Comune di Cerchio

Del ‘600 cerchiese abbiamo validi ed importanti documenti che ci permettono di comprendere, nei dovuti limiti, la sua essenza. Le notizie più importanti sono quelle che ci ‘raccontano’ l’erezione dei convento degli Agostiniani Scalzi, la fondazione della nuova confraternita dei SS.mo Rosario; la relazione dell’arciprete don Alfonso De Rubeis; i terremoti dei 1633 e del 1648; quella della peste dei 1656-1657; ed infine le notizie tratte dai registri di “Introito ed esito,” della Madonna delle Grazie di Corbarola e dai registri di “Introito ed esito” della Confraternita della Madonna di Piediponte; oltre, naturalmente, le notizie attinte dal catasto del XVII secolo conservato nell’Archivio di Stato di L’Aquila e dal catasto degli Agostiniani Scalzi di Cerchio conservato nel nostro Museo Civico.

Nel 1613 il popolo di Cerchio senti fortemente il bìsogno dì erigere, per un maggiore culto della Madonna delle Grazie di Coibarolo, (1) un convento.
Fu sicuramente questa una delle opere più grandi che i cerchiesi, nel corso dei secoli, riuscirono a realizzare; fu, questo, senza dubbio, un avvenimento eccezionale: era il segno tangibile della prosperità de ‘L’università di Cerchio’.
Tale edificio rappresentava per tutti un punto di riferimento, infatti era non solo un centro di preghiera, ma anche, un centro di cultura: il solo; lì si insegnava grammatica, retorica e filosofia.

L’Università di Cerchio, nel 1613, fece domanda ai Superiorí dell’ordine affinché dessero loro il beneplacito per la costruzione del convento (2); tale istanza fu benevolmente accolta e, nello stesso anno il 15 giugno, fu rogato, con pubblico strumento dal notaio Antonio D’Amore, la convenzione fra i nostri antenati e l’Ordìne deglì Agostinìani Scalzi.

Nel 1614, sicuramente iniziarono i lavori di erezione del convento. Tre anni dopo, nel 1617, fu decretato dal Definitoriol l’abbandono di tale edificio per mancanza di vitto. Nel 1619 i nostri avi riuscirono a sopperire a tale lacuna ed il convento fu nuovamente riaperto ai frati (3). Tale stato di cose durò fino a quando: “Informato il Re, che i religiosi del conventino di Agostiniani Scalzi soggetto della Provincia Romana della Terra di Cerchio per il loro tenore di vita sono di,pubblico scandalo a quella gente, che tal conventino non abbia che quattro Religiosi e come tale venga proibito dalle Regole Monastiche e dalle costituzioni Pontificie, le quali fissano il numero di dodici Religiosi, oltre al Superiore locale.

La Maestà Sua è venuta a sopprimere ed abolire tal piccolo convento e vuole che V.S. III.ma con la Udienza, faccia subito passare a conventì della Provìncìa Romana nello Stato Pontificio i quattro (4) ivi esistenti con impedir loro il trasporto dì qualunque cosa anche de sacri Arredi, come quelli, che essendosi fatti di danajo pervenuto dalle rendite, che sono nel Regno, nessuna pubblica e buona equità comporta che vi straregnino. Comanda ancora a sua Maestà, che si proceda al sequestro di tutte le rendite presso la più sicura e proba persona con trasmettersi indi alla Maestà Sua nota distinta affinché poi intesa l’Univérsità, ed informata della necessità così della Cura Spirituale, come del bisogno de poveri, e di altre pubbliche opere profittevoli per quel comune, possa Sua Maestà risolvere intorno all’applicazione da farsi delle rendite e di tutto ciò ch’è di attinenza del Convento suddetto.
Partecipò a V.l. e all’Udienza di Real Ordine questa Sovrana determinazione, acciocchè in tutte le sue Parti l’eseguano.

Napoli 16 marzo 1776 Signor Preside, e Udienza dell’Aquila -Carlo De Marco” (5), il nostro convento possedeva moltissimi terreni: 2.037 coppe e canne 71 pari a circa 102 ettari, più case in Cerchio, Aielli, Gagliano, Ortucchio e Lecce dei Marsi (vedi il relativo catasto conservato nel nostro Museo).
Con Real Dispaccio dei 9 aprile 1785 si donavano all’Università di Cerchio tutti i beni dei Soppresso convento (6). Il 5 aprile 1610 fu redatta la ‘Bolla’ di erezione della confraternita dei Nome di Gesù (7). Prima del 1617 fu compilato il ‘Bastardello’ (il catasto) dell’Università di Cerchio (8).

