chiesto dalla locale Associazione Commercianti (che ad Avezzano è stata sempre forte e lo è tuttora) con la convincente motivazione che il martedì il mercato si teneva anche in altre località fucensi e ciò teneva lontani i potenziali acquirenti dalla nostra città. Rimaneva fermo, però, il mercato del sabato che, ancora oggi, mantiene la sua importanza.

(16) Di Gino Ciaprini, nato a L’Aquila il 6.4.1888 e morto a Roma il 30.3.1953, valente primario chirurgo presso l’Ospedale Civile di Avezzano, si parla a pag.92 di “Cento metri di catene” di Pietrantonio Palladini – Cartografital – Penne – 1977. “Appartenente alla Massoneria, manteneva vivo -presso quella organizzazione – il culto per la libertà e per la difesa dei diritti dell’uomo”. Del Ciaprini si parla anche, mutuando il discorso del Palladini, a pag.30 – “La formazione del gruppo dirigente comunista marsicano (Il seme del liceo)” di R. Liberale – RSB Ed.- Roma – 1989.

(17) Il Coda fu uno dei primi caffè della risorta Avezzano: posto nella centrale via Salandra (successivamente via del Littorio, ora via Corradini), nelle vicinanze di Piazza Risorgimento. Di questo ritrovo parla, sebbene incidentalmente, Pietrantonio Palladini in op.cit.

(18) Don Fedele De Bernardinis, chimico farmacista, era proprietario e gestore di una farmacia posta nella centralissima Piazza San Bartolomeo, sulla destra uscendo dalla chiesa, al piano terra del Palazzo Marimpietri che era anche sede della Sottoprefettura. Tale farmacia, aperta sin dal 1874, era – come riferisce Antonio Falcone a pag.47 di “Fiori di carta” – Pescara, 1970 – un ritrovo di cacciatori poichè egli stesso, il nostro Don Fedele, era un accanito seguace di Diana. Il popolare farmacista fu anche, per vari anni, Presidente della Società Operaia di Mutuo Soccorso. Sia in “Je furne de Zefferine” che in “Sante ‘Middie …je tarramute!” di Giovanbattista Pitoni, il personaggio viene descritto come un incallito parsimonioso e ciò non risponde alla verità dei fatti: egli, invece, è stato generoso sino a… sfiorare (ma non raggiungere) la prodigalità! Approfittiamo, insomma, di questa nota per… rimettere in ordine i “fatti” e restituire al nipote, l’amico Dott.Angelo De Bernardinis, la serenità da noi involontariamente turbata!

(19) A Sante Ròcche o San Rocco, molto venerato nella Marsica e ad Avezzano, già molto tempo prima del terremoto era dedicata una chiesa posta lungo la Strada Marsicana (ora via XX Settembre), su area prospiciente l’attuale Piazza Bruno Corbi. Distrutta dal terremoto (sotto le sue macerie perì anche il parroco quarantasettenne don Camillo Pentoli), venne riedificata in contrada San Simeo (vedi nota n°8) da molti chiamata, talvolta, anche San Rocco.

(20) Nella parte terminale dell’attuale via Vidimari, in prossimità di via Garibaldi, i numerosi acquitrini (acque sorgive ed acque di scolo dei tre laghetti esistenti all’interno della Chiusa Pace) rendevano i terreni circostanti poco praticabili e difficilmente sfruttabili per l’agricoltura: per attraversare la zona fu necessaria la costruzione (con sassi provenienti da lavori di spietramento di altri terreni, calcinacci e materiali varii di risulta) di una strada, al di sopra della quota di campagna, tale da non poter essere invasa dalle acque adiacenti, specie durante l’inverno. Successivamente furono costruiti piccoli canali di scolo che bonificarono la località. La strada della “bonifica” fu pian piano trasformata, dalla lingua parlata dal popolo, nella Via déjie Bonefìzzie. A sud di essa, c’era je Prate de Capitóne appartenente, come si evince dal nomignolo, sicuramente ad una delle tante famiglie avezzanesi di cognome Colizza. Zona non ancora edificata, durante il mese di agosto vi stazionava una trebbia.

