1) Cambise Zefferino, proprietario e gestore del più rinomato forno di Avezzano – posto in uno stretto vicolo che conduceva da Corso Umberto I a Piazzetta delle Monache (più tardi ribattezzata Largo della Società Operaia) – era nato ad Avezzano nel 1867 e vi morì il giorno del terremoto: era sposato con Fiasca Chiara, sua aiutante, che gli sopravvisse Abitava in Vico Felli n.19.

2) Giobbe: nomignolo attribuito alla guardia municipale Pennazza Antonio, nato nel 1873 ad Avezzano ed ivi morto il 13.1.1915.

3) Con provvedimento del 1.7.1906, notificata a Cambise Zefferino il 4 a cura del messo comunale F.Pennazza( parènte di Giobbe-“Antonio Pennazza”-), il sindaco ing.Francesco Amorosi ordinò che si provvedesse entro dieci giorni “alla necessaria e richiesta nettezza del forno e degli utensili in modo che niun pericolo ne risenta l’igiene pubblica”. Nell’ordinanza si avvertiva che “mancando a quanto sopra, senza pregiudizio dell’azione penale, sarà provveduto alla chiusura del forno”.

4) Don Fedele De Bernardinis, chimico farmacista, era proprietario e gestore di una farmacia posta nella centralissima Piazza San Bartolomeo, sulla destra uscendo dalla chiesa, al piano terra del Palazzo Marimpietri che era sede anche della Sottoprefettura. Tale farmacia, aperta sin dal 1874, era – come riferisce Antonio Falcone a pag.47 di “Fiori di carta” – Pescara – 1970 – un ritrovo di cacciatori poichè, egli stesso, il nostro Don Fedele, era un accanito seguace di Diana.

5) Aspreno Seritti, contadino-cacciatore, nato ad Avezzano, vi morì, ad 81 anni, nel 1931.

6) Gaetanucce (Ferrari Gaetano di Cassio) era nato a Lama dei Peligni nel 1868, morì ad Avezzano l’1.11.1925. Non era sposato, i suoi numerosi fratelli era tutti morti in tenera età e viveva con la matrigna Cocco Rosaria che perì sotto le macerie del terremoto. Viveva scrivendo lettere per persone analfabete ed esercitando il mestiere di mezzano, allora molto in voga tra le fanciulle che stentavano a trovare la persona adatta per maritarsi. Si salvò dal terremoto poiché quel giorno era a Roma, ove doveva scontare alcuni anni di carcere per essersi macchiato di omicidio.

7) La partenza dei coscritti della classe 1895 per il distretto di Sulmona è descritta a pag.699 e seguenti di Giovanni Pagani – “Avezzano e la sua storia“ – Tipografia dell’Abbazia di Casamari(Fr) -1968. Di essa si parla anche a pag.155 e seguenti di Dario Di Gravio – “La commare Regina” – Edizioni Della Torre – Roma.

8) Franceschine La Cornacchietta era il nomignolo attribuito a tale Gallese Francesco nato ad Avezzano il 4.7.1872 e morto all’Aquila il 21.2.1952; esercitava il mestiere di attacchino. Durante le feste patronali di S.Rocco, di cui fu anche sagrestano, sin dal periodo pre-terremoto, era addetto al ballo della “pupazza”. Di questo personaggio si parla sia a pag.26 di Armando Palanza – “Avezzano dei tempi andati” (Editrice Della Torre – Roma – 1967) sia anche nella poesia di Antonio Pitoni “Je cinquantenarie”riportata a pag.39 dell’antologia del dialetto avezzanese “La Bocaletta” di Giovanbattista Pitoni – Editrice Della Torre – Roma – 1966.

9) Don Camillo Pentoli, Parroco della Chiesa di San Rocco, perì sotto le mecerie del terremoto all’età di 47 anni. Di questo sacerdote si parla a pag.68 di A.Palanza – op.cit.-

10) Il Conte Pio Marcello Bagnoli, dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi, fu nominato Vescovo della Diocesi di Pescina, con Regio Decreto del 1911 che concedeva il “Regio Exequatur” alla relativa Bolla Pontificia (vedi “La Nuova Marsica” del 22.4.1911).