Il 25 marzo 1624 fu nuovamente eretta la confraternita del SS.mo Rosario: “In Dei nomine/Amen/Libro delli fratelli e sorelle del/Sant.mo Rosario fondato nuo/vamente adi 25 di Marzo del/Anno 1624 dal Molto/R.do P.re Fra Salvator/de Santis dell’Ordine/de predicatori et/nel presente anno/nostro Predi/cator/Laus Deo Virginis Mariae/(… )” (9) ( … )
Adi 8 di aprile 1624/Eletto per cappellano della Confraternita/del SS.mo Rosario dalli fratelli di essa/compa/gnia cioè della Maggior parte conforme/dice la bulla il Re.do Don Scipione/Antonozzi quale, s’intende secondo la/Bulla sino alla Morte et confimato/dal Nostro Padre Predicatore Fra Salvatore de Santis de Rieti del ordine/de Predicatori/lo fra Salvatore de Santis confirmo ut/supra manu propria/Adi dictu/E’ stato eletto per Priore dell’istessa/compagnia fatta et eletta nel presente anno/Il Dottor Alfonso Cappelli, dalla maggior/parte di essa Confraternità et confirmato/dal sopradetto Abbate Padre Salvatore/In nomine Patris, et Filij, et Spiritus/Sancti. Amen/lo fra Salvatore de Sanctis/de Reate confirmo ut supra/manu propria/Capitoli da osservarsi inviolabilmente dalli con/Fratelli del Sacco della Confraternita del S.mo/Rosario/In prìmis che ogni fratello nel giorno della festività del/SS.mo Rosario che sarrà la prima domenica di ottobre/et anco tutte le altre prime Domeniche del mese/si debbiano confessare et communicare rimettendosi/anco ad arbitrio loro di farlo tutte le altre festi/della beatissima Vergine et Nostro Signore/item che nel detto giorno della prima domenica di ottobre e di tutti li altri Mesi ogn’uno di detti fratelli si debbino/vestire (10), et accompagnare la processione che si far/rà, et caso mancasse debbia portare legittima/scusa altrimenti sia obligato pagare un carli/no da ponersi in beneficio di detta compagnia il che/anco siano obligati a fare quando che si faranno le processioni pubbliche assieme con le/altre compagnie/Item che mancando tre volte senza portare legittima scusa/del Priore possi essere cassato da detta compagnia/et abbrugiarseli il sacco in publico/Item che quando morirà alcuno di detti fratelli siano anco ob/Iigato ciascuno a vestirsi, et andarlo a pigliare/et seppellirlo, et alcuno mancando sia obligato/alla sopradetta pena di un carlino, et continuan/do per tre volte si farrà come di sopra/Item che ogni fratello in tempo della ricolta sia obligato a dare di elemosina a detta compagnia una coppa/di grano/item che li procuratori che anuatim si farrando si debba/no creare duì uno delli quattro che si nomineranno/dal Priore et Cappellano di detta Compagnia quali/si debbiano votare con intervento di tutti/li fratelli, et quelli haverando più voti si/debbiano creare/Item che detti Procuratori creati non possano far spesa che passi/carlini quindici senza consiglio del Priore et CappelIano, et passando carlini trenta si debbia fare/conseglio di tutti li fratelli/Item che E fratelli occorrendo fare alcuna di dette spese et/essenso chiamati per consultare ogn,uno ci debbia/andare, et dire il parere suo et mancando sia/obligato come di sopra ad un carlino et continuan/do per tre volte possano essere cassati et abbr/uggiarseli il sacco in pubblico nella quale pena/incorrendo anco li procuratori non facendo come di sopra/Item che quando alcuno sarrà eletto Priore, o procuratore non/debbia in nessun modo ricusare, ma pigliare detto/priorato, et per cura con ogni riverenza et diligenza/et mancando sia obligato alle soprascritte pene/Item che li procuratori quando s’havrà da dispensare il/grano della compagnia a poveri lo debbiano/fare con l’intervento del Priore et cappellano/et conseglio di tutti h altri fratelli, et facendo/il Contrario siano obligati alle soprascritte pene/Item che li procuratoti di tutte le intrate et esiti ne debbiano/fare libro con notare ad esso ogni cosa distinta/mente accio che quando haverando da rendere/conto in presenza del Priore et Cappellano Vadministrazione Loro vada chiara altrimente/sarranno obligati con/ogni diligenza a riscotere tutto il grano im/prestato, altrimente nel rendere del conto non selli menerà bono et sarranno forsati rifarlo del/suo;/Item che detti Procuratori con ogni diligenza debbiano atten/dere alla cura del altare, et far fare tutti/lí uffiti che in detta compagnia si sogliono fare come anco/stare avertiti che morendo alcuni delli detti fratellj/se li debba’ fare l’offitio a parte delli altri ritrovar/si nella Chiesa a tempo che alcuno di detti fratelli/morirà, per posserlo andare a pigliare e seppellire/et mancando siano obligati alle pene sopradette/et che le vesti di detti fratelli restino alla Compagnia/Item che tra fratelli si porti ogni debita riverenza/et honore et sapendosi che alcuni de fratelli/si ritrovino con odio si debbia procurare di/pacificarti, H che sarà porincipal Cura de/Cappellano, et Priore/lo Alfonso Cappelli accetto/li sopra detti capitoli;/Io Nortar Sante Confirmo ut supra et ut/lo Gioseppo Cameritti accetto us supra/Io Pontio di Amore confirmo ut supra/Io Lorenzo Colantonio ‘ confimo ut supra/lo Sabbatino Sperandio accetto et con/firmo ut supra et me( … ) Panecasio/acete quante ut supra/Io Cesare de Collsante/( … /Io Pontio Colantonio per non saper scrivere/ho fatto il. segno della croce/Paolo lacobaccio per non saper scii/vere ho fatto il segno della croce/( … ) di Cipriano per non saper/scrivere ho fatto il segno della croce/lo Iacomo di Ciofano aceto quanto di sopra/Domenico Tucciero ho fatto il se/gno della croce per non saper scrivere/Santo Panecasio il segno della/croce per non saper scrivere/Io Santillo della villa per non saper/scrivere faccio il segno della croce/lo Gioseppe Meogrossi per non saper/scrivere faccio il segno della croce/Io Lauterio Varanelli ( … )/confermo quanto di sopra/lo Rosato della Zanna accetto/quanto di supra/Horatio della Zanna/Francesco Rosci/- (11)

