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Non permette alla moglie di uscire di casa, neanche per stendere il bucato. Il tribunale lo assolve

Avezzano – Costringeva la moglie a non uscire di casa, ma il tribunale di Avezzano, in composizione collegiale, presieduto dalla dottoressa Zaira Secchi, lo ha assolto dall’accusa di sequestro di persona. L’uomo, di nazionalità marocchina, difeso dall’avvocato Anna Di Giamberardino, era finito a processo 10 anni fa. Era accusato anche di maltrattamenti e lesioni, reati che nel tempo si sono prescritti.

“Ho subito violenze da parte di mio marito per tre anni, dal 2007, anno in cui mi sono sposata, al 2010. Se lui non c’era – ha raccontato la donna, anche lei marocchina, in aula – io non potevo uscire di casa neanche per stendere il bucato. Se c’era un problema, lui mi picchiava ed io non potevo andare in ospedale per farmi curare. Potevo usufruire di una ricarica telefonica a settimana, del valore di 5 euro, per chiamare la mia famiglia in Marocco”.

Dopo l’ennesima violenza, nel 2010, la donna, approfittando dell’assenza del marito, decise di chiamare i carabinieri e denunciarlo. “Mi ha afferrato per il collo – raccontò ai militari – e mi ha lasciata solo quando ho iniziato ad ansimare, poi è uscito”.

Nel frattempo, però, è tornata a stare con il marito ed hanno avuto altri due figli.

Per l’imputato, il PM aveva chiesto una condanna a due anni di reclusione, ma il giudice ha deciso di accogliere la tesi dell’avvocato Di Giamberardino: non c’è piena prova che l’uomo abbia commesso il fatto, poiché non ha mai chiuso sua moglie a chiave in casa. Per la cultura marocchina, inoltre, il suo atteggiamento non costituirebbe reato.

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