11) Prima del terremoto del 1915, la Diocesi dei Marsi aveva sede a Pescina: il Vescovo Bagnoli si salvò dal terremoto poiché quel giorno era occasionalmente a Roma: tornato, si sistemò provvisoriamente a Tagliacozzo, ove il sisma aveva prodotto minori danni e, successivamente, decise di riorganizzarsi ad Avezzano ove, tra l’altro, furono costruiti l’Episcopio ed il Seminario.

12) Monsignor Cola Giacci fu Vescovo contestatissimo della Diocesi di Pescina sino al 1911, anno in cui, di fatto, venne allontanato e sostituito dal Bagnoli.

13) Della lite tra il Vescovo Giacci, Don Camillo Pentoli e l’Abate Colelli, viene ampiamente riferito a pag.3 del “Corriere della Marsica” del 20.6.1908.

14) La storia delle candele, della contravvenzione alla legge per il dazio e della causa intentata dal Vescovo Giacci a Berardino Villa, direttore del “Corriere della Marsica”, viene riccamente documentata nella prima pagina del n.160 del 30.4.1911 di quel giornale.

15) Così si legge, tra l’altro, a pag.3 del n.128 del 18.9.1910 del “Corriere della Marsica.

16) L’avvocato Bartolomeo Giffi era nato ad Avezzano il 6.12.1855: morì, sotto le macerie del suo palazzo sito nella via Napoli, il giorno del terremoto. Fu eletto nelle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale del 5 luglio 1914 (appena quindicesimo su ventisette assegnati al capoluogo) e successivamente, dopo ripetute sollecitazioni del Sottoprefetto di Avezzano perchè si adempisse nei tempi previsti dalle leggi all’epoca vigenti, fu eletto sindaco di Avezzano. L’avvocato Giffi, in precedenza, era già stato eletto sindaco due volte:alla giovane età di 30 anni(dal 3.5.1885 al 29.10.1887) ed a 40 anni (dal 3.8.1995 al 16.9.1898).

17) L’avv.Nicola Gallese fu sindaco di Avezzano dal 26.11.1910 al 23.3.1914. Menzionato ampiamente a pag.35 e seg. di A.Palanza – op. cit.- Alla fine del suo mandato amministrativo, la vita politica avezzanese si caratterizzò per una serie di dissensi politici che portarono a forti recriminazioni, dimissioni, manifesti d’accusa ma anche di documenti di solidarietà nei suoi confronti.

18) Il Gallese, al termine del mandato quadriennale di sindaco, fu – nelle elezioni del 5 luglio – ultimo eletto dei 27 consiglieri assegnati al capoluogo (3 venivano eletti da Cese, allora unica frazione di Avezzano). Dello stesso consiglio facevano parte, tra gli altri, l’avv.Bartolomeo Giffi, l’avv. on.le Giovanni Cerri, il prof. Ercole Nardelli (personaggio di cui si dirà nel II atto e che diventerà sindaco dopo il terremoto) e Bonanni Silvio che diventerà podestà, durante il regime fascista, per ben tre volte e precisamente dal 1934 al al 1938 con una sola interruzione durante la quale fu sostituito dal Commissario Prefettizio. Nella seduta del 4 gennaio 1914, la commissione comunale elettorale del comune di Avezzano, nominò gli scrutatori per l’elezioni commerciali: il farmacista dott.Fedele De Bernardinis fu eletto con un sol voto. Per la “storia” è utile ricordare come della terza sezione elettorale, in qualità di scrutatore, facesse parte anche Don Camillo Pentoli, il parroco della chiesa di S.Rocco.

19) Il 16 luglio (appena 11 giorni dopo le elezioni), venne eletto sindaco l’avv. on.le Giovanni Cerri il quale (come si evince dagli atti della Giunta Municipale del 2 agosto 1914 presieduta dall’assessore anziano f.f. di sindaco Giuseppe Saloni) seduta stante, a voce alta e per iscritto dichiarò di non poter accettare l’incarico. Seguirono dimissioni, sollecitazioni del Sottoprefetto, riunioni andate deserte per mancanza di numero legale ed infine venne chiamato a ricoprire l’incarico di primo cittadino l’avv.Bartolomeo Giffi. Dagli atti rinvenuti presso l’Archivio Storico del Comune di Avezzano, risulta che soltanto il 4 ottobre 1914 il Giffi presiede la prima riunione di Giunta. Morirà il giorno del terremoto, il centesimo giorno del suo mandato!