Nel 1630 don Alfonso De Rubeis, arciprete di Cerchio, inviò al Vescovo dei Marsi Muzio Colonna, la seguente relazìone:
-Alli.mo e r.mo Mutio Colonna (12) Vescovo di Marsi n.ro P.rone oss.mo Nota destinta data da Don Alfonso de Rubeis Arciprete (13) di Circhio nella Parrocchiale/Ecciesia dì Santa Maria dentro di essa Terra, per l’ordine inviatoci da S.S. 111.ma/dell’infrascritte cose: In prims: Il numero dell’anime che si ritrovano sotto la mia Cura conforme la diligenza/e nota fatta nella Pasqua dell’anno caduto 1629. Ritroviamo che vi sono da communione anime n. 520, e quelli che non sono di communione sono di n. 200(14).

In quanto alle Chiese principalmente qua in Cerchio dove concorre il Popolo ad divina, ci è/la Chiesa parrocchiale notorie Santa Maria dentro la Terra dove si ritrovano/D. Alfonso de Rubeis sudetto Arciprete con don Canonici Don Fabio Mutij e/Don Scipione Antonozzi Economo dei benefitio vacato per la morte della bon./mem. Don Andrea Panecascio (15) presentato dall’ill.mo et Ecc.mo Sig. Principe Peretti,/et essa parrocchiale EcchIesia è officiata prìncipalmente da essi tre prenominati/et oltre questi dal Rev. Dottor Theologo Don Cesare Colantonij, Don jacomo/jacobaccìo Diacono, da don Felippo Ottaviano, da Don Berardo jacobaccio, da/Don Francesco Rosa, et da Don Rosato Campomizzo Sacerdoti; da Don jacomo/Polonio, et Don Gio. Andrea d’Amore diaconi; da Don Francescantonio Varanelli/Subdiacono; da Stefano Colantonio, Giovanpietro Salvatore, Lutio Colantonio/e Giovan Maria d’Amore Clerici. – Nella qual Chiesa vi è la Compagnia del SS.mo Sacramento (16) qual è confraternita con vesti con privilegio d’Indulgenza de Sommi Pontefici, aggregata alla Mi/nerva di Roma, quale s’amministra da procuratori Anselmo d’Amore, e Micantonio/di Ciofano.
La Cappella del Giesù senza vesti con Indulgenze (17) aggregata alla Minerva di/Roma amministrata da procuratori Gioseppe Cameritto, e Francesco Colantonio./ Nell’incasato di detta Terra vi è la chiesa di S. Bartolomeo eretta con benefitio;/possede al presente il suddetto Rev. Don Cesare Colantonio Canonicato aggregato/nella sudetta Chiesa Parrocchiale, nella qual Chiesa vi è la compagnia/della Miseficordia con vesti (18). L’Ecclesia di S. Lucìa con benefitio, si possiede dal Sig. Dottor Fulgentio Thomas/setti della Città di Piscina. L’Ecelesia di S. Maria Corbarola eretta, dove al presente si ritrovano h Padri Scalzi/Agosúniani, dove anco si ritrova la cappella di San Rocco confraternita con vesti/aggregata a San Giovanni Laterano amministrata da procuratori Vergilio Petrocco/e Flaminio Cappelli.