(21) Je Portóne délla Córte era una località posta lungo l’attuale via XX Settembre, dopo l’incrocio con la Provinciale per Alba Fucens, a sinistra di chi percorre la strada nazionale verso San Pelino. L’Avv.Alberico Ciofani in “Racconti del Lago” – Tipografia Qualevita – Torre dei Nolfi – 1993, narra come in questa località, fin dal feudalesimo, esistesse un arco di pietra sul quale venivano impiccati i condannati: un luogo di esecuzione delle pene capitali che venivano inflitte ai rei da apposita Corte di Giustizia del tempo. I resti de Je Portóne délla Córte erano ben visibili ancora verso la fine degli anni sessanta: il boom edilizio avrebbe cancellato inesorabilmente anche questa rara memoria storica della nostra città se un gruppo di benemeriti cittadini (tra i quali l’ing.Tommaso Orlandi), innamorati di Avezzano, non avesse, il 13 gennaio 1965 (50° anniversario del terremoto), pensato di prelevare i resti del Portone della Corte e depositarli sul piazzale antistante il Memorial del terremoto posto alle pendici del Monte Salviano.

22) Gaetanucce (Ferrari Gaetano di Cassio) era nato a Lama dei Peligni nel 1868, morì ad Avezzano l’1.11.1925. Non era sposato, i suoi numerosi fratelli era tutti morti in tenera età e viveva con la matrigna Cocco Rosaria che perì sotto le macerie del terremoto. Campava scrivendo lettere per persone analfabete ed esercitando il mestiere di mezzano, allora molto in voga tra le fanciulle che stentavano a trovare la persona adatta per maritarsi. Si salvò dal terremoto poichè quel giorno era a Roma, ove doveva scontare alcuni anni di carcere per essersi macchiato di omicidio involontario. Gaetanucce tornò libero ma Avezzano, che l’aveva visto in qualche modo protagonista, era scomparsa per sempre: rimettendovi piede, infatti, vide innanzi a se una immane distesa di calcinacci e fu per lui un duro colpo! Non si scoraggiò e riorganizzò subito la sua “attività” con uno sgangherato tavolino, un calamaio ed una penna. Gaetanucce badava a tutti e a tutto, ma gli anni, il duro carcere, il freddo della baracca, l’alcool ed i dispiaceri, incominciavano a pesare troppo sulle sue ormai fragili spalle ed il suo lavoro diventava ogni giorno meno “competitivo”! Del personaggio Gaetanucce si parla sia nella commedia in dialetto avezzanese di Giovanbattista Pitoni “Je furne de Zefferine” – LCL Stampe Litografiche – Avezzano – 1996, che in “Sante ‘Middie… je tarramute!” (dello steso autore) – LCL Stampe Litografiche – Avezzano – 1997.

(23) Incile, in latino, significa fosso di scarico, canale, rigagnolo. Nella lingua italiana, di conseguenza, incile è “un’apertura per cui l’acqua è derivata in un canale da un lago, da un fiume” (Palazzi – “Nuovissimo Dizionario della Lingua Italiana”). La parte finale del canale Emissario e l’imbocco della galleria attraverso la quale le acque di scolo della Piana del Fucino si immettono nel Liri, sono chiamati – dunque – Incile e la borgata, che è stata edificata nelle vicinanze, viene chiamata Borgo Incile. Dall’altissimo sbarramento, alla sommità del quale c’era e c’è la statua della Madonna che il Principe Torlonia vi fece erigere a prosciugamento avvenuto del lago, molti giovani delusi in amore, gettandosi nel sottostante profondo canale, si suicidavano. Per evitare i frequenti suicidi, la zona è oggi protetta da robusta recinzione.