20) Durante gli ultimi anni del XIX ed agli inizi del nuovo secolo, le varie amministrazioni comunali si erano interessate alla insostenibile situazione igienico-sanitaria della città sempre più precaria poichè, tra l’altro, v’era il grave problema delle “trascenne”. Le “trascenne” erano strette intercapedini (ancora oggi esistenti in alcuni paesi marsicani) poste tra due fabbricati, abibite al passaggio di persone, di animali o a condotti fogniarii a cielo aperto ove quasi tutti, ma specialmente coloro che avevano finestre che vi si affacciavano, buttavano il contenuto dei pitali, il letame e gli avanzi della cucina che non erano suscettibili di alcuna altra utilizzazione.

21) All’epoca non era stata inventata la plastica, le carte e gli involucri speciali: le immondizie, salvo rare eccezioni, erano tutte biodegradabili e, quindi, utili come concimi naturali per l’agricoltura. Ogni anno la Giunta Municipale vendeva all’asta i prodotti della pubblica spazzatura e con il ricavato si imbrecciavano le strade alcune delle quali ancora molto polverose. Nella seduta del 4 novembre la Giunta decise la manutenzione delle vie “inghiaiate”: Via Fucino, Via Roma, Via del Fontanile(Via M.A.Colonna), Via S.Andrea e Via S.Francesco (dalla Chiesa di S.Francesco fino all’ospedale che era posto immediatamente dopo l’incrocio con Via Pereto). Nella seduta del 9 dicembre, invece, il Consiglio Comunale deliberò il nuovo regolamento per il servizio dei trasporti funebri.

22) Nella seduta del 7 novembre, la Giunta Municipale deliberò l’orario di apertura e chiusura delle farmacie che veniva così stabilito: a) dall’1-4 al 30-9, dalle 7 alle 12 e dalle 16 alle 20; b) negli altri mesi, dalle 8 alle 13 e dalle 16 alle 20, c) turno di riposo settimanale e di domenica, chiusa una sola farmacia. Non si ha notizia, invece, di adozione di analogo provvedimento riguardante i forni.

23) Bruno Cassinelli, uno dei più grandi avvocati penalisti di questo secolo, era nato a Firenze nel 1893 poichè il padre Cesare era Ispettore delle Imposte in quella città. La madre, Sebastiani Maria, era di antica famiglia avezzanese. Famoso in Italia e all’estero per la sua formidabile capacità oratoria, si salvò insieme alla sorella Tina dalla furia devastatrice del terremoto poichè, il 13 gennaio 1915, si trovava a Roma per ricerche inerenti la sua tesi di laurea (G.Pagani – “Avezzano e la sua Storia” – Tipografia dell’Abbazia di Casamari). Morì nel 1970.

24) Nomignolo attribuito a tale Rinaldo Del Rosso, descritto da A.Palanza – op.cit. – come agente provocatore, “sempre impavido sulla soglia del rischio”, “mazziere” durante le riunioni del consiglio comunale presieduto da Nicola Gallese.

25) Michetti Giacinta, detta “Ziriona”, era nata ad Avezzano il 22.9.1876. Morì il 16.12.1967. Il quattordicesimo giorno del nuovo secolo, convolò a nozze con Pietro Spera: ebbe 5 figli di cui solo l’ultimo, Antonio (da tutti conosciuto come il popolare Nino), nacque dopo il terremoto.

26)Pietro Spera, marito di Giacinta Michetti “Ziriona”, nacque in Avezzano il giorno di natale del 1869 e vi morì il 18 gennaio 1943: era in realtà uomo abbastanza autoritario, certamente non succube della moglie Giacinta, così come viene rappresentato nella commedia.

27) Alle 7,53 (secondo gli atti di morte contenuti nei registri giacenti presso l’ufficio di stato civile di Avezzano, alle 7,50), un terremoto dell’undicesimo grado della scala Mercalli con epicentro Avezzano, distrusse la Marsica, parte della Ciociaria ed il Cicolano.

