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Comune di San Vincenzo valle Roveto

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La seconda guerra mondiale e terminata. E’ passata. via, ma non ha portato via con se i dolori che ha seminato, non ha portato via con se gli orribili ricordi, i traumi, la rabbia, i danni che ha causato. E’ andata via senza restituire le vite che ha preso, le case che ha distrutto, il benessere che ha tolto.

Si ha il sentore che la ripresa sarà assai lenta, che la fase di ricostruzione richiederà un lungo periodo di tempo, forse anni. Del resto e sempre finita cosi, e la Storia può confermarlo, che quanto più tragica e lunga e la parentesi della guerra tanto più tragica e lunga sarà quella del dopoguerra, dove si potranno curare le ferite, purché non mortali, ma resteranno comunque, sempre le cicatrici. Per risollevarsi, occorre avere una grande forza di volontà e, soprattutto essere coscienti che si deve fare affidamento solo sulle proprie forze, perché gli aiuti che vengono promessi, finiscono, come solitamente avviene, col non arrivare mai.

Proprio in questa ottica si inquadra L’iniziativa, presa dal Cav. Cesario Testa, di cambiare il volto del Paese a partire dalla ‘risoluzione di alcuni importanti problemi di viabilità e di comunicazione. Percio, con L’auto di qualche compaesano volontario, nonostante lo scetticismo di molti, che ritenevano L’impresa quasi impossibile, data la mancanza sia di mezzi meccanici (non esistendo la strada rotabile) che finanziari, servendosi dei soli buoi per rimuovere i massi più pesanti, riesce a spianare e allargare L’ingresso dei Paese, a risistemare la via Belvedere che, prima era solo un viottolo dirupato. Si cerca di riprendere il ritmo di vita che si teneva in passato. Dopo una giornata di faticoso lavoro, si sperimenta il modo di scacciare la stanchezza e, forse, pure qualche triste ricordo, soffermandosi a chiacchierare con gli amici, sorseggiando del buon vino genuino seduti al tavolo di un’osteria o nella cantina di Francesco Casalvieri, detto ” Ceccuccio “.

La domenica e gli altri giorni festivi offrono ai paesani L’occasione di ritrovarsi in piazza Valle e concedersi un po’ di svago giocando alla ” morra ” o al ” cacio ” (giuoco consistente nell’avvolgere una fune attorno ad una forma di cacio e di lanciarla il più lontano possibile). Si torna ad organizzare grandi festeggiamenti in onore del Santo Patrono del Paese, San Sebastiano Martire, nel giorno della Sua ricorrenza, il 20 gennaio, e nel giorno in cui si ripropone la festa, la domenica immediatamente successiva al Ferragosto, per consentire una maggiore affluenza di partecipanti.

Arrivano, inoltre, sia pure con notevole ritardo rispetto ai centri più grandi, anche i mezzi meccanici della risorta industria, arriva L’illuminazione elettrica nelle strade e in tutte le case, arriva perfino la televisione, ma tutto questo non e sufficiente a ridare energia e slancio alla popolazione di Morrea: mancano strutture, attrezzature, programmi di sviluppo adeguati che possono dare fiducia ai morreani, soprattutto ai giovani, e fermare il fenomeno di spopolamento del Paese, con conseguente affollamento delle grandi aree urbane. Da un confronto di dati sulla popolazione di Morrea in alcuni anni, si può constatare che il numero degli abitanti da 446, nel 1931, sale a 450, nel 1934, e sale ancora a 490, nel 1938, poi comincia a scendere fino ai nostri giorni: 426 abitanti nel 1951, 256 nel 1961, 176 nel 1971 ed infine, nel 1981, il numero e inferiore a 100 e viene soppressa la scuola elementare: ci sono solo due alunni.

Testi tratti dal libro Morrea ieri oggi domani

Testi a cura di Giuseppe Sartinara

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Nella seconda meta del secolo XX

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