Storia della Marsica

MUSICA ED ICONOGRAFIA MUSICALE NELLA MARSICA*

 

Da diversi anni, in Abruzzo, si assiste ad un rinnovato fervore musicale che, oltre ad aver portato alla nascita di nuove associazioni, ha visto anche l’istituzione di centri di ricerca, questi ultimi concentrati soprattutto lungo la costa e nel teramano. Per quanto riguarda l’Abruzzo interno e mi riferisco alla provincia dell’Aquila, la situazione relativa alla ricerca musicale non e molto rosea come nelle altre, e, tra le sub-regioni aquilane e certamente quella marsicana ad essere e completamente carente di studi specifici. (1).

Qualcosa in più e stato fatto nel campo della cosiddetta ”musica popolare” (2), ma
questo e un argomento che ’esula dagli intenti del presente contributo. L’intento del mio intervento e quello di illustrare la varietà delle strade che sono percorribili per iniziare a ricomporre dei tasselli del puzzle della ”musica colta” nella Marsica. Logicamente non limito il mi intervento ad una sola elencazion ’’di ambiti di ricerca, ma darò anche qualche informazione inedita. Gli studiosi di musica, ma anche semplici appassionati, sono a conoscenza che l’Exultet conservato presso l’Archivio Avezzano, e la più antica testimonianza musicale che si conserva in questa sub-regione, anche se non e stata prodotta nella nostra Regione, bensì nello scriptorium dell’Abbazia di Montecassino, per essere poi donata al Vescovo dei Marsi, Pandolfo (3).

L’Exultet, databile al 1059 circa, e una lunga pergamena arrotolata (per questo si chiama anche rotolo) inserita, per custodirla, un una confezione cilindrica di legno (4). Finora e studiato soprattutto da un punto di vista artistico perché e riccamente decorato, ma non e ancora stato oggetto di una indagine storico-musicale approfondita, in quanto ancora restano senza risposta alcune domande: qual e stato il suo percorso all’interno della sub-regione, come e pervenuto ad Avezzano, quando, da chi e perché vi e stato portato.
A tale proposito, anche se non fa molta luce sugli interrogativi sopra proposti, nel 1958 padre Aniceto Chiappini aAermava che il rotolo dell’Exultet fu portato ad Avezzano da Celano, da mons. Giovanni de Medicis nel 1932 (5). Lo scrivente, pero, non ritiene esatto l’anno citato dal Chiappini altrimenti non si spiegherebbe come, in quello precedente, Grazia Salvoni Savorini scriveva che ”quasi certamente proviene dalla Badia di Montecassino il rotulo dell’Exultet conservato nella Curia Arcivescovile di Avezzano, che fu eseguito per i1 Vescovo Pandolfo nel 1057. Le lettere vi sono miniate calligraficamente con senso decorativo raf5nato, proprio della migliore arte cassinese (6) .

Non e da sottovalutare la notizia di D. M. Inguanez che nel 1931, ricordava un inventario del 1372, appartenente alla prepositura cassinese di S. Maria di Luco, nel quale era citato anche un ”rotolo dell’Exultet con miniature (carta benedE’ctionis cerei isturiata) (7) . Allo stato attuale della ricerca non e ancora possibile sapere se i due rotoli, -quello di Luco e quello di Avezzano, sono la stessa pergamena, in comune hanno soltanto l’Abbazia di Montecassino.
Nello stesso archivio avezzanese si conservano anche dei &ammenti di pergamena contenenti esempi di notazione musicale neumatica e quadrata, tutti provenienti dall’archivio della Collegiata di S. Cesidio di Trasacco (8).
Poco conosciuti invece, sono altri Frammenti di musica sacra, risalenti al XIIIXVIII secolo conservati nell’Archivio di Stato di L’Aquila. Questi frammenti, da qualche mano ignota, furono recisi dai volumi originari per essere usati come copertine dei registri notarili del XVII-XVIII secolo (9) (si tratta di frammenti di antifonari, graduali kyrie, innari); un altro Frammento e conservato presso l’Archivio diocesano in Avezzano (10) .

Riconducibile alla seconda metà del XIII secolo (1255-1297), e un Messale conservato nel convento di San Francesco a Tagliacozzo, simile a quello della cattedrale di Sulmona, dove ”nella parte cantabile le note gregoriane, quadrate e a rombo, sono apposte su quattro righe (11). Nello stesso convento si conservava un Diurno, oggi scomparso, ma non sono riuscito a verificare una eventuale presenza di parti musicali che a mio avviso dovevano pur esserci (12). Dall’archivio parrocchiale di Rocca di Botte, proviene un libro, ora ridotto a soltanto sette carte in pergamena, ma una volta molto più consistente, come si ricava dal bordo conservato in gran parte integro, contenente un Kyrie e un Frammento di Gloria databili agli inizi del Quattrocento (13).