28) Il personaggio della “Cinciara” è stato suggerito dalla lettura del capitolo “Il cenciaiuolo” di Francesco Mastriani, contenuto nel volume “Napoli – antichi mestieri”-Vol.I – Napoli-1853.

29) Esistono tante testimonianze per poter affermare con certezza come taluni animali, come il cavallo, il cane ed il gatto, avvertano in anticipo il terremoto. Si racconta, per esempio, di un carrettiere di nome Alfonso che ogni mattina partiva da Magliano per giungere ad Avezzano ove soleva sbrigare le sue faccende per se e su commissione dei suoi paesani: quella tragica mattinata il cavallo, poco prima dell’abitato di Cappelle dei Marsi, si fermò, nitrì ed a nulla valsero gli incitamenti e lo sprone del suo padrone poiché non volle proseguire. Il carrettire scese dal carro per verificare se qualche ostacolo posto avanti l’animale ne impedisse il cammino ma, fece appena in tempo a mettere i piedi per terra, un tremendo boato ed una violenta scossa distrussero il paese che aveva innanzi a se.

30) Il personaggio Luigi Di Benedetto detto “Boccasciutta” ed il racconto dell’allucinazione che questi ebbe qualche tempo dopo il terremoto passando in Piazza Torlonia avanti le macerie di quello che era il Palazzo Brogi, è descritto nell’articolo di Lelio Tommaso Orlandi “Sui morti del terremoto 1915”, inserito nel numero speciale di “Radar Abruzzo”(Direttore Alvari Salvi), pubblicato in occasione dell’ottantunesimo anniversario.

31)Tommaso Brogi fu autore di: “Il Santuario ed il Castello di Pietracquaria nella Marsica” (Tipografia Liturgica Romana-1889), “Frammenti degli Statuti Antichi della Università di Avezzano, colle conferme della curia baronale” (Tipografia Eredi Battisti – Roma – 1894) e “La Marsica Antica, medioevale e fino all’abolizione dei feudi” – Roma – 1900. Nato nel 1832, sposatosi il 29.5.1869 con Luisa Virgili, ebbe 7 figli che perirono tutti sotto le macerie del Palazzo Brogi posto su Piazza Torlonia a fianco della piazzetta esistente avanti la chiesetta dell’Assunta. Tommaso morì nel 1910. Dei suoi figli si salvò soltanto il maggiore Giovanni Battista che, nello stesso anno della morte del padre, aveva contratto matrimonio con Silvia Corviseri e si era trasferito a Roma: morì il 28.1.1964.

32) Alberto Fontana, di professione commerciante, nacque il 30.6.1898 dal calzolaio Fortunato e dalla donna di casa Giustina Campana, zia di Antonio Campana padre di Emidio, l’undicenne scampato fortunosamente alla furia del terremoto e del quale si parla nella nota seguente. I Fontana abitavano in via delle Mura n.5 della vecchia Avezzano. Alberto, seguendo la tradizione familiare, gestì per lunghissimi anni un negozio di calzature nella via Garibaldi della risorta città: morì il 2.2.1975.

33) Campana Antonio, cugino di Alberto Fontana, apparteneva alla famiglia detta dei “Santari”, assuntori del servizio di trasporto pubblico che conducevano l’omnibus (tram trainato da cavalli): la sua casa e le sottostanti stalle per i cavalli necessari all’attività di trasporto, era posta all’inizio della vecchia via Vezzia, ove ora via Mazzini e Via Marconi si incontrano con Piazza della Repubblica. Il terremoto rase al suolo il fabbricato e perirono tutti, tranne l’undicenne Emidio che tutti ritenevano morto e che, invece, si era miracolosamente salvato. Estratto dalle macerie dai soldati, venne trasportato a Roma e ricoverato in ospedale per le necessarie cure. Fotografato tra le braccia di un soldato che lo conduceva nel luogo di cura, la foto venne pubblicata sul n.4 della “Domenica del Corriere” del 24 gennaio 1915: lo zio Alberto lo riconobbe e, portatosi a Roma, lo ricondusse ad Avezzano ove, pur essendo soltanto diciassettenne, lo tenne presso di se.