(24) Resta Filippo Claudio, noto come Pippo o Pippetto, nacque ad Avezzano il 9 ottobre 1893 dal Conte Avv.Paolo Resta e da Lolli Michelina: ebbe 6 fratelli, tutti periti il giorno del terremoto o in epoca precedente. ( NOTA INTEGRATIVA: ricerche recenti dimostrano che al terremoto sono sopravvissuti sicuramente quattro dei sei fratelli di Filippo Resta (tre maschi ed una femmina) che all’epoca del terremoto non erano ad Avezzano. Di questi due erano ancora vivi negli anni 50 dello scorso secolo. Il più giovane dei fratelli, Ferdinando, ha combattuto nella I guerra mondiale ricevendo una medaglia d’argento, una di bronzo al valor militare e due croci di guerra.. E’ morto prematuramente di malattia nel 1942 a soli 47 anni.)

(25) Antonio Antonini, detto je Pinghe, nacque in Avezzano il 23.5.1848 e vi morì, alla bella età di 88 anni, il 5.11.1936. Figlio di contadini (il padre Luigi era nato nel 1817 e la madre – la filatrice Pulsoni Vincenza – nel 1818), contadino egli stesso, viveva nella casa di sua proprietà posta nella via Sirente del rione Cupello. Dotato di notevole intelligenza e senso dello humor, accompagnava spesso, nelle loro frequenti “capatine” nella capitale, gli appartenenti alla piccola borghesia locale. Era persona allegra, gioviale, piena di intuito, sagace, pungente. Ancora oggi, sono trascorsi 61 anni dalla sua morte, è abbastanza popolare e gli si attribuiscono molti aneddoti (anche quelli che, stando al racconto di alcuni suoi nipoti ancora viventi, non lo videro affatto protagonista).

(26) Omero Rampa, figlio di Sergio Rampa, già Capo della locale Guardia Nazionale sul finire del IX secolo, seguendo le orme paterne, vestì la divisa: divenne, infatti, Capo delle Guardie Comunali. Uomo di non alta statura, alquanto autoritario come il padre.

(27) Di Corpetoste (appartenente alla famiglia Marianella), caratteristico personaggio della vecchia Avezzano, si parla nella raccolta dei “Proverbi e Detti Avezzanesi” di Ugo Buzzelli e Nino Mai (Volume I, agosto 1984 – La Grafica – L’Aquila; volume II, gennaio 1989 – Lussostampa – L’Aquila). Corpetoste, durante il “tressette” o la “briscola”, era abituato a giocare immediatamente le carte migliori rimanendo, così, disarmato… per le mosse successive. Per quanto concerne l’origine del nomignolo, bisogna probabilmennte fare riferimento a quanto critto nella successiva nota n°43.

(28) Della banda musicale diretta dal maestro Emidio Castrucci, si parla sia a pag.49 di “Avezzano dei tempi andati” di Armando Palanza – Editrice Della Torre – Roma, 1967 e sia anche nella poesia “Je cinquantenarie” di Antonio Pitoni inserita a pag.39 dell’antologia del dialetto avezzanese “La Bocaletta” di Giovanbattista Pitoni – Editrice Della Torre – Roma, 1966. Di tale rinomata banda si parla anche nel libro di Giovanni Pagani “Avezzano e la sua storia” – Tipografia dell’Abbazia di Casamari(Fr), 1968.

(29) Il Conte Pio Marcello Bagnoli, dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, fu nominato Vescovo della Diocesi di Pescina, con Regio Decreto del 1911 che concedeva il “Regio Exequatur” alla relativa Bolla Pontificia (vedi “La Nuova Marsica” del 22.4.1911).

(30) All’incrocio tra Via Garibaldi e Via S.Andrea c’è la località “Calvario” con le sue croci: il venerdì precedente il venerdì santo, una processione parte dalla chiesa di S.Giovanni ed arriva al Calvario per rievocare la passione di Cristo.

