L’Aquila – La situazione di un professore dell’Università dell’Aquila, Michele D’Angelo, è al centro dell’attenzione dopo il suo arresto in Albania.
Il docente, scienziato nel campo della biologia, è detenuto da quasi due mesi nella prigione di Fier a seguito di un incidente stradale avvenuto lo scorso 8 Agosto.
Le autorità albanesi lo accusano di “violazione delle norme sulla circolazione” e “abbandono del veicolo“, ma la sua famiglia e la comunità accademica sostengono che la sua detenzione sia una misura sproporzionata.
Secondo ricostruzioni vicine al professore, la sua auto procedeva a velocità ridotta, circa 40 km/h, quando è stata improvvisamente travolta da una vettura che viaggiava a forte velocità.
Filmati e testimonianze potrebbero chiarire meglio la dinamica, ma intanto il docente è rimasto in custodia cautelare, misura che diversi esponenti politici e accademici, come detto, giudicano eccessiva.
Il Rettore dell’Università dell’Aquila, Fabio Graziosi, ha dichiarato che l’ateneo sta facendo “il possibile per la liberazione del docente“.
A livello politico, il deputato abruzzese Luciano D’Alfonso ha presentato un’interrogazione formale al presidente albanese, auspicando la massima collaborazione bilaterale e l’adozione di misure cautelari alternative alla detenzione, che permettano il rientro del professore in Italia.
Anche la Farnesina e il Ministero degli Esteri si sono attivati, su sollecitazione del sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, per seguire da vicino la vicenda.
Mentre si attendono sviluppi dall’Albania e chiarimenti ufficiali sul procedimento giudiziario, il mondo accademico e politico italiano continua a mobilitarsi.
Colleghi, studenti e istituzioni chiedono che vengano trovate soluzioni rapide e proporzionate, affinché il professore possa tornare a casa e riprendere la sua attività di ricerca e insegnamento.