34) Il Ministero dell’Interno – Direzione Generale della Pubblica Sicurezza, pubblicò numerosi Bollettini delle Ricerche con il titolo “Minorenni scampati al terremoto del 13 gennaio 1915 da identificarsi o dei quali devonsi rintracciare le famiglie”. Nel frontespizio del Bollettino c’era scritto: “Si prega di dare massima diffusione al presente foglio mediante affissione al pubblico e distribuzione a privati cittadini che siano in grado di efficacemente cooperare nelle ricerche. In caso di identificazione dei minorenni o di rintraccio dei loro congiunti, riferirne all’Ufficio del Bollettino delle Ricerche (Roma – via Mantellate 7) mediante telegramma espresso, indicando il numero d’ordine (in cifre romane) ed il numero della fotografia a cui la comunicazione si riferisce.” Il Ministero dell’Interno fece affiggere anche un manifesto che così recitava: ”Presso i Municipi, le Autorità di P.S., le stazione dei Carabinieri RR. e negli istituti che ricoverano profughi del terremoto del 13 gennaio u.s. sono visibili le riproduzioni delle fotografie dei minorenni superstiti abbandonati o non ancora identificati”.

35) Michelangelo Colaneri, segretario comunale di Avezzano per moltissimi anni, giacque per qualche ora sotto le macerie del Palazzo Mattei Minicucci ove aveva sede il Municipio: egli, infatti, come usavano fare molti integerrimi dirigenti dell’epoca, si recava al lavoro prima dell’arrivo degli impiegati ed il terremoto lo sorprese tra le sue carte. Un usciere scampato al disastro si ricordò dell’abitudine del segretario, corse presso il palazzo comunale, lavorò alacremente e con mezzi di fortuna ed infine riuscì a salvare il laborioso funzionario. Il Colaneri si mise immediatamente al lavoro per salvare i registri dell’anagrafe, dello stato civile e riorganizzare la burocrazia comunale. Anche dopo andato in pensione per raggiunti limiti di età, continuò per qualche tempo a prestare la sua opera come consulente del comune. Il Consiglio Comunale di Avezzano, sul finire degli anni ottanta, gli intitolò il breve tratto di strada che da Piazza della Repubblica (posta, come si sa, avanti il municipio) conduce a via XX Settembre.

36) Con Decreto Reale 14 gennaio 1915 n.13 (appena il giorno seguente l’immane disastro), Il commendatore dott.Secondo Dezza, Ispettore Generale del Ministero dell’Interno, viene nominato Commissario Regio “per provvedere con pieni poteri a quanto è necessario in conseguenza del terremoto e per assumere, ove occorra, l’amministrazione dei comuni nei Circondari di Avezzano e Sora”.

37) Con Decreto Reale 14 gennaio 1915 n.13 (lo stesso con il quale veniva nominato Commissario regio il dott.Secondo Dezza), veniva stabilito che(art.4): “la protezione e la tutela dei minori rimasti abbandonati in seguito al terremoto 13 gennaio 1915 è affidata all’istituzione Opera Nazionale di patronato “Regina Elena” per gli orfani del terremoto, sotto l’osservanza delle norme degli articoli 389 e seguenti del su citato decreto. L’Opera nazionale suddetta sarà rimborsata delle spese che potrà incontrare a tal fine”. Responsabile del Patronato fu nominato Don Luigi Orione, un sacerdote tortonese che aveva acquisito notevole esperienza durante il terremoto di Messina e Reggio Calabria di 7 anni prima e che, per l’opera svolta tra le popolazioni terremotate, avrebbe legato in modo indissolubile il suo nome a quello della Marsica. Tra gli orfani raccolti, curati ed educati da Don Orione, giova ricordare Ignazio Silone che volle efficacemente descrivere il suo incontro con il prete in alcune pagine di “Uscita di sicurezza”.