L’Hospedale eretto dall’Università di Cerchio dotato da essa, amministrato da procuratori/Sabatino Sperandio et Agostino d’Amore; et quelle puoche d’intrate che have/detto Hospedale sono aggregate alla Fabrica del sudetto Convento dei Padri AgostinianiíScalzi. – Nel distretto e territorio di essa Terra vi è -la Chiesa diruta di S. Silvestro con benefitio/qual si possiede dal sudetto Don Jacomo jacobaccio Diacono canonicato aggregato/alla detta Parrocchiale.

La Chiesa diruta di Santo Vito con benefitio si possiede dal sudetto Don Felippo Ottaviano/serviente aggregato nella predetta Chiesa Parrocchiale.
La Chiesa eretta di Santa Maria piede ponte eremiticha, (19) dove risiede Nicola/Amicone eremita, et vi è cappellano Don Rosato Campomizzo amministrata da/procuratori Flaminio Cappelli e Lorenzo Colantonio.
La Chiesa diruta di San Stefano patiano con benefitio si possiede dal Theologo di/V.S. III.ma. La Chiesa di San Giovanni/la Chiesa di S. Maria AvanusceAa Chiesa di S. Maria di Ceturo,/Dirute con beneritij si possedono dal Semmi/nario della Città di Piscina. San Lorenzo Chiesa diruta con benefitio si possiede dal Clerico Don Angelo Bucci. Santa Margherita/e San Pavolo,/Chiese dirute con benefidj si possedono da Don Giovanni/del Cerruto della Città di Pescina. Sant’Andrea/e San Stefano Ozzanelli, (20).

Chiese dirute con benefidj si possedono da D. Mattheo/Falcone di Pescina. S. Pietro di Flimini Chiesa eretta nel detto Territorio con benefitio quale al presente vaca/per la morte del quondam Dottor Valerio Andrei del Colle, se bene di esso benefitio/ne prese possesso il Clero di detta mia Parrocchiale di Cerchio vigore Bulle unionis bn. mem. Matthei Collis, si come in essa appare, come ottimamente/V.S. III.ma ne fu informato dal Dottor Gio. Batta Ciofano in Roma (21). In detta Chiesa Parrocchiale vi sono li infrascritti paramenti: Doi pluviali, uno bianco et uno violaceo./Tre pianete usate con tonicelle: bianca,roscia e negra./Quattro pianete di mocchaiale usate, bianca, roscia, verde e violacea./Calici numero nove./Una sfera per il SS.mo Sacramento di ottone indorato./Doi coppe d’argento, una grande et una piccola./Una croce grande d’argento (22)/un incensero d’argento con navicella di stagno./Tre crocifissi d’ottone./Il Maestro di Schola è stipendiato dalla Communità./ Si ritrovano in essa Terra il Dottor Fisico Giovan maria d’Amore; et il Dottor Alfonso Cappelli Legista./Notar Giovanni Cappelli et Notar Santo Pantano, Secolari./ Si riduce a memoria di V.S. III.ma come dei numero e quantità delli sudetti benefiúj, quasi tutti/si possedono da forastieri, eccettuatone il benefitio di S. Maria parrocchiale, S. BartoIomeo,/S: Vito, e S. Silvestro; et hormai da mano in mano sarranno dodeci Sacerdoti, la maggior parte/de quali non possedono benefitij; si che tutti giontamente supplicano V.S. Ill.ma si degni haverli per/raccomandati, et signanter dei benefitio di S. Pietro ad esso vacante, che di sua natura/è Curato. –
Di V. S. III.ma e Rev.nia/humil.mo s.re/L`Arciprete di Circhio (23). Con Real Rescritto del 19 maggio 1633 il re Filippo d’Aragona concedeva l’assenso regio per l’istituzione della Fiera in nome di Maria (24). Il primo novembre 1633 e il 19 gennaio 1648 Cerchio fu sconvolto da due disastrosi terremoti. Dal 14 ottobre 1656 al 17 agosto 1657 il nostro paese fu martoriato da una terribile peste che mietè 254 persone .

