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Comune di Gioia Dei Marsi

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Testi a cura del prof. Angelo Melchiorre maggiori info autore
Il Colantoni, verso la fine del secolo scorso, così scriveva a proposito di Aschi: « [ … ] in Aschi si raccolgono squisitissimi tartufi Aschi ha una piccola selva di quercia leccio (le lecìne). S. Sebastiano e Bisegna mandano a svernare il loro gregge nella Puglia; ed Ortona de’ Marsí, Aschi e S. Benedetto mandano i loro cavalli nell’agro romano » 57 e, per quanto riguarda il carattere dei suoi abitanti, lo sto ricopescinese aggiungeva: « Nei reati di sangue, non sono mai adoperate armi da fuoco: in Pescína, gli strumenti agrari ed il coltello; in Aschi, i sassi e la fionda (e come imbroccano!); e negli altri comuni ‘ il coltello 58. difficile trovare altre notizie particolareggiate sulle vere attività economiche degli Aschietani e, soprattutto, su quelle che erano le tre fonti di reddito di gran parte della popolazione: la pastorizia, la coltura della vite ed il « legnatíco ». Anche per questo tema, dunque, mi trovo costretto a ricorrere ad alcuni documenti inediti, rintracciati negli archivi, che presenterò sotto forma di flash , perché mi sembrano sufficienti, da soli, a dare un’ídea abbastanza realistica di quel che dovesse essere la vita (e, quindi, il carattere degli abitanti) di quel centro montano.

Le vigne erano numerose, nel passato, più di quanto non lo siano oggi, soprattutto nelle zone che si affacciavano sul Fucino. I documenti spesso ci mostrano liti e polemiche e scontri, che si verificavano ogni volta che insorgeva qualche differenza per i confini o per la raccolta dell’uva.

Uno dei numerosi episodi, tra i più curiosi ed interessanti, fu quello narrato da Alberto d’Almonte nel marzo del 1719: « ( … ) martedì della settimana trapassata sette del corrente, mentre io assieme con molti paesani stavo a zappare nella vigna di Gíoseppe de joriís a Vico, dopo merenda venne Carlo (de Joriis) in detta vigna, e si assettò al fosso a capo di detta vigna dove parimente si assettò Gioseppe di Fulvio, e mentre stavano così assettati cominciorono ad ingiuriarsi l’uno l’altro con dirsi diverse ingiurie, e fra l’altre detto Carlo diceva a Gioseppe: tu sei cornuto, mulo, ec., e Gioseppe li rispondeva: tu sei cornuto, briccone, tu non scapperai da queste mani; e seguitarano ad alta voce a dirse queste, et altre ingiurie quasi una mezza hora, né io potei sentire altro, per che andiedi a zappare in un’altra rasa di vigna un poco lontano, ma meglio di me lo poté sentire Francesco di Giacomo di Salvatore, Gio. di Gio. Loreto, et altri che vi stavano più vicini, e non havevano finito di zappare »

Situazioni simili, con insulti a voce alta tra coloro che si trovavano a zappare o a mietere e coloro che passavano (insulti che fanno pensare alla diffusissima consuetudine delle « incanate » o « carelle »), ricorrevano con una certa frequenza anche durante la mietitura del grano, con risse tra mietitori e passanti in varie località della zona: Vadajelli, Valle Romana, Valle Alamoni, Valle di Trommo (o di Tromba), S. Vittoria (alias Summoli), Santo Lonardo, Cerquito Muzzo (in territorio di Vico), Calabritto, Aquilella, Gualtrone, Frosceta, Rungivalle, Valle Marígnosa (o anche Valle Rognosa), S. Veneziano, Crette, Costarelle, Pura, Giudea, Posaturo, S. Maria, Valle di Fiume, Míratora Vallone di Fiore, Sotto Serra Ciaralli, Colle della Bella Veduta, ecc. ecc. 60.

E intanto, mentre mietitori e vendemmiatori lavoravano e si scagliavano le loro colorite e pungenti « incanate », le donne, pazienti ed impassibili, curve sui campi, andavano svolgendo il loro compito di « spigolatrici » 61. La seconda attività economica della zona era quella della raccolta della legna, del cosiddetto « legnatíco »: un’attività, che non solo metteva talvolta in contrasto gli aschietani tra di loro, ma assai più spesso li faceva scontrare con i vicini ortonesi o gioiesi o speronesi o pescinesi. provocando quelle lunghe contese e vertenze secolari tra « Università », cui già ho accennato all’inizio di questo mio scritto.

E, con il « legnatico », si mescolavano altri elementi, tutti facenti parte della vita e delle condizioni materiali di quella popolazione, come l’allevamento e l’uso dei cavalli o dei muli, il « baratto » come mezzo di pagamento (la moneta più corrente pare che fosse rappresentata da grosse « forme di cascio pecorino »), furti ed uccisioni di bestie, strumenti ed utensili rudimentali, incidenti mortali, e così via.