38)Goffredo Bellonci, famoso scrittore, giornalista e critico d’arte dell’epoca, in un articolo pubblicato sulla prima pagina de “Il Giornale d’Italia” di Venerdì 22 gennaio 1915 (lo stesso giornale di cui si parlerà nella successiva nota 47 per ricordare lo scritto del prof.Ercole Nardelli), denunciò un orrendo mercato. In attesa del treno nella stazione di Tagliacozzo, furono notate giovanette aitanti e procaci in compagnia di signori estranei alle nostre contrade, considerato l’accento del loro parlare. Esperite rapide indagini, non fu difficile accertare come i loschi individui, con il pretesto di aiutare le giovanette, in effetti le reclutavano per avviarle sulla strada della prostituzione: in mancanza del Pretore, dei carabinieri e di altre autorità, non fu possibile in quel momento arrestare il turpe mercato e le poverette partirono per le Puglie, andando incontro ad un avvenire mostruoso e sventurato.

39) Come riferisce Gabriella Masci nella sua tesi di laurea riguardante Don Orione, questi segnalò al vescovo Bagnoli il losco traffico ed il vescovo, a suo volta, segnalò il grave fatto al comm.Secondo Dezza il quale, con circolare stampata e fatta affiggere in data 7 marzo ricordò che la tutela e la protezione dei minori abbandonati era affidata alla Istituzione Opera Nazionale di Patronato “Regina Elena”. Con la stessa circolare veniva diffidato qualsiasi privato o capo d’istituto che “avesse in potere un minorenne” senza che gli fosse stato affidato, a farne denunzia entro il 20 marzo e di “presentarlo di persona all’Autorità locale di Pubblica Sicurezza”.

40) Il lavoro, l’abnegazione, le sofferenze, i problemi di Don Orione nella Marsica, sono descritti nella tesi di laurea ricordata nella precedente nota.

41) Il personaggio Biasine è inventato ma il racconto che egli fa della sua tragedia è liberamente tratto dalla poesia in dialetto romanesco “Er teremoto d’Avezzano” del grande attore Ettore Petrolini(da “ I celebri monologhi romani”).

42) Il Convitto Femminile annesso alla Scuola Normale, a gestione comunale, posto all’inizio di via Vezzia a fianco dell’edificio di proprietà di Antonio Campana della famiglia dei “Santari”, ove attualmente si trova il bar “Samurai” in piazza della Repubblica (controlla nota 32), rovinò – come tuti gli altri edifici – seppellendo ben trecento fanciulle, il personale docente e non docente, nonchè la signorina direttrice, la professoressa Assunta Finetti. Con deliberazioni del Consiglio Comunale del 14 novembre 1914, furono nominati: a) il Consiglio Direttivo nelle persone di Silvio Bonanni, Basilio Di Carlo e Gennaro Spina; b) due istitutrici nelle persone delle signorine Filomena Pea e Luisa Galli; c) la direttrice Assunta Finetti; per quest’ultima si trattò in realtà di una mera conferma poichè era direttrice già da molti anni tra il generale plauso ed apprezzamento anche dei consiglieri comunali: nella votazione effettuata con schede segrete, la Finetti riportò, infatti, l’unanimità!

43) Sul giornale “The Globe” di Sabato 16 gennaio 1915 (tradotto dal dott.Ernesto Salvi), riportato sul numero speciale di “Radar Abruzzo” del gennaio 1996, leggiamo il racconto della signorina Torsotti, una delle sette scampate al crollo del convitto femminile.

44) Presso l’archivio storico del Comune di Avezzano, è depositato un registro contenente i verbali di rinvenimento di 19 delle circa trecento persone perite sotto le pietre del convitto. Il riconoscimento avveniva ad opera dei genitori o di altro familiare o dei compaesani o di una apposita Commissione Lavori o per il nome che era ricamato sugli abiti che indossavano. Da tali verbali, si ricava: a) Assunta Finetti fu Alesandro e di Giustina nata a Piacenza, di anni 51, nubile, professoressa Scuola Normale; b) Giulia Grimaldi di Antonio e di Maria Pescosolido nata ad Arce di anni 21, nubile; c) Almerinda Guadagni di Giulio (e con successiva annotazione: figlia di ignoti) di anni 15, nubile nata a Polludri; d) Maria Effrati di Augusto e di Rosaria Leonelli nata a Sora, di anni 18, nubile.

