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Nel “Decreto chiusure” previsti anche permessi per i genitori: CGIL “seppur in ritardo si risolve un problema, ma si poteva fare di più”

Il DPCM firmato dal Presidente Draghi relativo alle nuove regole in caso di chiusure e zone rosse, prevede anche la possibilità per i genitori di figli fino a 14 anni con le scuole chiuse, contagiati dal Covid o in quarantena, di usufruire di permessi retribuiti retribuiti.

“Una misura fortemente richiesta dalle Organizzazioni Sindacali e che in Abruzzo è stata  anche oggetto di una segnalazione inviata al Presidente Marsilio ed ai parlamentari” dichiarano in una nota stampa  Carmine Ranieri Segretario Generale CGIL ABRUZZO MOLISE e Mirco D’Ignazio Coordinatore Regionale INCA CGIL ABRUZZO MOLISE.

“Una soluzione, quindi, sicuramente positiva, considerato il vuoto che c’è stato dal primo gennaio fino ad oggi, ma che non convince fino in fondo: non dà una risposta a chi ha dovuto scegliere tra lavoro e cura dei figli e determina penalizzazioni economiche”.

“I congedi, infatti, prevedono retribuzione pari alla metà del normale stipendio, andando a peggiorare, e di molto, la condizione economica di chi ne fruisce. Ad un anno dall’inizio della pandemia, infatti, si continuano a chiedere sacrifici che, per tante e tanti, sono ormai insostenibili: se in una prima fase, infatti, poteva anche essere comprensibile che l’urgenza e la straordinarietà della situazione richiedessero che tutti facessero la propria parte, oggi occorrerebbe un cambio di passo verso una reale distribuzione di sacrifici in misura davvero proporzionale a ricchezze e disponibilità”.

“I permessi, poi, possono essere chiesti solo se non si può lavorare in smart working. Ma senza regolamentazione specifica, a stabilire se una lavoratrice o un lavoratore possano lavorare da casa è soltanto l’azienda che, troppo spesso però, non tiene conto delle singole situazioni familiari, a partire dalla necessità di assistere figlie e figli nello svolgimento della didattica a distanza, con tutte le difficoltà che questa comporta.
E ancora una volta, a pagare i limiti di provvedimenti che non riescono fino in fondo a dare le risposte necessarie, sono le donne. Nella maggior parte dei casi, infatti, sono le madri a veder peggiorata la propria condizione lavorativa ed economica pur di assistere i figli”. 

“In Abruzzo, nel 2020, sono stati complessivamente i 9.306 i posti di lavoro persi e di questi la parte maggiore era costituita da lavoro femminile. Una tendenza che va invertita subito: lavoro stabile e di qualità, occupazione femminile, welfare e ambiente, dovranno essere i temi attorno a cui costruire i progetti con i fondi del Next Generation EU in Abruzzo”.

 

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