Nel 1592, « Creseta de Joa. Berardino revela che andando per legna, e vedendo la cavalla incontrandosi con Lucia de Cortellino, e Santo di Lutio che venevano per legna, disse essa Creseta a chi v’era intervenuto di detta cavalla [che era stata ritrovata ammazzata, N.d.A.], e detta Lucia e detto Santo risposeno, che essi non lo sapevano, e che Bartolomeo de Napulione si sedeva nudo a corcarsi quando era venuta una trave di su che aveva dato a detta cavalla, e che detto Bartholomeo non l’haveva fatto » 62.
Nel 1703, « Marc’Antonio di Matteo Macera della Terra d’Aschi [ … ] espone, come mercoledì quattro del corrente (Luglio) andò alla Terra di Gioia per prendere un aratro per servizio delle povere vedove delli quondam Leonardo, e Giacom’Antonio Rosati della Terra di S. Sebastiano, a cui fu arrestato il cavallo delle medesime, che menava seco l’Oratore, ad instanza del Rev. Capitolo di Gioia sul pretesto de’ funerali fatti al quondani Francesco fratello dell’Oratore, il quale morì accidentalmente nella montagna di Bisegna, dov’egli era andato a far legna, in conformità del jus della Terra d’Aschi antico, et immemorabile » 63.

Infine, la pastorizia, cui si dedicava la maggior parte della popolazione di Aschi e che, fino alla metà del secolo XIX, era caratterizzata dal fenomeno della transumanza in terra di Puglia. Non posso, in questa sede, riportare tutte le testimonianze rintracciate nelle carte d’archivio. Penso, però, che siano sufficienti due episodi, interessanti non solo sotto il profilo economico e sociale, ma anche sotto quello antropologico e di costume.

Nel 1680 « il quondam Gio. Domenico del Papa nella Puglia [ … ] perse da centocinquanta pecore, et l’anno seguente ne perse da doi cento e più con una bona parte di capre, et che le perdesse per la gran quantità di neve e non ci fu herba, et questa mala Invernata fu in alcuni luoghi , ma non generale. Mentre detto Gio. Domenico del Papa ritornava dalla Puglia con quelli pochi animali che gl’erano restati con alcuni pochi delli suoi, per la strada fu pigliato da’ banditi e sequestrato, che per tal causa fu necessitato vendere parte di detti animali per redimersi da quelli, ma il numero che vendesse io non lo posso sapere » 64.

E nel maggio del 1696, così scriveva un altro pastore di Aschi: « [ … ] hieri giorno di Domenica 13 del corrente mese di maggio ritornando io dalla Puglia con le mie Pecora, Antonio figlio di Francesco Taglieri, Antonio di Pietro, e Leonardo di Introdacqua miei garzoni, et arrivato nel piano di Bisegna per dove passavo per ritornarmene in Aschí, e poteva essere verso le sedici hore, vennero li sudetti (Giuseppe Forte, Giovanni Forte e Orazio Di Giulio) di Bisegna, et arrivati ivi diedero di mano a detto Antonio mio Pecoraro per levarli il Pelliccione per pegno, et io m’accostati a dissunirli, et in questo mentre detto Gioseppe Forte mi pigliò nel fazzoletto che teneva ligato nel collo stringendomi, mi diede con un bastone in testa due volte, e mi colpì conforme si vede con effusione di sangue » .

Documento interessante, dunque, anche per le annotazioni sull’abbigliamento di questi pastori, ricoperti di « pelliccioni » e con un « fazzoletto al collo », simili in questo ai pastori scannesi, la cui influenza si esercitava anche sul modo di vestire delle donne, come risulta dalla seguente testimonianza del 1841: « [ … ] in un giorno del passato mese di dicembre, che ben non ricordo, tornand’io dalla Selva con un fascio di legna in dosso, e fermatomi nella così detta Cona, vidi verso l’entrata del paese la detta Antonia moglie di Salvatore di Mutio (poiché vestendo alla scannese si conosce anche di lontano benissimo) che saliva verso la Chiesa » .

NOTE PAGINA

57 L. COLANTONI, Storia dei Marsi, Lanciano, Carabba, 1889, « apPendici », pp. 213, 221 e 223.
58 Ivi, p. 225.
59Archivio Diocesano dei Marsi, fondo C/ASCHI, 1719.
60 Ivi, fondi C e D/ASCHI, fascicoli vari dei secoli XVI-XIX.
61 Ivi, fondo C/ASCHI, 1744: rissa tra Anastasio de joriis e don
62Ivi, fondo C/AsCHI, 1703. Ivi, fondo C/AsCHI, 1680.
63Ivi, fondo C/AsCHI, 1696.
64Ivi, fondo C/ASCHI, 1841.

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Mentalità degli aschietani

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