Nel 1951

Prima che si procedesse alla ricostruzione, la Chiesa si presentava come può vedersi dalle fotografie qui riprodotte: interamente scomparso il campanile e i muri perimetrali della Chiesa, smozzicati e ridotti a modesta altezza, contenevano a fatica l’enorme cumulo di macerie costituite dalla caduta della cupola, del tiburio e del cornicione. Il terremoto del 13 gennaio 1915 l’aveva certo danneggiata gravemente, ma gli affreschi che la tradizione orale attribuiva a Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d’Arpino (1660-1740), erano salvi in buona parte e se, in attesa dei lavori sostanziali, si fosse provveduto a una copertura provvisoria dello squarcio provocato dalla caduta c1i una campana sulla cupola, il danno del terremoto forse si sarebbe potuto ridurre a modeste proporzioni.

Invece il tempio rimase interamente abbandonato all’inclemenza delle stagioni dal 1915 al 1950. Le crepe e le brecce ingrandirono; e caddero dorature, stucchi, a5geschi, intonaci. Altri terremoti, anche se meno violenti, e le intemperie provocarono i crolli finali. La vecchia porta verdastra era sbarrata e gravida dalla gran mole di macerie che la premeva dall’interno. Sul lato maggiore della piazza si affacciavano, tra grossi cespi d’ortiche, lussureggianti piante di sambuco. Erano scomparsi anche i piccioni selvatici che innumeri avevano scelto per loro casa la Chiesa. L’intervento dello Stato, che il parroco Don Giovanni Fabriani non era riuscito ad ottenere per diffcoltà burocratiche e sopratutto per la insufficiente legge sul terremoto, che limitava il contributo dello Stato per la ricostruzione delle Chiese solamente al 507 della spesa, potette aversi finalmente, merce l’interessamento tenace e appassionato del civitano On. Arnaldo Fabriani e la collaborazione fattiva e intelligente del Genio Civile, della Soprintendenza aquilana ai Monumenti e del Comune di Civita.

Si deve sopra,tutto alla collaborazione della Soprintendenza ai monumenti dell’Aquila (Dott. Umberto Chierici e Dott. Antonio De Dominicis) se la Chiesa parrocchiale, singolare esempio di arte barocca nella regione, poté risorgere nello s,tesso luogo, con le stesse linee architettoniche originali, abbellita da opere d’arte moderna e da un arredamento nuovissimo. Il fonte battesimale e costituito da una bella e originale pila settecentesca. trasportata qui di lontano loco, e nel vano campeggia una interessante e vigorosa scultura in bronzo di Pio Iorio, autore delle formelle della Via Crucis, che decorano le pareti della Chiesa. I candelabri degli altari, secenteschi, sono in gran parte frutto di un minuto e paziente lavoro di restauro. Nell’autunno del 1959, per iniziativa dell’Associazione Pro-loco, si e iniziata l’imponente decorazione pittorica Dell’intera Chiesa per opera del pittore Pasquale Di Fabio.

Il lavoro e in corso. Finora sono state eseguite ad olio quattro figurazioni, relative alla vita di S. Lidano, sui quattro scomparti dell’abside, e precisamente: S. Lidano che, giovanetto, lascia Civita e la casa paterna per recarsi al monastero ai Montecassino; S. Lidano che, nel fulgore della giovinezza, segna ai frati manuales il tracciato per la bonifica pontina; S. Lidano che, in abiti pontificali, parla ai contadini che affluiscono alla Chiesa di S. Cecilia, da lui edificata nella piana di Sezze Romano; S. Lidano morente che benedice alla bonifica attuata e alla terra ricca di messi. Le successive decorazioni saranno eseguite tutte ad affresco e comprendono una Pentecoste, un Battesimo di Cristo nel fiume Giordano, una Crocifissione, una Natività, quattro figurazioni sulla presenza di Cristo nel mondo operaio e cioè: il Signore che esce per chiamare al lavoro gli u mini; la seconda chiamata; la paga agli operai… a tutti la stessa paga; la pesca miracolosa; angeli oranti.

Alla lunga, faticosa e intelligente opera di preparazione dei disegni, dei bozzetti, dei cartoni, l’affettuosa assistenza materiale e morale nel delicato periodo di esecuzione dell’impegnativo e grandioso ciclo pittorico, presiede a fianco del giovane e bravo pittore, dedicatosi come per voto a questo importante lavoro e fiducioso più che nelle proprie forze. indubbiamente considerevoli, nell’alto della Provvidenza, il Presidente dell’Associazione Pro-loco. On. Arnaldo Fabriani. Bisogna aggiunge che dei vecchi dipinti che ornavano la Chiesa. tre sono ritornati al loro posto dopo un accurato restauro, e precisamente le seguenti pale d’altare: la lapidazione di S. Stefano (dipinto secentesco); La Madonna del Rosario (dipinto settecentesco); la Maddalena (mediocre dipinto di un decoratore ai primi di questo secolo).

La Soprintendenza ai monumenti dell’Aquila ha concesso in deposito alcuni oggetti sacri di buona fattura, che contribuiscono anch’essi a rendere più bella e preziosa la suggestiva Chiesa, come un grande Crocifisso settecentesco, due statuine in legno pure del ‘700, due cibori, di cui uno del 1500, e due belle croci d’argento. Si sta pensando anche a un restauro della copertura della Chiesa che, forse per la sua leggera pendenza, permette pericolose infiltrazioni di acqua.

Testi di Don Gaetano Squilla