Furono anni questi senz’altro terribili per i nostri paesani i quali dovettero subire ancora la forza oscura e tirannica della natura: “Nell’anno di Nostro Signore Mille Seicento Ottantadue furono grandissimi freddi con giacci estraordinarij a segno tal/che si giacciò tutto il Laco di fucino e cominciò il giorno primo di S. Antonio Abbate durando detto Laco giacciava du me/continui cioè fu sino a quindici di marzo senza poter pescare né entrare con barghe à detto laco ma ben’si vi si anda/conforme si carntila per terra et alcuni d’Hortucchio ch’avevano li Pesci coniovuati nelli Mucchij vi andavano a piglar/senza barghe e spezzando il giaccio con l’accette facendo il buco à modo di seppolture di dove avevano detto pesce, Vi furno alcuni de/Terra di Trasacco che passorno il detto Laco, cioè partirno da Trasacco, et andorno a S. Benedetto et al ritorno facerno la medema/strada cosa mai più praticata da Nostri trapassati. E si pigliorno gran quantità di foliche ed Anetri a fuga con i cani e senza sopra/il detto giaccio e fuori per li Sementati e prata che per la necessità scappavano fuori dal detto Laco. Laus Deo 1683/a folio 91 si trova l’altra descrittione del giaccio similmente dell’anno 1672 /.

La soppressione del Convento degli Agostiniani Scalzi di Cerchio. Nell’Archivio di Stato di L’Aquila sono depositati nel Fondo Preside – Serie 1^ – suddivisi in tre buste interessantissimi documenti relativi alla soppressione dei convento degli Agostiniani Scalzi di Cerchio: a noi interessa il fascicolo 141 della busta n. 35. Attraverso questo esauriente documento composto da 141 fogli conosciamo tutto l’iter relativo alla soppressione del monastero e alla espulsione dei sopraccitati frati.

Il 16 Marzo 1776 Ferdinando IV re di Napoli emette un ‘Real Decreto’ attraverso il quale ordina, in seguito a denuncia di un certo Antonio Tedeschi (2), la soppressione dei convento di S. Maria delle Grazie di Corbarolo posseduto dai frati Agosiniani Scalzi della Provincia di Roma. Non siamo riusciti, purtroppo, a vedere il documento relativo a tale denunzia anche se attraverso il ‘Real Decreto’ riusciamo a comprenderne il succo infatti qui apprendiamo che questi, i frati, erano ,oggetto di scandalo’ ed erano di stanza quattro e non dodici, oltre il priore, come volevano le leggi monastiche.

Non siamo riusciti a comprendere, non avendo la possibilità di leggere la denuncia dei Tedeschi, che cosa voglia significare ‘oggetto di scandalo’: scandalo in che senso?

Chissà se più del primo motivo in realtà non e era il secondo quello che ha fatto scattare il meccanismo della chiusura dell’importante infrastruttura monastica Magari dovuto a qualche ‘gelosia’ da parte di privati cittadini o da parte del clero locale o per motivi meramente politici in quanto i sopracitati frati erano di un altro stato?

A ben vedere infatti il nostro monastero era ben dotato, aveva possedimenti oltre naturalmente a Cerchio anche a Celano, Aielli, Collarmele, Gagliano, Lecce dei Marsi, Ortucchio, possedeva bene mobili, animali, derrate alimentari, suppellettili varie quindi tutto questo benessere poteva suscitare la cupidigia di alcuni personaggi interessati a che tale complesso fosse definitivamente chiuso.

