Marsica, prove di ripartenza tra burnout cittadini e capannelli



Avezzano e Marsica, un ponte del 1° Maggio all’insegna del “Tana libera tutti“, tra capannelli di persone e rodei di auto, con buona pace della prudenza raccomandata e necessaria. Il nuovo DPCM, cui hanno fatto da corollario diverse ordinanze regionali, aveva indicato gli step per un graduale riavvio delle attività, a partire in particolare dal 4 maggio, accompagnato da un allentamento delle misure restrittive disposte per i cittadini, pure questo graduale e con il requisito fondamentale dell’uso dei dispositivi di protezione e il distanziamento sociale.

Non è andata proprio così. Una certa confusione regna circa le direttive impartite, e in ciò non aiuta il braccio di ferro tra governo e Regioni, che rispondono ai DPCM a colpi di ordinanze, col risultato di procedere in ordine sparso e produrre documenti a catena – vedi le ultime ordinanze targate Marsilio – che sortiscono l’effetto di disorientare i cittadini, rendendo ancor meno chiaro quello che è consentito e quello che non lo è.

Certo è, però, che nelle passeggiate in gruppo, nelle chiacchierate dei gruppetti a bordo strada nelle aree verdi, come nelle scorribande delle auto cariche di ragazzi, osservate e segnalate da più parti in questi ultimi due giorni, vi è qualcosa di più, e di diverso, della confusione circa le misure prudenziali necessarie, come anche della sacrosanta voglia di respirare un po’ più liberamente dopo quasi due mesi di quarantena stretta. Sembra esservi una noncuranza inesplicabile, una sorta di sensazione di “guerra finita”. Purtroppo non è così. Non esiste, a oggi, un vaccino efficace. Non esiste una cura certa. Si riparte, con cautela e usando le precauzioni massime, perché l’economia rischia di tracollare definitivamente. Si riapre a una maggiore libertà di movimento perché non è possibile sostenere una tensione e una serrata totale oltre misura.

Ma la pandemia è tuttora in corso. Il virus circola. Sono i contagi ad essere stati contenuti, e lo sono stati perché siamo rimasti nelle case, abbiamo fatto attenzione a mantenere le distanze, abbiamo usato cautela nelle uscite strettamente necessarie. Il rischio, non solo di una nuova ondata attesa per l’autunno, ma di una rapida e tragica rimonta dei contagi e delle morti, è altissimo. Concetti scontati? Non proprio, a guardare quanto accaduto in questi ultimi giorni nel territorio. Inutile invocare “I maggiori controlli” – e va da sé che sarebbe impossibile, e anche non proprio auspicabile, avere un agente ogni dieci metri – laddove manchi la consapevolezza: se non dell’importanza della propria salute e di quella dei propri cari, almeno del rischio concretissimo di rifinire confinati in casa in un batter d’occhio.