note

(1) Vedi Nicolucci: 1 Crani dei Marsi.

(2) Nel medio evo quando si voleva indicare la città murata, l’urbs, si anteponeva la voce civitas al nome proprio della città, e nei Marsi la città che ancora esisteva sulle rovine dell’antica Marruvio, si chiamava civitas Marsia, ma nelle date
topiche dei placiti e degli altri documenti di quel tempo, actua in Marsi, actum in Marsia, i vocaboli Marsi, Marsia hanno un significato largo ed esprimono la regione, il territorio, il comitato, la comunanza dei cittadini L’opinione che fosse dei Marsi la città Valeria non ha più seguaci, ed ora è certo che non è mai esistita nel marsico suolo; e l’espressione di Anastasio Bi, liotecario: Bonifacius natione Marsorum de civitate Valeria, deve intendersi della regione dei Marsi e della provincia Valeria. Vedi Nunzio Federico Faraglia: “Saggio di corografia abruzzese medioevale” Napoli 1892. Cfr.Kurt Hassert della Università di Lipsia: “Il presente ed il passato del lago Fucino” il quale dice che il Krumer, osservatore assai coscienzioso, opina che le città di Valeria e di Archippe non siano mai esistite.

(3) E’ bene notare che in queste scarse e peregrine notizie non ho avuto l’intenzione di fare una completa monografia di, Pescina, ma mi son limitato accennare soltanto quel poco che ho potuto raccogliere intorno alle peripezie che si sono svolte nel castello e nella città murata di Pescina Vecchia nei tempi tenebrosi, dell’evo medio.

(4) Di questa battaglia parla l’Alighieri nella Divina Commedia (Inferno, canto XXIII, vv.17,18) ove dice: ……….. e là da Tagliacozzo dove senz’arme vinse il vecchio Alardo.
Si sa che Dante nel 1294, ventisei anni dopo questa battaglia venne ad Aquila degli Abruzzi per assistere all’ incoronazione dell’eremita del Morrone e pontefice col nome di Celestino V (V.Enrico Casti: L’Aquila degli Abruzzi e Celestino V, nonché G.Todeschini: Di Carlo Martello e della corrispondenza di questo principe e Dante). In questa circostanza Dante visitò anche la patria di Ovidio, e o prima o nel ritorno vide i luoghi ove campeggiarono i due eserciti di Corradino e di Carlo d’Angiò; e l’aver Dante determinato con precisione il campo di battaglia, è segno che dovette vederlo. (Cfr.A.Bassermann nell’opera: Orme di Dante in Italia, trad. di E.Gorra,p.265). E’ questa perciò un’orma innegabile di Dante anche a Tagliacozzo e ad Albe cittadella fedele sempre ai ghibellini.

(5) In questa casa nacque il poeta improvvisatore della rinascenza Paolo Dei Marsi.

(6) il nobile Pasquale D’Alese viene ricordato dalla seguente iscrizione consacrante un atto di donazione a scopo religioso, la quale esiste nel Museo epigrafico del palazzo Vescovile di Pescina ed è finora inedita:

DONNUS.ACE.PASCALIS.ALEX.DE PISCINA.DOMUM
íìAC.VIRGINI.GRATIARUM.MARIAE.PRO.SUA
ET.PARENTUM.ANIMA.DONAVIT.ANNO.DOMINI.1525-

Questa fa bell’accordo coll’altra graziosa lapide ospitale della stessa epoca, anche inedita, rinvenuta a Capistrello nell’architrave di una porta di casa, che dovette appartenere ad un umanista, e che trovasi nel medesimo museo:

PVSILLA.DOMVS.MVLTOS.RECIPIT.AMICOS. 545-

(7) Il ricco e nobile casato Simboli da Atrano era passato a Pretiolo, ove aveva speciosi fondi, e poi si era fissato a Pescina. L’energico ed intraprendente gentiluomo Giovanni Antonio Simboli, figlio del dottor fisico Marco, nato a Pescina nel 1644 e morto ai 30 settembre 1718, ottenne
in età ancor giovine dalla corte di Napoli l’ufficio di Capitano delle Grascie o Governatore dell’Annona degli Abruzzi Citra ed Ultra, comprandolo per ducati 12.000 (L. 51.000), e che ritenne per lunghi anni. Allorché si trovò inoltrato negli anni, con patente datata da Prezzo d’Oro 4 agosto 1709, si scelse per suo luogotenente il magnifico Francesco Antonio Simboli.Nella villa di Pretiolo, Prezzo d’Oro, oggi Prezuolo, posta sopra una ridente ed aprica collina, boscata intorno, rinnovò con sontuosità il suo grandioso palazzo, i cui avanzi anche attualmente appellansí palazzone, vi costruì molte case, di luoghi di delizie ne abbellì i dintorni e vi spese danaro a profusione. Per inviti e per libera concorrenza raccolse nella villa molte famigli.e di artigiani e di capi d’arte meccanica e manuale, facendoli venire dai nostri Abruzzi e dalle altre regioni d’Italia. Dìede i primi aiuti necessari ai nuovi venuti, e così con questa colonia di artigiani fondò una numerosa e prospera scuola di arti e mestieri, che vi fiorì per moltissimo tempo.
Il Melchiorre dice che A Simboli vi recò ogni artiere con la rispettiva arte e bottega. E vi impiantò le arti del muratore, dello scalpellino, della fabbrica dei laterizi e della ceramica, del falegname, dell’ebanista, dell’intarsiatore, del fabbro ferraio e della lavorazione e della filatura a martello del ferro. Tutti questi mestieri furono i primi ad esservi introdotti perché necessarii per la costruzione delle fabbriche e pel loro arredamento e mobilio. E’ viva ancora la tradizione tramandata dai vecchi di padre in figlio, che vi erano le arti del calzolaio, del sarto, dell’orefice, dell’argentiere, del ramaio, dell’armaiuolo, del sellaio, del cappellaio, della conceria delle pelli, della fabbrica dei tessuti della lana, della canapa e del lino. E vi furono molini per triturare i cereali, gualchiere, tintorie, trappeti; e scuole dì agricoltura, arboricoltura, viticoltura, orticoltura, apicoltura e pa~ storizia; per le squadre armate la scuola d’armi, di. scherma e di cavallerizza, e per gli artigiani più giovani la scuola di musica. Vi stabilì un mercato settimanale, ove si faceva l’assisa dei cereali, e vi istituì la famosa annua fiera di Sant’Anna nel giorno 26 luglio; e sì l’uno e sì l’altra furono talmente rinomati che dalle vicine provincie vi affluivano i negozianti.

Tratto dal libro “Pescina nella storia e nella leggenda”
Studio bibliografico Adelmo Polla