(31) Antonio Durante, direttore didattico, antifascista, comunista, fu allontanato dalle scuole di Balsorano dietro pressioni dei fascisti del posto e trasferito in Scurcola Marsicana. Fu duramente perseguitato e conobbe ripetutamente le angherie del Fascio marsicano ed avezzanese: ebbe modo di “conoscere” personalmente Pippetto Resta! Nel suo libro autobiografico “Un uomo di scuola” – Japadre Editore, 1982 – il Durante (pag. 91, 176, 180, 194, 199) descrive ripetutamente le malefatte e le vicende giudiziarie nelle quali fu coinvolto il Resta. Anche Raffaele Colapietra in “Fucino Ieri” – Ente Fucino – Ente di Sviluppo in Abruzzo – Abruzzo Press L’Aquila, (pag. 17, 39, 41, 49, 72, 127, 128, 149, 172), parla con dovizia di particolari, dei Resta, dei loro rapporti con il fascismo e, naturalmente, di Pippetto. I tre figli di Antonio Durante, Mario, Bruno e Faustino, durante l’ultima guerra, militavano molto attivamente nelle bande partigiane che operavano tra il Lazio e Civitella Roveto, precisamente a Meta. “Traditi da un rinnegato”, riferisce Bruno Corbi in Scusateci tanto, “il 1° maggio 1944 Mario e Bruno furono catturati. Dopo la tortura vennero fucilati il 28 maggio nei pressi di Tagliacozzo. Affrontarono la morte con indicibile coraggio. Le loro spoglie non vennero mai ritrovate”. Antonio Durante fu candidato, nel 1956, nelle elezioni amministrative di Roma: fu il primo dei non eletti ma qualche tempo, alla morte dell’On.le Giuseppe Di Vittorio, assunse la carica di consigliere comunale della Capitale. Fu anche Presidente dell’Associazione Cacciatori della Provincia di Roma nel 1957, candidato al Senato nel collegio di Avezzano nel 1958 (non eletto).

(32) I conti Resta, provenienti da Tagliacozzo, erano proprietari di una notevole estensione di terreno posto tra via Napoli, Piazza Torlonia, le pendici del Monte Salviano e Borgo Angizia: su tale terreno fu impiantata inizialmente una consistente coltivazione dei bachi da seta successivamente abbandonata poichè obsoleta a causa dell’affermarsi di nuovi e più redditizi sistemi di produzione del tessuto. Su tale terreno vennero costruiti vari palazzi dei quali due, uno su via Napoli ed uno su Piazza Torlonia, di buono aspetto architettonico. Pippetto, erede (anche se non unico) di una cospicua fortuna, dilapidò quanto ricevuto e, rimasto senza sostentamento, visse d’espedienti ricorrendo a tutti i mezzi, talvolta anche quelli poco leciti. Da ricordare che uno zio di Pippetto, tale Alessandro Resta, era stato un buon autore di tragedie tra le quali “La balena del mar Pacifico”, ove si narrava dell’assassinio del professor Manetti, amministratore dell’Eccellentissima (così veniva allora chiamata) Casa Torlonia.

(33) Antonio Durante – op. cit. – (pag.199 e 200) racconta che Pippetto venne condannato per spaccio di cocaina: la notizia gli venne comunicata dal gerarca fascista (ex alto commissario per l’Abruzzo) comm.Bolzon al quale il direttore didattico si era rivolto in un ultimo disperato tentativo di far cessare i soprusi nei suoi confronti. Era stato lo stesso Bolzon a fare arrestare Filippo Resta che, successivamente, venne condannato così come rilevasi nelle “Annotazioni” del cartellino anagrafico depositato presso il Comune di Avezzano.

(34) Nelle predette Annotazioni, a fianco della dicitura “Esito di leva”, trovasi scritto: riformato! Pippetto, dunque, non aveva partecipato alla prima guerra mondiale contro gli austriaci.

(35) Sempre sulle predette Annotazioni, trovasi scritto: “Eliminato dal registro il 26.9.1929 per morte causata da poliartrite acuta”.