Passiamo a trattare del corpus degli antifonari che si conservano nella Marsica (14) . Certamente, quello più famoso, anche perché oggetto di schedature e di studi di carattere miniaturistico, e I’Explicit Antiphonarium diurum che proviene dall’Archivio della Collegiata di S. Cesidio di Trasacco (meta del sec. XV), che per impronta stilistica e molto vicino ai miniatori di corali operanti nella chiesa di Santa Maria Maggiore di Guardiagrele (15).Sull’altra sponda del Lago Fucino, a Cerchio, nel Museo Civico sono conservati altri tre libri del genere, due in pergamena ed uno a stampa. I due in pergamena sono abbastanza corposi, uno consta di 96 carte con diverse miniature, l’altro ha 190 carte e contiene annotazioni su alcuni terremoti che hanno colpito la Marsica delle quali la più antica e della prima meta del XV secolo (le altre ricordano i terremoti del 1648 e de1 1683, nonché la glaciazione del Lago del Fucino avvenuta nel 1703) (16) .
L’Antifonario a stampa, riporta anch’esso delle annotazioni coeve: il ricordo del terremoto del 1633 e del furto perpetrato ai danni della chiesa della Madonna. delle Grazie 11 luglio del 1836).

Conteneva 64 miniature in bianco e nero, ma ne restano soltanto 17: ”Antiphonarium Romanorum/integrum completum: continuens omnia que comuniter/cantatur in ecclesia: feliciter explicit/Anno Salutis 1548. Venetiis/in Edit Petri Liechtestein/coloniensis Germani/sum/ma cum diligentia impres/sum in hunc compen/diosum Ordinem non sine labore re/dactum a Joanne/eiusdem Petri/filio/studiosissime/In OfficEa Ad Agnus Deil”. Come si legge, e opera di un importante tipografo veneziano, Petrus Liechtenstein, e non e citato tra le opere da lui stampate (17), pertanto meriterebbe uno studio più approfondito anche per appurare i motivi per il quale e giunto a Cerchio (18) . Anche a Celano sono conservati due Antifonari a stampa: di uno si conosce con certezza l’autore e la provenienza; ”Impressum per nobile virum Lucaa(n)toniu(m) de Giunta Florentinu(m): An(n)o Incarnationis dminice: M°CCCCIIJ° Decimo Kal. Septembris”, contenente moltissime miniature; dell’altro, che non si conosce nulla (19).

Se fatta eccezione di altri frammenti in pergamena, contenenti musica, risalenti al XVI e al XVIII secolo, provenienti da Trasacco, Celano e Tagliacozzo (20) . Dal Cinquecento in poi non c’è nessuna altra testimonianza tangibile nella Marsica, o almeno fino a questo momento non sono ancora riuscito a rintracciarle. Nel 1563 ha termine il Concilio di Trento e i cambiamenti giurisdizionale- amministrativi che ne derivarono, investirono anche la Marsica. In questa sub-regione iniziarono con il vescovo Giambattista Milanese (1562-1577) e proseguirono con il suo successore Matteo Colli (1579-1596). Fu quest’ultimo vescovo, tra il 1566 e il 1567, ad istituire il Seminario diocesiano (nel 1580 avvenne anche il trasferimento della sede vescovile a Pescina grazie alla bolla di traslazione di papa Gregorio XIII del 1° gennaio) (21) dove sicuramente era insegnata anche la musica, come si ricava da un documento del 1735 (22).

Tra il 1607-1608, l’altro vescovo marsicano, Bartolomeo Peretti, quasi certamente tenne il suo Sinodo diocesiano dove, negli “Obblighi e Compiti del Clero”, ci sono le “disposizioni contro i suoni e balli in chiesa, e specialmente contro l’uso di strumenti musicali non adeguati alla sacralità del tempio (23). E’ una disposizione importante perché permette di leggere tra le righe una prassi musicale che non vedeva soltanto 1’uso dell’organo o della voce durante le funzioni religiose, ma anche di altri strumenti. E’ opportuno ricordare, a questo proposito, come sul finire del Seicento, la confraternita del Suffraggio di Tagliacozzo, si era dotato di un contrabbasso (oppure arcileuto, oppure violone) da usare nella festa della Madonna nel mese di settembre. (24). Relativamente ai compositori, limitatamente al periodo che ho preso in considerazione, almeno due sono conosciuti dagli addetti ai lavori e probabilmente anche da molti altri studiosi, si tratta di Francesco Orso e Giuseppe Corsi, entrambi di Celano.