Il 23 marzo 1776, immediatamente una settimana dopo emesso il citato ‘Real Decreto’ vengono a Cerchio, per dar corso, ai ‘reali ordini’ il ‘Capo ruota’ del tribunale di L’Aquila Don Onofrio Pepe accompagnato dal segretario Vincenzo Calenda e da vari scrivani e guardie. E qui, all’instante, iniziano la loro opera.
Da sottolineare in questo importante lavoro la conoscenza dell’ínventario dell’archivio della Libreria la descrizione delle sale che componevano il convento con il relativo mobilio e suppellettili, la descrizione della chiesa e, quello che è importantissimo per noi, la descrizione della Madonna ancora oggi tanto venerata nel nostro centro: “Una Statua di gesso colorata della Vergine Santissima con scettro in mano con maniglie di bottoncini d’Ambra, perle false al collo, ed una Corona d’argento in testa” è questa la descrizione più antica e chiaramente si evince che l’attuale statua è diversa, oggi, infatti, è formata da un piccolo busto e da due mani poste ai lati, una a sinistra e l’altra a destra, sono senza ombra di dubbio, gli unici resti di quella che doveva essere, in antico, una normale statua: sono forse i resti della statua sopradescritta rovinatasi in seguito alla chiusura della chiesa avvenuta negli ultimi anni dei ‘700.

Degno di nota è la meticolosa annotazione degli svariatissimi utensili che riguardano le molteplici attività dei frati intorno al mondo domestico, dell’agricoltura, dell’allevamento del bestiame, dei vali mestieri: insomma di tutto un po’ e da qui di conseguenza la conoscenza del relativo lessico la maggior parte andato perduto. Interessanti sono anche le pagine relative ai censi, enfiteusi, colonie, alle perizie dei vari ‘apprezzatori, come così pure sono interessanti i fogli che riguardano la vendita dei beni del convento che potevano deteriorarsi e degli animali mediante asta.

Episodi questi che sicuramente fecero grande scalpore non solo nel nostro centro bensi in tutto l’aquilano infatti come poteva passare inosservato prima la soppressione del convento e poi la vendita dei relativi beni all’incanto mediante bandi pubblici affissi e banditi nelle pubbliche piazze dei vari paesi?
Data l’eccezionalità, per la nostra umile storia locale, dei documenti presi in esame si riportano, in questo lavoro, per meglio comprendere la portata di quell’evento, in modo quasi integrale.

Informato il Re, che i Religiosi del Convento di Agostiniani Scalzi soggetto alla Provincia Romana della Terra di Cerchio per il loro tenore di vita, sono di pubblico Scandalo a quella gente, che tal Convento non abbia, che quattro Religiosi e come tale venga proibito dalle regole Monastiche, e dalle costituzioni Pontificie, le quali fissano il numero di dodici Religiosi, oltre al,Superiore Locale.

La M.S. è venuta a sopprimere, ed abolire tal piccolo Convento, e vuole, che V.S. III.ma coll’Udienza faccia subito passare a Conventi della Provincia Romana sita nello Stato Pontificio i quattro Frati ivi esistenti, con impedir loro il trasporto di qualunque cosa, anche de Sacri Arredi, come quelli, ch’essendosi fatti di danaro pervenuto dalle rendite, che sono nel Regno, nessuna pubblica e buona equità, comporta, che si straregnino.
Comanda ancora S.M., che si proceda al Sequestro di tutte le Rendite presso la più sicura, e próbba persona con trasmettersi, indi alla M.S. nota distinta, affinché poi intesa l’Università, ed informata della necessità così della Cura Spirituale, come del bisogno de poveri, e di altre pubbliche opere profittevoli per quel Comune, possa S.M. risolvere intorno all’applicazione da farsi delle rendite, e di tutto ciò, ch’è di attinenza del Convento sudetto. partecipo a* V.S.I., e all’Udienza di Real Ordine questa Sovrana determinazione accioché in tutte le sue parti l’eseguano. Napoli 16 Marzo 1776.

