Morì per un’infezione contratta in ospedale: risarcimento da 650mila euro



Provincia – La Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila condannata a risarcire i congiunti di un paziente deceduto per un’infezione contratta in ospedale. Lo ha deciso il giudice del Tribunale di L’Aquila, Monica Croci. L’azienda sanitaria dovrà pagare 650mila euro agli eredi dell’uomo, scomparso nel 2016.

Secondo il giudice, il decesso del 58enne, già affetto da insufficienza renale, sarebbe avvenuto “all’esito di un complesso iter clinico connotato da plurimi ricoveri presso vari reparti dell’Ospedale San Salvatore di L’Aquila a decorrere dal 30 gennaio 2014 ed è da imputarsi alle diverse infezioni nosocomiali contratte presso tale struttura le quali, determinando l’insorgenza di nuove patologie ed innestandosi sul già fragile stato di salute dell’interessato, lo portarono alla morte”.

In particolare, è emerso che l’infezione venne, con ogni probabilità, contratta durante la procedura di biopsia renale. Come dimostrato dalla documentazione clinica, nel corso degli anni è persistito uno stato settico che, insieme alle patologie preesistenti nel paziente e ad una terapia antibiotica protratta nel tempo, contribuirono in maniera rilevante a debilitarlo, fino al decesso.

Il giudice ha rilevato che la responsabilità della struttura sanitaria per i danni subiti dal paziente ha natura contrattuale. In ragione di ciò, l’ospedale è tenuto a fornire assistenza medica, che consiste non solo nella cura, ma anche nell’attività di prevenzione dal rischio di eventuali infezioni e contagi all’interno della struttura.

Il Tribunale di L’Aquila, accertata l’origine nosocomiale dell’infezione che avrebbe causato la morte del paziente, ha condannato la Asl al risarcimento dei danni, accogliendo la domanda dei congiunti assistiti dall’avvocato Berardino Terra (nella foto).



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