Il primo ”Probabilmente sacerdote, come si ricava da un atto notarile del 1573, e forse priore del monastero celestiniano di San Pietro a Maiella, veste con la quale avrebbe subito un processo da parte del Tribunale d’Inquisizione negli anni 1S80-1581 (negli atti si legge ”Processo contro fra ’ Francesco Orso Cilano, sic, priore di San Pietro a maiella (25)) . Di questo compositore ci restano soltanto due volumi di Canzon Napoletane a tre voci (1566) e un Primo Libro di Madrigali a cinque voci (1567). Nel Libro del 1566 (forse l’autore pensava ad un secondo e ad altri), Francesco Orso non spiega l’uso del diesis come qualche studioso ha scritto (26), ma soltanto perché ricorre a tale segno musicale.

Di Giuseppe Corsi (27), Pietro Antonio Corsignani, che fu il primo a scriverne alle pp. 186-187 del suo De viris illustribus marsorum, liber singnlaris, Romae MDCCXII, dice: ”Claruit etiam anno M DC XL. Joseph Corsus de Celano, celebris Romae Phonascus, qui maltas compositiones ad rem facientes, ibidem luci commisit, illam praefertim, La Stravagante, vocatam, & ab aliis Phonascis magni etiam nunc aestimatam”cuijus initium est: Era la notte oscura; Is vero ob quosdam libellos famosos, ultimo damnatus supplicio, obartis excellentiam, exemptus est.” Oltre a questi due musicisti, bisogna ricordare Giovanni Armonio Marsus, forse di Tagliacozzo o di Celano, nato tra il 1475 e il 1480. L’Armonio, come Orso e Corsi, si trasferisce in una città musicalmente e culturalmente più importante, infatti, si reca a Venezia, diventa socio di importanti istituzioni locali, e dal 1516 al 1552 ricopre la carica di organista presso la Cappella ducale di San Marco (non si sa con precisione se al primo o al secondo organo).

Di Giovanni Armonio, pero, al momento non e stata rintracciata nessuna composizione musicale, ma soltanto diverse opere letterarie perché era anche un poeta molto valido ed ebbe apprezzamenti anche dal celebre Pietro Bembo (28); la sua opera più importante e la commedia Stephanium, rappresentata nel chiostro dei frati eremitani in S. Stefano a Venezia, nell’incipit si legge: ”Ioannis Harmonii Mar/si comoedia Stephalnivm vrbis Vene/tae genio pv/bhce reci/tata”.
Ma se di questo musicista-poeta in qualche modo se ne poteva conoscere l’esistenza (29), di un altro risultava molto incerta la sua provenienza marsicana, ma lo scrivente in una delle sue numerose peregrinazioni presso gli archivi parrocchiali marsicani, sono riuscito a togliere qualsiasi ombra di dubbio confermandone la provenienza da Rocca di Botte. Si tratta di Bonifacio Graziani, contemporaneo ed amico di Giacomo Carissimi, attivo a Roma i in molte altre città dell’Italia centrale, nato ne1 1604 o 1605 e morto nel 1664 (30).

A proposito di Rocca di Botte, sia dalle testimonianza lasciateci del Febonio (31), ma anche da diversi documenti che ho rintracciato nell’Archivio del Vaticano e in altri, questo paese, insieme a Celano e Tagliacozzo, e stato un centro abbastanza importante per l’attività musicale marsicana anche se, per ovvi motivi logistici, gravitava soprattutto su Roma (32).

Per quanto riguarda gli strumenti musicali, senza rispolverare la particolare attitudine che gli antichi Marsi avevano con la musica e con il flauto in particolare (33), e certamente l’organo lo strumento che nella Marsica ha ricoperto un ruolo significativo, e a questo strumento sono stati dedicati alcuni studi ed una tesi di Laurea; un altro studio, importante e molto approfondito storicamente e attualmente in fase di realizzazione (34) . Il primo organo marsicano ad essere documentato storicamente, e quello che si trovava nel convento di clausura dei SS. Cosma e Damiano di Tagliacozzo risalente al 1588 (35) .