(36) Il cav.Paolo Ciocci, subito dopo il terremoto, fu precettato dal Regio Commissario Civile Dott.Secondo Dezza assieme ad altri numerosi proprietarii di carri e di cavalli (allora usati per i trasporti nell’edilizia) per rimuovere le macerie del terremoto (che ad Avezzano aveva prodotto danni incalcolabili), dissotterrare i cadaveri trasportandoli nel nuovo cimitero per tumularli nelle fosse comuni e portare alle discariche le pietre, i calcinacci ed ogni altra cosa non recuperabile e riutilizzabile. Per prima cosa si dedicò al lavoro di sgombero delle macerie e dissotterramento delle vittime del Convitto Femminile ove, in pochi secondi, perirono 300 regazze, gli insegnanti e gli inservienti. Subito dopo, dette vita ad un’avviata impresa edilizia alla quale furono affidati, nella nostra città, importanti e numerosi lavori pubblici: 3 lotti per la costruzione del Palazzo Municipale (dei quali i primi due avuti in affidamento dalla Unione Edilizia Nazionale che fu, però, liquidata con Regio Decreto 24.9.1923 n°2022) e la costruzione della stazione ferroviaria. Dal 1938 al 1944 (dopo la conquista dell’Abissinia) emigrò in Addis Abeba. Era nato a Luco dei Marsi il 5.11.1893, morì nella nostra città il 28.9.1957. Il cav.Paolo Ciocci costruì anche il Palazzo Torlonia da molti criticato per la sua modesta forma e paragonato ad una grossa casa colonica.

(37) Manlio Ietti, figlio del direttore didattico Muzio e della gentildonna teatina Giuseppone Emilia, appena diplomatosi geometra, prese a collaborare con l’impresa di costruzioni del cav.Paolo Ciocci della quale era persona di fiducia. Ietti Manlio Domenico Antonio, nato in Avezzano 25.3.1902, è morto nella nostra città il 25.3.1992, il giorno del suo 90° compleanno.

(38) Elia Micangeli, proveniente da cicolano Borgocollefegato (ora Borgorose) in provincia di Rieti, gestì – sin dall’inizio del secolo – importanti autolinee che collegavano Rieti ad Avezzano e vari paesi marsicani con la nostra città. Il giorno del terremoto un autobus dei Servizi Automobilistici Riuniti della Società Anonima Cicolana di Elia Micangeli, appena giunto in Avezzano, rimase seppellito sotto le macerie in prossimità della chiesa di S.Giovanni. Elia organizzò anche una florida impresa di costruzioni che realizzò, in Avezzano, il Tribunale(1923), Corte d’Assise(1925)alcuni lavori nella chiesa cattedrale, case popolari, la bonifica dei Piani Palentini, fognature(1925), condutture d’acqua potabile all’interno dell’abitato(1925) ed i lavori di demolizione dei ruderi e di ricostruzione del carcere che era stato inizialmente edificato, dallo stesso Micangeli, nel 1908.

(39) In località Puzzìjie, posta a valle della città, scorre il Fosso Puzzillo o Pozzillo che, tra l’altro, raccoglie sia i liquami delle fognature di Avezzano, sia anche i rifiuti della vicina Ammazzatóra o mattatoio comunale. Probabilmente il suo nome deriva da puzzo o puzza, cioè dal pessimo odore che il fosso emanava a causa dei fetidi liquami che vi scorrevano. L’Ing.Tommaso Orlandi sostiene, invece, che tale nome possa derivare dal fatto che il fosso raccoglieva e smaltiva le acque delle numerose sorgenti poste a nord, sorgenti somiglianti a piccoli pozzi che, tradotti in dialetto, diventavano puzzìji.

(40) Mosca Luigi detto Giggióne, di antica famiglia avezzanese, di professione fabbro ferraio, visse e svolse la sua attività artigiana in via Sirente nel rione Cupello. Sposò l’avezzanese Monselice Maria Lucia. Il figlio Franc esco (Cecchino) convolò a nozze con Agnese Andreetti appartenente alla famiglia detta La Mannatara). Le monache di clausura di Santa Caterina non potevano uscire per i necessari acquisti e non avevano contatti con l’ambiente esterno e si servivano, all’occorrenza, di persona di fiducia. L’agente, il delegato, l’incaricato, il procuratore o il rappresentante, giuridicamente chiamato “mandatario”, è chi fa una cosa per mandato d’altri. Il “mandatario” delle suore era tale Francescantonio Andreetti che abitava in Piazzetta delle Monache (vedi nota n°3), antistante il convento. E’ facile intuire come – attraverso le volgarizzazioni operate nel tempo dal popolo – si sia passati dal “mandatario” alla “Mannatara”.

