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Durante i mesi invernali di tanti anni fa i nonni radunavano intorno al camino i nipotini per raccontare storie vere o presunte colorite dalla fantasia. Il tema preferito era il brigantaggio. In Abruzzo esiste una vera e propria letteratura che sta in bilico tra la realtà e la leggenda, fra storia e credenza popolare, una letteratura densa di fatti di sangue, di rapine, di angherie,ma anche di atti di generosità e di bontà. Ecco i nomi dei briganti più temuti e rispettati per non subire rappresaglie, vendette, sequestri, taglie e uccisioni: Marco Sciarra, Santuccio di Froscia, Medoro Narducci, Giuseppe Coldaneri, Luigi Alonzi soprannominato Chiavone, Berardo Viola. Marco Sciarra e stato il capofila nelle reminiscenze del brigantaggio abruzzese. La sua azione era diretta prevalentemente contro le truppe del Regno di Napoli che furono tenute, per sette anni, in stato di scacco assieme alle truppe dello Stato Pontificio.

Il Papa Sisto Quinto organizzo una feroce lotta alla spavalda banda di Marco di Sciarra, furono scontri duri e difficili per i soldati del Papa. Il brigante conosceva molto bene i monti dell’Abruzzo ed in modo particolare i rifugi dei monti Simbruini e Velino che dividevano lo Stato Pontificio dal Regno di Napoli. Le scorrerie diurne e notturne del famigerato brigante seminavano spavento e terrore tra la popolazione; possidenti e latifondisti erano quelli presi di mira, erano quelli che avevano ducati a disposizione e riserve auree nei forzieri, come i Pace di Antrosano. Uno dei maggiori protagonisti della repressione contro i briganti abruzzesi fu il Colonnello di Stato Maggiore Claudio Bergia. Il Colonnello borbonico ebbe un ruolo importante nello sgominare i seguaci di Marco di Sciarra, ingaggio vari scontri con i ribelli fino a ridurne sensibilmente la forza offensiva.

Marco di Sciarra era abile nella manovra frontale e di aggiramento, era spericolato nell’affrontare l’avversario, era spavaldo con i suoi soldati e con le truppe del Regno delle due Sicilie e dello Stato Pontificio, aveva un carattere duro e difficile. La sua arroganza e spavalderia fecero aumentare mezzi e strategie di campo dai suoi avversari. Marco l’imprevedibile fu preso in una imboscata tesagli dalle truppe borboniche, complice il tradimento di uno dei suoi più fidati soldati; si narra che la cattura avvenne per essersi una sera recato in casa della sua donna.

Non bisogna dimenticare che nelle bande di Marco di Sciarra vi erano arruolate brigantesse che negli scontri con le truppe avversarie erano le più abili per sorprendere il nemico. Tra gli abruzzesi e rimasto il detto quell’uomo mi sembra come Marco di Sciarm per significare che e uno spavaldo, prepotente e sprezzante del pericolo. Successivamente i briganti furono sovvenzionati ed organizzati dai Borboni in esilio. Infatti il generale Borjes per taluni brigante, per altri al servizi dell’ex re di Napoli, proveniente dal sud d’Italia per abbattere il Governo Nazionale e rimettere al trono il re borbone Francesco II, trovo la morte nel casale Mastroddi, nella Valle di Luppa, nei pressi di Sante Marie. Entrato in Abruzzo con i suoi seguaci e … dopo avev attraversato Frattura di Scanno e Forca Caruso, all’alba del 7 dicembre 1861, raggiunsero l’osteria di guatranella, sita tra Cerchio e Celano, dove restarono nascosti, assieme ai cavalli, per tutta la giornata sino al tramonto.

Qui chiesero se qualcuno fosse disposto ad accompagnarli a Sante Marie del Tufo. L’avrebbero ricompensato per la prestazione. A tale richiesta, forse spinto dall’aviditaàdel compenso, si offerse il giovinetto Luigi Ranelletti, figlio dell’oste. Dopo aver superato Arco di Paterno, ove erano giunti verso le venti, superarono anche Cappelle e Scurcola, ingannando i carabinieri del distaccamento di Cappelle e le sentinelle di Scurcola. Superati agevolmente tali ostacoli, sostarono nei pressi del convento di S. Antonio dove il Ranelletti cedette la guida a tale Geremia Mastrocesare… Cosi riferisce Pietro Capuano nel suo libro La tragica vicenda di Michele Capuano da Rose e dei suoi compagni (pagg. 58 -59) catturato ed ucciso in Valle di Luppa. Per sfuggire alle sentinelle ed ai carabinieri la banda di Borjes dovette percorrere la strada sottostante ad Antrosano che porta a Cappelle dei Marsi, oppure i realisti borbonici aggirarono se non, addirittura, attraversarono il paese, raggiunsero Albe e da li si recarono a Scurcola Marsicana.

Testi tratti dal libro Antrosano memoria e storia
(Testi a cura di Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi

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