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Comune di Bisegna

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Quantunque l’aritmetica non sia una opinione, le cifre sono, in certi casi e, precisamente, in un caso come il nostro, più efficaci e persuasive d’ogni parola. Ad esempio, allorché si sappia che nel 1905 la sede principale della Banca Berardini in New York ebbe un movimento generale di affari per circa quattro milioni e mezzo di dollari, che la sua succursale di Boston sorpassava i due milioni e centocinquantamila e che quella di Pittsburgh – dopo due anni, due anni soli, di esistenza! toccava il milione e mezzo, sarebbe superfluo aggiungere altro, per provare e dimostrare che essa è uno degli istituti più accreditati e più popolari delle colonie Italiane del Nord America.

Dalla nativa San Sebastiano (Provincia dell’Aquila) il Berardini emigrò, in queste terre, nel 1882 pieno di vita, attivo, intelligente, ricco di cognizione e di pratica commerciale; aveva, allora, ventiquattro anni. In principio, trovò campo propizio negli appalti ferroviari; difatti si debbono a lui la costruzione del tronco di Oyster Bay e di alcune linee del Connecticut, del Kentucky e di stati limitrofi, ricavandone egli profitti materiali pari alla piena soddisfazione delle compagnie, che gli avevano affidato l’esecuzione dei lavori.

Sicchè quando decise di mettersi per una via diversa, vi entrò colla scorta di ragguardevoli capitali e la reputazione di uomo probo e laborioso, che aveva fatto e vittoriosamente le sue prove. Se, dunque, un successo, che non ha molti uguali fra gli italiani d’America, ripagò e coronò questo ventennio della vita del Berardini, è un successo non solo legittimo, ma splendido, in cui la fortuna non ha nè arte nè parte e che gli era interamente dovuto. Adesso egli figura, per solidità finanziaria, per copiosità di affari, per vastità di clientela tra i primi e in prima linea nella classe dei banchieri italoamericani non pur di New York, ma da un capo all’altro dell’Unione.

Gli uffici della Banca Berardini in New York occupano il pianterreno d’una delle belle case che che il Berardini possiede al 34 di Mulberry Street, di fronte al magnifici parco: uffici spaziosi e moderni in cui il marmo e il fero battuto, l’ottone e il cristallo si alternano con elegante sobrietà e dove non manca neppure un completo sistema di cassette postali private ad uso dei clienti. Si è detto che gli uffici sono spaziosi: spaziosi in lunghezza e in larghezza quanto il corpo di fabbrica dell’edificio: eppure, spesse volte e, sempre, in certi giorni della settimana, sono insufficienti a contenere la folla, che vi accorre anche da paesi vicini.

La succursale di Boston è al n° 5 di North Square, il cuore del quartiere italiano, e la succursale di Pittsburgh all’810 di Webster Avenue, ambedue, come la centrale di New York, poste in locali comodi esternamente e internamente attraenti; ambedue rette cogli stessi criteri di onestà e di correttezza, che le hanno rese prosperosissime. La sede per Filadelfia era al 915917 South 11th Street. 

Un ultimo particolare non privo di significato per le deduzioni che se ne possono trarre, è il seguente: la Banca Berardini in New York apri gli sportelli nel 1886, la succursale di Boston nel 1899 e la succursale di Pittsburgh e di Filadelfia nel 1903, e in quell’anno verrà inaugurata la succursale a Napoli, che sarà situata in uno dei principali centri commerciali della città.

Testi tratti dal libro Il Paese della memoria
( Testi del prof. Ermanno Grassi e del prof. Pino Coscetta )

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