(41) La conda, che a San Pelino viene chiamata apprezze, è stata tradotta (e, ovviamente, adattata) dal contratto matrimoniale tra Carmine e Concettina, pubblicato alle pag.13 e 14 di Mario Panunzi – “Ritorno dalla Russia”, romanzo edito nel luglio 1997. Ad Avezzano, qualche tempo prima del matrimonio (ma dopo la pubblicazione presso l’albo pretorio del comune e nell’atrio della chiesa dei relativi atti), i familiari dello sposo si recavano presso l’abitazione della sposa per visionare il corredo ed apprezzare i varii capi di biancheria. Qualche tempo dopo un carro, trainato da buoi e riccamente addobbato con fiocchi, merletti e ghirlande, partiva dalla casa della sposa e trasportava, presso l’abitazione dei futuri sposi, tutta la biancheria che – durante il tragitto – doveva essere ben visibile a chiunque, interessato e non. Questo rito era chiamato carragge (trasporto) dal verbo carrià’(trasportare, carreggiare).

(42) A Celano, sino a qualche decennio fa, molte donne ancora filavano e tessevano: il risultato di questo lavoro artigianale, che veniva effettuato con mezzi piuttosto antiquati, era una rozza tela che aveva, però, il pregio di costare poco rispetto ai tessuti provenienti da opifici industriali. Il sabato, ad Avezzano, i tessuti venivano posti in vendita nel famoso mercato ambulante e le acquirenti erano, quasi sempre, donne dalle modeste possibilità economiche ma anche persone benestanti che accompagnavano lenzuoli, federe, coperte e tovaglioli provenienti da Celano a quelli più fini e ricercati acquistati nei normali negozi di tessuti e biancheria.

(43) Berardino è personaggio veramente esistito: in epoca successiva al terremoto, gestiva un forno e, per questo, era chiamato Berardine je furnare. Appena tre mesi dopo la notizia che la consorte era rimasta incinta, nacque un bel maschietto: a chi gli domandava il perché di questo breve lasso di tempo, Berardino, con diplomazia, rispondeva che la moglie era molto più brava delle altre!

(44) Sorva o sorve sono i frutti del sorbo. E’ risaputo che questi frutti, ingeriti anche in minima quantità, specialmente quando non sono ancora maturi, sono astringenti ed impediscono che la parte terminale dell’apparato digerente… svolga nei tempi e nei modi giusti la propria funzione!

(45) Si tratta proprio del tragitto più breve di chi, nella vecchia Avezzano, doveva percorrere il tratto di strada che dalla farmacia di Don Fedele De Bernardinis portava oltre la Porta S.Rocco, lungo la Strada Marsicana (oggi via XX Settembre).

(46) La famosa banda del maestro Emidio Castrucci si esibiva su di un palco innalzato in Piazza Umberto I, avanti il Palazzo del Rebecchino che era la sede di un rinomato circolo ricreativo cittadino.(Vedi anche nota 27).

(47) Il maestro Cesidio Pistilli nacque a Pescasseroli il 12.4.1879, studiò al Seminario Vescovile di Pescina e si abilitò all’insegnamento elementare. Combattente della prima guerra mondiale, fu destinato all’insegnamento nelle scuole elementari di via Napoli. Fascista convinto, era antagonista del maestro Tommaso Pomilio notoriamente di idee socialiste. Pomilio, a sua volta, era antagonista anche dell’altro maestro fascista Garofalo (dagli scolari scherzosamente soprannominato Garofane), con il quale una volta venne a diverbio alla presenza del direttore didattico che sudò le proverbiali sette camicie per separare i contendenti venuti alle mani. Morì ad Avezzano il 7.11.1950.

(48) Tommaso Pomilio, proveniente da Archi (Chieti), fu destinato all’insegnamento elementare nella nostra città. Nato il 18.2.1886, morì nella nostra città, nel 1976, all’età di 90 anni. Inculcò le idee socialiste nella mente dei suoi due figliuoli Mario ed Ernesto: Mario, votatosi successivamente alla causa del cattolicesimo militante, divenne scrittore di fama nazionale e fu anche eletto, nelle file della Democrazia Cristiana, deputato al Parlamento Europeo. Ernesto militò quasi sempre nelle file del PSI del quale, nel 1968, divenne anche segretario della sezione avezzanese. Uomo di scuola, integerrimo sul piano morale, intellettuale e didattico, divenne preside dell’Istituto Magistrale.