Conseguente agli organi sono gli organisti, che spesso erano anche i responsabili delle cappelle musicali, dove esistevano, oppure ricoprivano il ruolo di maestro di Cappella indicando spesso, con questo termine, semplicemente l’attività di organista locale con l’incarico di suonare nelle festività più importanti, di far servizio domenicale, di insegnare il canto e la musica a fanciulli ed anche di comporre musica, ma pochissime sono le testimonianze di questo ultimo aspetto del loro lavoro. La documentazione storica più copiosa della loro presenza nella Marsica risale al XVIIIXIX secolo. Ho accennato alle Cappelle Musicali (36) che solitamente si trovavano nelle sedi vescovili o delle chiese dei centri più importanti ed anche presso nobili e aristocratici. Le mie ricerche stanno rivelando l’attività della cappella musicale della curia vescovile marsicana, in particolare quando si trovava a Pescina e durante il XVII-XVIII secolo e di quelle di Tagliacozzo ed Avezzano oltre che quelle di Rocca di Botte, Celano, Scurcola Marsicana e Trasacco.

Nella Marsica non sono mancati neanche costruttori di strumenti musicali, come Giovanni Canale di Pescina, nato a Pescina nel 1610, che era anche architetto, scultore, incisore e fonditore gia notato dal Bernini (37). Lo studio delle carte archivistiche sta facendo emergere una documentazione che testimonia come la musica era presa nella debita considerazione tra le popolazioni marsicane. Ad esempio, a Cerchio, fin dal 1608, la Confraternita di Santa Maria a Piedimonte non risparmiava sulle spese di carattere musicale, dal momento che in occasione della festa invitava suonatori da Pescina, Avezzano ed anche da Cocullo (38).
In tutte le chiese e conventi marsicani sono testimoniate ”messe cantate”(39), i loro archivi erano dotati di libri e fogli musicali per il canto fermo e figurato: oggi sono quasi tutti scomparsi e non soltanto per colpa del terremoto del 1915, ma anche per incuria degli stessi sacerdoti, per furti, per occasionali prestiti e per altro ancora (40).

Un altro aspetto della ricerca musicale nella Marsica dovrebbe riguardare l’iconografia musicale. Molte chiese (ma anche altri monumenti) contengono quadri e affreschi che interessano tale ricerca: un loro studio permetterebbe anche di mettere a punto quella rete di connessioni culturali che la Marsica aveva con altre Regioni (41).

A mio avviso c’e bisogno di una maggiore sensibilizzazione da parte degli addetti ai lavori locali, c’e bisogno che le Associazioni musicali del territorio inseriscano nei loro programmi anche l’esecuzione composizioni di musicisti marsicani, e perché no, che ci sia anche una produzione discografica: gli unici dischi in cui e possibile trovare composizioni di autori marsicani, in questo caso di Orso e di Corsi, sono stati registrati da un coro di Teramo e da un Consort inglese; la discogra6a relativa a Bonifacio Graziani e più consistente: otto dischi dei quali il primo risale al 1962. In tutte le chiese e conventi marsicani sono testimoniate ”messe cantate”, i loro archivi erano dotati di libri e fogli musicali per il canto fanno e figurato: oggi sono quasi tutti scomparsi e non soltanto per colpa del terremoto del 1915, ma anche per incuria degli stessi sacerdoti, per furti, per occasionali prestiti e per altro ancora.

Un altro aspetto della ricerca musicale nella Marsica dovrebbe riguardare l’iconografia musicale. Molte chiese (ma anche altri monumenti) contengono quadri e affreschi che interessano tale ricerca: un loro studio permetterebbe anche di mettere a punto quella rete di connessioni culturali che la Marsica aveva con altre Regioni ’. A mio avviso c’e bisogno di una maggiore sensibilizzazione da parte degli addetti ai lavori 1ocali, c’e bisogno che le Associazioni musicali del territorio inseriscano nei loro programmi anche l’esecuzione composizioni di musicisti marsicani, e perché no, che ci sia anche una produzione discografica: gli unici dischi in cui e possibile trovare composizioni di autori marsicani, in questo caso di Orso e di Corsi, sono stati registrati da un coro di Teramo e da un Consort inglese; la discogra6a relativa a Bonifacio Graziani e più consistente:8 dischi dei quali il primo risale al 1962 (42).

VEDI NOTE

Testi del prof. Gianluca Tarquinio

avezzano t2

t4

MUSICA ED ICONOGRAFIA MUSICALE NELLA MARSICA*
MUSICA ED ICONOGRAFIA MUSICALE NELLA MARSICA*

avezzano t4

t5