45) Sorge (o Sorgi?) Esterina, nata il 7.3.1889 dal contadino Carlo e dalla donna di casa Annunziata Ciulli, si unì in matrimonio a Luigi Gallese.Travolta dal terremoto nella sua casa posta in via Muzio Febonio 22 (proprio dove c’è l’attuale via Muzio Febonio), il giorno seguente, il 14 gennaio, cominciò ad avere le doglie del parto: con grande coraggio, prontezza di riflessi, con mezzi di fortuna, riuscì – anche se pressochè immobilizzata – a partorire una bambina! Dapprima con una stringa utilizzata per tenere uniti i capelli, poi con una ciocca degli stessi capelli cavatosi dalla testa, riuscì a legare il cordone ombelicale della neonata.

46) Dopo ulteriori 24 ore, il 15 gennaio, i soldati riuscirono dopo tanto lavoro a dissotterrare Esterina Sorgi e la ignara neonata: trasportate a Roma per essere ricoverate in un ospedale, ricevettero la visita della Regina Elena che volle personalmente imporre alla piccola il nome di Fortunata. Ad Esterina fù regalato un corredino per la neonata e la somma di 500 lire. Sorge Esterina ricevette il Premio internazionale della bontà “A.Carnegie” per il notevole eroismo dimostrato nella tragica circostanza. La piccola Forunata, appena compiuti 23 anni, si sposò con Gaetano Sorgi e dopo 6 mesi di matrimonio morì di peritonite presso l’ospedale civile di Avezzano.

47) Ercole Nardelli nacque in Avezzano dal proprietario terriero Geremia e dalla donna di casa Filomena Ercole. Il giorno del terremoto era a Tivoli ove svolgeva la sua opera di insegnante: tornò precipitosamente ad Avezzano per soccorrere i suoi ma sopratutto la sua fidanzata che, purtroppo, era morta. Fu uno degli animatori della rinascita di Avezzano; già consigliere comunale, diventò anche sindaco della città dal 26.10.1920 al 26.5.1924. Sposò Margherita Colizza e morì nel 1950, all’età di 64 anni. Diventò anche preside del locale liceo classico. Del consiglio comunale che presiedette come sindaco, facevano parte, tra gli altri, l’ex sindaco ing.Francesco Amorosi, l’avv.Luigi De Simone che diventerà poi deputato al parlamento nazionale, Pietro Giffi il figlio del defunto sindaco Bartolomeo, Antonio Iatosti destinato a diventare il primo sindaco del dopoguerra, Vincenzo Falcone che sarà uno degli animatori del partito popolare prima e della democrazia cristiana dopo.

48) La denuncia fu fatta dal prof.Ercole Nardelli per mezzo di un articolo (apparso a pag.2 del “Il Giornale d’Italia” di Venerdì 22 gennaio 1915) dal titolo : “Fra le rovine di Avezzano – impressioni di un susperstite”. La segheria dell’Ing.Vendittelli, posta dietro la stazione ferroviaria, era gestita da una società anonima sorta nel 1913: la sua struttura- quasi interamente lignea- oscillò violentemente a causa dell’onda sismica ma riportò danni limitati e gli operai, che già a quell’ora vi lavoravano, si salvarono.

49) Il cav. ing.Orazio Lepore fu il primo dirigente dell’ufficio speciale del Genio Civile di Avezzano, appositamente istituito con Decreto Reale 21.1.1915 n. 33, per tutti i servizi tecnici relativi al terremoto del 13 gennaio 1915: proveniva da Cosenza, ove aveva il compito di ingegnere capo reggente l’ufficio del Genio Civile di quella città.

50) La categorica affermazione (“Avezzano risorgerà, com’è risorta Reggio, com’è risorta Messina… è la naturale sua posizione topografica quella che non solo lo permette, ma lo vuole!”) è tratta dalla parte finale di un articolo che il prof.Ercole Nardelli scrisse per “Il Giornale d’Italia”- pag.2 – di venerdì 22 gennaio 1915 dal titolo: ”Fra le rovine di Avezzano”.

Note-Sante 'Middie... Je Tarramute !

t4

Note-Sante 'Middie... Je Tarramute !

avezzano t4

t5