(49) Antonio Iatosti, appartenente ad antica famiglia avezzanese, fu insegnante elementare prima, direttore didattico poi. Da sempre impegnato nel movimento operaio e contadino, fu primo attore nelle lotte per la occupazione delle terre del Fucino, nella organizzazione delle Leghe operaie e nella diffusione delle idee socialiste. Autore di saggi riguardanti la scuola, divenne il primo sindaco avezzanese dell’Italia repubblicana. Nella famiglia Iatosti si contano ben 5 sindaci avezzanesi dei quali Agostino e Nicolai assunsero l’incarico per ben due volte. Per comodità del lettore li elenchiamo: Agostino (dal 3.1.1833 al 12.4.1836), Vincenzo (dal 24.3.1839 al 29.3.1845), Berardino (dal 30.3.1845 al 13.4.1848), Agostino (dal 16.7.1851 al 16.8.1854), Nicolai (dall’11.10.1858 al 6.8.1860), Nicolai (dal 10.3.1867 al 14.4.1869), Antonio (dal 16.4.1946 al 30.6.1951).

(50) Guglielmo Alberto Mancini, nato ad Aielli il 21.1.1909 da Ernesto e da Jacobucci Consilia, vivente, è stato uno dei maggiori rappresentanti dell’antifascismo marsicano. Nel 1925 fu arrestato la prima volta in Piazza Risorgimento per attività sovversiva. Con nota n°15 del 1° aprile 1925, così scriveva il Prefetto Federico Chatelain alla Direzione generale della Pubblica Siocurezza del Ministero dell’Interno: “ …Il 24 ridetto, in Avezzano, venne arrestato dall’Arma, per misure di P.S. e deferito all’Autorità Giudiziaria in base all’art.65 della Legge di P.S. il garzone sarto Mancini Alberto di Ernesto, di anni 16 del luogo, perchè sorpreso da alcuni fascisti verso le ore 15,30 ad affiggere manifestini a stampa di propaganda per la diffusione del settimanale della gioventù comunista operaia e contadina Avanguardia”. Successivamente fu condannato dapprima a 5 anni di confino (interamente scontati a Bocchigliero, un paesino sperduto tra i monti della Sila), poi a 3 anni di reclusione con sentenza n°58 del 16.5.1940 del Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato (insieme ad F.Amiconi, P.Amendola, B.Corbi, G.Spallone, L.Lombardo Radice, A.Natoli, G.Ricciardi e R.Vidimari) per violazione dell’art.270-capov.2° del C. P. per “avere partecipato ad una associazione diretta a sovvertire violentemente gli ordinamenti economici e sociali costituiti nello Stato”. Non esiste pubblicazione riguardante l’antifascismo marsicano che non parli di Mancini. Ne elenchiamo solo qualcuna: 1) Nando Amiconi – “Il comunista e il capomanipolo” – Vangelista Editore – 1977; 2) Nando Amiconi – “Le sbarre” – Vangelista Editore 1980; 3) Pietrantonio Palladini – “Cento metri di catene” – Cartografital – Penne – 1977; 4) Gianni Corbi – “Ricordo di Italo” – da “Questamarsica” a cura di Romolo Liberale – Edizioni dell’Urbe – Roma – 1981; 5) “Bruno Corbi – 1914-1983”, stampato a cura di Presenza Culturale nel 1983 in occasione della commemorazione dell’on.le Bruno Corbi avvenuta nell’aula consiliare di Avezzano, presente il Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Alberto Mancini fu anche vice sindaco di Avezzano dal 1946 al 1951, sotto l’Amministrazione di Antonio Iatosti e Presidente del’Ospedale Civile SS.Filippo e Nicola.

Giovanbattista Pitoni 

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Note-Je ' mpicce d'Assuntina

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