Note
(1) Vedi pagg. 65 e 66 di -Lustri storiali. de’Scalzi Agostiníani Eremiti della Congregazione d’italia e Germania. Descritti dal suo cronista P. Gio. Bartolomeo da S. Claudia ecc.” Milano Macc. Vedi F.M. Amiconi -La madonna delle Grazie in Cerchio (AQ)- – Ist. Marsicano della Cultura 1976 – Tipolitografia F. Failli Roma.
(2) P.A. Corsignani -Reggiti .Marsicana Napoli 1738 pagg. 650-651, A.Di Pietro ,agglomerzioni delle Popolazioni attuali della diocesi dei Marsi 1869 Te. V. Magagnini pagg. 58-59. – F.M. Amiconi op. cit. – P. Gio Bartolorneo da S. Claudia op. cit.
(3) P.A. Corsignani op. cit. – A. Di Pietro op. cit. – F. M, Amiconi op. cit. – p. Gio. Bartolomeo da S. Claudia op. cit.(A) L’ultimo superiore degli Agostiniani Scalzi fu Padre Filippo della S. Croce al secolo Giuseppe Toracci della Petrella. Da una deliberazione dei Decurionato del Comune di Cerchio (in Archivio Comunale Cerchio) apprendiamo:
(4 ) l’anno milleottocentoventisei il giorno nove del mese di luglio. Nella casa Comunale riunito il decurionato d’ordine del sig. intendente della Provincia giusta il suo rispettabil Offizio de 17 giugno ultimo N. della spedizione 354. Il Sig. Sindaco (Lorenzo D’Amore) ha fatto la seguente proposta. Signori il sacerdote d. Giuseppe Toracchi nativo di petrella di Tagliacozzo, ora domiciliato in Aquila è ricorso al Real Trono, ed ha domandato che, trovandosi egli Superiore nel Convento degl Agostiniani Scalzi all’epoca della Soppressione, col nome di padre Filippo della S. Croce, gli fosse pagata uni penzione da questo Comune come quello, che percepisce le rendite di detto Suppresso Convento, e perciò risolvano l’occorrente. Il decurionato visto 2 prelodato uffizio dei Sig. Intendente della provincia considerando, che le rendite di detto suppresso Convento questo Comune le gode, perché donate per Sovrana Clemenza dei nostro Augustissimo Sovrano con Real dispaccio de 9 aprile 1785 dietro dimostranze autentiche fatte da questa popolazione che il convento suddetto era fornito di rendite per dotazioni de rispettivi Cittadini. Considerando finalmente che la condotta pessima dei Reclamante fu la Causa della Soppressione, e che ne diede riprova in prosieguo non avendo voluto affatto rientrare nel Chiostro, come si era ordinato con il detto Real decreto il decurionato nella considerazione, che l’Amministrazione trovasi in lieve deficit ad unanimità delibera non poter per qualunque risa e fatto qualunque titolo dare la menoma penzione al Toracchi
(5) Documento in mio possesso.
(6) F.M. Amiconi op. cit. Vedi documenti
( 7) E esposta nel nostro Museo d’Arte Sacra.
(8) Archivio di Stato di L’Aquila – C/S 141 v: Bastartdello sec. XVII anteriore al 1622″
(9) Seguono in ordine alfabetico (prima gli uomini e poi le donne) i nomi di tutti i confratelli (fino al l’ ottobre 1843) e verso le ultime pagine vi sono annotate le regole e l’elezione dei primo cappellano e dei primo priore. Fino a qualche anno fa tale importante documento era depositato presso I’archivio parrocchiale di Cerchio, ora è introvabile (io conservo le fotocopie di tale documento).
(10) Veste bianca, colletto nero e cordoncino bianco.
(11) Nell’ultime pagine sta annotato: -Nota delli fratelli che vestano nella/compagnia del SS. Rosario/Il Dottor Alfonso CappellolNotar Sante PantanolGioseppe CammerittilAfastro Sabatino Sperandio1Pontio D’amore /Iacome di Ciofano/Domenico Tucciero/Cesare ColasantelGio: Battista D’Amore/Lorenzo Colantonio/Rosato della Zanna/Gioseppe di Aleogrosso/Stinone di Ciptiano/Eleuterio Varanello/Paolo lacobaccioffrancesco di Misser Simone Roscio/Giosepe di Cesar Paneccasio/Francesco Paneccasio/Santillo della Villa/Berardino di Ciofa/Luca di Marco della Ciotta/Hotiratio della Zannal-. E ancori: -Alota di tutti quelli che si vestono nella compagnia del Santissimo Rosario/e che si devonoftire il sacco,’. Teodosio Petrocco/Ciipriano Varanello/Gio: Cola Cipriano/Filippo Colantonio/Domenico di Giulio d’Amore/Gioseppe di Iacovo Ciofane/Marco difosco/Francesco rnariellozzo Domenico Varanello/Paolo d’Amore/Marco Antonto d’Amore/Vittorio PoloniolGio. Apitonio