Note dell’autore

Nell’ormai lontano 1946, compiuti da poco i sedici anni, ebbi la fortunata occasione di conoscere Silone, tornato nella Marsica a far visita ad un suo – poi anche mio – grande amico, e per tutto un pomeriggio fui colpito, più che dalle sue parole. dai suoi prolungati assorti silenzi. Lessi subito dopo Fontamara e ne fui conquistato nel più intimo. Da allora, devo dirlo con franchezza, il mio rapporto ideale con Silone non si è mai interrotto né affievolito, anzi mi sono scoperto sempre più in sintonia con la sua visione del mondo, al punto che potrei definirmi – sia pure indegnamente – un suo discepolo.

So bene che questo preambolo può far supporre mancanza di sereno distacco, nella mia interpretazione dell’opera siloniana, e far sospettare – magari al livello inconscio – una forzata complicità di consenso e perfino il rischio di apologismo. Ma, per la verità, ho sempre sdegnosamente rifiutato dipendenze e subordinazioni di questo o di altro tipo, nella mia ormai lunga esperienza di « lettore controcorrente »: un lettore, cioè, libero da propositi celebrativi nei riguardi di singoli o gruppi alla moda, cosi come da calcoli interessati al profitto di circuiti editoriali, preoccupato solo e soprattutto – per parafrasare una formula di Umberto Saba – di fare della « critica onesta », al di là anche delle dispute teoriche. La pratica della mitizzazione e smitizzazione, ovvero della esaltazione e della stroncatura gratuite, non mi appartiene. Per Silone, come per altri, ho cercato di applicare la sua stessa regola del « capire e far capire ».

Ne discende che il presente lavoro può legittimamente aspirare ad essere un utile strumento di rigorosa esplorazione del vasto e complesso mondo dello scrittore abruzzese. Di qui la ragione della meticolosa insistenza sulle strutture, interne ed esterne, delle sue opere non meno che sui relativi personaggi e significati: tutta una materia che per solito si ritiene scontata e che si ha il vezzo di confinare ingiustamente in un’area di indagine minore, cosiddetta illustrativa e didattica, ma che deve in ogni caso costituire come l’ossatura d’un giudizio critico che voglia essere aderente al testo per non tramutarsi in esercizio di funambolismi verbali e in pretestuosa verifica di tesi precostituite.

E’ ovvio che un nuovo studio su Silone non può prescindere da tutto quanto è stato finora scritto su di lui. Ed in proposito devo subito aggiungere che, essendo ormai sterminata la bibliografia che lo riguarda in Italia e all’estero, ho creduto di utilizzare al meglio la preziosa « guida » approntata nel ’71 da Luce D’Eramo, ma disponendo la controversa materia con criterio personale e, più in particolare, trascegliendo o integrando e sempre discutendo liberamente con i lettori e i critici chiamati, di volta in volta, in causa. Ne risulta, per ogni capitolo, un paragrafo conclusivo denso di temi e problemi, proposti e svolti in modo spesso polemico e sempre abbastanza organico, talché potrebbero anche da soli consentire un sufficiente approccio all’opera siloniana, sia sul versante dei contenuti che su quello dello stile e dei valori tecnico-espressivi in genere.

Persuaso da sempre che la metodologia più adatta alla comprensione « totale » d’uno scrittore sia quella che pone a suo fondamento una interpretazione unitaria, rivolta cioè a cogliere il nesso che lega l’arte sua al suo pensiero e a scoprire i conseguenti rapporti con la vita e con la società, non potevo non tener lede al mio principio nella lettura di Silone, la cui opera risulta notoriamente tutta impressa dal sigillo d’una testimonianza fatta di vicende e problematiche vissute.

Certo, in una indagine del genere, un posto non marginale spetta al Silone polemista e saggista; e devo dire che qui se n’è tenuto gran conto, anche se ragioni di spazio mi hanno costretto a rinviarne la trattazione specifica in un altro lavoro.

Vittoriano Esposito