Meogrosso/Giulio dAmore/Gioseppe Cameritti/Angelo di Pontio/Matteo Ciofane/Antonio di Gioseppe Commeritti/. Ed infine: -lesus Marie sit vobis/Nos frater Rosatus/ Con scrittura postuma sia annotato: -Io Simon Antonio de Amicis fui eletto da cappellano dalli/fratelli dei SS.mo Rosario Adi/1 1 febrare 1685/Berardino di Pietro massarolfrancesco di Domenico Tucceri/li procuratori dell’anno 1686111 Clerico D. Carlo dAmore/Gio: Iacomo dAmicis/Li procuratori dell’anno 1688111 Reverendo Don Gio: PietrocicciolGiò: Battista dAmorel.. Sotto un altra scrittura si legge: -loannes Bapt./Joannes-. Fa da copertina al citato manoscritto un documento scritto su pergamena.
(12) Vescovo dei Marsi dal 1630 al 1632.
(13) Arciprete di Cerchio dal 1628 al 1632.
(14) Fririco Celani nella sua -Una pagina di feudalismo Città di Castello Tip. dello stabilimento S. Lapi 1893, a pag. 92 riporta una tabella dove si elencano 36 centri (fra cui anche il nostro) nel quale vengono elencati i fuochi’ (famiglie) che in varie epoche abitavano i paesi presi h esame. Cerchio nel 1601 coniava fuochi 192; nel 1618 ne contava 192; nel 1640 224; nel 1671 227 e nel 1712 vi erano 359 anime (abitanti). Il Celani secondo me erra nelle citate numerazioni dei fuochi infatti t immediatamente balza agli occhi la numerazione 1671 dove questi annota ben 227 fuochì: ciò è impossibile perché primo durante la peste dei 1656-1657 perirono ben 254 persone e poi perché nega numerazione del 1629, da come abbiamo visto, Cerchio contava 720 persone pari a 144 famiglie (se si divide per ogni nucleo composto da 5 persone) oppure si arriva a 180 famiglie (se si divide per ogni famiglia composta da 4 persone); Mutio Febonio, morto improvvisamente a Pescina H 3.1.1663 nella sua -Historia Marsorum ecc,- affemiava che la popolazione di Cerchio era composta di circa 100 famiglie.
(15) Arciprete di Cerchio dal 1617-al 1627
(16) Tale confraternita aveva la veste di color rosso; è nota anche come Arciconfraternita del Corpo di Cristo – Vedi Museo Civico di Cerchio.
(17) Vedi Museo Cerchio.
(18) Questa confraternita è nota alla fine del XVIII secolo come -Fraterna di S. María delle Grazie seu Misericordia.; i relativi statuti si trovano nel Museo d’arte sacra di Cerchio.
(19) Ora chiesa cimiteriale.
(20) A. Di Pietro nella sua opera -Agglornerazioni delle popolazioni attuali della diocesi dei Marsi” Avezzano 1869 a pag. 146 annovera il menzionato territorio fra quelli che formeranno l’Universitàs di Aielli, come mai? Era un’altra località dal nome simile?
(21) Giavam-Battista Ciofani della terra di Cerchio fu Dottor delle leggi assai celebre in Roma, ed Avvocato. Fiorì egli nell’A. 1663, e fu Auditore dei Duchi di Carpineto, e Principi Panfili, e Borghese, dà quali ebbe in singolar stima. Instituì nella chiesa di S. Girolamo della Carità (nel popoloso quartiere di trastevere-n. dell’A.) una perpetua Cappellania con buone rendite del suo peculio, e volle il Gius di nominare il Cappellano spettasse perpetuamente alle eccellentissime Case Panfili, e Borghese coll’alternativa e con altre condizioni nel suo Testamento dichiarato; Suo erede dichiarò la detta chiesa di S. Girolamo, dove fu seppellito”. P.A. Corsignani op. cit. pag. 534. Chissà se era un congiunto dell’umanista Hercole Ciofano?
(22) 2 la famosa croce processionale d’argento sbalzato di scuola sulmonese recante la data del 1484
(23) Archivio Diocesi dei Marsi.
(24) Abbiamo desunto la data precisa della fiera dalla deliberazione comunale della seduta del 31 agosto 1899: -( ) Ritenuto che la fiera dei Nome di Maria istituita con Real rescritto di Filippo d’aragona il 19 maggio 1633 . (Archivio Comunale Cerchio). E, l’iter circa tale istituzione l’abbiamo appreso invece dalle pagine della “Fraterna della Santissima Madonna di Piede Ponte- 1606-1746 (vedi Museo d’Arte sacra Cerchio e vedi anche il mio articolo pubblicato su la 12′ pagina de -11 Tempo d’Abruzzo. dell’11.9.1986 che qui riporto).

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Nel diciassettesimo secolo
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